Marmolada - Cresta Ovest (Punta Penia)

 MARMOLADA – VIA FERRATA CRESTA OVEST

(MARMOLADA DI PENIA – m 3343)

Gruppo montuoso: Dolomiti – Gruppo della Marmolada

Grado di difficoltà globale: DIFFICILE o MOLTO DIFFICILE a seconda delle condizioni di innevamento (Vai alla scala delle difficoltà).

Difficoltà tecniche:  2

Esposizione:           3

Impegno fisico:       3

Dislivello assoluto: m 868

Tempo di percorrenza: 6 ore circa (Via ferrata: ore 2 circa)

Punti di appoggio: Rifugio Pian dei Fiacconi – Rifugio Capanna Punta Penia

Accesso:

Da Passo Fedaia si sale, con comoda cabinovia, sino al Rifugio Pian dei Fiacconi (m 2626), posto un centinaio di metri più in basso rispetto ai lembi terminali del Ghiacciaio della Marmolada. Scesi dalla funivia l’escursione ha inizio sul segnavia n°606 che scende di quota verso ponente andando ad aggirare senza alcuna difficoltà la base della soprastante struttura di Punta Penia. Camminiamo tra grandi rocce lisce ed arrotondate modellate nel corsi dei secoli dal ghiacciaio, ora ritiratosi decisamente più in alto. I segnavia calano al punto più basso (m 2475) per poi rimontare ripidamente, verso sudovest, il vallone detritico in direzione della Forcella della Marmolada. La salita, nella parte inferiore su traccia fra detriti mobili, punta verso il centro della conca (non a sinistra come potrebbe sembrare), sino a raggiungere il bordo inferiore del Ghiacciaio del Vernel. Il proseguo sulla Vedretta può essere semplice, su facile traccia nella neve, ad inizio stagione. Più frequentemente, si risale nei mesi di luglio, agosto e oltre su ghiaccio vivo, a tratti molto ripido, con la necessità di calzare i ramponi per vincere la forte pendenza del ghiacciaio. Nel settore superiore della vedretta si aprono insidiosi alcuni crepacci trasversali che richiedono attenzione per il loro superamento. Si guadagna infine il bordo a destra della distesa ghiacciata andando ad afferrare le prime funi della ferrata sul fianco orientale del Piccolo Vernel.

Descrizione della ferrata:

Rimossi i ramponi e la piccozza saliamo in pochi minuti, assicurandoci alle funi fisse, sino alla pronunciata Forcella della Marmolada (m 2910 – ore 1,30 dalla partenza), marcata sella che divide il Piccolo Vernel dalla Punta Penia. Sul versante sud della Marmolada osserviamo la via che sale alla forcella dal Rifugio Contrin affrontando l’accesso al valico, in ultimo, con una fila di staffe su parete pressoché verticale. Passiamo ora al settore principale della Ferrata Cresta Ovest: una prima fila di staffe metalliche (fune come corrimano) permette di rimontare la parete quasi verticale che caratterizza il tratto iniziale della via e che si presenta quasi sempre bagnata o coperta da uno strato di pericoloso vetrato. Il tracciato procede mantenendosi di poco a sinistra del filo di cresta: si alternano paretine che si vincono grazie a robuste scalinate di staffe metalliche (una breve scaletta), con brevi traversi verso sinistra su placche inclinate. I tratti su placca sono attrezzati con spuntoni di ferro per l’appoggio dei piedi.

Per l’intero sviluppo del tratto ferrato occorre prestare molta attenzione allo stato degli infissi: l’estrema esposizione alle intemperie della via fa sì che spesso alcune staffe siano seriamente danneggiate o addirittura spezzate dai fulmini e dal ghiaccio. In condizioni di roccia vetrata questo può costituire più di un grattacapo nella ricerca di un appoggio stabile per i piedi. Vinti i primi 200 metri circa di dislivello, si sale direttamente sul filo della cresta ovest guadagnando una forcellina del crinale. Il terreno è più facile, con fune come corrimano, ma a farsi impressionante è l’esposizione specie verso meridione dove la Marmolada precipita, in pratica strapiombante, per oltre 800 metri. Si prosegue con le ultime facili funi metalliche per poi passare su neve (o su detriti a fine stagione) all’innocua traccia che conduce in moderata salita sino al punto più elevato (Punta Penia – m 3343 – ore 2 dalla Forcella Marmolada in condizioni di tempo stabile. A pochi metri dalla vetta è presente come un piccolo nido d’aquila il Rifugio Capanna Punta Penia, gestito nella stagione estiva e comunque sempre aperto anche in assenza del personale. Siamo nel punto più elevato non solo del Massiccio della Marmolada ma di tutte le Dolomiti; il panorama nei giorni limpidi è sconfinato: a est notiamo in primo piano la cima della Marmolada di Rocca (m 3309) appena più bassa di noi con, nella stessa direzione, le Tofane e il massiccio del Pelmo a fare da sfondo. Il passaggio da Punta Penia alla Marmolada di Rocca appare proibitivo e in effetti si tratta di un itinerario solo per alpinisti su roccia e ghiaccio. Verso nordest osserviamo i monti della Val Badia e le principali cime austriache (Groß Glockner) a chiudere l’orizzonte settentrionale; verso nord spicca l’altopiano sommitale del Sella e a occidente il massiccio del Sassolungo e le Alpi Centrali sullo sfondo. Sotto di noi occhieggia il lago artificiale di Fedaia con le sue acque di colore blu carico a contrastare con il soprastante ghiacciaio della Marmolada.

Discesa:

La ferrata è terminata, ma non sono finite le insidie. La via di discesa è sì più breve ma richiede esperienza alpinistica e dimestichezza nel muoversi su ghiacciaio: osserviamo già la sottostante pista sul ghiacciaio della Marmolada calare in direzione del Lago di Fedaia serpeggiando in un complicato reticolo di crepacci. Calzati nuovamente i ramponi caliamo per il primo breve tratto, sempre innevato o ghiacciato, sul filo dell’esile cresta nota come “Schena de Mul”. In esposizione, che si può fare più pericolosa a fine stagione con l’affiorare del ghiaccio vivo, raggiungiamo la sommità dello stretto canale (m 3200), questa volta roccioso, che cala molto ripidamente verso nordest a guadagnare il bordo del sottostante Ghiacciaio della Marmolada. I passaggi che permettono di discendere nel canale non superano mai il 1° grado superiore di difficoltà, tuttavia l’inesperto si muoverà con cautela, senz’altro impressionato dalla sensazione di “precipitare” quasi verticalmente sul sottostante ghiacciaio. Dal luglio 2005 questo tratto è stato attrezzato con funi fisse a creare un nuovo, breve e facile tratto ferrato, che permette di autoassicurarsi nella ripida discesa. Nell’ultimo tratto la fune cala verticalmente su roccia detritica più instabile sino al bordo della crepaccia terminale (m 3100). E’ possibile aggirare questo breve salto più impegnativo lasciando nell’ultimo salto la ferrata alla sinistra e calando su facili roccette non attrezzate sino a guadagnare il bordo del ghiacciaio un po’ più in alto. Si passa a questo punto sulla pista che serpeggia tra i crepacci, a tratti numerosi e in qualche caso molto aperti e profondi. Inutile la raccomandazione a procedere in cordata e senza abbandonare mai la pista. Particolarmente ripida è la parte mediana del ghiacciaio solitamente solcata da un crepaccio particolarmente ampio e profondo. Nella parte inferiore la pendenza si attenua sensibilmente e i crepacci si fanno piccoli e poco pericolosi. In uno splendido scenario (il blu del Lago di Fedaia in fondo al ghiacciaio) seguiamo la pista, progressivamente meno ripida, finché gli ultimi lembi ghiacciati si perdono tra i detriti rocciosi. (da notare la visione alle spalle del tratto ghiacciato appena disceso). Tolti i ramponi restano gli ultimi 10 – 15 minuti di cammino sui dossi rocciosi arrotondati lasciati liberi dal ritiro del ghiacciaio e in breve si riguadagna il punto di partenza presso la stazione a monte del Rifugio Pian dei Fiacconi (m 2626 - ore 1,45-2 dalla cima di Punta Penia – ore 6 dalla partenza). 

Osservazioni – Caratteristiche della ferrata:

Una ferrata unica per le sue peculiarità: questa via, paesaggisticamente eccezionale, è la più antica delle Dolomiti, costruita addirittura nel lontano 1903 per permettere l’accesso alla più alta vetta del gruppo. Soprattutto è l’unica via dolomitica a svolgersi in ambiente alpino con il ghiaccio e la neve in primo piano: la Marmolada presenta infatti l’unico grande ghiacciaio dei Monti Pallidi. Per il resto le Dolomiti presentano solo vedrette di piccola dimensione che raramente interferiscono con i tracciati delle vie attrezzate (unica eccezione le Dolomiti di Brenta). Risulta piuttosto difficile dare un giudizio sulla difficoltà della via, anche perché i problemi tecnici più rilevanti si presentano nella via del ritorno e non sulla ferrata fine a sé stessa; non avrebbe quindi molto senso giudicare il tratto attrezzato senza considerare l’insieme dell’impresa. La sola ferrata non presenta grossi problemi tecnici: in alcuni punti è senz’altro assai esposta con passaggi su paretine verticali, le attrezzature risultano tuttavia sufficienti grazie all’uso di staffe e pioli metallici in grande abbondanza. Anche le funi sono continue non lasciando mai l’alpinista non assicurato. La stessa via, 1000 metri più in basso, sarebbe stata giudicata senz’altro come “poco difficile”. Nel nostro caso è invece quanto meno difficile poiché, anche in condizioni di tempo stabile e asciutto è comunque necessario l’attraversamento di una vedretta per raggiungerne l’attacco (Ghiacciaio del Vernel) e soprattutto la percorrenza del grande Ghiacciaio della Marmolada nel ritorno, caratterizzato da molti crepacci anche di notevoli dimensioni. Un gran numero di ferratisti non hanno pratica nell’uso di ramponi e piccozza da cui deriva la difficoltà. La via può raggiungere livelli di notevole difficoltà in condizioni avverse divenendo a tutti gli effetti una via alpinistica. Anche in piena estate, dopo un temporale o peggio ancora dopo alcuni giorni di maltempo, la cresta ovest può ghiacciarsi completamente con grossi problemi nella progressione nel caso per nulla raro che si formi una patina di vetrato. A complicare le cose è la difficoltosa manutenzione del tracciato: essendo una ferrata in cresta, per gran parte oltre i 3000 metri di quota, diventa un unico grande parafulmine in caso di temporale: la conseguenza è la continua rottura di alcune staffe e pioli che in alcuni casi possono essere determinanti per procedere con ghiaccio o neve. Ovvio il consiglio di percorrere la cresta ovest solo con tempo davvero stabile e in assenza di gelo tenendo conto che il Massiccio della Marmolada è famigerato per i suoi improvvisi temporali. Tra le insidie della via ricordiamo, nella discesa, la cosiddetta “Schena del Mul”, particolarmente affilata in presenza di ghiaccio vivo affiorante e soprattutto esposta su entrambi i lati ma NON attrezzata. Nel 2005 è stato invece attrezzato con funi metalliche il sottostante ripido canale che in precedenza presentava difficoltà intorno al 1° grado. Gli eventuali problemi legati a questo tratto sono stati così contenuti sebbene permanga la necessità di prestare attenzione specie in presenza di neve o gelo. Nel complesso la via può essere giudicata da difficile a molto difficile a seconda delle condizioni, ed è consigliata a ferratisti esperti con esperienza di ghiacciaio o altrimenti accompagnati da una buona guida.

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