Cima di Valbona - Cavignon - Cima del Feudo

CIMA DI VALBONA (m 2660)

MONTE CAVIGNON (m 2691)

CIMA DEL FEUDO (m 2670)

L’escursione che andiamo a descrivervi permette di scoprire lo spettacolare mondo d’alta quota del Gruppo del Latemar con le sue incredibili pareti e le eleganti guglie dolomitiche. La salita al Monte Cavignon si presta a gran parte degli escursionisti che troveranno presso la cima l’eccellente punto d’appoggio del Rifugio Torre di Pisa. La breve deviazione alla prospiciente Cima di Valbona richiede maggiore attenzione per via delle roccette esposte di 1° grado che ne caratterizzano il tratto sommitale. Ancora più bella è l’ascensione alla Cima del Feudo. Si tratta di una vetta piuttosto spiccata raggiungibile dal Rifugio Torre di Pisa percorrendo l’articolata Cresta del Cavignon. Il percorso è generalmente poco conosciuto e percorso nonostante il bellissimo panorama di vetta. Cima del Feudo domina infatti l’abitato di Predazzo e permette di osservare tutte le principali vette del Gruppo del Latemar. La poca notorietà della vetta è senz’altro spiegabile con le difficoltà che si incontrano lungo il tratto di crinale. Il fondo appare mobile, qualche passaggio appare esposto oltre al transito in uno strettissimo colatoio con difficoltà intorno al 1° grado. Inutile dire che il raggiungimento della Cima del Feudo è consigliato ad escursionisti esperti mentre camminatori con minore esperienza si fermeranno senz’altro al Monte Cavignon godendo in ogni caso di una grandiosa vista su gran parte del Latemar. Purtroppo notiamo diversi siti sul Web segnalare la Cima del Feudo come un itinerario escursionistico semplice. A nostro avviso informazioni di questo tenore sono fuorvianti con il rischio di mettere in difficoltà i meno esperti. Siamo certi che ne terrete conto nella pianificazione dell’itinerario. Inutile dire che si tratta di un percorso da svolgersi tra luglio e settembre con la possibilità, ad inizio stagione, di incontrare alcuni nevai residui.

L’escursione in breve:

Passo Feudo (m 2175) – Cima di Valbona (m 2660) – Rifugio Torre di Pisa (m 2676) – Monte Cavignon (m 2691) – Cresta del Cavignon – Forcella del Cavignon (m 2550) – anticima meridionale del Monte Feudo (m 2565) – Cima del Feudo (m 2670)

Dati tecnici:

Partenza dal Passo Feudo (m 2175): Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà). E dal Passo Feudo al Monte Cavignon; EE con passaggi in parte esposti di 1° grado nella deviazione per la Cima di Valbona; EE il tratto compreso tra il Rifugio Torre di Pisa e la Cima del Feudo con un passaggio di 1° grado e alcuni traversi un po’ esposti su fondo detritico instabile. Segnaletica: totale tranne nella breve deviazione alla Cima di Valbona che avviene in ogni caso su percorso intuitivo. Il tratto compreso tra il Rifugio Torre di Pisa e la Cima del Feudo è segnato con tracce di vernice ma non è segnalato da cartelli; è inoltre quasi sempre non indicato nelle cartine escursionistiche risultando di conseguenza poco conosciuto e ancor meno percorso. Dislivello assoluto: m 516. Acqua sul percorso: assente

Accesso alla partenza:

Si risale la Val di Fiemme toccando la cittadina di Predazzo. Appena fuori paese, procedendo in direzione di Moena, si trovano gli impianti di risalita, sulla destra, che permettono di guadagnare senza difficoltà l’inizio del percorso. Si tratta della telecabina che conduce a Gardonè e della seggiovia che da Gardonè permette di salire al Passo del Feudo. Consigliamo di informarsi preventivamente su giorni e orari di apertura dei due impianti che in ogni caso sono quasi sempre funzionanti nella stagione estiva.

Descrizione del percorso:

Appena scesi dalla seggiovia, nei pressi del Passo Feudo (m 2175), troviamo i cartelli escursionistici che segnalano, tra le varie mete, il Rifugio Torre di Pisa a ore 1,30 di distanza. Muoviamo in questa direzione volgendo verso destra. Il panorama davanti a noi è dominato dalla grande costiera per lo più rocciosa culminante a destra nella cupola poco elegante della Cima Feudo. Nonostante l’aspetto tozzo colpisce il profilo massiccio ed imponente della montagna mentre sulla sinistra osserviamo, roccioso e più spiccato, lo spuntone roccioso della Cima di Valbona. Un occhio attento e ben a fuoco potrà inoltre scorgere, con il cielo sullo sfondo, il tetto del Rifugio Torre di Pisa. Verso ovest in basso notiamo il Passo Pampeago sovrastato dalla verdeggiante piramide della Pala di Santa.

Il nostro cammino si articola in salita moderata ma costante tra le ondulazioni erbose bordeggiando per un tratto una recinzione. Proseguiamo più ripidamente avvicinandoci alle rocce che fanno da quinte alla parte principale del Gruppo del Latemar. Nello specifico aggiriamo a sinistra una piramide di dolomia affiorante. Al di sopra guadagniamo un piccolo pianetto in coincidenza del quale troviamo un’importante biforcazione (20 minuti dalla partenza). Ignoriamo il proseguo per Obereggen e la Forcella dei Camosci sul segnavia 22 volgendo invece a destra in salita con cartello indicante ancora una volta il Rifugio Torre di Pisa e il Bivacco Latemar (segnavia n° 516).

Il prato comincia ad alternarsi ad affioramenti rocciosi e a grandi pietraie. Il sentiero resta comunque del tutto semplice con percorso ampio e molto frequentato. Una serie di tornanti permette di prendere quota con relativa facilità tra le ondulazioni prative e grandi roccioni che offrono rifugio a diverse piante d’alta montagna. Riappare, proprio di fronte a noi, Cima di Valbona con, appena alla sua destra, il Rifugio Torre di Pisa che si staglia nel blu del cielo. Interrompe la salita un breve pianetto al quale segue un’ulteriore breve sequenza di tornantini. A seguire si apre a destra uno scorcio verso la sottostante Val Fassa quindi il sentiero volge deciso verso sinistra portandosi alla base di un grande ghiaione sovrastato da un’imponente rupe verticale. In questo punto, trattandosi di un piccolo valloncello chiuso tra le pareti a destra e il pendio a sinistra, la neve tende a conservarsi più a lungo, talvolta sino ad estate inoltrata. Sono presenti alcune antiestetiche strutture paravalanghe in legno. Il tracciato volge bruscamente verso destra rimontando faticosamente il ghiaione per guadagnare la base della rupe strapiombante che ci sovrasta. L’ostacolo è scavalcato sfruttando una cengia inclinata che permette di rimontare la rupe nel suo unico punto debole. Al di sopra la parete rocciosa lascia spazio ad un tratto dal fondo erboso con traverse in legno come sostegno al tracciato. Un occhio attento noterà verso oriente il fondovalle con in vista il paese di Predazzo. Ci portiamo a breve distanza dalla Cima di Valbona facilmente riconoscibile per la croce metallica presente sul punto più alto. Il sentiero evita la vetta aggirandola a destra con il Rifugio Torre di Pisa ormai bene in vista. Agli escursionisti esperti consigliamo tuttavia la breve digressione che conduce rapidamente sino al punto più alto. È una deviazione di 10 minuti circa rimontando intuitivamente il pendio che scende direttamente dalla sommità. La deviazione non è in alcun modo segnata, tuttavia è visibile una labile traccia che punta verso la sommità sfruttando il più possibile i lembi erbosi frammisti a detrito e terriccio. Gli ultimi 20 metri di dislivello sono su dolomia affiorante. Si può salire direttamente da sinistra su roccia gradinata ma nel complesso assai esposta (1° grado). In alternativa si può invece aggirare a destra il punto più alto inizialmente con difficoltà minori sino a raggiungere un’angusta forcelletta dove si apre il paesaggio verso ponente. Si volge quindi a sinistra affrontando un breve salto di pochi metri con difficoltà che sfiorano il 2° grado e con una malconcia fune di ferro sulla quale è bene tuttavia non fare troppo affidamento. Qualunque soluzione si scelga si accede direttamente al punto più alto (m 2660 – ore 1,30 dalla partenza).

Il panorama appare vertiginoso soprattutto verso sudovest per via del salto strapiombante in direzione del sottostante Passo di Pampeago. Ottimo appare lo scorcio con la Pala di Santa in primo piano e i più distanti Corno Bianco e Corno Nero. Volgendo con lo sguardo verso nord abbiamo una visione ravvicinata delle incredibili guglie che caratterizzano questo settore del Latemar nonché del Monte Cavignon con il Rifugio Torre di Pisa posto appena a destra del punto più alto. Ad oriente scorgiamo un breve tratto della Val Fassa.

È arrivato il momento di momento di raggiungere il Rifugio Torre di Pisa che abbiamo osservato a distanza sin dalla partenza del nostro cammino. Per raggiungere la struttura dobbiamo riprendere il segnavia. Ripercorriamo a ritroso il breve tratto che dalla Cima di Valbona cala al sentiero segnato. Sono pochi minuti ma l’attenzione ancora una volta deve essere massima specie nel tratto immediatamente sotto la vetta in quanto tutt’altro che banale per un normale escursionista. Superate le rocce esposte si riprende la traccia sottostante calando nel pendio sino a riportarsi sul sentiero che seguiamo naturalmente verso sinistra. Il tracciato, di nuovo semplice e privo di difficoltà, aggira proprio la Cima di Valbona portandosi verso la forcelletta che la divide dal Monte Cavignon per poi volgere a destra in direzione del rifugio. Un breve tratto appare rovinato da una frana. La nuova traccia traversa nel sedimento terroso ed è seguita dall’ultimo breve tratto tra detrito e roccette sino al bellissimo pianetto che accoglie il rifugio (m 2676 – ore 1,45 dalla partenza – ore 1,30 omettendo la digressione alla Cima di Valbona).

Si tratta di un ottimo punto di appoggio che funge da importante fattore di sicurezza nella sfortunata eventualità di un improvviso peggioramento del tempo. Dall’esterno del rifugio godiamo verso nord di un’eccellente visione della Val Sorda e delle slanciate Torri di Latemar culminanti nella Punta Diamantidi, punto più elevato di tutto il gruppo. Come anticipato, procedendo oltre la struttura si tocca in qualche minuto la sommità del Monte Cavignon (m 2691), in grado di offrire un panorama d’alta quota davvero grandioso e soprattutto alla portata, a differenza della Cima di Valbona, di ogni buon camminatore. La visione della vicina Cima Valsorda e delle rupi circostanti lascia senza fiato permettendo di osservare la molteplicità di forme che caratterizza le pareti dolomitiche del Latemar. Appare inoltre la slanciata guglia che ha dato il nome al Rifugio Torre di Pisa trattandosi di un pinnacolo roccioso inclinato come il famoso monumento. Rientrati rapidamente al rifugio si apre la possibilità, riservata agli escursionisti esperti, di raggiungere la trascurata Cima del Feudo. La via che permette di raggiungerne il punto più alto è sorprendentemente segnata sebbene sia riportata nelle mappe escursionistiche solo raramente. Si tratta in ogni caso di un tracciato oggettivamente impegnativo consigliabile solo con fondo asciutto e avendo piede fermo.

Per guadagnare la sommità occorre seguire verso oriente la lunga Cresta del Cavignon con il punto più alto ancora distante ma già ben visibile. Dicevamo della segnaletica presente in effetti sull’intero percorso ma senza cartelli a segnalare l’inizio della via in coincidenza del Rifugio Torre di Pisa. Non faticheremo in ogni caso nel trovare i primi segnavia in quanto già dai primi metri si ricalca in effetti il filo di cresta. Macchie di vernice rossa e vecchi segnali di colore verde indicano il percorso che aggira comodamente i punti più impegnativi spostandosi appena a destra o a sinistra del filo del crinale. La traccia sfrutta in parte le cenge generate dalle stratificazioni della dolomia con percorso tutto sommato ben percorribile con tempo buono e stabile. Il percorso non risulta, in questa prima parte, così esposto o stretto da impensierire un buon camminatore e alcuni brevi passaggi su elementari roccette si alternano a brevi frazioni su sentierino con fondo detritico in parte instabile. Raggiungiamo una particolare passaggio in cui caliamo per pochi metri tra due roccioni quindi proseguiamo rimanendo sotto cresta sulla sinistra con una frazione su fine sfaticcio un po’ mobile. Da rilevare lo scorcio sulla Val Sorda dove spesso tendono a permanere alcuni nevai sino ad estate avanzata per via dell’esposizione verso nordest. Andiamo a riprendere la cresta con un tratto tra bizzarri roccioni accatastati in modo caotico. La traccia di sentiero si scosta nel proseguo a destra del crinale abbassandosi rispetto al suo filo. È ora necessaria attenzione e piede fermo. La traccia ghiaiosa è nel complesso stretta e affacciata sul pendio che cade molto ripidamente sulla destra. Avanziamo con molta cautela toccando di nuovo il crinale in coincidenza di una forcella. Subito oltre il percorso deborda ancora una volta sul lato destro sempre su fondo frantumato sino a raggiungere quello che forse è il passaggio più caratteristico del tracciato. Si volge all’improvviso verso sinistra incuneandosi in ripida discesa in uno strettissimo passaggio tra due rupi verticali. Sono pochi metri in ripida discesa non esposta con difficoltà intorno al primo grado ma a stupire è quanto angusto sia il passaggio. Zaini troppo ingombranti impediscono un transito agevole con il serio rischio di incastrarsi tra le due pareti. Terminata la discesa nello spacco siamo alla marcata Forcella del Cavignon (m 2550). Andiamo a procedere tagliando quasi orizzontalmente il ripido pendio ghiaioso muovendo in direzione della grande croce metallica, per altro ben visibile, che caratterizza l’anticima meridionale del Monte Feudo. Non vi sono ulteriori passaggi su roccette tuttavia a richiedere grande attenzione è l’esposizione sul salto a destra con difficoltà legate al fondo molto stretto e tutt’altro che stabile. Procedendo il sentiero resta una labile e sottile traccia nelle ghiaie ma l’esposizione fortunatamente decresce. Si potrebbe volendo salire senza percorso obbligato verso la soprastante cima conviene tuttavia mantenere la traccia guadagnando con un’aggiunta di pochi minuti in più la prima citata anticima caratterizzata da una grande croce metallica (m 2565). È una posizione panoramica di prim’ordine offrendo un eccellente scorcio sul paese di Predazzo collocato 1500 metri più in basso e sovrastato a meridione dalla Catena del Lagorai.

Non resta che volgere verso sinistra per affrontare gli ultimi minuti di salita. La breve frazione che dall’anticima sale in vetta non presenta alcuna difficoltà su percorso finalmente ampio che alterna al detrito brevi frazioni erbose. In breve guadagniamo il culmine della Cima del Feudo (m 2670 – ore 0,40 dal Rifugio Torre di Pisa – ore 2,25 dalla partenza – ore 2,10 senza la deviazione alla Cima di Valbona).

L’esile sommità, caratterizzata dalla presenza di un ometto di pietre, offre una grande visione del circo interno del Latemar. Osserviamo inoltre la sommità del prospiciente Primo Pis del Mus. La vista in direzione del Rifugio Torre di Pisa permette di osservare l’articolata e tormentata Cresta del Cavignon che abbiamo appena percorso integralmente per guadagnare la cima. Siamo ora chiamati al rientro alla partenza ripercorrendo a ritroso il percorso già descritto con la necessità ancora una volta di mantenere occhi aperti e piede fermo nei tratti esposti su ghiaione. Raggiunto il Rifugio Torre di Pisa le difficoltà sono di fatto terminate. La discesa al Passo del Feudo non impensierisce in alcun modo e naturalmente non è necessario ripetere la digressione alla Cima di Valbona. In tutto sono da preventivare circa 4 – 4,30 ore di cammino.

Cenni sulla flora:

La flora osservabile lungo questo itinerario è ricchissima offrendo la possibilità d’osservare le principali specie che caratterizzano le Dolomiti alle quote più alte. Il mese di luglio è forse il migliore per osservare il maggior numero possibile di fioriture. Segue un breve estratto delle principali specie osservate in occasione della nostra salita avvenuta a metà luglio.

Endemismi:

1)    Androsace di Hausmann (Androsace hausmannii). Raro endemismo d’alta quota delle Alpi Orientali presente soprattutto sulle Dolomiti ma con sconfinamenti in altri gruppi limitrofi. Lungo il percorso descritto è osservabile lungo la Cresta del Cavignon e in vetta al Monte Feudo. La fioritura avviene tra la fine del mese di giugno e gran parte del mese di luglio, immediatamente dopo la scomparsa della neve.

2)    Androsace emisferica (Androsace helvetica). Endemica delle Alpi, è una delle piante più belle e preziose osservabili lungo questo itinerario. Il portamento pulvinante, la sua spettacolare fioritura e l’habitat particolarmente selettivo rendono questa pianta di estrema spettacolarità. Sono presenti pochi pulvini nei grandi massi che si incontrano salendo dal Passo Feudo verso il Rifugio Torre di Pisa.

3)    Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa); endemica delle Alpi sud orientali appare molto simile, nell’aspetto, a Saxifraga caesia. La distinzione tra le due specie non è affatto semplice e non è d’aiuto l’osservazione dei fiori che in pratica sono quasi identici. Un elemento distintivo risiede nelle foglie, incurvate solo all’apice in Saxifraga squarrosa, curve ed aperte su tutta la lunghezza in Saxifraga caesia.

4)    Genziana del Tricorno (Gentiana terglouensis). Endemica delle Dolomiti, delle Caravanche e degli Alti Tauri, presenta infiorescenza di colore blu molto simile a quella della comune Genzianella. Il riconoscimento avviene osservando le caratteristiche foglie basali che sono raccolte in 3 – 4 coppie sovrapposte su ciascun lato. È osservabile lungo la Cresta del Cavignon.

5)    Bonarota comune (Paederota bonarota). Specie rupicola per eccellenza, è un endemismo delle Alpi Orientali che colonizza gli spacchi nelle rocce e le pareti calcaree dolomitiche verticali. É presente nei massi calcarei tra il Passo Feudo e il Rifugio Torre di Pisa.

6)    Valeriana strisciante (Valeriana supina): endemica dell’arco alpino, predilige i ghiaioni rocciosi su substrato calcareo. È osservabile lungo il sentiero che dal Rifugio Torre di Pisa conduce alla Cima del Feudo.

7)    Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolium); endemica delle Alpi.

Altre specie osservabili:

1)    Ranuncolo di Seguier (Ranunculus seguieri) osservabile lungo la Cresta del Cavignon.

2)    Potentilla lucida (Potentilla nitida). Caratteristica nel suo portamento strisciante, offre alcune tra le fioriture più spettacolari delle Dolomiti.

3)    Androsace gelsomino (Androsace obtusifolia) osservabile lungo la Cresta del Cavignon.

4)    Camedrio alpino (Dryas octopetala) osservabile negli sfasciumi poco prima del Rifugio Torre di Pisa.

5)    Orchidea odorosa (Gymnadenia odoratissima)

6)    Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea)

7)    Orchide candida (Pseudorchis albida)

8)    Botton d’oro (Trollius europaeus)

9)    Stella alpina (Leontopodium alpinum)

10)  Geranio selvatico (Geranium sylvaticum)

11)  Sulla alpina (Hedysarum hedysaroides)

12)  Astro alpino (Aster alpinus)

13)  Anemone del Monte Baldo (Anemone baldensis)

14)  Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

15)  Bartsia alpina (Bartsia alpina)

16)  Nontiscordardimè (Myosotis alpestris)

17)  Minuartia sedoide (Minuartia sedoides)

18)  Genziana punteggiata (Gentiana punctata)

19)  Genzianella (Gentiana verna)

20)  Trifoglio alpino (Trifolium alpinum)

21)  Ambretta strisciante (Geum reptans)

22)  Arabetta alpina (Arabis alpina)

23)  Vulneraria (Anthyllis vulneraria)

24)  Piede di gatto (Antennaria dioica)

25)  Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

26)  Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

27)  Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata)

28)  Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

29)  Sassifraga rossa (Saxifraga oppositifolia)

30)  Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides), lungo la Cresta del Cavignon.

31)  Campanula barbata (Campanula barbata)

32)  Iberidella alpina (Hornungia alpina)

33)  Primula di Haller (Primula halleri)

34)  Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

35)  Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp. rhaeticum)

36)  Pedicolare rosea (Pedicularis rosea)

37)  Pedicolare a foglie verticillate (Pedicularis verticillata)

38)  Millefoglio dei macereti (Achillea barrelieri subsp. oxyloba)

39)  Achillea moscata (Achillea moschata)

40)  Nigritella comune (Nigritella nigra)

41)  Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

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