Bocca di Scala - Vecchio

MONTE VECCHIO (m 1982)

BOCCA DI SCALA (m 1846)

Il Monte Vecchio, posto sullo spartiacque dell’Appennino Settentrionale, rappresenta per altezza la terza cima della Toscana dopo il Monte Prado (m 2054) e il Monte Giovo (m 1991) nonché una delle più alte dell’Emilia Romagna. Osservato dal versante toscano assume l’aspetto di un’imponente piramide a dividere le valli di Sassorosso e di Soraggio. Inconfondibile appare il crinale discendente dal punto più alto fino alla sottostante Bocca di Scala noto con il nome di “Scaloni” come riferimento agli strati di arenaria a forma di gradoni che lo contraddistinguono. Fino al XIX secolo le mappe indicavano con il nome “Scaloni” l’intero Monte Vecchio. L’escursione che vi suggeriamo permette di salire in vetta partendo dalla provincia di Lucca andando a toccare l’elevazione secondaria del Monte Bocca di Scala. Gli “Scaloni” ai quali facevamo riferimento sopra vengono in gran parte aggirati a destra evitando in questo modo salti esposti o comunque con difficoltà che non sarebbero escursionistiche. Da rilevare come parte dell’avventura si sviluppi nell’ambito del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, una zona di elevato interesse naturalistico. Lungo il tracciato descritto osserverete, ad inizio stagione (giugno, inizio luglio), parecchie specie botaniche alpine e boreali molto rare alle quali faremo riferimento in coda alla descrizione. Massima attenzione deve essere prestata alle condizioni meteorologiche scegliendo di raggiungere la vetta in una giornata stabile tra giugno e ottobre. È bene ricordare come l’area del Monte Vecchio e del vicino Monte Prado sia spesso avvolta nelle nebbie oltre a presentare una notevole piovosità. Anche il vento può rivelarsi un ostacolo formidabile tanto più che la fascia di crinale appenninica tosco emiliana presenta i massimi d’intensità per il Centro e il Nord Italia.

L’escursione in breve:

Sorgente del Lamarossa (m 1450) – Sella del Lamarossa (m 1655) – sella senza nome (m 1778) – Monte Bocca di Scala (m 1846) – Fontana del Buon Vino (Sella Bocca di Scala – m 1764) – Passo degli Scaloni (m 1922) – Monte Vecchio (m 1982)

Dati tecnici:

Partenza dalla Sorgente del Lamarossa (m 1450): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nella breve deviazione che dal Passo degli Scaloni conduce al Monte Vecchio che avviene in ogni caso su sentiero di crinale ben evidente con buona visibilità. Senza segnaletica anche la digressione al Monte Bocca di Scala che avviene senza traccia su pendii per lo più erbosi comunque non esposti. Dislivello assoluto: m 532: dislivello realmente superato in salita e in discesa: circa m 630. Acqua sul percorso: assente

Accesso alla partenza:

Chi proviene da Lucca raggiunge Castelnuovo di Garfagnana per poi proseguire sulla SP 72 (ex SS 324) in direzione del Passo delle Radici raggiungendo Castiglione di Garfagnana. Superato il paese, al Km 100,400 si trova il bivio dove volgiamo a sinistra con indicazioni per il Parco dell’Orecchella. Dopo circa 15 km si trova la tabella che indica il confine del parco quindi, dopo pochi metri, si ignora il bivio a destra con indicazioni per l’”Orto botanico Pania di Corfino” e il Rifugio Isera. Proseguiamo sino all’ulteriore biforcazione dove volgiamo a destra con cartello indicante il Rifugio Bocca di Scala. Il fondo della strada diviene naturale ma comunque percorribile sebbene con molta prudenza per le tante sconnessioni. Percorriamo qualche km quindi, in coincidenza di un marcato tornante verso destra, si abbandona la macchina per seguire a sinistra il sentiero n°66. Per riconoscere la curva in cui parcheggiare l’automobile è importante ricordare la presenza di un cartello escursionistico indicante l’innesto con il sentiero Airone 3 a 5 minuti di distanza e l’innesto con il sentiero 64 a ore 1,35 di cammino.

Chi proviene da Modena scavalcherà il Passo delle Radici quindi scenderà verso Castiglione di Gafagnana. Al bivio posto al km 100,400 si volge questa volta a destra per poi proseguire come indicato sopra. 

Chi arriva dalla Versilia o dalle città di Massa e Carrara raggiunge Castelnuovo di Garfagnana con la SP del Passo del Vestito o del Cipollaio quindi si prosegue sulla SP 72 verso Castiglione di Garfagnana procedendo come indicato sopra.

Descrizione del percorso:

Il sentiero 66 si sviluppa subito a destra di un’evidente zona umida: siamo alla Sorgente del Lamarossa (m 1450), come indicato dal cartello in legno. Il sentiero procede oltre penetrando in un fitto e ombroso bosco di faggio con il tracciato che sale in moderata pendenza. È una lunga frazione nella quale il panorama è del tutto precluso dalla densa alberatura. In compenso il tratto risulta nella stagione estiva piacevolmente fresco e protetto dalla radiazione solare. Dopo circa un’ora di salita o poco meno andiamo a confluire nel sentiero 64 in coincidenza della Sella di Lamarossa (m 1655).

Volgiamo in direzione del Passo degli Scaloni indicato dal cartello ad ore 1,20 di distanza. Abbiamo quasi subito una prima schiarita che permette di osservare verso occidente la sommità boscata della Sella di Corfino mentre all’orizzonte sfilano le ardite vette delle Alpi Apuane nonché un piccolo tratto della Garfagnana. Il sentiero procede apparendo come una striscia scavata nel manto erboso. Lasciamo alla nostra destra alcune balze rocciose quindi, in faticosa salita, guadagniamo un dorso dal quale appare ben visibile il proseguo. Il sentiero aggira a sinistra una modesta conca quindi sale diagonalmente tra la grande rupe a destra e l’isolato pinnacolo d’arenaria affiorante a sinistra. Accediamo in questo modo alla selletta soprastante (m 1778) dalla quale osserviamo a distanza, per la prima volta, il Monte Vecchio e la cresta degli Scaloni. Andiamo ora ad eseguire la breve digressione che conduce al Monte Bocca di Scala. Si abbandona il sentiero segnato per volgere in salita a sinistra, senza via obbligata, lungo le facili balze per lo più erbose o con detrito affiorante. Nonostante l’assenza di una traccia e della segnaletica l’ascesa si rivela semplice e mai esposta permettendo in breve di accedere all’ampio pianoro sommitale (m 1846 – ore 1,30 dalla partenza).

Notevole appare il paesaggio con particolare riferimento al tratto di crinale culminante nel monte Prado, nel Monte Vecchio e nel Cella. Lo sguardo si spinge sino al Monte Cusna, elevazione non di crinale essendo completamente in territorio emiliano ma comunque visibile e piuttosto importante essendo la seconda più alta cima dell’Appennino Settentrionale. Verso meridione dominiamo il solco vallivo della Garfagnana sovrastata naturalmente dalle Alpi Apuane. Torniamo a ritroso andando a riprendere il sentiero segnato per procedere in direzione del Monte Vecchio. Il tracciato, superato un evidente ometto di pietre, procede con una frazione quasi pianeggiante assecondando le deboli ondulazioni prative. Aggiriamo di fatto il Monte Bocca di Scala traversando nel suo versante meridionale e puntando in direzione della sella che lo divide dal Monte Vecchio. Scorgiamo alla nostra destra, a poca distanza, il piccolo Rifugio Bocca di Scala, posto al limitare tra la faggeta sottostante e il prato d’altitudine. Procediamo comodamente seguendo i paletti segnavia per raggiungere la marcata Sella Bocca di Scala (m 1764) nota anche con la curiosa denominazione di “Fontana del Buon Vino”. Quest’ultimo è un toponimo bizzarro che trae origine da una sorgente, per altro recintata e inaccessibile, posta sotto il sentiero sul lato destro salendo verso il Monte Vecchio.

Siamo ora alla base degli Scaloni. Lasciamo alle nostre spalle il Monte Bocca di Scala per andare ad affrontare la frazione più interessante del cammino. Il sentiero si sviluppa grosso modo in coincidenza dell’elegante e selvaggio filo di cresta discendente dalla vetta del Monte Vecchio. Dopo un breve tratto scavato nel manto erboso si tocca il filo di cresta degli Scaloni con alcune roccette affioranti che non creano alcun problema. Oltre al Monte Vecchio osserviamo, sulla destra, il selvaggio profilo per lo più erboso del Monte Cella. Subito oltre il crinale degli Scaloni si impenna divenendo nel contempo più impervio. Il sentiero si scosta a destra del crinale evitando le maggiori difficoltà. Traversiamo in diagonale ascendente e nonostante alcune frazioni più strette con il tracciato ridotto ad un’esile striscia nel manto erboso, non si affrontano in ogni caso tratti esposti o in arrampicata. Osserviamo più in alto un bizzarro cocuzzolo roccioso affiorante che andremo poco oltre ad aggirare alla sua sinistra. Prima di raggiungerlo superiamo un tratto più scosceso nonché un canalino di roccia affiorante dove occorre prestare attenzione agli appoggi. Subito oltre, dopo un tratto prativo, passiamo nello stretto passaggio compreso tra il cocuzzolo roccioso affiorante sulla destra e le pendici del Monte Vecchio sulla sinistra. A seguire il tracciato diviene mite e rassicurante con la pendenza che decresce sino a raggiungere il crinale principale dell’Appennino Settentrionale in coincidenza del Passo degli Scaloni (m 1922 – circa 2,10 ore dalla partenza).

Ci troviamo sullo spartiacque attraversato dal confine tra la Toscana e l’Emilia e in coincidenza della sella intersechiamo il sentiero 00 di crinale. Nel nostro caso abbandoniamo tuttavia il sentiero segnato per rimontare, a sinistra, l’evidente traccia che in una decina di minuti dal valico raggiunge il culmine del Monte Vecchio (m 1982 – ore 2,20 dalla partenza). Il sentiero 00 di crinale infatti evita inspiegabilmente la cima del Monte Vecchio aggirandone la sommità nel versante emiliano. La digressione è comunque ben evidente e priva di qualsiasi difficoltà.

La vetta è spesso avvolta, anche in estate, nelle nebbie per via dell’altitudine unitamente alla relativa vicinanza del Mar Ligure. Se la visibilità è buona il paesaggio è di grandiosa vastità, aperto nel versante emiliano verso l’Alpe di Vallestrina e il Monte Ravino mentre a breve distanza occhieggia il piccolo Lago del Monte Vecchio. Il rientro avviene a ritroso per un totale complessivo di circa 4 ore di cammino.

Cenni sulla flora: 

Tra i motivi d’interesse legati a questa escursione vi è indubbiamente la presenza, lungo il percorso, di un numero notevole di specie floreali alcune delle quali rare o molto rare. Prendendo in considerazione l’intero crinale appenninico Tosco Emiliano troviamo, nella zona del Monte Prado – Monte Vecchio, la massima concentrazione di piante tipiche d’alta montagna. Alcuni sono veri e propri relitti che raggiunsero questo settore di crinale nel periodo delle glaciazioni. Da allora in poi, il progressivo riscaldamento del clima ha finito con l’isolare alcune di queste specie in poche stazioni posizionate sui crinali più alti. L’eccezionale concentrazione di queste specie relitte nella zona del Monte Vecchio / Prado è spiegabile con il particolare clima che caratterizza questo settore dell’Appennino Settentrionale. Si tratta in effetti di un’area ad innevamento molto prolungato, soprattutto nel versante emiliano che, rivolto verso settentrione, presenta manto nevoso persistente sino a maggio con singoli nevai che resistono talvolta fino a luglio. L’escursione descritta si svolge per lo più nel versante toscano ma questo non impedisce l’osservazione di diverse specie interessanti. In questo contesto d’alta montagna con particolari condizioni paragonabili a parità di quota con quelle alpine, non è un caso la presenza di numerose piante tipicamente d’alta montagna. Elenchiamo le principali specie osservabili dal normale escursionista ricordando che si tratta solo di una lista parziale rispetto alle specie realmente presenti.

Endemismi:

1)  Primula appenninica (Primula apennina); si tratta dell’unica primula di colore rosso presente nell’Appennino Tosco Emiliano. É un raro endemismo presente sul crinale reggiano e parmense osservabile per lo più sulle rupi d’arenaria ad esposizione settentrionale. Non è osservabile lungo il sentiero descritto, è tuttavia presente sugli “Scaloni” del Monte Vecchio con l’ultima stazione, la più orientale, del suo limitatissimo areale.

2)    Pinguicola di Cristina (Pinguicula christinae). Una delle poche piante carnivore presenti in Italia; le sue foglie appiccicose sono una trappola per gli insetti più piccoli; la pianta produce poi enzimi atti a digerire le prede. Le entità presenti sul crinale tosco emiliano, precedentemente attribuite a Pinguicula vulgaris, sono state inquadrate in questa specie descritta di recente ed endemica in senso stretto dei rilievi emiliani e toscani. La specie è osservabile con discreta abbondanza in coincidenza della Sorgente del Lamarossa.

3)  Spillone traslucido (Armeria marginata); endemico dell'Appennino Tosco Emiliano, è inconfondibile per via dei suoi capolini globosi di colore rosa.

4)    Geranio argentino (Geranium argenteum). Bellissimo endemismo delle Alpi Centrali, Orientali e dell’Appennino Tosco Emiliano. In Toscana ed Emilia le stazioni della suddetta pianta sono pochissime risultando confinate nella fascia sommitale del crinale appenninico. Gli esemplari più facili da avvicinare sono posti quasi in vetta al Monte Vecchio uscendo di poco dal sentiero segnato ma sempre sull’orlo delle rupi strapiombanti che costituiscono la parte superiore degli Scaloni.

Piante rare o molto rare per l’Appennino Settentrionale:

1)  Licnide alpina (Silene suecica); pianta tipica delle gelide zone della Scandinavia. In Italia è presente solo in Valle d’Aosta, Piemonte e in rare stazioni della Lombardia sempre oltre i 1800 metri. La sua presenza in Emilia è da ritenersi eccezionale tanto più che risulta presente in appena due minuscoli areali: uno presso Monte Ragola nel piacentino a forte rischio d’estinzione e appunto nella zona del Monte Vecchio e Monte Prado. Potrete osservare i magnifici fiori violetti della Licnide (o Crotonella) proprio in vetta al Monte Vecchio con una stazione nel complesso piuttosto abbondante.

3)   Aquilegia alpina (Aquilegia alpina); a livello mondiale interessa solamente le Alpi Occidentali e l’Appennino Settentrionale. In Emilia è presente con poche stazioni nella fascia di crinale. Lungo il nostro percorso è osservabile nelle rupi degli Scaloni e sul Monte Vecchio.

4)   Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata)

5)    Tulipano montano (Tulipa australis), inconfondibile per i tepali esterni gialli con evidenti striature rosse. Le poche stazioni emiliane sono tutte posizionate presso il crinale appenninico con maggior frequenza nelle province occidentali (Reggio Emilia, Parma, Piacenza). Lungo il percorso descritto sono presenti pochi esemplari sugli Scaloni in posizione quasi inaccessibile.

6)    Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum). Questo arbusto sempreverde, così comune sulle Alpi, è invece molto raro nell’Appennino Tosco Emiliano dove con tutta probabilità giunse all’epoca delle glaciazioni. Oggi è un “relitto glaciale” che sopravvive in pochissime stazioni della fascia culminale del reggiano e del modenese sempre a quote comprese tra i 1700 e i 2000 metri. Tra i più importanti areali di presenza ricordiamo quelli di Bocca di Scala, Alpe di Mommio, Monte Vecchio, Monte Prado, Alpe delle Tre Potenze e Libro Aperto. Sino ad un secolo fa era noto un ulteriore piccolo areale presso il Monte Spigolino, non distante dal Corno alle Scale. La scoperta nel 2004 di un ulteriore minuscolo areale nelle Alpi Apuane presso Fornovolasco (ad una quota insolitamente bassa) ha ulteriormente spostato verso sud il limite di presenza della specie. Questo nulla toglie all’importanza e alla rarità della specie in Emilia Romagna. Il percorso descritto permette di osservarne qualche isolato cespuglio salendo dalla Sella Bocca di Scala al Passo degli Scaloni.

7)   Androsace gelsomino (Androsace obtusifolia); non così rara sulle Alpi lo è invece nell’Appennino Settentrionale. Noterete i suoi piccoli fiori in prossimità della cima del Monte Vecchio. A quanto ci risulta è l’unica stazione nota di questa specie per la regione Toscana.

8)    Sassifraga spinulosa (Saxifraga aspera subsp. etrusca). Sassifraga aspera, non rara sulle Alpi, è presente nella sottospecie “etrusca” in poche stazioni delle Alpi Apuane e nell’Appennino Settentrionale poste nel Modenese e nel Reggiano. Caratteristiche sono le foglie che presentano sui bordi numerose piccole spine. É osservabile nel tratto di sentiero subito a monte della Fontana del Buon Vino muovendo in direzione degli Scaloni.

Altre piante di montagna facilmente osservabili:

1)   Giglio martagone (Lilium martagon) nei dintorni del Rifugio Battisti.

2)   Lino alpino (Linum alpinum) presso il Passo di Lama Lite e nei prati lungo il sentiero che porta alla Bargetana.

3)   Orchidea macchiata (Dactylorhiza maculata) presso la Sorgente del Lamarossa.

4)   Trifoglio alpino (Trifolium alpinum)

5)   Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

6)   Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) presente negli affioramenti rocciosi del crinale.

7)   Rosa pendulina (Rosa pendulina)

8)   Erba di San Giovanni Belleval (Hypericum richeri) nella zona del Passo di Lama Lite

9)   Genzianella (Gentiana verna) particolarmente abbondante nei prati a sinistra del sentiero che dal Passo di Lama Lite porta alla Bargetana.

10)  Borracina alpestre (Sedum alpestre)

11)  Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia) nelle faggete tra il Ponte di Rio Lama e il Passo di Lama Lite.

12)  Viola con sperone (Viola calcarata)

13)  Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

14)  Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus)

15)  Finocchio montano (Meum athamanticum)

16)  Mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea)

17)  Giunco delle creste (Juncus trifidus)

18)  Acino alpino (Acinos alpinus)

19)  Astro alpino (Aster alpinus)

20)  Botrichio (Botrychium lunaria) in vetta al Monte Vecchio.

21)  Scorzonera rosea (Scorzonera rosea) presso la Bocca di Scala.

22)  Salvastrella maggiore (Sanguisorba officinalis) presente presso la Sorgente del Lamarossa.

23)  Poligono bistorta (Polygonum bistorta)

24)  Finocchiella maggiore (Seseli libanotis)

25)  Piede di gatto (Antennaria dioica)

26)  Veronica pietrosa (Veronica fruticans)

27)  Pedicolare zolfina (Pedicularis tuberosa)

28)  Giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum) presente con una splendida fioritura (ad inizio luglio) nel tratto di sentiero subito a monte della Fontana del Buon Vino muovendo in direzione degli Scaloni.

29)  Raponzolo giallo (Phyteuma spicatum)

30)  Garofano minore (Dianthus deltoides)

31)  Centocchio dei boschi (Stellaria nemorum)

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