SOSAT - Bocchette Centrali


 

 

SENTIERO SOSAT

VIA DELLE BOCCHETTE CENTRALI

Gruppo montuoso: Dolomiti di Brenta

Grado di difficoltà globale: POCO DIFFICILE (Vai alla scala delle difficoltà).

Difficoltà tecniche: 1

Esposizione:         2

Impegno fisico:     3

Dislivello assoluto: dalla partenza (Rif. Vallesinella) al Rifugio Alimonta: m 1067. Il dislivello coperto dalla ferrata è poco significativo in quanto si svolge su cenge con deboli saliscendi.       

Tempo di percorrenza: Su sentiero, dal parcheggio presso il Rifugio Vallesinella al Rifugio Tuckett: ore 2

Dal Rifugio Tuckett al Rifugio Alimonta per la ferrata SOSAT: ore 3,15 circa

Punti di appoggio: Rif. Vallesinella – Rif. Casinei - Rif.Tuckett – Rif. Brentei

Accesso: Da Madonna di Campiglio una stretta strada asfaltata lunga 4,8 km conduce sino al Rifugio Vallesinella (m 1513) ove abbandoniamo l’auto presso l’ampio parcheggio. Seguiamo il sentiero (segnavia n°317) che scende in breve a superare il torrente con comodo ponte in legno. Poco oltre intersechiamo un’ampia carrareccia per poi salire nel bosco con facile tracciato a tratti gradinato con assi in legno. La salita, piuttosto ripida ma mai difficile, esce dal bosco in coincidenza del poggio erboso ove sorge il Rifugio Casinei (m 1825 – ore 0,50 dalla partenza) con panorama che si apre verso occidente. Subito oltre il rifugio ignoriamo il sentiero 318 che sale a destra al Rif. Brentei (Sentiero Bogani) e procediamo tra boschi di larici, progressivamente più radi, sino ad aprirci con splendida visione alle nostre spalle ad inquadrare in lontananza il Cevedale. Fra grandi macigni, oramai sovrastati dalle splendide cime rocciose del Brenta e con un ultimo strappo finale un po’ più erto, guadagniamo il terrazzo ove sorge il Rifugio Tuckett (m 2272 – ore 1,10 dal Rif. Casinei – ore 2 complessive). 

Descrizione della ferrata e del tratto che conduce al Rifugio Alimonta:

Dal Rifugio Tuckett seguiamo il sentiero che punta in direzione della marcata Bocca del Tuckett, al di sotto della quale osserviamo ciò che rimane dell’omonima vedretta, fortemente ritiratasi nel corso degli ultimi anni. Sospesa sul valloncello osserviamo invece, più in alto sulla destra, la notevole fronte ghiacciata della Vedretta Superiore di Brenta. Il nostro tracciato, dopo 15 minuti di cammino, lascia sulla sinistra il sentiero Dallagiacoma per dividersi ulteriormente pochi metri più avanti: lasciamo la pista che procede davanti a noi verso la Bocca del Tuckett per calare brevemente a destra nel fondo del valloncello. Si risale la costa opposta descrivendo un semicerchio sino all’attacco della via, indicato da una targa e dalla prima breve scaletta di ferro (30 minuti dal Rif.Tuckett). Seguono alcuni facili gradoni rocciosi attrezzati con funi metalliche e qualche staffa che risultano quasi eccessive considerata la facilità e la scarsa esposizione del tracciato. Si procede con una lunga frazione di sentiero normale che senza perdere quota traversa tra i ciclopici macigni di un’impressionante frana. Senza segnaletica sarebbe facile perdersi, i segnavia guidano invece senza alcuna difficoltà nel piccolo altipiano. Notevole l’ampia vista verso occidente sino ad abbracciare il Carè Alto, l’Adamello e i relativi ghiacciai che ne rivestono le pendici. Si procede uniformemente sino ad un salto in uno stretto camino: lo discendiamo per una decina di metri (1° grado inferiore) per poi proseguire con un’ulteriore breve frazione di sentiero. Aggiriamo un costone sino ad aprirci in una fantastica visione del Crozzon di Brenta e sullo stretto canale ghiacciato che lo divide dalla Cima Tosa. Poco oltre il cammino appare compromesso da un improvviso, profondo vallone che sembra interrompere il tracciato. La spaccatura appare impressionante ed insuperabile. In realtà la ferrata supera l’ostacolo con eleganza: ricompaiono infatti le funi metalliche e qualche staffa che permettono di passare al di sotto di un piccolo, caratteristico ponte di roccia. Poco oltre pieghiamo a sinistra affrontando in discesa due brevi scalette per affrontare altrettanti salti di roccia. Caliamo poi con più decisione nella ciclopica spaccatura con altre brevi scale a pioli e funi metalliche. Più in basso traversiamo verso sinistra sfruttando una corta cengia che ci porta nel punto maggiormente ombreggiato dell’anfratto, in una posizione dove la neve tende a conservarsi per buona parte dell’estate.    Subito oltre si risale l’impressionante muro di roccia rimontando con lunga e strapiombante scala la grande parete verticale (punto più impegnativo della ferrata). In un unico balzo la scala scavalca 20 metri d’altezza depositandoci sulla soprastante, larga cengia rocciosa. Procediamo su di essa verso destra aggirando con minori difficoltà le Punte di Campiglio. Il tracciato piega poi, sempre su cengia, verso oriente aprendosi all’ampia visione della testata della Val di Brenta con gli Sfulmini e l’omonima piccola vedretta, mentre a sud siamo sempre sovrastati dalla grande mole di Cima Tosa e del Crozzon di Brenta. Una targa indica in anticipo il termine della via, procediamo infatti sotto poderosi strapiombi sino a due brevi ulteriori salti ben attrezzati con scale e funi. Subito oltre siamo alla reale conclusione della ferrata: diverse possibilità permettono di calare brevemente al già visibile Rifugio Brentei. Procedendo senza deviazioni si guadagna invece quota su terreno detritico ripido ma privo di difficoltà. Bordeggiamo alcuni ampi campi nevosi posti sulla sinistra. Salendo ignoriamo la deviazione segnalata a sinistra per la ferrata Oliva Detassis e con un ultimo breve salto guadagniamo l’ampio pianoro ove sorge il Rifugio Alimonta (m 2580 – ore 3,15 dal Rifugio Tuckett – ore 5,15 complessive). Splendido il panorama che si gode dai dintorni della struttura; appare, a breve distanza, la Vedretta degli Sfulmini e la Bocca degli Armi dominata a sinistra dall'omonima cima e a destra dalla Torre di Brenta.

Osservazioni – Caratteristiche della ferrata:

Nello stile della maggior parte delle ferrate nel gruppo Brenta, è una via che si estende per gran parte su cenge con scarsi dislivelli e contenute difficoltà tecniche. I problemi maggiori derivano dalla grande esposizione delle cenge stesse, con un particolare occhio di riguardo per la strapiombante scala alta 20 metri che risulta faticosa oltre ad essere molto verticale. Naturalmente il dislivello assoluto è poco rilevante essendo lo sviluppo della via prevalentemente orizzontale con scarsi saliscendi. Particolare attenzione deve essere prestata in caso di pioggia anche se la via si snoda di molto sottocrinale e quindi non espone ai rischi propri di vie che si sviluppano a quote più elevate. Non è un caso se la ferrata SOSAT fu costruita come variante più bassa e facile al sentiero delle Bocchette Alte che si sviluppa sul crinale andando a toccare quote superiori ai 3000 metri. Nel complesso è una via che può essere consigliata anche ai neofiti purchè rigorosamente accompagnati da qualcuno più esperto in grado di fare sicurezza nei tratti molto esposti sulle rampe di scale e sulle sottili cenge.

Nota: Il pernottamento al Rifugio Alimonta permette di proseguire, il giorno successivo, sulla Via delle Bocchette Centrali rientrando poi al Rifugio Vallesinella. Segue la descrizione del percorso.

Nota: La ferrata SOSAT può essere percorsa in un solo giorno scndendo al suo termine al Rifugio Brentei e rientrando alla partenza con il segnavia 318 (sentiero Bogani). Per la descrizione vedi la spiegazione relativa al rientro a valle previsto dopo la percorrenza delle Bocchette Centrali.

B) VIA DELLE BOCCHETTE CENTRALI

Gruppo montuoso: Dolomiti di Brenta

Grado di difficoltà globale: POCO DIFFICILE (Vai alla scala delle difficoltà).

Difficoltà tecniche: 1

Esposizione:         3

Impegno fisico:     4 (Tenendo conto della salita da Madonna di Campiglio attraverso la ferrata SOSAT: il pernottamento suddivide comunque la fatica in due giorni riducendo notevolmente lo sforzo)

Dislivello assoluto: Il dislivello coperto dalla ferrata è poco significativo in quanto si svolge su cenge in continuo saliscendi. Il punto più alto è quotato circa m 2800. La discesa al parcheggio presso il Rifugio Vallesinella comporta la perdita di circa m 1300 di dislivello assoluto.

Tempo di percorrenza: Dal Rifugio Alimonta alla Bocca di Brenta per la Via delle Bocchette Centrali: ore 3,15

Discesa su sentiero: Dalla Bocca di Brenta al Rifugio Brentei: ore 1

Dal Rifugio Brentei al Rifugio Vallesinella: ore 1,50

Punti di appoggio: Rif. Alimonta – Rif. Brentei – Rif. Pedrotti-Tosa.

Accesso: Dal Rifugio Alimonta (m 2580) il sentiero guida in direzione della Vedretta degli Sfulmini che incombe con il suo fronte ghiacciato sulla piccola piana che accoglie il rifugio. Il tracciato volge sui detriti morenici a sinistra del ghiacciaio permettendo di guadagnare quota sino al bivio posto sotto la verticale della Bocchetta di Molveno. Il sentiero che sale alla stretta forcella conduce all’attacco delle Bocchette Alte, noi passiamo invece a destra scendendo in breve sino al bordo generalmente innevato della Vedretta. Passiamo sul ghiacciaio, con pista generalmente battuta e di norma innevata sino a tutto agosto. Con pendenza moderata descriviamo un ampio semicerchio attorno alla parete occidentale della Cima degli Armi puntando alla stretta insellatura compresa tra quest’ultima e la Torre di Brenta. Non risultano normalmente necessari i ramponi e la piccozza: solamente a stagione molto avanzata tende ad affiorare il ghiaccio vivo e qualche eventuale piccolo crepaccio che viene scavalcato senza eccessivi affanni. In 40 minuti circa dal rifugio guadagniamo il margine superiore della vedretta in coincidenza della Bocca degli Armi (m 2749), bellissima forcella in pieno crinale dove ci affacciamo sul ripido canalone che precipita sul versante di Molveno.

Descrizione della ferrata:

Lasciamo il ghiaccio della Vedretta degli Sfulmini per passare all’ardito percorso della Via delle Bocchette Centrali. Dopo esserci imbragati attacchiamo il ripido appicco sulla destra che scavalchiamo con una sequenza di brevi scalette (sentiero Figari - una lapide segnala l’inizio della ferrata). Poco sopra raggiungiamo la stretta cengia sospesa che, scavata sul versante orientale, traversa in impressionante esposizione il profondissimo abisso. A tratti il soffitto è un po’ basso richiedendo attenzione a chi ha la piccozza o i bastoni telescopici sporgenti dallo zaino. Mai la fune metallica risulta tanto gradita come in questo tratto per annullare l’esposizione da capogiro. Si aggira la parete sino a passare su terreno più facile con la vista che si allarga fino a cogliere il famoso motivo del Campanile Basso. Si cammina con esposizione ora moderata e con pochi tratti attrezzati di contenuta difficoltà sino a raggiungere uno stretto diedro roccioso alla base degli Sfulmini. Si rinnova l’impressionante esposizione: la cengia, all’improvviso strettissima, descrive una specie di “ferro di cavallo” all’interno dello stretto diedro (Sentiero De Stanchina). Ancora una volta occorre prestare attenzione al soffitto a tratti basso e al baratro che precipita per oltre mezzo chilometro sotto la sottile cengia. Il passaggio è di quelli che non si dimenticano ma è relativamente breve e lascia spazio a un innocuo sentierino (sentiero Castelli) che con deboli saliscendi su terreno detritico si mantiene insistentemente sotto crinale sul versante orientale, illuminato al mattino dal sole. In pratica senza difficoltà, con pochi spezzoni attrezzati, guadagniamo il crinale proprio alla base della verticale parete del Campanile Basso dove forse potremo ammirare, da poca distanza, le cordate che si impegnano sulla via normale alla cima. Un breve sguardo nel versante della Val di Brenta Alta (con il Crozzon di Brenta e Cima Tosa) e torniamo immediatamente sul versante orientale perdendo bruscamente quota in una fastidiosa scarpata di roccette e detriti mobili. E’ questo il tratto meno spettacolare della via e non lascia presagire l’ultima spettacolosa frazione di ferrata. Sempre in discesa le funi guidano sbrigativamente in un ombreggiato anfratto (attenzione ai sassi mobili) per poi proseguire in breve sino a riguadagnare il crinale in coincidenza della Bocchetta del Campanile Basso (m 2620) dove osserviamo l’impressionante canalone innevato che precipita verso occidente. La forcella, particolarmente angusta in quanto schiacciata tra le incombenti pareti del Campanile Basso e della Brenta Alta, segna il punto in cui la ferrata cambia all’improvviso versante. Proseguiamo infatti sul versante della Val di Brenta Alta (sentiero Gottstein) con le funi fisse che sfruttando le sottili cenge riguadagnano progressivamente quota. Spettacolare sia il percorso, che transita su esili ed esposti ballatoi, che la vista sulla vertiginosa e repulsiva parete strapiombante del già nominato Campanile Basso. Raggiunto un culmine si cala con l’ausilio di una ripida scala e di alcune staffe alla sottostante cengia per poi procedere nell’aggiramento del versante sudoccidentale della Brenta Alta. Ancora una volta la cengia si riduce spettacolarmente e si incunea in due brevi e angusti spacchi, uno dei quali caratterizzato da un soffitto piuttosto basso (attenzione ad eventuali oggetti sporgenti dallo zaino). Si rinnova l’eccezionale esposizione, questa volta a destra, con brevi tratti attrezzati con sostegni in legno per i piedi nei tratti in cui la cengia è eccessivamente ridotta. Le funi si interrompono nel successivo traverso con la cengia ora sufficientemente larga da consentire un cammino sicuro (fonte d’acqua nella parete a sinistra). Da notare gli impressionanti strapiombi che ci sovrastano. In ultimo una grande scala verticale ci consente di calare una ventina di metri più in basso: è il degno e spettacolare finale di una ferrata indimenticabile per il panorama e l’esposizione. Le ultime funi d’acciaio scaricano nel caotico ammasso di detriti poco sotto la Bocca di Brenta. E’ consigliabile, a completamento dell’escursione, la breve salita (neanche 10 minuti) alla Bocca stessa sfuttando l’ampio nevaio inclinato. Dal passo ci affacciamo, in una delle più celebri visioni delle Dolomiti di Brenta, sui rifugi Pedrotti e Tosa (fino qui ore 3,15 complessive dalla partenza).

Osservazioni – Caratteristiche della ferrata:

E’ senz’altro la ferrata più famosa dell’intero gruppo. Si tratta senz’altro della sezione più celebrata e spettacolare del complesso denominato “Via delle Bocchette”, anche se la palma della ferrata più impegnativa e tecnica del Brenta spetta certamente alla via delle Bocchette Alte.

La via delle Bocchette Centrali, come si evince dalla descrizione, è divisa in quattro frazioni dedicate:

1)       al presidente del CAI nell’anno 1957 quando la via fu completata e cioè Bartolomeo Figari.

2)       alla prima donna italiana che salì il Campanile Basso: Carla Benini de Stanchina.

3)       all’allora gestore del Rifugio Pedrotti: Arturo Castelli.

4)       al finanziatore americano di una parte della via: Otto Gottstein.

Per quanto concerne le difficoltà tecniche occorre sottolineare che l’impegno rimane modesto, ciò che invece sorprende è la ripetuta sequenza di settori davvero vertiginosi su orridi precipizi in massima esposizione, per quanto su facili cenge orizzontali. La ferrata alterna quindi comodi tratti di facile cammino con improvvisi passaggi sull’orlo di profondi abissi: è una via da sconsigliarsi a chi non è abituato a sopportare molto vuoto attorno a sé. Notevole l’obiettivo da parte dei costruttori di non rovinare alcuna cima, e in effetti la via, pur sviluppandosi per intero fra 2500 e 2800 metri di quota, non viola e non banalizza alcuna cima del gruppo. Indispensabile, qui più che mai, il caschetto per i numerosi tratti di cengia caratterizzati da un soffitto particolarmente basso. Ovviamente la via è del tutto sconsigliabile con tempo malsicuro in quanto si mantiene di poco sottocrinale ad una quota dove può nevicare in qualsiasi stagione dell’anno. In generale è d’obbligo informarsi presso il rifugio Alimonta o presso Il Rif.Pedrotti – Tosa circa la necessità di avere con sé piccozza e ramponi per affrontare la via: in presenza di tratti innevati o ghiacciati (per altro non infrequenti) le difficoltà tecniche possono divenire improvvisamente rilevanti. La piccola Vedretta degli Sfulmini in condizioni normali non deve preoccupare in quanto percorsa da una buona traccia: solo a stagione avanzata affiora il ghiaccio vivo con la necessità di utilizzare i ramponi.

Rientro a valle:

Dalla Bocca di Brenta (m 2552) scendiamo nella Val di Brenta Alta sfruttando il ripido scivolo innevato sino ad una sottostante terrazza detritica dove i segnavia volgono a sinistra. Subito oltre caliamo attraverso un ripido salto dove funi metalliche fisse aiutano, provvidenzialmente, a superare la scoscesa fascia di rocce obliquando verso destra. Al di sotto troviamo un ampio campo innevato quasi piano seguito da una vasta pietraia. Oltre, il sentiero si fa più semplice, in moderata pendenza, con panorama che si apre imponente a sinistra sulla Cima Tosa e il Crozzon di Brenta divisi dall'impressionante Canalone Neri. In ultimo si traversa in piano tra splendidi pascoli dove abbondano i rododendri sino al magnifico terrazzo erboso ove è posto il Rifugio Brentei (m 2182 – ore 1 circa dalla Bocca di Brenta – ore 4,15 dal Rifugio Alimonta). Dopo una meritata sosta si prosegue sul comodo sentiero Bogani, senz’altro il più battuto dai normali escursionisti nel gruppo del Brenta (segnavia n°318). Prima in piano, poi in breve salita si guadagna una caratteristica galleria scavata nella roccia per poi proseguire tagliando i ripidi pendii erbosi che si affacciano sulla profonda Val di Brenta. Ignorato il bivio sulla destra (m 2048) che conduce al Rifugio Tuckett, caliamo con più decisione di quota con un ultimo tratto nel bosco di conifere sino a raggiungere il ripiano dove sorge il Rifugio Casinei (m 1825 – ore 1,15 dal Rifugio Brentei). Non resta che l’ultima breve frazione di sentiero, comune all’andata, che cala nel bosco (segnavia n° 317) sino a rientrare al parcheggio presso il Rifugio Vallesinella (m 1513 – ore 0,35 dal Rifugio Casinei – ore 6 complessive dal Rifugio Alimonta)

Nota: Si sconsiglia la percorrenza della Via delle Bocchette Centrali in un solo giorno. La marcia d’avvicinamento più rapida consiste nella salita dal Rifugio Vallesinella alla Bocca di Brenta seguendo a ritroso il sentiero appena descritto come via di rientro. La marcia, solo per raggiungere l’attacco della via, richiede ore 3,30 di cammino a cui vanno aggiunte ore 3,15 di ferrata e cammino per guadagnare il Rifugio Alimonta. Il rientro a valle richiede almeno altre 3 / 3,30 ore, il tutto soste escluse. Meglio percorrere la via in due giorni come indicato nella presente guida combinando l’itinerario con altre ferrate.

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