Capanne

MONTE CAPANNE (m 1019)

Tra gli itinerari escursionistici più spettacolari nell’ambito dell’Isola d’Elba non può certo mancare la salita al Monte Capanne. Posto nel lato occidentale dell’isola è il tetto non solo dell’intero Arcipelago Toscano ma anche, curiosamente, dell’intera provincia di Livorno che non offre nemmeno nella sua fascia continentale un’elevazione più alta. Il panorama di vetta non è semplicemente “bello”; stiamo parlando piuttosto di qualcosa che desta profonda sensazione per l’incredibile ampiezza della vista. In una giornata tersa dalla cima del Capanne si osservano le isole di Gorgona, Capraia, Pianosa, Montecristo e Giglio oltre alle grandi vette della Corsica. Verso nord l’orizzonte è occupato dal crinale appenninico tosco emiliano mentre a sud scorgiamo il promontorio dell’Argentario. È un qualcosa di indimenticabile così come particolare è la frazione sommitale del sentiero. Grandi massi di granito rendono l’ambiente tutt’altro che mediterraneo. Le pendenze e il fondo roccioso attribuiscono all’ascesa un sapore decisamente alpestre che nulla ha a che fare con i sentieri nella macchia che caratterizzano le quote inferiori dell’Isola d’Elba. In inverno la neve ricopre talvolta il settore sommitale rendendo l’ascesa assai impegnativa. Nel nostro caso siamo saliti in vetta nel mese di dicembre approfittando tuttavia di una fase secca. Nonostante ciò era presente presso la cima parecchia brina creando un particolarissimo contrasto con la grande mitezza della costa sottostante. Da rilevare la presenza della cabinovia che conduce in circa 18 minuti poco sotto il punto più alto. L’impianto è aperto normalmente nel periodo compreso tra aprile e ottobre. Qualcuno potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di salire con l’impianto per raggiungere in una decina di minuti la vetta e discendere a valle con il sentiero. Ci sentiamo tuttavia di sconsigliare questa ipotesi per via della segnaletica pressoché inesistente in alcune buie frazioni boschive. Conviene affrontare la faticosa salita memorizzando negli ombrosi tratti nella vegetazione alcuni riferimenti che permetteranno in discesa di non faticare troppo nel ritrovare la via. Nella speranza il sentiero venga al più presto segnato di fresco la salita resta un’impresa atipica di grande suggestione da eseguirsi nelle mezze stagioni o, con molta cautela, in inverno. Meno consigliabile è la stagione estiva nonostante gran parte dell’ascesa si sviluppi all’ombra del bosco in quanto umidità e foschia spesso riducono sensibilmente la visibilità. Occorre ricordare come tutta l’escursione si sviluppi nell’ambito del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano; siamo pertanto in un’area protetta per le sue peculiarità faunistiche e botaniche ed è scontato ricordare l’importanza di accostarsi in questo ambiente con discrezione evitando in tutti i modi di lasciare traccia del nostro passaggio.

L’escursione in breve:

Marciana (m 360) – Romitorio di San Cerbone (m 529) – incrocio nel bosco con GTE Nord (m 645) – terzo incrocio con GTE (m 762) – stazione a monte della seggiovia (località Torretta – m 963) – Monte Capanne (m 1019)

Partenza da Marciana (m 360): Difficoltà: EE sebbene in assenza di passaggi impegnativi per via della segnaletica a tratti poco evidente (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: tutti i bivi sono segnalati con cartelli tuttavia la segnaletica appare nel complesso scarsa e poco evidente (dicembre 2024). Dislivello assoluto: m 659. Acqua sul percorso: assente

Accesso:

Da Portoferraio si segue la SP 24 sino a Procchio quindi si procede sulla SP 25 raggiungendo Marciana Marina. La strada procede abbandonando il paese per inoltrarsi in ripida salita nella parte interna dell’isola. Tocchiamo la frazione di Poggio e in breve siamo a Marciana dove possiamo parcheggiare l’automobile. L’escursione ha inizio presso il punto in cui, sulla sinistra, si separa dalla provinciale Via Cà de Santi proprio in coincidenza della bella piazzetta dove troviamo la farmacia del paese. Un cartello escursionistico indicante il Romitorio di San Cerbone ad un’ora di marcia e il Monte Capanne a ore 2.45 elimina ogni dubbio sulla direzione da seguire (m 360).

Descrizione del percorso:

L’escursione alla cima più alta dell’Isola d’Elba segue integralmente il segnavia 101. Inizialmente il percorso serpeggia tra i vicoletti chiusi al traffico dell’abitato di Marciana. In coincidenza della Piazza Vittorio Emanuele II° invece di procedere risalendo la scalinata si volge a sinistra trovando il segnavia con indicata la deviazione proprio sul muro presso l’angolo della casa. In generale la segnaletica è fin troppo essenziale e così sarà fino in cima; sarebbe senz’altro raccomandabile l’aggiunta di qualche segnavia in più. Nel proseguo siamo tra le ultime case dell’abitato. Intercettiamo il vertice di Via della Rena ignorandone il tratto asfaltato che cala a sinistra. Restiamo sul tratto cementato che sale a destra e che lascia spazio, subito oltre, al sentiero vero e proprio. Il tracciato si inoltra nella boscaglia con pendenze inizialmente molto contenute. Tra l’alberatura abbiamo qualche scorcio verso la cima del Monte Capanne. La montagna appare spesso in ombra al mattino specialmente salendo nella stagione fredda quando il sole è particolarmente basso. La salita si articola in effetti nel versante settentrionale della montagna in ambiente non a caso umido e boscoso. Il tracciato si sviluppa per lunghi tratti pressoché in piano superando un primo solco con l’ausilio di un ponticello in legno. Poco oltre incontriamo un torrente che scavalchiamo senza troppe difficoltà cercando gli appoggi migliori tra i massi. Procediamo lungamente con il sentiero che comincia a risalire il pendio e con rari scorci tra le frasche in direzione del Capo d’Enfola. In inverno l’abbondante fogliame caduto copre i massi rendendo la marcia a tratti un po’ sconnessa e scivolosa. Ignoriamo un bivio a destra non molto evidente per la Grotta di San Cerbone quindi eseguiamo un brusco tornante verso sinistra andando a sfiorare una vecchia costruzione nel bosco in stato di abbandono. Passiamo sotto ai cavi della cabinovia attiva in estate e che permette in modo inglorioso di raggiungere la sommità del Monte Capanne. In breve siamo al poggio dove troviamo il Romitorio di San Cerbone, antica chiesetta immersa in un bosco di castagni secolari (m 529 – ore 0,45 dalla partenza).

Pochi metri oltre la costruzione troviamo i cartelli che indicano il punto in cui si separa sulla destra il sentiero diretto alla vetta. Il Monte Capanne è indicato a ore 2 di cammino mentre il segnavia è sempre il numero 101. Il sentiero riprende a salire mantenendo inalterate le sue caratteristiche: si procede in ambiente boscato molto ombroso. Gli scorci sono rari abbiamo modo tuttavia di osservare in un brevissimo tratto il paese di Marciana e il prospiciente Monte Giove mentre più distante appare la costa di Piombino. All’orizzonte nordorientale scorgiamo addirittura il crinale appenninico tosco emiliano se la giornata è tersa. A seguire affrontiamo una frazione particolarmente impegnativa con il bosco che si fa estremamente fitto e ombroso e il pendio che diviene assai ripido. La segnaletica ormai quasi cancellata rende difficoltosa la progressione e serve tutta l’attenzione per trovare in ambiente così buio la traccia. In marcata pendenza intercettiamo e incrociamo sempre nel bosco il sentiero GTE Nord, abbreviazione che identifica il sentiero a tappe denominato “Grande Traversata Elbana” (m 645 – ore 0,35 dal Romitorio di San Cerbone – ore 1,20 dalla partenza).

Il quadrivio nel folto è identificato dai cartelli escursionistici; a destra si torna a Marciana con percorso differente mentre a sinistra il pannello segnala la frazione di Poggio ad un’ora di marcia. Da notare che manca il pannello indicante il ritorno a ritroso per il Romitorio di San Cerbone; è fondamentale ricordarsene per quando rientreremo dalla cima al fine di non sbagliare strada. Il nostro cammino procede dritto ignorando le due possibilità appena citate con il cartello che segnala il Monte Capanne ad ore 1.10 di marcia. In ripidissima ascesa superiamo la frazione più nascosta nel folto. Subito oltre siamo improvvisamente all’aperto con il fondo che si articola a tratti tra instabili lastroni rocciosi. Il paesaggio può finalmente aprirsi offrendo una grandiosa vista su un ampio tratto del Mar Ligure andando a scorgere a distanza l’Isola di Gorgona. Superiamo alcune balze piuttosto scomode quindi, con pendenza che decresce all’improvviso, andiamo a bordeggiare i ruderi di un’antica costruzione in pietra. Pochi metri e incrociamo un secondo ramo del sentiero GTE Nord (ore 0,55 dal Romitorio di San Cerbone – ore 1,40 dalla partenza).

Si raggiunge la biforcazione in coincidenza di un grande terrazzo naturale dal quale osserviamo il versante nordorientale dell’Elba. Verso occidente cominciamo a scorgere l’Isola di Capraia mentre più vicino appare il paese di Marciana dove la nostra avventura ha avuto inizio. Il cartello indica la giusta direzione con il Monte Capanne segnalato a 50 minuti di marcia. Procediamo incontrando dopo pochi minuti l’ultimo bivio della nostra avventura. Ignoriamo il proseguo a sinistra sul sentiero GTE con il cartello indicante il Monte Perone a ore 1,20. Manteniamo il sentiero 101 e quindi la destra con il Monte Capanne dato a 40 minuti di distanza (m 762 – ore 1 dal Romitorio di San Cerbone – ore 1,45 dalla partenza). Le soprastanti creste rocciose appaiono non più così distanti. Oltre al prima citato Monte Giove osserviamo il Monte di Cote lungo l’articolato crinale che dal Capanne prosegue verso occidente. La maggiore altitudine permette inoltre di osservare uno scorcio verso il promontorio di Capoliveri. Un occhio attento noterà infine il paese di Portoferraio.

Il sentiero prosegue assumendo caratteristiche di montagna assai insolite per una quota nel complesso contenuta. Camminiamo tra grandi lastre rocciose in parte mobili con il panorama verso Marciana e verso  l’estremità orientale dell’Elba che accompagna costantemente i nostri passi. Non vi sono particolari difficoltà anche se il fondo un po’ instabile richiede qualche attenzione in più specialmente in presenza di roccia umida o bagnata. La segnaletica resta ridotta al minimo: fortunatamente il tracciato appare abbastanza evidente con il percorso che punta in direzione di un’esile forcellina compresa tra il marcato Monte Corto a destra e il Monte Capanne a sinistra. Raggiunta la selletta si aprono nuovi orizzonti con evidente l’Isola di Capraia posta proprio dietro il Monte Giovo. Il sentiero volge deciso verso sudovest lasciando il Monte Corto alle spalle per risalire le balze pietrose che puntano decise verso la vetta. Passiamo in coincidenza della stazione a monte della cabinovia (m 963 – località Torretta). Restano gli ultimi 10 minuti di salita. Il sentiero appare palesemente artefatto e andiamo per la prima volta ad osservare il versante meridionale dell’isola. Scorgiamo il lontano promontorio dell’Argentario nonché l’Isola del Giglio e l’Isola di Montecristo. Proseguiamo tra grandi massi di granito accatastati caoticamente. Il punto più alto del Monte Capanne è ormai a portata di mano e appare in parte occupato da antenne e antiestetici ripetitori radio. Provvidenzialmente è stato perimetrato con dei manocorrenti metallici un passaggio che permette in ogni caso di aggirare le antenne sino a toccare la bellissima sommità (m 1019 – ore 2,20 dalla partenza).

Nei giorni limpidi il paesaggio lascia letteralmente stupefatti per la sua straordinaria vastità. L’orizzonte occidentale appare in gran parte occupato dalle cime della Corsica, quasi sempre innevate per tutto il semestre freddo. Dalla cima del Capanne si dirama verso ovest uno splendido crinale culminante nel Monte di Cote; scende inoltre, verso sudovest, un grande vallone che raggiunge la costa elbana in coincidenza della frazione di Pomonte. Volgendo con lo sguardo verso meridione appare evidente l’Isola di Pianosa e non fatichiamo nel capire l’origine del toponimo: del tutto priva di rilievi assume l’aspetto di una sorta di zattera nel bel mezzo del Mar Tirreno. Proseguendo nel nostro giro d’orizzonte notiamo il profilo piramidale della remota Isola di Montecristo quindi, spostandoci verso sudest ecco svettare l’Isola del Giglio e il promontorio dell’Argentario. Verso oriente si delinea sotto i nostri occhi gran parte dell’Isola d’Elba ammirando il promontorio di Capoliveri, Capo d’Enfola, la città di Portoferraio e l’estremità montuosa su cui si erge il Volterraio. Più distante la costa toscana chiude l’orizzonte con in evidenza il piccolo promontorio occupato dalla città di Piombino. Volgendo a settentrione prosegue la visione del litorale toscano in direzione della Versilia e della Liguria di Levante con il crinale appenninico tosco emiliano a chiudere l’orizzonte. Verso nord e nordovest si chiude la vista a 360° osservando le isole di Gorgona e Capraia. La stagione invernale offre di norma maggiore limpidezza in special modo quando le correnti sono settentrionali rendendo l’atmosfera limpida e secca. Il rientro avviene a ritroso per un totale di km 9,6 di marcia e circa 4,15 ore di cammino. Massima attenzione deve essere prestata nella buia frazione boschiva compresa tra il bivio con il sentiero GTE e il Romitorio di San Cerbone dove l’assenza di segnavia e l’abbondante fogliame può rendere difficoltoso ritrovare il sentiero.

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