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CREP DI PECOL (m 1811)
La modesta sommità del Crep di Pecol offre una breve esperienza che impegna per meno di mezza giornata. Particolarmente adatto alla gita è il periodo autunnale permettendo di ammirare il foliage grazie ai larici che caratterizzano il versante orientale del Monte Civetta. Tra gli altri elementi d’interesse è impossibile non citare la bellissima cascata con la sottostante vasca d’acqua limpida osservabile in località Gavon Grant. Altrettanto notevole appare la visione del Monte Pelmo. Solamente nel tratto compreso tra il Rifugio Pian del Crep e il Pian de Cristellin l’ambiente appare purtroppo deturpato dagli impianti e dalle piste di sci. Esclusa questa frazione rimarrete entusiasti di scoprire un’area davvero splendida dal punto di vista naturalistico. Resta scontato il consiglio di eseguire l’escursione non in presenza di neve mentre nel periodo estivo si consigliano alternative ad un’altitudine maggiore. L’escursione in breve: Pècol Vecchio (m 1410) – Gavon Grant – Ristorante Baita Civetta (m 1579) – Rifugio Pian del Crep (m 1765) – Crep di Pecol (m 1811) – Pian de Cristellin (Casot de Mareson – m 1607) – Pian de le Asie (m 1450) – De là de l’Aiva (m 1342) – Mareson (m 1340) – Pècol Nuovo (m 1350) – Pècol Vecchio (m 1410) Dati tecnici: Partenza da Pècol Vecchio (m 1410): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà); EE la breve digressione non obbligata al Crep di Pecol. Segnaletica: presente ma non molto chiara sino oltre la cascata (Gavon Grant). Assente nel tratto successivo ma su larga sterrata sino al Rifugio Pian del Crep. Sempre senza segnavia si cala sino Pian de Cristellin dove prendiamo la mulattiera che riporta nel fondo valle ritrovando la segnaletica. Dislivello assoluto: m 471. Acqua potabile sul percorso: due fonti in paese a Pècol Vecchio. Accesso alla partenza: Chi proviene da Longarone risale con la SP 251 la Val di Zoldo. Raggiungiamo dapprima Forno di Zoldo quindi una serie di piccole frazioni fra le quali ricordiamo, in sequenza, Dont, Rutorbol, Fusine, Pianaz, Mareson e infine Pècol. In coincidenza di quest’ultima frazione abbandoniamo il proseguo della provinciale volgendo, a sinistra, su Via Monte Civetta. Come riferimento sono presenti cartelli indicanti l’ufficio turistico e la Stube “Dal Patriarca”. Dopo un breve tratto tra le case siamo ad una prima biforcazione. Ignoriamo Via della Seggiovia che si separa sulla sinistra mantenendo invece Via Monte Civetta. Poco dopo, ad un secondo bivio, restiamo sulla strada principale che volge a sinistra. Ancora una breve frazione e siamo ad una terza biforcazione dove si può procedere dritti su Via Tieda oppure si può deviare a sinistra scavalcando il Torrente Maè con un ponte. Scegliamo quest’ultima opportunità. Da notare, come riferimento, la presenza di una bella fonte con lavatoio proprio in coincidenza dell’incrocio sul lato sinistro della strada e quindi qualche metro prima del ponte. Manteniamo lo stradello asfaltato che tocca le ultime case sino ad arrivare al divieto di transito con il fondo che diviene naturale. Un ampio spiazzo a fianco della strada permette di parcheggiare comodamente l’automobile. Descrizione del percorso: Proseguiamo a piedi oltre il divieto che proibisce il transito ai mezzi motorizzati con cartelli escursionistici indicanti varie mete fra cui le “Sorgenti del Maè”. Da rilevare, sin dalla partenza, lo splendido colpo d’occhio, alle spalle, sull’immensa sagoma del Monte Pelmo. Manteniamo l’ampia carrareccia a fondo naturale che si sviluppa con debole dislivello in ambiente boschivo. Al bivio segnalato dai cartelli abbandoniamo la forestale di sinistra seguendo le indicazioni per il Col Grand e le Sorgenti del Maè. Una bella apertura permette di inquadrare per la prima volta il Monte Civetta che forma un binomio inscindibile con il prima citato Monte Pelmo. Nella seconda metà di ottobre la zona offre il meglio di sé grazie alla presenza dei larici a donare nei giorni tersi i mille colori della stagione autunnale. Poco oltre un cartello in legno segnala che siamo in località Gavon Grand. Sulla destra il torrente Maè genera, sotto il piano della carrareccia, una magnifica cascata che si riversa in una vasca naturale d’acqua molto limpida. É consigliabile eseguire la digressione che porta sui bordi della vasca calando con una ripidissima ma altrettanto breve traccia di sentiero. Basta qualche minuto per questa deviazione che ci sentiamo di raccomandare vivamente permettendo una visione quanto mai spettacolare del getto d’acqua. Ripresa la carrareccia proseguiamo quasi in piano traversando parallelamente al crinale culminante nel Monte Civetta. Il luogo, piuttosto frequentato in piena estate, ritrova una sua dimensione più solitaria e appartata in autunno quando i silenzi e i colori dei larici lasciano gli escursionisti pieni di stupore e meraviglia. In breve siamo ad un importante bivio segnato (m 1526). Lasciamo alla nostra destra il sentiero con indicazioni per il Col Grant raggiungibile con il segnavia n° 587; nel nostro caso manteniamo l’ampia forestale a fondo ghiaioso con cartello indicante il Pian del Crep. Non troviamo nel proseguo né segnaletica né segnavia. L’orientamento appare tuttavia banale trattandosi di seguire senza alcuna difficoltà lo stradello chiuso al traffico. Appare più rado il bosco di conifere sino a guadagnare la grande radura ove si erge, sulla sinistra, la struttura in legno del Ristorante Baita Civetta (m 1579). La posizione appare estremamente panoramica verso occidente ammirando gran parte del massiccio del Civetta che sembra quasi “emergere” dal verde di boschi sottostanti. In autunno colpisce il contrasto tra i colori del bosco e le rocce chiare, quasi abbaglianti quando rifulgono al sole, che caratterizzano le rupi dolomitiche circostanti. La strada bianca guadagna quota restando subito a sinistra di quella che in inverno si trasforma in una pista di sci. La sterrata raggiunge un pianoro dove al bivio passiamo a sinistra. Riprende la salita con la forestale che punta verso nordest tagliando il pendio in diagonale ascendente. Si ripetono gli scorci tra i larici osservando le pendici del Monte Civetta da una prospettiva più elevata. In ultimo, dopo un paio di tornanti, la pendenza decresce e scompare l’alberatura raggiungendo comodamente la sella dove è posto il Rifugio Pian del Crep (m 1765). Nella stagione autunnale troverete la struttura presumibilmente chiusa. Immaginiamo l’apertura sia invernale quando funzionano gli impianti per lo sci e forse anche in piena estate nel periodo di maggiore afflusso turistico. Il rifugio è posto sul lato destro della strada bianca mentre sulla sinistra siamo sovrastati dalla modesta elevazione del Crep di Pecol (m 1811). L’elevazione può essere raggiunta dagli escursionisti esperti con una breve digressione che impegna per soli 20 minuti tra andata e ritorno. Dapprima si rimonta faticosamente il ripido pendio erboso. In ultimo un breve salto roccioso richiede molta cautela accedendo direttamente alla sommità. Si rientra a ritroso. Chi desidera un itinerario privo di difficoltà procede oltre il rifugio senza eseguire la digressione. Cambiamo versante cominciando a perdere quota lungo l’ampia pista di sci che cala ad oriente. Purtroppo l’area appare rovinata dagli sbancamenti operati per favorire gli sport invernali. A dominare il paesaggio è la potente struttura dolomitica del Monte Pelmo; più distante, appena più a destra, si scorge per un breve tratto la piramide sommitale del Monte Antelao. Senza segnaletica perdiamo quota restando sul lato sinistro della pista con il riferimento del sottostante Casot de Mareson (m 1607), una bella baita in legno che si erge proprio al limite del bosco. Raggiunta la costruzione (siamo in località Pian de Cristellin) abbandoniamo la pista di sci ritrovando una marcata mulattiera che penetra decisa nell’alberatura. Inutile dire che la discesa si svolge facile e sbrigativa godendo dell’ombrosa copertura a conifere. Rari scorci permettono ancora una volta di inquadrare il Pelmo. Ritroviamo la segnaletica transitando per Pian de le Asie (m 1450 – segnavia n° 585) quindi siamo nel fondovalle raggiungendo la località De là de l’Aiva (m 1342). Scavalchiamo con un ponticello il Torrente Maè raggiungendo tra le prime case la SP 251 della Val di Zoldo in coincidenza della frazione di Mareson. Rimontiamo la provinciale verso sinistra guadagnando senza difficoltà il paese di Pècol Vecchio (m 1410). Chiudiamo il nostro itinerario ad anello volgendo verso sinistra per seguire a piedi le stradine asfaltate dentro all’abitato così come indicato in cima alla descrizione nel paragrafo dedicato all’accesso alla partenza sino a riprendere l’automobile (ore 3 complessive).
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