Cas

CAS (m 779)

Chi percorre la provinciale che si diparte dalla Gardesana occidentale per salire a Pieve di Tremosine attraverso la selvaggia forra di Brasa non può non notare l’impressionante parete rocciosa che precipita direttamente sull’abitato di Campione del Garda. Si tratta del versante nordorientale del Monte Cas caratterizzato da uno strapiombo alto centinaia di metri a contrastare con la cima dalla forma evidente di cupola arrotondata. Osservato dal settore settentrionale del lago, il Monte Cas è inconfondibile e appare molto più alto ed imponente di quanto in effetti non giustifichi la sua quota contenuta. E’ una montagna dalle due facce, dal versante di Tignale e di Prabione appare infatti come un modesto rilievo boscoso. La salita al Cas, semplice e alla portata di ogni escursionista, offre una breve camminata da eseguirsi nelle mezze stagioni o anche nelle fredde e limpide giornate invernali quando la vista del Lago di Garda appare vasta ed attraente. La mitezza del lago determina infatti la rapida scomparsa della neve e quindi la possibilità d’eseguire un facile trekking invernale in un ambiente che fonde elementi mediterranei con altri più propriamente montani. Resterete entusiasti di un panorama sconfinato ed insospettabile esteso naturalmente alle montagne circostanti, primo fra tutti il Monte Baldo. 

L’escursione in breve:

Strada Gardola / Prabione – Madonnina di Monte Castello (m 683) – Monte Cas (m 779) – sentiero 266 – Prabione (circa m 550) - rientro alla partenza su strada asfaltata.

Dati tecnici:

Dalla strada Gardola - Prabione (m 580): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Suddivisione delle difficoltà in base ai tratti: sino al Monte Cas: T – Da Monte Cas a Prabione: E con un tratto in discesa molto ripida – Da Prabione alla partenza: T. Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 229. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza dalla Statale Gardesana Occidentale. Arrivando da sud si supera il paese di Gargnano. Dopo una lunga galleria la strada esegue una curva molto brusca a sinistra; subito oltre abbandoniamo la statale seguendo le indicazioni per Tignale. Risaliamo la comoda provinciale superando le frazioni di Oldesio e Gardola. Ancora un breve tratto e siamo al bivio segnato da cartelli per il Santuario di Monte Castello. Un ampio parcheggio permette di lasciare l’auto subito oltre il bivio. Da notare il bel panorama verso il Garda. 

Descrizione del percorso:

Come anticipato abbandoniamo la provinciale per Prabione seguendo a destra la strada dapprima asfaltata quindi cementata che sale al Santuario di Monte Castello. Nella bella stagione il tratto è aperto al traffico e offre splendidi scorci sull’estremità meridionale del Lago di Garda. Possiamo evitare la strada utilizzando il ripido marciapiede ricavato alla sua sinistra. In breve siamo presso la struttura (m 683 – ore 0,15 dalla partenza) posta in spettacolare posizione su un esile terrazzo proteso verso la parte centrale e meridionale del Lago di Garda.

Ha termine la frazione su strada: la segnaletica indicante Monte Cas guida a sinistra dell’eremo aggirando la struttura per poi procedere su ampia mulattiera (segnavia 266). Il percorso si scosta a sinistra rispetto al crinaletto occultando per un breve tratto la visione del lago. Nel bosco bordeggiamo alcune cavità scavate all’epoca del primo conflitto mondiale quindi volgiamo in decisa salita verso destra. In breve siamo nuovamente in piena cresta con un magnifico terrazzo che concede un panorama eccezionale sul Garda e sul sottostante Santuario di Monte Castello. Attenzione all’esposizione dell’esile pulpito in quanto non vi sono protezioni di nessun genere; con cautela ammiriamo l’impressionante salto che precipita per centinaia di metri sino alle acque del lago. La mulattiera volge ora a sinistra tagliando in salita il versante orientale del Monte Cas. Traversiamo in diagonale ascendente tra vegetazione mediterranea affacciandoci sulla cresta del Monte Baldo. Al di sopra il percorso appare visibilmente artefatto, ricavato tra la parete rocciosa a sinistra e il salto precipite sul Garda a destra. Un’esile cengetta esposta si separa dalla mulattiera sulla destra guadagnando in qualche metro un nuovo spettacolare terrazzino. Ancora una volta il panorama è di irrinunciabile bellezza occorre tuttavia piede fermo quindi la cengia volge a sinistra entrando in una galleria artificiale nella roccia sino a riprendere la mulattiera. Naturalmente la frazione è evitabile mantenendo il sentiero segnato.

Procediamo scostandoci per un breve tratto alla sinistra del crinale per poi riprenderlo a breve distanza dalla cima. Raggiungiamo la sommità del Monte Cas salendo per pochi metri a sinistra sino alla grande croce di vetta (m 779 – meno di 1 ora dalla partenza). Il panorama di vetta è parzialmente occultato dalla vegetazione ma non ce ne preoccupiamo: nel proseguo non mancheranno scorci indimenticabili.

Il nostro itinerario circolare prosegue riprendendo appena sotto vetta il segnavia 266. La mulattiera lascia spazio ad un buon sentiero nella pineta che si sviluppa verso settentrione mantenendosi sempre in prossimità del salto rivolto verso il Lago di Garda. Cominciamo a perdere debolmente quota e sebbene il percorso si articoli per lo più nel bosco non mancano alcuni scorci panoramici sia alle spalle sul Santuario di Monte Castello che ad oriente sulla cresta del Monte Baldo. Bordeggiamo ancora una volta alcune cavità risalenti alla prima guerra mondiale e il sentiero stesso, al pari della mulattiera di salita, appare a tratti scavato nella roccia. Siamo infine a quello che forse è il terrazzino panoramico più spettacolare della camminata; si tratta di un esile pulpito proteso questa volta non solo sul settore meridionale del Garda. Siamo infatti nel punto in cui il sentiero passa sul versante settentrionale del Monte Cas di conseguenza la vista si apre, vasta ed inattesa, verso il Trentino. Non fatichiamo a scorgere il Monte Stivo a sovrastare la testata del Lago di Garda mentre sul versante bresciano notiamo l’altipiano di Tremosine e, più in lontananza, gli affioramenti rocciosi del Monte Carone.

Affrontiamo ora il tratto più spiccatamente escursionistico della gita: caliamo verso nordovest con una lunga sequenza di tornantini. A tratti la pendenza appare molto accentuata e il fondo risulta un po’ scomodo sebbene siano stati aggiunti ad arte alcuni gradoni rocciosi nei punti di massima pendenza. Con attenzione perdiamo lungamente quota nel bosco con il panorama ora parzialmente impedito dalla vegetazione. In discesa tagliamo un caratteristico ghiaione detritico ad interrompere l’uniformità del tratto boschivo con splendido scorcio sulle rupi precipiti verso il Garda. Obliquiamo infine verso sinistra e qualche schiarita nella vegetazione permette di osservare a breve distanza i prati e le prime case del paese di Prabione. Siamo infine al punto più basso dell’escursione (circa m 550) dove passiamo subito a lato di un giardino botanico didattico con pannelli informativi. Al bivio ben segnalato dai cartelli manteniamo la sinistra con indicazione per Gardola. Evitiamo così di entrare nell’abitato di Prabione. Riprendiamo debolmente quota con mulattiera ora ampia per poi confluire infine sulla provinciale Prabione – Gardola in prossimità di una segheria. L’ultimo tratto si sviluppa lungo la strada asfaltata che, percorsa verso sinistra, riconduce in breve sino al parcheggio della partenza (circa ore 2,30 complessive).

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