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FERRATA TERZA CENGIA
DEL POMAGAGNON
Gruppo
montuoso:
Dolomiti – Gruppo del Pomagagnon Grado di difficoltà globale: POCO DIFFICILE (Vai alla scala delle difficoltà). Difficoltà tecniche: 1 Esposizione: 3 Impegno fisico: 3 Dislivello assoluto: m 1000 (circa m 450 di ferrata) Tempo
di percorrenza:
ore 7 complessive (ore 2 circa
la ferrata) Punti
di appoggio:
Chiave Accesso: Da Cortina d’Ampezzo seguiamo la statale 51 per un paio di km in direzione di Dobbiaco sino al bivio a destra che conduce nel piccolo borgo di Chiave (m 1300 circa). Posteggiamo l’auto presso l’Istituto Elioterapico Putti. Presso l’edificio, diverse carrarecce non segnalate da cartelli entrano nel bosco verso nordest intercettando dopo pochi minuti di cammino il segnavia 202. Si guadagna progressivamente quota salendo nell’abetaia fino a raggiungere l’enorme ghiaione discendente dalla Forcella Pomagagnon. Rimontiamo faticosamente il canalone tra detriti e sassi mobili; ignoriamo la biforcazione che conduce a sinistra verso Fiames (pannello in legno che segnala la biforcazione e il toponimo “Sote del Pomagagnon – m 1670”). Molto ripidamente proseguiamo la salita della Grava del Pomagagnon sino all’ulteriore biforcazione che permetterebbe sulla sinistra di rimontare le ghiaie sino alla Forcella Pomagagnon (ulteriore cartello in legno che segnala il bivio e il toponimo ladino “Gravon de Pomagagnon”). Le indicazioni per la “Terza cengia” permettono invece di salire brevemente davanti a noi sino alla base dell’incombente parete rocciosa (circa ore 1,30 di cammino). Sulla destra si delinea già la stretta cengia ascendente che taglia la grande muraglia rocciosa. E’ bene indossare qui l’imbragatura per ferrate anche se la via non ha ancora inizio per l’assenza di posizioni comode nel tratto successivo. E’ senz’altro consigliabile indossare subito anche il caschetto in considerazione dei poderosi strapiombi che ci sovrastano. Descrizione della ferrata: L’itinerario, come detto, abbandona il grande ghiaione per salire a destra, in lunga diagonale ascendente, sulla terza delle cinque cenge che tagliano il Pomagagnon. Un tratto su fondo detritico, in faticosa e ripida salita a tratti esposta, conduce al primo breve spezzone di fune metallica. L’attrezzatura permette di progredire nonostante la cengia quasi scompaia. Superato questo tratto in forte esposizione riprende l’esilissimo sentiero ascendente con la parete a sinistra e l’impressionante strapiombo sulla destra. Resta fondamentale avere piede fermo anche perché le attrezzature sono ridotte al minimo indispensabile lasciando lunghi tratti di sottile cengia esposta privi di assicurazione. Un secondo tratto attrezzato con fune fissa aggira in grande esposizione le pendici della Costa di Bartoldo per poi piegare sulla sinistra e scendere per un breve tratto nella marcata gola compresa tra la cima appena indicata e la Croda Cestellis. Possiamo fare una sosta sfruttando il terrazzo roccioso per poi risalire di nuovo, in sensibile pendenza, dapprima su roccette quindi su sabbie e ghiaie estremamente instabili. Il ripidissimo pendio dev’essere affrontato in questo tratto con grande prudenza (caduta sassi) sino a raggiungere nel tratto più erto una fune metallica non ancorata che pende dall’alto. La usiamo per risalire a forza di braccia gli ultimi 10-15 metri più ripidi sino a guadagnare le più facili roccette sorastanti. Riprende il cammino su cengia con la vista che si apre spettacolarmente verso la grande mole del Sorapiss e dei Tondi di Faloria. La cengia, sempre larga meno di un metro, sale attrezzata unicamente nei punti più esposti, puntando alla stretta forcella compresa tra la Croda Cestellis e la Punta Erbing. Le ultime funi permettono il non difficile accesso alla forcellina (circa m 2250 - ore 3,10 dalla partenza) dove ci affacciamo spettacolarmente sul versante opposto (Val Grande) con grande visione del Monte Cristallo. Siamo sormontati da curiose formazioni rocciose e, alle spalle, notiamo il gruppo delle Tofane. Prima di calare nella Val Grande, è consigliabile salire in qualche minuto sulla sommità della Punta Erbing (m 2305) seguendo sulla destra la facile traccia non segnata su roccette. Dalla sommità appare imponente la vista sull’intera conca di Cortina e sui principali massicci dolomitici del circondario (Pelmo, Tofane, Sorapiss, Nuvolau, Averau ecc…) Rientro alla partenza: Dalla forcellina ove ha termine la ferrata, si cala nel versante della Val Grande. Ad un tratto in ripida discesa segue un traverso a destra con alcuni brevi salti su roccette che richiedono attenzione e piede fermo. Si passa poco sotto una sella del soprastante crinale del Pomagagnon per poi procedere in falsopiano sino alla Forcella Zumeles (m 2072 – ore 0,50 dal termine della ferrata – circa 4 ore complessive; cartello in legno con indicato il toponimo). Caliamo verso destra (segnavia 204) sfruttando il sentiero sostenuto da traverse di legno. Perdiamo rapidamente quota tra i pascoli con percorso suggestivo e splendida vista su Cortina. Più in basso raggiungiamo un rado bosco di abeti. Un breve tratto e troviamo il bivio con la larga stradicciola che percorsa verso destra ci ricondurrà alla partenza (cartello indicante il toponimo “Pousa de Zumèles – m 1675”). Sebbene piuttosto lungo, non si potrebbe chiedere un rientro più facile: una larga mulattiera si sviluppa nel fresco delle confiere sino a raggiungere più in basso due bivi (Toponimi indicati da cartelli: “Cujinates - m 1612” e “Brujà Pomagagnon - m 1600”). La nostra via di rientro segue sempre la stradicciola senza farsi sviare da altri sentieri più lunghi e scomodi. In un paio d’ore di discesa raggiungiamo l’ultimo bivio a sinistra (indicazioni per “Chiave”) che tra piccoli boschetti e i prati di fondo valle ci riporta alla partenza presso l’Istituto Elioterapico Putti (ore 6,30 complessive). Osservazioni – Caratteristiche della ferrata: Un’escursione spettacolare dal punto di vista panoramico, forse la migliore di tutte per quanto riguarda la vista su Cortina d’Ampezzo. L’unica ferrata completamente su cengia della zona nello stile di molte vie ben più note nel Gruppo del Brenta.Ad una tecnica quasi assente (le funi servono unicamente come corrimano), si contrappone la forte esposizione di tutto il tracciato che si sviluppa per intero sull’orlo di un abisso via via sempre più alto e impressionante. Attenzione all’indicazione globale della difficoltà: abbiamo indicato la via come poco difficile in quanto i brevi tratti attrezzati non comportano alcuna difficoltà se non l’assenza assoluta di vertigini. Occorre però osservare la mancanza di attrezzature per lunghi settori di tracciato in esposizione anche consistente. Le funi metalliche sono ridotte a pochi spezzoni nei tratti più impressionanti dove la progressione sarebbe del tutto compromessa; sarebbe senza dubbio consigliabile l’aggiunta di ulteriori attrezzature per favorire la progressione dei meno esperti. La ferrata è di conseguenza sconsigliata a chi si lascia impressionare dall’altezza e in generale ai ferratisti con scarsa esperienza. Da segnalare il forte pericolo di caduta sassi nel ripidissimo canale che risale tra la Costa di Bartoldo e la Croda Cestellis (anche in questo settore la lunga fune stesa dall’alto non è sufficientemente lunga in un tratto che mette alla prova il ferratista “puro”, abituato ad avere la fune come indispensabile mezzo di progressione).In generale è un itinerario poco battuto e poco noto. Da notare che non vi è alcuna targa a segnalare l’inizio della ferrata e nessun libro di vetta a termine dell’impresa. Molti libri non citano nemmeno questa via che invece è assai meritevole e con un panorama unico sulla conca d’Ampezzo. L’itinerario è generalmente percorribile da giugno a ottobre. Da notare l’assenza di fonti e di punti d’appoggio: è bene quindi partire con una sufficiente quantità d’acqua.
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