|
|
|
|
COSTA DEI LARICI (m 2526)
Anche avendo pochissimo tempo a disposizione è possibile, per chi si trova in Val Fassa o in Val Cordevole, trovare qualche facile itinerario di vetta. Si sfruttano le strade che portano ai passi riducendo al minimo il dislivello complessivo. È il caso della Costa dei Larici, elevazione posta lungo la Cresta del Padon raggiungibile comodamente dal Passo Pordoi. La via di salita che andiamo a descrivere sfrutta un tratto del famosissimo Viel del Pan, facile quanto spettacolare sentiero che offre panorami straordinari sul Gruppo della Marmolada e sul Sella. L’itinerario è fin troppo conosciuto e battuto trasformandosi nel pieno dell’estate in una processione interminabile di turisti. Per evitare questa difficoltà consigliamo la sua percorrenza ad inizio stagione, in giugno dopo la scomparsa della neve oppure in autunno fino a tutto ottobre. L’interesse della camminata è pertanto paesaggistico ma non solo. Molto interessante appare anche la geologia della catena che ben poco ha a che fare con la dolomia dei gruppi montuosi circostanti. La Cresta del Padon presenta rocce scure, talvolta nerastre. Si tratta effettivamente di un’isola di roccia vulcanica a determinare fra l’altro una flora molto diversa rispetto alle normali specie dolomitiche. In coda alla descrizione trovate qualche utile ragguaglio in merito. L’escursione in breve: Passo Pordoi (m 2239) – Rifugio Baita Fredarola (m 2388) – Rifugio Viel del Pan (m 2432) – Costa dei Larici (m 2526) Dati tecnici: Partenza dal Passo Pordoi (m 2239): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nel breve tratto compreso tra il Rifugio Viel del Pan e la cima; il sentiero è comunque evidente e con buona visibilità non ci sono problemi d’orientamento. Dislivello assoluto: m 287. Acqua sul percorso: assente Accesso alla partenza: La partenza è in coincidenza del Passo Pordoi, raggiungibile dal Trentino con la SS 48 delle Dolomiti salendo dalla Val Fassa; si supera il paese di Canazei risalendo fino al valico. Chi proviene dal Veneto effettua invece la salita da Arabba sempre con la SR 48. Descrizione del percorso: Come anticipato la partenza del percorso avviene in coincidenza del Passo Pordoi (m 2239). A nord del valico si innalzano le grandi pareti dolomitiche del Sella con in evidenza la cima del Sass Pordoi, raggiungibile comodamente con la funivia che ha inizio presso il passo. A meridione troviamo invece il Sas Becè mentre, subito alla sua sinistra, ha inizio il sentiero diretto alla Baita Fredarola e al Rifugio Viel del Pan. Muoviamo in questa direzione con i cartelli escursionistici che indicano in modo chiaro la giusta direzione. Il sentiero, ampio e molto frequentato, sale con pendenza moderata aggirando tutto il versante orientale del Sas Becè. Quest’ultima è una bella cima dolomitica che presenta in nostra direzione una grande parete rocciosa in parte strapiombante. Cominciamo a scorgere la vetta della Marmolada la cui base per il momento è coperta dai verdi contrafforti della Cresta del Padon. Alle spalle il paesaggio è sempre caratterizzato dalle rupi verticali che caratterizzano il Gruppo Sella. L’aggiramento dal Sas Becè conduce alla selletta dalla quale osserviamo per la prima volta, verso ponente, il massiccio del Sassolungo. Proseguiamo nel cammino con il cartello indicante ancora una volta la Baita Fredarola e il segnavia n° 601. Il tracciato resta un’ampia mulattiera nel pascolo che dopo un tratto in salita traversa in piano sino a raggiungere la Baita Fredarola (m 2388 – ore 0,30 dalla partenza) La Marmolada con il suo ghiacciaio appare in tutta la sua imponenza offrendo uno dei paesaggi più iconici e famosi delle Dolomiti. Procediamo in direzione del Rifugio Viel del Pan ignorando la biforcazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato delle Creste. Andiamo a percorrere la frazione più famosa del celebre Viel del Pan, probabilmente la camminata più conosciuta e frequentata di tutte le Dolomiti. Curiosamente il percorso traversa a mezza altezza la Cresta del Padon con affioramenti di roccia scura vulcanica che ben poco hanno a che fare con i substrati dolomitici delle vette circostanti. Accade così che la roccia chiara e il bianco delle nevi della Marmolada contrastino con gli scuri affioramenti delle rocce che ci sovrastano. I pendii tagliati dal nostro sentiero sono comunque in gran parte erbosi con il tracciato che di fatto si articola quasi in piano fino a scorgere a breve distanza il Lago di Fedaia e il Rifugio Viel del Pan. Su percorso del tutto facile guadagniamo la struttura del rifugio (m 2432 – ore 1,10 dalla partenza) Ignoriamo il proseguo del sentiero n° 601 che procede, indicato dai cartelli, in direzione del Lago di Fedaia perdendo debolmente quota. Scegliamo invece di proseguire verso l’evidente forcelletta posta subito a sinistra dell’evidente cima del Sas Ciapel (Sasso Cappello) il cui nome si riferisce in modo evidente alla sommità rocciosa, come un cappello, di roccia vulcanica affiorante. Il sentiero è in pratica un traverso orizzontale che dal Rifugio Viel del Pan raggiunge la forcella in appena 2 – 3 minuti su fondo terroso scavato nel manto prativo. Guadagnata la selletta siamo in piena Cresta del Padon che scegliamo di seguire verso sinistra lunga la traccia evidente lasciando il Sas Ciapel alle spalle. Il sentierino si articola in progressiva salita sviluppandosi poco a sinistra del filo di cresta potendo così evitare gli affioramenti di roccia effusiva presenti lungo il crinale. A tratti possiamo comunque avvicinarci e sfiorare lo strapiombo che precipita verso settentrione affacciandoci verso il Sella e più a ovest sul Passo Pordoi e sul Sas Becè oltre ad osservare alla nostra destra il profondo vallone che scende in direzione di Arabba. Il colpo d’occhio alle spalle permette di intravedere, al di là del Sas Ciapel, la Cresta del Padon a sovrastare il Passo e il Lago Fedaia. Un ultimo sforzo su traccia nel prato permette di guadagnare in moderata ascesa il pianoro di vetta della Costa dei Larici caratterizzato da un ometto di pietre (m 2526 – ore 0,20 dal Rifugio Viel del Pan - ore 1,30 dalla partenza). Da notare il colpo d’occhio, sotto la verticale, sul Rifugio Viel del Pan.
Dalla cima osserviamo il sentiero procedere
calando alla forcella sottostante per poi impennarsi nella marcata sommità del
Col
de Cuch. Muoviamo in questa direzione con una frazione
breve
ma
piuttosto
ripida
sino
a
guadagnare
il sottostante giogo. Evitiamo di procedere verso il Col de Cuch per volgere a
sinistra tornando
indietro
in
direzione
del Rifugio Viel del Pan: è infatti presente un’esile striscia di sentiero
scavata ancora una volta nell’erba che
traversa
quasi in
piano
lungo il fianco meridionale della Costa dei Larici. La traccia non è segnata ma
appare anche in questo caso ben evidente portandosi in qualche minuto sopra la
verticale
del rifugio.
Scendiamo
poi in direzione della struttura calando su
tracce
di tratturo comunque ben evidenti con buona visibilità. Rientrati al Rifugio
Viel del Pan procediamo Cenni sulla flora:
La flora osservabile lungo questo itinerario è straordinariamente ricca. Nella prima parte di cammino si aggira il Sas Becè, tipica montagna dolomitica. A partire dalla Baita Fredarola ci troviamo a procedere sulle pendici della Cresta del Padon passando su roccia di origine vulcanica, di conseguenza la flora cambia completamente le sue caratteristiche. La fusione dei due tipi di flora determina una ricchezza di specie notevolissima nonostante l’escursione sia nel complesso breve. Segue un breve estratto delle principali specie osservate in occasione della nostra salita avvenuta a metà luglio. Entità endemiche: 1) Genepì maschio (Artemisia genipi); endemismo dell’arco alpino che purtroppo si sta pericolosamente rarefacendo in quanto è stato in passato raccolto indiscriminatamente per produrre amari. 2) Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Pianta endemica delle Alpi centro orientali molto simile al più diffuso Rododendro ferrugineo dal quale si distingue per l’evidente pelosità delle foglie. Cresce unicamente su substrato calcareo: Lungo il percorso descritto è rilevabile sulle pendici del Sas Becè. 3) Eritrichio nano (Eritrichium nanum). Pianta endemica tipica delle Dolomiti dai piccoli, graziosi fiorellini azzurri che ricordano quelli del comune Nontiscordardime. Colonizza gli sfasciumi lungo la Cresta del Padon 4) Primula nana (Primula minima); magnifico endemismo delle Alpi Orientali dai petali rosati. 5) Millefoglio di Clavena (Achillea clavenae). Tipica pianta di praterie, ghiaioni e pendii aridi su substrato calcareo. É un endemismo alpino – dinarico con areale esteso in Italia dalla Lombardia al Friuli. 6) Ranuncolo ibrido (Ranunculus hybridus). Endemismo delle Alpi Orientali con areale esteso dalla Lombardia al Friuli. Altre specie: 1) Androsace gelsomino (Androsace obtusifolia) 2) Camedrio alpino (Dryas octopetala) osservabile lungo le pendici del Sas Becè. 3) Orchidea odorosa (Gymnadenia odoratissima) 4) Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea) 5) Orchide candida (Pseudorchis albida) 6) Celoglosso (Coeloglossum viride) 7) Nigritella comune (Nigritella nigra) 8) Platantera comune (Platanthera bifolia) 9) Orchide dei pascoli (Traunsteinera globosa) 10) Orchidea maschia (Orchis mascula) 11) Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp. rhaeticum) osservato lungo la cresta del Padon. 12) Androsace vitaliana (Androsace vitaliana subsp. sesleri); bellissima pianta a portamento strisciante caratterizzata da fiori di colore giallo intenso. È presente con diversi cuscinetti nella sella compresa tra la Costa dei Larici e il Col de Cuch. 13) Sassifraga androsacea (Saxifraga androsacea) 14) Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata) 15) Pedicolare a foglie verticillate (Pedicularis verticillata) 16) Giunco di Jacquin (Juncus jacquinii) 17) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina) 18) Dafne rosea (Daphne striata) 19) Astro alpino (Aster alpinus) 20) Linaiola d’alpe (Linaria alpina) 21) Bartsia alpina (Bartsia alpina) 22) Nontiscordardimé (Myosotis alpestris) 23) Genziana di Koch (Gentiana acaulis) 24) Genziana punteggiata (Gentiana punctata) 25) Genzianella a foglie corte (Gentiana brachyphylla) 26) Spillone alpino (Armeria alpina) 27) Anemone del Monte Baldo (Anemone baldensis) 28) Silene a cuscinetto (Silene acaulis) 29) Giglio martagone (Lilium martagon) 30) Doronico di colonna (Doronicum columnae) 31) Vedovella celeste (Globularia cordifolia) 32) Valeriana montana (Valeriana montana) 33) Astragalo alpino (Astragalus alpinus) nella prima parte appena lasciato il Passo Pordoi per salire alla Baita Fredarola. 34) Clematide alpina (Clematis alpina) 35) Billeri pennato (Cardamine resedifolia) 36) Biscutella montanina (Biscutella leavigata) 37) Vulneraria (Anthyllis vulneraria) 38) Sulla alpina (Hedysarum hedysaroides) 39) Sagina delle Alpi (Sagina saginoides), lungo il Viel del Pan tra la Baita Fredarola e il Rifugio Viel del Pan.
VISUALIZZA QUI SOTTO LA PHOTOGALLERY DEL TREKKING
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||