Sentiero attrezzato Val Sorda

SENTIERO ATTREZZATO VAL SORDA

Gruppo montuoso: Monti Lessini

Grado di difficoltà globale: FACILE

Difficoltà tecniche: 1                                       

Esposizione:          1                                       

Impegno fisico:      2                                       

Dislivello assoluto: m 431

Tempo di percorrenza: ore 5 globali (ore 1,20 la sola ferrata).

Punti di appoggio: paesi di Mondrago e Cerna

Accesso:

Si accede alla partenza dal paese di Fumane (Verona) proseguendo in direzione di Molina lungo la strada che percorre la stretta Valle dei Progni. Ignoriamo la deviazione per Manune e Molina oltrepassando la località Cà di Gottolo sino a guadagnare l’ampio parcheggio in località Molin del Cao con bar a sinistra della strada e il sentiero segnato che si stacca a destra della carreggiata.

Descrizione del percorso attrezzato:

Le indicazioni a destra della strada, in località Molin del Cao (m 308), indicano in modo inequivocabile il sentiero della Val Sorda segnalato nel cartello come itinerario per esperti (EE). Un guado sul torrente segna l’inizio di questo avventuroso percorso che sarà caratterizzato dalla presenza costante dell’acqua e da un ambiente ombroso e umido tipico delle forre più profonde. Una sbarra di ferro e la fune come corrimano permettono di superare agevolmente il Rio Mondrago per proseguire poi alla sua sinistra (destra orografica). Procediamo nel folto con fondo a tratti roccioso particolarmente insidioso se umido o bagnato. Ammiriamo sulla destra alcune belle cascatelle quindi scavalchiamo di nuovo il torrente entrando nella parte più stretta e suggestiva della stretta forra della Val Sorda. Il percorso si articola a pochi passi dall’acqua sfruttando in parte le stratificazioni naturali della roccia. Aggiriamo a destra un grande masso quindi, guidati dalle funi, rimontiamo qualche gradone portandoci alcuni metri più in alto rispetto al torrente.

Procediamo su esile cengetta esposta ma ben attrezzata in vista di una magnifica cascata con anfratto dietro di essa subito al di sotto di un costone roccioso aggettante nel vuoto. La cengia permane a destra rispetto al salto d’acqua. Una breve scaletta e pochi metri di traverso permettono di guadagnare il ponticello dal quale ammirare, soprattutto in primavera, le bellissime trasparenze del ruscello. Ignoriamo le funi poste sull’altro lato dell’orrido che tornano indietro verso la partenza. Proseguiamo invece lungo il solco vallivo che diviene a tratti stretto ed angusto permettendo di scorgere soltanto un’esile striscia di cielo e con ponticelli che permettono di cambiare comodamente versante. Da rilevare una seconda cascata formata da due rami che si uniscono insieme seguita da una frazione in cui il solco della Val Sorda non raggiunge nemmeno i 10 metri di larghezza. Le pareti laterali, a tratti strapiombanti e solo in apparenza inaccessibili, sono vinte con l’ausilio di brevi scalette e frazioni attrezzate. In moderata salita seguiamo il sentierino a destra restando poco al di sopra di un breve tratto impervio caratterizzato da rapide e vasche d’acqua. Una sbarra in ferro e la fune come corrimano permettono l’ennesimo guado per poi guadagnare una splendido catino d’acqua nel quale precipitano le fragorose acque di un’ulteriore cascata. Un’originale scala a pioli incrociati scavalca una paretina alta alcuni metri quindi siamo ad un punto caratteristico. Alla nostra destra, sull’altra sponda del Rio Mondrago, notiamo una sorta di grotta scavata nelle stratificazioni naturali della roccia. Ancora poche decine di metri e raggiungiamo la frazione più spettacolare di tutta la forra. Il percorso coincide in pratica con il torrente e si infila in una sorta di antro nella roccia viva dal quale si esce attraverso un foro che viene rimontato con scala verticale. Sfortunatamente non è una frazione sempre praticabile: ad inizio stagione quando sulle montagne circostanti è in atto il disgelo, il livello del torrente è tale da non rendere percorribile il tratto nella grotta che risulta quindi allagata. E’ stata così attrezzata una variante più semplice, appena più a destra, che risale i massi con funi metalliche e ponticelli in ferro ricongiungendosi con l’itinerario nella forra subito oltre l’uscita dal foro. Poco oltre un magnifico laghetto appare alimentato da una cascatella ed è sovrastato da una grandiosa volta di roccia. Ha così termine il tratto più avventuroso del nostro percorso. L’itinerario prosegue nel folto della Val Sorda ma le pareti laterali non sono più così incombenti e strapiombanti come in precedenza.

Ignoriamo il sentiero segnalato dal cartello che si stacca a destra procedendo invece lungo il corso del Rio Mondrago. Sebbene senza la spettacolarità precedente l’ambiente resta selvaggio e primordiale con ulteriori cascatelle e brevissimi tratti attrezzati che agevolano i pochi passaggi esposti e sdrucciolevoli. Un’ultima cascata quindi la valle si allarga sino ad osservare, sopra di noi, le case del paese di Mondrago. L’innesto su un‘ampia carrareccia bianca segna la fine della frazione attrezzata (ore 1,45 circa).  

Rientro alla partenza:

La soluzione più rapida per rientrare alla partenza è data dal percorrere a ritroso il sentiero attrezzato. Chi ha necessità di un immediato punto d’appoggio potrà invece proseguire, oltre l’uscita dalla Val Sorda, sino al paese di Mondrago. Suggeriamo ora un rientro ad anello più lungo ma, avendo tempo a disposizione, di maggiore soddisfazione.

In questo caso, raggiunta l’intersezione con la carrareccia all’uscita della forra, si volge a sinistra evitando di salire a Mondrago. Seguiamo lungamente la mulattiera tra campi e appezzamenti prativi sino ad intercettare alcune case e un piccolo viottolo asfaltato che risale sino al paesino di Cerna (m 739 – ore 0,40 dall’uscita della Val Sorda – ore 2,30 circa complessive). Seguiamo ora la provinciale, verso sinistra, che raggiunge in meno di un km la piccola frazione di Spiazzo. Notiamo il segnavia staccarsi a sinistra tra le case quindi abbandoniamo la strada per perdere quota tra campi e prati. In breve torniamo ad immergerci nella natura selvaggia abbandonando le ondulazioni erbose per calare nel nascosto ed appartato Vajo delle Scalucce. Il solco si fra stretto ed ombroso con la vegetazione particolarmente densa. Da rilevare, per gli amanti della botanica, la presenza lungo questo tratto della Moehringia muscosa e dell’endemica Saxifraga petraea di solito in piena fioritura in primavera avanzata (maggio, giugno). Caliamo sino al fondo della forra con sentiero ripido e stretto ma privo di reali difficoltà. Abbandoniamo il sentiero 252 che volge a destra risalendo in direzione di Molina  proseguendo invece lungo il fondo del vajo (segnavia 238) e quindi con la presenza costante al nostro fianco del torrente. Ribadiamo l’assenza di difficoltà a patto, ancora una volta, di prestare la dovuta attenzione al fondo a tratti viscido o comunque umido legato all’ombrosità della forra. Proseguiamo lungo il Progno di Breonio sino a riportarci infine alla partenza presso Mulin del Cao (m 308 – meno di 5 ore complessive).

Osservazioni – Caratteristiche della ferrata:

Ancora poco conosciuto, questo percorso attrezzato appartiene alla categoria delle vie ferrate che si sviluppano all’interno di orridi o gole. Esempi più famosi sono dati, ad esempio, dal Burrone Giovannelli presso Mezzocorona o dalla ferrata del Rio Sallagoni presso Drena. Anche nel caso della Val Sorda è bene rimarcare la necessità di prestare attenzione alla roccia viscida e alle condizioni del torrente. Il percorso attraversa infatti più volte il corso d’acqua e alcuni problemi si possono avere ad inizio primavera quando la portata è massima. Al tempo stesso l’itinerario perde gran parte del suo interesse e del suo fascino ad estate inoltrata quando l’acqua si riduce troppo. Da un punto di vista strettamente tecnico la ferrata non presenta difficoltà degne di nota: l’esposizione contenuta e le attrezzature in ottima condizione ne fanno un percorso molto adatto per insegnare ai neofiti. Anche i più esperti potranno tuttavia entusiasmarsi non tanto per l’aspetto tecnico dell’itinerario quanto piuttosto per un ambiente di straordinaria bellezza dove poter ammirare giochi d’acqua e particolari forme d’erosione.

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