Geranio argentino


 

 

Nome scientifico: Geranium argenteum L.
Famiglia: Geraniaceae

Altro nome comune: Geranio argentato

Habitat naturale: Detriti, sfasciumi, rupi di vetta, fessure delle rocce, ghiaioni, vallette nivali tra 1600 e 2200 metri di quota. Preferisce substrati arenacei, marnoso-arenacei o calcarei.

Attenzione! Si tratta di un raro endemismo alpino che interessa anche, come specie rarissima, l’Appennino Tosco Emiliano e le Alpi Apuane. La massima diffusione della pianta si ha nelle Alpi Orientali, particolarmente nelle Alpi Carniche e Giulie dove comunque è presente in poche località circoscritte (Plauris, Lavara, Campo e Cadin) e nel gruppo del M. Cavallo e M. Pramaggiore. Nelle Alpi Centrali è pianta assai rara mentre nelle Alpi Occidentali interessa alcuni limitati settori del Delfinato. Nell’Appennino Settentrionale interessa pochissime stazioni lungo la fascia culminale concentrate per lo più tra Monte Libro Aperto e Monte Orsaro (dal Modenese al Parmense); una stazione è presente anche sullo Spigolino e un’altra sul Corno alle Scale (Appennino Bolognese); nelle Alpi Apuane è specie quasi estinta al punto che si ha notizia di una sola stazione alle pendici della Pania della Croce (Vallone dell’Inferno) a circa 1630 metri di quota.

Periodo di fioritura: Da giugno ad agosto

Descrizione della pianta: Pianta erbacea perenne alta da 8 a 15 cm con rosetta basale di foglie a contorno circolare profondamente divise in lacinie lineari. La lamina presenta una densa pelosità che attribuisce alla foglia un aspetto grigio argenteo, caratteristica che ha dato nome alla pianta. I fiori sono appariscenti, di un bel colore rosa con venature più scure (violette); i petali sono 5, spesso bilobati e non più lunghi di un centimetro e mezzo. Gli stami sono una decina.

Note: E’ specie rara e localizzata: probabilmente si tratta di un relitto preglaciale terziario che si è mantenuto solo nelle zone non ricoperte dai ghiacciai del quaternario. Nonostante le poche stazioni di diffusione non vi sono particolari elementi di rischio legati all’uomo (ad esempio raccolta indiscriminata) grazie al difficile accesso delle aree in cui cresce. Se osservata, la pianta deve comunque non essere mai strappata per non ridurre ulteriormente un areale di crescita nel complesso davvero molto ridotto.

Dove l’abbiamo osservata: Le prime quattro fotografie sono state scattate poco sotto la vetta del Corno alle Scale (Appennino Tosco Emiliano – provincia di Bologna), lungo la scarpata che dall’Alpe di Rocca Corneta precipita nella conca del Cavone (tra 1850 e 1900 metri di quota); le ultime due fotografie provengono dall'unica stazione presente nelle Alpi Apuane a poca distanza dalla Foce del Puntone (circa 1630 metri).