La Fradusta - Cima Rosetta

LA FRADUSTA (m 2939)

CIMA ROSETTA (m 2743)

Il grande altopiano delle Pale di S.Martino è delimitato, al suo margine meridionale, da una serie di cime dolomitiche la più alta delle quali è La Fradusta. Si tratta di una grandiosa montagna tuttavia ben raggiungibile da ogni buon escursionista grazie ad una facile via normale che, attraversata una parte dell’altopiano, ne risale infine l’ampia cresta nord orientale. La salita è notevolmente semplificata dalla presenza della funivia Colverde – Rosetta che conduce senza fatica a ben 2633 metri riducendo molto sensibilmente la lunghezza dell’escursione. La presenza della funicolare offre un’occasione da non perdere per portarsi subito in quota prendendosi poi il tempo per esplorare senza fretta il vasto altopiano delle Pale. Da notare che oltre alla salita della Fradusta è ancora più facilmente raggiungibile la sommità di Cima Rosetta posta a breve distanza dalla stazione a monte della funivia. Nel complesso un percorso adatto al periodo luglio – settembre prestando attenzione, considerata la quota considerevole, ad evitare il maltempo e soprattutto la nebbia. L’intero percorso è segnato tuttavia una caratteristica dell’altopiano è la sua uniformità e vastità; in caso di nebbia densa perdere la segnaletica significa mettersi seriamente nei guai. Anche la presenza di eventuali nevai non è da escludersi nemmeno in estate ma solitamente non costituiscono un serio ostacolo al cammino.

Dati tecnici:

Dalla stazione a monte della funivia Colverde - Rosetta (m 2633): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 367; dislivello reale senz’altro superiore per via dei numerosi saliscendi. Acqua: assente con due buoni punti d’appoggio alla partenza (stazione a monte della funivia e Rifugio Rosetta Pedrotti).

Accesso:

Provenendo dall’autostrada del Brennero si esce ad Ora (Alto Adige) per poi seguire le indicazioni per Cavalese. Si segue la statale raggiungendo il Passo di S.Lugano ed entrando in territorio trentino. Risaliamo la Val di Fiemme sino al paese di Predazzo dove abbandoniamo la statale che procederebbe in direzione della Val Fassa per volgere a destra seguendo le indicazioni per Passo Rolle. Risaliamo transitando per Paneveggio (con l’omonimo lago) e con splendidi scorci a sud sul Lagorai. Nel proseguo trascuriamo il bivio a sinistra per il Passo di Valles raggiungendo infine il culmine di Passo Rolle. Al di là del valico caliamo in breve sino a S.Martino di Castrozza (in tutto 30 km da Predazzo) dove abbiamo la stazione a valle della funivia Colverde – Rosetta. Ampio parcheggio presso l’impianto.

Descrizione del percorso:

La funivia Colverde – Rosetta proietta in breve e senza fatica sino ai 2633 metri della stazione a monte posta proprio sul margine occidentale del grande altopiano delle Pale di S.Martino. Notiamo a settentrione l’immensa sagoma di Cima Vezzana, massima cima delle Pale, mentre a sud siamo sovrastati dall’evidente struttura dolomitica di Cima Rosetta (m 2743). Il nostro percorso ha inizio con una breve digressione per guadagnare in appena 20 minuti quest’ultima elevazione. La salita a Cima Rosetta è un anticipo dell’escursione vera e propria per La Fradusta, tuttavia è una deviazione che consigliamo vivamente per godere senza alcuna difficoltà di un immenso panorama. Non vi è segnavia, ma non è certo necessario considerato che la sommità è vicinissima ed evidente. Senza via obbligata guadagniamo il punto più alto salendo tra sfasciumi e detriti. Impressionante è la vista sul sottostante paese di S.Martino di Castrozza posto oltre 1000 metri sotto la nostra verticale. Nelle giornate più terse lo sguardo raggiunge l’orizzonte a occidente chiuso dai ghiacciai del Gruppo Ortles – Cevedale mentre nelle immediate vicinanze si staglia il gruppo del Lagorai. Più a nord scorgiamo il caratteristico cocuzzolo roccioso del Castellaz parzialmente occultato dalle più alte cime delle Pale di S.Martino. Spostandoci a oriente notiamo le ondulazioni dell’altopiano delle Pale mentre verso sudest, quando la foschia non turba lo sguardo, è possibile notare addirittura il Mare Adriatico subito al di là delle vicine Vette Feltrine.

Il rientro dal punto più alto di Cima Rosetta può avvenire a ritroso; meglio ancora si può calare verso nordest in direzione del già visibile Rifugio Rosetta Pedrotti. In questo caso si scende, sempre tra facili balze rocciose, sino a portarsi sull’ampio sentiero che dalla stazione a monte della funivia porta rapidamente sino al rifugio (m 2581 – ore 0,15 da Cima Rosetta – ore 0,35 dalla partenza). Proseguiamo a questo punto verso la Fradusta con il sentiero 707 - 709. Poco oltre il rifugio ignoriamo la deviazione a destra che cala con il segnavia 702 oltre il Passo della Roda in direzione del Rifugio Pradidali proseguendo invece verso oriente sul nudo altopiano detritico. In questa prima parte il fondo roccioso è in debole salita, ma le pendenze risultano comunque contenute e tali rimarranno sino alla cresta sommitale della Fradusta. Notevole è inoltre la vista alle spalle in direzione di Cima Vezzana che domina dall’alto dei suoi 3192 metri l’intero altopiano. L’uniformità del percorso è interrotta, poco oltre, da un’importante deviazione. A sinistra si separa il segnavia n°707 mentre a destra prosegue il nostro itinerario n°709. Da notare che si scorge per la prima volta la cupola sommitale della Fradusta con il suo piccolo ghiacciaio. In un panorama pietroso e quasi lunare proseguiamo in debole saliscendi prestando, in condizioni di scarsa visibilità, estrema attenzione agli ometti di pietra e ai segnavia che sono provvidenziali considerato il paesaggio povero di punti di riferimento. La continuità dell’itinerario è interrotta da uno stretto solco; il sentiero volge infatti a destra in una piccola gola dove la neve tende ad accumularsi e permanere sino ad estate inoltrata. Un breve passaggio su placche rocciose inclinate e piuttosto lisce richiede un attimo d’attenzione per la leggera esposizione sul fondo del solco a sinistra; subito oltre si affronta, obliquando a sinistra, il nevaio ad inizio stagione altrimenti si risale, sempre su roccia, sino a raggiungere in entrambi i casi un culmine con ometto di pietra dal quale appare nuovamente la cima della Fradusta. Caliamo brevemente al di là della spalla in un ampio pendio dove la neve permane talvolta sino ad agosto per via del costone roccioso a sud che protegge in parte dalla radiazione solare. Senza difficoltà volgiamo a destra in direzione della marcata sella del Passo di Pradidali Basso (m 2658) che raggiungiamo in breve su fondo roccioso (evidente cartello segnaletico indicante il toponimo del valico). Si tratta di un punto particolarmente bello per le magnifiche montagne dolomitiche che si osservano da questa posizione; verso sudovest svetta in particolare la colossale Pala di S.Martino mentre a sudest la vicinissima Fradusta sovrasta il valico con il suo piccolo ghiacciaio.

Ignorato il proseguo del segnavia 709 che cala a sud verso il Rifugio Pradidali, passiamo ora sul sentiero 708 che, verso oriente, risale immediatamente un vicino cocuzzolo roccioso. Lo sormontiamo rapidamente godendo dalla sommità un grandioso panorama su gran parte dell’altopiano delle Pale di S.Martino. Caliamo subito sul versante opposto dove, ad inizio stagione, è presente un minuscolo laghetto temporaneo. Procediamo, sovrastati dalla Fradusta, su fondo pietroso particolarmente sconnesso che, in debole saliscendi, conduce al bivio in coincidenza del Passo della Fradusta (m 2610 – circa ore 2,20 dalla partenza – ore 1,50 non salendo Cima Rosetta). Ignoriamo il segnavia 711 per il Passo delle Lede procedendo invece verso est sul sentiero 708A. Un breve tratto su detriti ed ecco comparire a destra il bellissimo Lago della Fradusta nelle cui acque si tuffa la fronte dell’omonimo ghiacciaio. Da notare che la vedretta è divisa in modo evidente in due parti: il settore superiore appena sotto vetta e la parte inferiore che, come anticipato, si tuffa direttamente nel lago alimentato dal suo scioglimento. La separazione in due parti risale alla terribile estate del 2003, rimasta negli annali per l’incredibile morsa di calore che avvolse l’Europa per moltissime settimane.

Il percorso prosegue mantenendosi a nord del lago e risalendo in direzione della cresta nordest della Fradusta con spettacolare panorama sul sottostante specchio d’acqua e sulla vedretta. Raggiungiamo il crinale in coincidenza di tre grandi ometti di pietre. Abbandoniamo a questo punto il proseguo del segnavia in direzione della Forcella Alta del Ghiacciaio (m 2727), che si raggiungerebbe in una decina di minuti, per volgere invece a destra risalendo l’evidente, ampia cresta che conduce in cima. Il percorso è semplice ed intuitivo: gli ometti di pietra guidano sul crinale che appare roccioso e detritico ma mai difficile. In pratica non si affrontano tratti esposti e la cresta descrive un ampio semicerchio sulla sottostante conca occupata dal lago e dal ghiacciaio della Fradusta. Inutile dire che il panorama dall’alto sullo specchio d’acqua è spettacolare e costituisce il soggetto più attraente della salita, mentre in lontananza le cime più alte delle Pale di S.Martino delimitano l’estremità occidentale dell’altopiano delle Pale. Un ultimo breve tratto con pendenza che decresce e si raggiungono le facili roccette sommitali sino a guadagnare il punto più alto (m 2939 – ore 2,30 dalla stazione a monte della funivia – ore 3 salendo anche Cima Rosetta). Il panorama è vasto e istruttivo: La Fradusta è infatti in posizione privilegiata nell’ambito delle Pale di S.Martino. Verso nord, come ripetuto più volte, si estende il vasto altopiano delle Pale mentre a nordest, nelle giornate più limpide, si arrivano a scorgere all’orizzonte i grandi ghiacciai delle Alpi Austriache. Il panorama appare sconfinato anche a nordovest con le Alpi Centrali all’orizzonte oltre alla vicina Cima Vezzana e al gruppo del Lagorai. A meridione lo sguardo si estende al Primiero in territorio veneto raggiungendo infine il lontano Mare Adriatico. Il rientro avviene a ritroso.

N.B Gran parte delle fotografie contenute nei collegamenti sono state eseguite alla fine di luglio della fredda estate 2010. A motivo di questo l’innevamento illustrato nelle fotografie è generalmente superiore al normale; la stessa cosa si osserva nelle fotografie relative al Lago Fradusta che appare per gran parte del tutto ghiacciato.

 Cenni sul ghiacciaio della Fradusta:

Purtroppo il fenomeno della deglacializzazione legato al progressivo aumento della temperatura media terrestre è fenomeno ben noto che tuttavia non colpisce alla stessa maniera tutte le masse glaciali presenti sulle Alpi. Tra i ghiacciai che più hanno risentito del fenomeno dobbiamo indicare quello della Fradusta che fino agli anni 2000 era il secondo, per estensione, delle intere Dolomiti, immediatamente dopo quello della Marmolada. Purtroppo ha subito un’imponente riduzione in pochissimo tempo che ha portato alla sua rottura in due parti che si è concretizzata tra l’anno 2002 e il 2003. Se lo scioglimento proseguirà al ritmo attuale la scomparsa della vedretta è da attendersi nello spazio di qualche anno appena. Nell’anno 1862 il ghiacciaio della Fradusta era esteso per 162 ettari ridotti ad appena 65 nello spazio di 100 anni (1962). Alimentato unicamente dalla nevosità che, negli ultimi 50 anni, ha subito una forte riduzione, ha sensibilmente accelerato il suo processo di scioglimento proprio negli ultimi anni sino ai 7,69 ettari rilevati nell’anno 2008. Da notare che il Comitato Glaciologico Italiano ha calcolato in 48 metri l’arretramento della fronte del ghiacciaio solo nel periodo 1991 – 1999. Consigliamo a tutti la percorrenza del percorso sopra descritto per poter godere prima della sua scomparsa del meraviglioso panorama offerto da questo ghiacciaio ormai ridotto ai minimi termini.

Segue una tabella che permette di valutare la sensibile riduzione dell’estensione della vedretta nel corso degli anni.

Anno del rilievo

Superficie del ghiacciaio in ettari

1954

95,28

1959

65,63

1962

65,00

1973

38,47

1983

30,12

1994

21,80

1999

18,59

2001

20,18

2002

16,79

2003

14,80

2004

14,29

2005

12,28

2006

11,38

2007

9,59

2008

7,69

 

Cenni sulla flora:

Potrà sembrare strano parlare di flora in un’altopiano d’alta quota dove il paesaggio è dominato dalla roccia e dai nevai spesso presenti fino ad estate inoltrata. Eppure anche in questo “deserto” di pietra ad alta quota riescono, negli anfratti più nascosti, a sopravvivere alcune piante specializzate nell’adattarsi alle condizioni più estreme. Sono piante d’alta montagna che hanno appena tre, quattro mesi a disposizione ogni anno per eseguire i loro cicli sfruttando la brevissima estate alpina. E’ doveroso come prima entità citare la più rara e rappresentativa d’esse; si tratta della bellissima Sassifraga di Facchini (Saxifraga facchinii), un endemismo confinato sulle cime più alte delle Dolomiti Occidentali. Sulle Pale di S.Martino sono presenti alcune fra le stazioni più ricche e qualche piantina è visibile proprio lungo il percorso descritto. Si tratta di una pianta straordinaria che sopravvisse all’epoca delle glaciazioni rifugiandosi sulle poche cime lasciate libere dai ghiacci. Da allora Saxifraga facchinii è rimasta confinata sulle vette sfidando, anno dopo anno, vento gelo e maltempo. Non scende mai al di sotto dei 2400 – 2500 metri di quota, ovvero la quota massima che fu raggiunta nelle glaciazioni dalla calotta gelata. Al di sopra di questa altitudine alcune piante riuscirono a sopravvivere insediandosi sulle rocce dove tutt’oggi la specie è confinata. Lungo il percorso descritto troverete la stazione più rilevante presso la vetta di Cima Rosetta, appena ad est del punto più alto; altri pulvini sono rilevabili, con occhio attento, nelle rocce del settore attorno al Passo Pradidali Basso e al Passo della Fradusta. Non si tratta dell’unica sassifraga osservabile sull’Altopiano delle Pale di S.Martino. Ricordiamo altre due specie in piena fioritura tra luglio e agosto: si tratta di Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides) e Sassifraga androsacea (Saxifraga androsacea).

Altra pianta endemica, tipica delle Dolomiti è senz’altro l’Eritrichio nano (Eritrichium nanum) dai piccoli, graziosi fiorellini azzurri che ricordano quelli del comune Nontiscordardime. Colonizza gli sfasciumi e le crepe nella dolomia ed è presente in discreta quantità lungo il percorso ad esempio sulle pendici di Cima Rosetta e nei dintorni del Passo Pradidali Basso. Concludiamo con un’altra specie alpina molto frequente tra le rocce; si tratta del Ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris) dalle infiorescenze a petalo bianco, presente in notevole quantità sin dalla partenza nei dintorni del Rifugio Rosetta Pedrotti.

                     VISUALIZZA QUI SOTTO LA PHOTOGALLERY DEL TREKKING

 

                                             

Cookie