Sentiero Clemente Chiesa

SENTIERO ATTREZZATO CLEMENTE CHIESA (VAL SCURA)   

Gruppo montuoso: Monti della Valsugana

Grado di difficoltà globale: FACILE (Vai alla scala delle difficoltà).

Difficoltà tecniche:  1

Esposizione:          1

Impegno fisico:       2

Dislivello assoluto: m 715 – Sono presenti alcuni saliscendi particolarmente nella prima parte che rendono il dislivello complessivo senz’altro superiore.

Tempo di percorrenza: ore 2,45 la salita (meno di un’ora la ferrata); ore 1,30 la discesa. Complessivamente ore 4,15.

Punti di appoggio: Albergo Alla Vedova alla partenza (frazione di Lochere); Albero Monte Rovere a monte della ferrata lungo la provinciale per Lavarone.

Accesso alla ferrata: Da Levico in Valsugana (o anche da Caldonazzo) si raggiunge in breve la piccola frazione di Lochere per poi proseguire in direzione di Lavarone. Appena mezzo km oltre Lochere, passato l’Albergo La Vedova (m 500) si trova, in coincidenza del primo tornante della strada, il nostro sentiero (Grande cartello con scritto “Val Scura” come riferimento). Nessun problema di parcheggio in quanto vi sono numerose possibilità ai lati della strada; eventualmente è anche possibile lasciare l’auto presso l’Albergo La Vedova per poi risalire a piedi, in pochi minuti, sino al primo tornante.

Descrizione della ferrata:

La prima parte del tracciato (un’ora circa) è su facile sentiero dapprima sulla sinistra orografica della valle. Colpisce immediatamente l’ambiente particolarmente selvaggio con il solco che progressivamente si fa più stretto tra le pareti del Monte Pegolara (m 1199) a destra, e il Monte Calmo (m 873) a sinistra. Raggiungiamo il primo guado sul sottostante torrente con cascatella a destra che scende dal muro visibilmente artefatto. Il proseguo è sulla costa a sinistra in salita tra la boscaglia che poi si apre lasciando spazio ad una vista aperta sulla lunghezza e la profondità dello stretto solco vallivo. Poco oltre il sentiero cala di nuovo nel bosco sino a guadare nuovamente il torrente: anche nel proseguo vi saranno ulteriori guadi che non descriviamo per evitare di appesantire inutilmente la descrizione; in effetti una delle caratteristiche del percorso è proprio quello di risalire integralmente il corso d’acqua (Rio Bianco) mantenendosi nelle sue immediate vicinanze e alzandosi da esso soltanto per aggirare i punti più difficoltosi. Curioso l’ambiente circostante che si arricchisce della presenza di alcune curiose guglie rocciose che dominano come gendarmi il fondo della Val Scura. Una breve ripida risalita a destra conduce ad un punto panoramico che permette di osservare alle spalle la frazione del solco vallivo fin qui risalita; poco oltre siamo alla prima attrezzatura dell’itinerario: uno spezzone di fune per rimontare in pendenza un solco dal fondo detritico particolarmente instabile. Da notare, immediatamente prima della fune, la breve deviazione non segnalata sulla sinistra che conduce in pochi passi ad un punto panoramico esposto con grandiosa visione d’insieme sull’intera gola e sul sottostante corso d’acqua. Il tratto assicurato con il cavo è comunque brevissimo e lascia nuovamente spazio al sentiero in ambiente più che mai angusto e chiuso dalle incombenti pareti circostanti. Caliamo nuovamente al torrente in coincidenza di una splendida vasca di acqua cristallina per poi risalire sensibilmente sulla destra sovrastando una splendida cascata divisa in tre salti. Ripidamente raggiungiamo un culmine con visione verso la testata della valle; subito oltre caliamo verso sinistra superando in discesa un salto roccioso con l’ausilio di una scaletta in ferro. Appena oltre, un breve traverso esposto è vinto con la fune come corrimano e un’asse in legno per l’appoggio dei piedi. Il breve tratto di sentiero che segue conduce a breve distanza da un’incombente guglia che pare dividere in due la valle. Scendiamo verso sinistra calando al fondo del solco con una breve tratto sconnesso caratterizzato da detriti e macigni instabili. Superiamo il torrente prestando la debita attenzione all’equilibrio sui massi per lo più bagnati dall’acqua sino alla base di un grande roccione;  lo superiamo elegantemente con l’ausilio di una provvidenziale scaletta in esposizione che resta contenuta. Segue immediatamente una seconda scala più breve nell’ambito di uno stretto spacco.

Non vi è alcun problema particolare se non la roccia liscia e umida a rendere talvolta difficoltosa l’aderenza. La ferrata prosegue attraverso una sottile cengia inclinata decisamente più impegnativa dei tratti precedenti con il cavo fissato sulla parete a sinistra e gli appoggi dei piedi ancora una volta un po’ sfuggenti per via del fondo sempre umido. Prestando attenzione all’esposizione, ora più sensibile, guadagniamo il soprastante terrazzino dal quale vinciamo con una breve scaletta il salto sulla sinistra. La ferrata lascia ora spazio ad una frazione di facile sentiero che si innalza sul fondo del fosso offrendo alcuni splendidi scorci tra gli alberi sui soprastanti picchi rocciosi e sui tanti ruscelli che caratterizzano con i loro salti l’angusta gola. In pendenza ora molto marcata rimontiamo faticosamente un tratto terroso molto instabile dove una fune metallica e un sostegno in legno per i piedi si rivelano fondamentali per procedere senza scivolare lungo il pendio. La pendenza decresce e gli ultimi spezzoni di fune precedono una grande radura dove il bosco lascia finalmente spazio ad un ampio panorama aperto verso nord sulla sottostante Valsugana. Sulla parete di fronte a noi spicca un’evidente cavità dalla quale fuoriesce un piccolo ruscello che garantisce in caso di necessità un’abbondante scorta d’acqua. 

Affrontiamo ora la seconda parte dell’itinerario attrezzato portandoci verso destra sino ad una bella paretina rocciosa alta diversi metri ma soprattutto verticale e povera d’appigli. La superiamo tutto sommato comodamente con un bel traverso esposto caratterizzato da staffe metalliche per i piedi e dalla fune come appiglio per le mani. Sono pochi metri, ma è richiesta comunque attenzione negli appoggi vista la non trascurabile esposizione: si tratta di uno dei passaggi più caratteristici dell’intero percorso. Proseguiamo con esposizione minore attraverso una cengia rocciosa che corre a destra della parete: non mancano appigli e appoggi sino ad una breve scaletta: la risaliamo rapidamente per poi traversare in falsopiano sempre assicurati dal cavo metallico.

In ultimo guadagniamo un bel pulpito dal quale scorgiamo il fondo della Val Scura potendo così apprezzare il dislivello coperto. Il nostro percorso volge ora con decisione a sinistra: accompagnati dalla fune traversiamo in debole pendenza sino alla sommità di un cocuzzolo dal quale osserviamo un bel panorama sulle circostanti cime. Il percorso prosegue scendendo in modo deciso lungo uno stretto solco: la fune metallica a sinistra permette di calare in sicurezza nonostante il fondo detritico in parte instabile. Raggiunto il punto più basso si risale la parete di fronte sempre accompagnati dalla fune fissa. Il fondo in parte roccioso presenta appoggi sufficienti seppure con un salto un po’ alto che impegna in particolar modo chi è piccolo di statura. Nel complesso il tratto è esposto sul salto a destra ma ben gradinato e attrezzato eliminando qualsiasi problema tecnico: in breve raggiungiamo due facili scalette verticali separate da un piccolo terrazzino oltre le quali ha momentaneamente termine la salita. Traversiamo in falsopiano per poi calare in una facile scarpata non esposta accompagnati dalla fune questa volta solo come corrimano. Un cenno particolare lo merita in questo tratto il panorama: siamo ormai alla testata della Val Scura e sorprendono le immense stratificazioni rocciose corrugate nei millenni dalle immani forze della terra. Tagliamo il vallone sommitale guadando il torrente e portandoci sulla sponda destra: la corda metallica guida poi lungo la parete; transitiamo presso la targa metallica che ricorda il nome della via, in realtà non ha però ancora termine il tratto attrezzato. Proseguiamo in salita nel solco detritico fino al termine della fune metallica, quindi il percorso, ancora una volta, cambia completamente direzione volgendo con decisione a sinistra. Su facile sentiero muoviamo, quasi in piano, in direzione di una bella cascata che scende dalla parete; raggiungiamo un costone roccioso caratterizzato da alcune curiose stratificazioni. Lo strato inferiore è sfruttato dal nostro percorso: una staffa permette di salire sulla cengia rocciosa per poi percorrerla accompagnati dalla fune fissa. Scendiamo dalla cengia e, seguendo le attrezzature, scavalchiamo alcuni massi quindi un salto sul torrente per mezzo di una scaletta metallica. L’esposizione non preoccupa assolutamente tanto più che, subito oltre la scala, si prosegue su innocuo sentierino nella vegetazione. Una deviazione dal percorso principale permette di portarsi a destra, in qualche minuto, subito sotto la verticale della cascata che scende lungo la parete rocciosa. La digressione è breve quindi si ritorna sul sentiero principale che sale nel bosco sino all’ultimo tratto attrezzato del percorso. L’ultimo salto roccioso è scavalcato con facile scaletta, quindi le funi metalliche guidano sino all’uscita definitiva dalla ferrata nel soprastante bosco di conifere. Sono trascorse ore 2,45 dalla partenza e, finalmente liberi da ogni difficoltà, muoviamo nel bosco sino alla carrareccia ghiaiata e al bell’altipiano prativo con alcune case. Seguiamo brevemente la strada verso destra sino all’incrocio con la provinciale per Lavarone. Siamo in località Spiazzo Alto e avendo necessità di un punto d’appoggio è possibile raggiungere in qualche minuto l’Albergo Monte Rovere (m 1255) volgendo a sinistra.

Rientro:

All’incrocio volgiamo per pochi metri verso destra in direzione di Lavarone sino al bivio a destra dove abbandoniamo la provinciale per passare sulla strada in direzione di Levico e Caldonazzo (cartelli stradali segnalatori). Caliamo alla partenza seguendo il segnavia 202 che sfrutta in parte il tracciato asfaltato e in parte alcune frazioni di sentiero che evitano parecchi tornanti della carrozzabile. Il rientro richiede circa ore 1,30 da Spiazzo Alto (ore 4,15 complessive) e offre, nel settore superiore, la possibilità nei giorni sereni di godere di un panorama vasto ed interessante sulla sottostante Valsugana con, in bella evidenza, i laghi di Caldonazzo e di Levico.

Osservazioni – Caratteristiche della ferrata:

Una ferrata nel complesso facile, che può essere utilizzata per introdurre i neofiti nel mondo delle vie ferrate. La parte attrezzata non è continua: risulta continuamente inframezzata da tratti più semplici di sentiero che conferiscono una nota lieta per chi ancora è alle prime armi. Per questa ragione è spesso annoverata tra i sentieri attrezzati, crediamo tuttavia che la denominazione “ferrata” calzi meglio ad un percorso che privo di attrezzature risulterebbe improponibile per l’escursionista. Appartiene alla lista degli itinerari attrezzati che risalgono gole o stretti solchi vallivi; in questo senso la ferrata Clemente Chiesa può essere paragonata ad altre vie affini nel Trentino come la via Giovannelli al Burrone di Mezzocorona, la ferrata di Castel Drena o la ferrata di Rio Secco. Molta attenzione deve essere prestata al fondo, in alcuni tratti molto bagnato e su fondo detritico particolarmente friabile: occorre piede fermo e passo sicuro anche nelle frazioni di normale sentiero. Trattandosi di un itinerario di bassa quota occorre prestare attenzione al periodo di percorrenza: da sconsigliarsi è senz’altro la stagione estiva per via del calore e dell’umidità davvero elevatissima a causa del torrente e dei tratti per gran parte in ombra della valle. Le stagioni migliori sono quelle intermedie specie l’autunno quando, a cavallo tra ottobre e novembre, gli alberi si rivestono dei mille colori che precedono la caduta delle foglie. Anche la primavera può essere un buon momento anche se non si possono escludere in questo periodo alcuni problemi legati ai numerosi guadi, particolarmente impegnativi nella fase del disgelo quando i torrenti presentano la massima portata. 

Un itinerario nel complesso molto bello paesaggisticamente e addirittura sorprendente per il suo isolamento, davvero insospettabile trovandosi a pochi passi da una valle abitata e conosciuta come la Valsugana. E’ naturalmente possibile evitare la discesa avendo a disposizione due automobili e portando la seconda presso l’uscita della ferrata in località Spiazzo Alto.

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