Cima Lalla

CIMA LALLA (m 2946)

Potreste rimanere delusi nel cercare il nome di questa vetta nelle cartine. Il toponimo “Cima Lalla” è infatti ancora inesistente nella cartografia ufficiale mentre curiosamente è già riportato su Google Maps. Da quanto apprendiamo in rete è una denominazione “inventata” il 30 luglio 2006 in onore di una donna non ben identificata ma è già usato dalle guide della zona e crediamo si affermerà sempre di più tra gli escursionisti. A darci questa convinzione è la marcata individualità della vetta e il grandioso ambiente d’alta montagna che la caratterizza. Gran parte della salita ricalca il “Percorso Naturalistico Ghiacciaio della Sforzellina”, un itinerario inaugurato nel 2010 che permette ad ogni escursionista di raggiungere ciò che resta della Vedretta della Sforzellina. I dati testimoniano la fortissima fase di ritiro del ghiacciaio e non è difficile ipotizzarne la scomparsa entro un paio di decenni. Un motivo in più per associare la salita alla Cima Lalla con una visita ai lembi terminali della vedretta fin tanto che restano visibili. I dati indicano una riduzione dal 1925 al 2018 di 550 metri di lunghezza mentre dal 1987 al 2018 si sono persi qualcosa come 38 metri e mezzo di spessore del ghiaccio che oggi resta alto meno di una ventina di metri. Altrettanto poco confortanti sono i dati relativi all’estensione della vedretta passata da 0,93 kmq nel 1860 a 0,54 kmq nel 1954 sino ai 0,22 kmq del 2018 con una perdita complessiva del 76%. Non proseguiamo con altri dati a testimonianza del global warming, resta invece consigliatissima, nonostante tutto, la salita godendo di un ambiente in sostanziali condizioni di integrità.

L’ascesa alla Cima Lalla completa la gita inserendo un culmine raggiungibile tuttavia solo da escursionisti esperti. Occorre infatti risalire un pendio privo per lo più di segnaletica con pendenze a tratti molto forti richiedendo piede fermo sebbene in assenza di tratti d’arrampicata. L’arrivo sulla cresta rivela la presenza di trincee e reperti risalenti al primo conflitto mondiale. Sul punto più alto è stata costruita una malandata croce di legno mentre tra le rocce sommitali qualcuno ha aggiunto addirittura il libro di vetta. Sotto la verticale della cima troviamo il dono più bello, giusto premio per chi ha faticosamente risalito queste pendici ancora poco frequentate: un bellissimo laghetto dalle acque turchesi spesso con presenza di ghiaccio galleggiante fino ad estate molto inoltrata grazie alla favorevole esposizione verso settentrione. Davvero non si può che rimanere estasiati da un simile ambiente e poco importa se il nome della vetta non sia ancora “ufficiale”. Gli escursionisti esperti ne saranno impressionati mentre i meno esperti potranno senz’altro accontentarsi della visita alla Vedretta della Sforzellina. Da rilevare per il punto più alto la notevole quota di 2946 metri ricavata dalle mappe pur in assenza di un toponimo e confermata in pieno dai nostri altimetri a correggere i 2901 metri segnalati erroneamente da alcuni siti internet. Inutile dire che l’ascesa è consigliabile da luglio inoltrato sino a tutto settembre complice la breve estate d’alta quota prestando estrema attenzione nel tratto sommitale in presenza di vetrato, ipotesi tutt’altro che remota anche in piena estate.

L’escursione in breve:

Rifugio Berni (m 2541) – ponte in legno (m 2520) – Rifugio Gavia (m 2541) – laghetto senza toponimo (m 2775) – Ghiacciaio della Sforzellina (fronte del ghiacciaio – m 2810) – Cima Lalla (m 2946)

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Berni (m 2541): Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà). E tutta la frazione sino al Ghiacciaio della Sforzellina; EE la frazione compresa tra il laghetto senza nome e la vetta con ripidi ed instabili pendii ove occorre piede fermo.  Segnaletica: totale sino al Ghiacciaio della Sforzellina nonchè nella deviazione che conduce fin sotto la verticale della vetta. Gli ultimi 100 metri di ascesa si sviluppano su ripidissimo pendio con rari ometti costruiti con tutta probabilità solo di recente. Dislivello assoluto: m 426. Acqua sul percorso: torrenti non sempre potabili trattandosi d’acqua di ghiacciaio; meglio portarsene una scorta da casa.

Accesso:

Si risale con la SS 42 l’intera Val Camonica superando Edolo e Vezza d’Oglio per raggiungere Ponte di Legno. Poco oltre il paese abbandoniamo la statale che procederebbe verso il Passo del Tonale per volgere a sinistra in direzione del Passo Gavia. La strada, a tratti molto stretta ma comunque asfaltata, risale sino ai 2610 metri del valico presso il quale sono presenti i bellissimi Lago Nero e Lago Bianco. Procediamo oltre il passo superando il Lago Bianco per raggiungere in breve il Rifugio Berni (m 2541) posto a sinistra della carreggiata e presso il quale lasciamo l’automobile. In alternativa si può accedere alla partenza dal versante opposto salendo da Bormio a Santa Caterina Valfurva per proseguire in salita verso il Passo Gavia. In questo caso troviamo il Rifugio Berni un paio di km prima del passo, immediatamente a destra della strada. Rimarchiamo la pericolosità della strada tra Ponte di Legno e il Passo Gavia a tratti strettissima e adatta solo ad utilitarie prestando comunque la massima attenzione ad eventuali incroci con altre auto. Il transito è proibito agli autocarri, agli autobus, alle roulotte e ai camper. Più agevole appare la salita da Santa Caterina Valfurva.

Descrizione del percorso:

Sin dalla partenza godiamo di uno splendido panorama sulle montagne circostanti scorgendo fra l’altro un settore del ghiacciaio di Dosegù. Sul lato opposto della strada rispetto al Rifugio Berni notiamo l’ampia mulattiera che scende a scavalcare con un ponticello il Torrente Gavia. Notiamo la vecchia costruzione in stato d’abbandono del Rifugio Gavia (m 2522). Scavalcato il torrente procediamo tra i prati trovando poco oltre un’importante biforcazione. Ignoriamo il proseguo a sinistra per il Bivacco Battaglione Ortles scegliendo invece di procedere sulla destra per intraprendere il “Percorso Naturalistico Ghiacciaio della Sforzellina” con la vedretta segnalata dal cartello a 50 minuti di marcia.

Intraprendiamo il cammino su comodo sentiero che solca in debole salita i prati circostanti. Prendiamo quota con alcuni facili tornanti. Alle nostre spalle è ben osservabile il Pizzo Tresero mentre più lontano spunta addirittura l’Ortles. Innalzandoci ammiriamo alla nostra destra l’elegante sagoma del Monte Gavia. Alcune pietraie interrompono brevemente la continuità della marcia alternandosi alle frazioni scavate nel manto erboso. Incontriamo i pannelli informativi apposti lungo il Percorso Naturalistico con interessanti informazioni su flora, fauna e geologia del settore. Superiamo un pendio più ripido raggiungendo il costone soprastante con la pendenza che decresce lasciando infine spazio ad un macereto con il sentiero che appare semipianeggiante. La particolare angolazione permette di scorgere il Passo Gavia con l’inconfondibile Lago Bianco mentre appena ad oriente si erge il Corno dei Tre Signori che svetta con la sua impressionante parete rocciosa. Subito oltre il sentiero traversa una grande morena pietrosa. Alla nostra sinistra siamo sovrastati dalla Cima Lalla, nostro obiettivo, che appare bifida e soprattutto repulsiva. L’ascesa si svilupperà infatti nel versante opposto, certamente meno impegnativo. In breve siamo ad un importante bivio chiaramente indicato dai cartelli in legno.

La salita alla Cima Lalla prosegue verso sinistra con cartelli indicanti il Passo della Sforzellina, Malga Paludei e la Val di Pejo con il segnavia 552. Vale la pena tuttavia d’eseguire la breve digressione che conduce ai lembi terminali della Vedretta della Sforzellina mantenendo la destra ancora una volta con cartello indicante il proseguo del “Percorso Naturalistico Ghiacciaio della Sforzellina”. Pochi metri e incontriamo due pannelli informativi quindi passiamo a destra di un piccolo laghetto senza toponimo che tende a prosciugarsi nella stagione estiva (m 2775). Subito oltre la traccia si fa più labile ma non è possibile sbagliarsi: il Corno dei Tre Signori e la sottostante Vedretta della Sforzellina sono proprio davanti a noi. L’ultimo tratto, per altro quasi in piano, conduce ai lembi terminali del ghiacciaio (circa 1 ora dalla partenza - nel 2025 intorno ai 2810 metri d’altitudine). La superficie della vedretta appare in gran parte ricoperta da pietre e detrito che almeno hanno il merito di rallentarne la fusione. La presenza del ghiaccio è comunque tradita dai numerosi torrenti glaciali che fuoriescono lateralmente alla lingua d’ablazione. Non manca qualche crepaccio marginale mentre naturalmente è da evitarsi la risalita del ghiacciaio per i non esperti proprio per la presenza di profonde fenditure in gran parte occultate dal detrito presente in superficie. Appare evidente come il ghiacciaio sia riuscito a sopravvivere fino ad oggi: il Corno dei Tre Signori con le sue rocce strapiombanti è incombente sopra di noi e racchiude la conca occupata dal ghiacciaio che appare rivolta verso nordovest fungendo da protezione per molte ore del giorno dai raggi solari.

Terminata la visita alla vedretta la nostra escursione può proseguire verso Cima Lalla rientrando al bivio prima citato in prossimità del laghetto senza nome (ore 1,10 dalla partenza). La vetta, per altro ben visibile, è caratterizzata da instabile pietrisco di colore compreso tra il bruno e il mattone. Come già detto il cartello indica il Passo della Sforzellina a un’ora con il segnavia 552. Esiste un po’ di confusione sui numeri di sentiero, nel proseguo troveremo infatti sulle rocce il vecchio segnavia 110. Ad ogni modo il sentiero appare inizialmente ben tracciato nel detrito e aggira il versante meridionale della Cima Lalla caratterizzato da pendii di rocce rotte e instabili. Sulla destra abbiamo ancora una volta la Vedretta della Sforzellina e il Corno dei Tre Signori in una visione più che mai d’alta montagna. Superato un tratto in debole pendenza improvvisamente la traccia si impenna sul ripido pendio puntando in direzione di un paletto segnavia presente in cima al costone. Qualche passaggio su fondo molto instabile richiede piede fermo per la forte pendenza. Raggiunto il vertice si prosegue senza difficoltà nello sfaticcio volgendo progressivamente verso sinistra per entrare nel grande anfiteatro racchiuso tra Cima Lalla a sinistra e la Punta della Sforzellina a destra.

I vecchi segnavia permettono di disimpegnarsi senza difficoltà tra i massi puntando in direzione della marcata forcella racchiusa tra le due cime. Per raggiungere Cima Lalla non serve tuttavia raggiungere la selletta. Restando decisamente più bassi scegliamo intuitivamente il punto più adatto per abbandonare il sentiero segnato andando a rimontare il ripido pendio alla nostra sinistra. Negli anni sono stati costruiti alcuni ometti anche in questo tratto privo di sentiero occorre tuttavia prestare attenzione a non farsi sviare da alcuni di essi che conducono troppo a sinistra altrimenti si raggiunge l’esposto filo di cresta che discende dall’anticima rivolta in direzione del Passo Gavia. Conviene invece spostarsi progressivamente verso il centro del pendio, inizialmente senza difficoltà di rilievo, per poi rimontarlo puntando verso il crinale soprastante grosso modo a mezza via tra l’anticima e la vetta vera e propria. In questo tratto si incontrano le difficoltà maggiori con una frazione senz’altro breve ma estremamente faticosa, sia per la pendenza che, soprattutto, per lo sfaticcio estremamente instabile che lo caratterizza. La via non è obbligata; si cercano di sfruttare i rari lembi erbosi mantenendo un equilibrio davvero precario ed evitando i punti più franosi. Senza tracce di passaggio si guadagna infine il crinale soprastante ed è una sorpresa trovare lungo il filo di cresta una lunga trincea risalente alla Prima Guerra Mondiale. Desta sensazione pensare come queste pendici oggi in pratica abbandonate siano state invece, oltre un secolo fa, un presidio per i soldati. Rimontiamo verso destra il filo di cresta finalmente senza problemi d’equilibrio potendo sfruttare la trincea stessa per altro ben scavata e tutto sommato ancora ben mantenuta. Proprio sotto la verticale della cima scavalchiamo la trincea stessa per portarci alla sua destra e salire gli ultimi gradoni rocciosi che immettono all’esile pianoro di vetta (m 2946 – ore 1,45 dalla partenza).

La cima appare stretta e un po’ esposta con spazio solo per un paio di persone. Affacciandosi con cautela nello strapiombo che precipita verso nordest abbiamo la sorpresa di scorgere, quasi sotto la verticale, un bellissimo laghetto d’altitudine. È un gioiello nascosto sconosciuto ai più caratterizzato da acque di colore turchese. Complice la quota e l’esposizione favorevole presenta spesso resti di neve e ghiaccio che si mantengono sino ad agosto o talvolta per tutta l’estate. Lo specchio d’acqua è sovrastato dall’incombente Punta della Sforzellina mentre più distante scorgiamo Pizzo Tresero con l’omonima vedretta e il Ghiacciaio di Dosegù. Il paesaggio è esteso verso nordovest osservando un tratto della Valfurva nonché il Monte Sobretta. Verso settentrione osserviamo Ortles e Gran Zebrù. Spostandosi verso sudovest si osserva il marcato avvallamento del Passo Gavia con in evidenza il Lago Bianco. Inutile dire che Cima Lalla è inoltre un balcone privilegiato sul prospiciente Corno dei Tre Signori e sulla Vedretta della Sforzellina.

Il rientro dalla cima avviene forzatamente a ritroso prestando ancora una volta la massima attenzione all’equilibrio necessario per calare lungo il versante orientale sino a riprendere il sottostante sentiero segnato. Naturalmente non è necessaria, in discesa, la digressione alla Vedretta della Sforzellina. In tutto sono da preventivare cira 3 ore di cammino tra andata e ritorno.

Cenni sulla flora:

L’area interessata dall’escursione è in sostanziali condizioni d’integrità. Gli unici manufatti umani presenti sono il vecchio e ormai abbandonato Rifugio Gavia presso la partenza e le trincee di guerra presenti proprio in prossimità della vetta di Cima Lalla. Inutile dire che l’ambiente offre di conseguenza una discreta ricchezza di specie botaniche; segue una selezione delle principali osservate in occasione della nostra salita avvenuta grosso modo a metà del mese di agosto.

Specie endemiche:

1)    Primula vischiosa (Primula glutinosa); bellissimo endemismo del nordest dai fiori violetti raccolti in piccoli grappoli. Colonizza i macereti d’altitudine e le rupi.

2)    Senecio della Carnia (Senecio incanus subsp. carniolicum). Endemico delle Alpi Orientali.

3)    Peverina dei ghiaioni (Cerastium uniflorum); è una pianta endemica dell’arco alpino dai magnifici fiori bianchi.

4)    Raponzolo minore (Phyteuma globulariifolium subsp. pedemontanum) endemico dell’arco alpino.

Altre specie:

1)    Sassifraga zolfina (Saxifraga bryoides)

2)    Eufrasia minima (Euphrasia minima)

3)    Acetosella soldanella (Oxyria digyna)

4)    Giunco di Jacquin (Juncus jacquinii)

5)    Giunco alpino (Juncus alpinoarticulatus)

6)    Sassifraga stellata (Saxifraga stellaris)

7)    Sassifraga rossa (Saxifraga oppositifolia)

8)    Canapicchia glaciale (Omalotheca supina)

9)    Margherita alpina (Leucanthemopsis alpina)

10)  Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

11)  Genziana nivale (Gentiana nivalis)

12)  Genziana bavarese (Gentiana bavarica)

13)  Genziana punteggiata (Gentiana punctata)

14)  Ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis)

15)  Veronica alpina (Veronica alpina)

16)  Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

17)  Ambretta strisciante (Geum reptans)

18)  Campanula di monte (Campanula scheuchzeri)

19)  Borracina alpestre (Sedum alpestre)

20)  Pedicolare di Kerner (Pedicularis kerneri)

21)  Piumino rotondo (Eriophorum scheuchzeri)

22)  Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

23)  Spillone alpino (Armeria alpina)

24)  Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

25)  Fragola d’oro (Potentilla aurea)

26)  Billeri pennato (Cardamine resedifolia)

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