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MONTE MIGNOLO (m 2111)
Il nome “Mignolo” è quasi sempre associato a due splendidi laghetti alpini raggiungibili con un buon sentiero segnato mentre raramente viene presa in considerazione l’ascesa all’omonima vetta che li sovrasta a settentrione. Si tratta in realtà di una meta del tutto semplice e alla portata d’ogni buon escursionista in grado di offrire un eccellente panorama sulla parte meridionale del Gruppo dell’Adamello. L’ultimo tratto di salita avviene tra i prati, senza via obbligata, ma con tempo buono non vi sono in pratica difficoltà. È un’avventura non troppo lunga, in grado d’impegnare per mezza giornata grazie al dislivello molto contenuto coperto dalla via di salita descritta. Si parte infatti dalla località Grapa di Vaia, raggiungibile in auto con la SP 345 ad una quota quasi uguale a quella della cima del Mignolo. L’unico avvertimento è legato alle condizioni meteorologiche in quanto il tracciato si sviluppa in un’area del tutto priva di alberi caratterizzata in estate da frequenti temporali da calore. Inutile raccomandare d’eseguire l’escursione al mattino quando il tempo è più stabile. L’area si presenta innevata almeno sino a maggio e la SP 345 da seguire per raggiungere la partenza è normalmente aperta da giugno sino ad ottobre, periodo nel quale è bene concentrare le escursioni nella zona. La scarsa percorrenza di queste dorsali ha inoltre un effetto positivo su fauna e flora facilitando l’osservazione di numerose specie, alcune delle quali piuttosto rare. Chi desidera riempire un’intera giornata di cammino potrà senz’altro associare questa salita ad altre cime del circondario come ad esempio il Monte Rondenino e il Monte Croce Domini. L’escursione in breve: Località Grapa di Vaia (m 2114) – sella (m 2040) – Laghetto inferiore di Mignolino (m 2030) – Monte Mignolo (m 2111) Dati tecnici: Partenza dalla località Grapa di Vaia (m 2114): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale fino al Laghetto inferiore di Mignolino poi del tutto assente ma senza difficoltà di orientamento con buona visibilità. Dislivello assoluto: m 71. Acqua sul percorso: assente. Accesso: Si accede alla partenza dalla Val Camonica oppure dalla Val Sabbia. Salendo dalla Val Camonica: Si supera la deviazione per Boario Terme procedendo sino in prossimità di Esine. Si abbandona la statale della Val Camonica volgendo a destra con indicazioni per il Passo Croce Domini che dista circa una trentina di chilometri. Scavalcati i paesi di Berzo Inferiore e Bienno la strada si inerpica progressivamente più ripida in un ambiente che diviene d’alta montagna. A quota 1400 metri superiamo Campolaro, l’ultima piccola frazione prima di salire infine al Passo di Croce Domini. Raggiunto il valico abbandoniamo la strada che procederebbe verso Bagolino scegliendo invece di volgere verso destra sulla SP 345. Il tracciato diviene immediatamente a fondo naturale risultando percorribile, con cautela, anche ad un’utilitaria prestando attenzione a buchi e pietre prominenti. Il tratto di strada bianca da percorrere è di quasi 4 km. Appena superato il paletto indicante il km 61,5 si osserva sulla destra il bel laghetto di Lavena. Procediamo doppiando un costone per procedere su strada ghiaiosa. Ad un tratto semipianeggiante segue una ripida salita con fondo che torna ad essere asfaltato. Affrontiamo in sequenza quattro tornanti e in coincidenza del quarto si separa sulla sinistra una sterrata con indicazioni per la Foresta Regionale Alpe Vaia e il Ristoro d’alpeggio Vaia. Siamo in località Grapa di Vaia (m 2114) e possiamo lasciare l’automobile all’inizio della sterrata sul lato destro della stessa. Salendo dalla Val Sabbia: Si risale la valle raggiungendo il lago di Idro. La comoda provinciale prosegue lungo la sponda occidentale del lago superando Anfo e portandosi alla testata dello specchio d’acqua. Poco prima del paese di Ponte Caffaro volgiamo a sinistra con indicazioni per Bagolino e Passo Croce Domini abbandonando la strada che procederebbe altrimenti in direzione di Tione di Trento e Madonna di Campiglio. Seguiamo la comoda statale raggiungendo Bagolino e ignorando il bivio a sinistra per il Passo della Maniva. La strada diviene poi più ripida e, in un contesto d’alta montagna, supera dapprima il piccolo abitato di Val Dorizzo per poi accedere alla bellissima piana del Gaver, dominata dall’immensa mole del Cornone di Blumone. La strada volge con decisione verso occidente e, con alcuni km di ripida salita, sale raggiungendo il Passo di Croce Domini e l’omonimo rifugio. Si procede abbandonando il proseguo in discesa della strada volgendo verso sinistra sulla SP 345. Il tracciato diviene immediatamente a fondo naturale risultando percorribile, con cautela, anche ad un’utilitaria prestando attenzione a buchi e pietre prominenti. Appena superato il paletto indicante il km 61,5 si osserva sulla destra il bel laghetto di Lavena. Procediamo doppiando un costone per procedere su strada ghiaiosa. Ad un tratto semipianeggiante segue una ripida salita con fondo che torna ad essere asfaltato. Affrontiamo in sequenza quattro tornanti e in coincidenza del quarto si separa sulla sinistra una sterrata con indicazioni per la Foresta Regionale Alpe Vaia e il Ristoro d’alpeggio Vaia. Siamo in località Grapa di Vaia (m 2114) e possiamo lasciare l’automobile all’inizio della sterrata sul lato destro della stessa. Descrizione del percorso: Procediamo a piedi lungo la sterrata lasciando alla nostra destra le ripide pendici in parte rocciose del Corno Setteventi Nord. La forestale esegue un’evidente curva verso sinistra con il panorama che si apre sul sottostante Laghetto di Vaia. Perdiamo quota scendendo in qualche minuto alla sella sottostante posta ai piedi dell’evidente Monte Mignolino. Troviamo il cartello con segnalato erroneamente il toponimo Crapa di Vaia e la quota di 2115 metri; si tratta infatti della località e dell’altitudine della partenza mentre in coincidenza della sella siamo almeno 40 metri più in basso. Ci troviamo in pieno crinale con la possibilità di affacciarsi a ponente con in vista un tratto della SP 345. Procediamo lungo la strada a fondo naturale oppure si può eseguire una breve digressione sulle pendici alla nostra sinistra su terreno erboso elementare ma privo di indicazioni tornando ad osservare il sottostante specchio d’acqua. Ripresa la sterrata la manteniamo brevemente sin quasi al primo tornante che volgerebbe verso destra scendendo verso il Laghetto di Vaia. Come detto abbandoniamo la forestale subito prima del tornante volgendo sul sentiero che sale a sinistra. Non vi è un cartello indicatore tuttavia il tracciato è segnato e ben evidente. In pochi minuti siamo alla sella ove ci affacciamo con lo sguardo verso nord. Il panorama si estende splendidamente verso settentrione con visibili il Frerone e il Cornone di Blumone, vette appartenenti al Gruppo dell’Adamello. Il sentiero, sempre ben marcato ed evidente, divalla in moderata discesa tra i prati sino al pianoro sottostante caratterizzato da un piccolo ristagno d’acqua (m 2040). Siamo ad un importante crocevia di sentieri con le varie destinazioni indicate dai cartelli in legno. Seguiamo il sentiero per i Laghi di Mignolo (segnavia 428) aggirando e lasciando a destra la modesta pozza d’acqua. In moderata ascesa andiamo a tagliare in lunga diagonale la dorsale culminante nel Dosso Pozza Rotonda. Il tracciato si sviluppa al di sotto della linea di crinale che ci sovrasta sulla destra. Notevole appare il panorama dominando alla nostra sinistra la grande conca al centro della quale si erge Malga Mignolino presso un piccolo ma evidente laghetto. Appena più distante notiamo la Malga Rondenino Alto sovrastata dalla marcata sella denominata Passo di Rondenino. Terminata la debole salita affrontiamo un traverso pressoché in piano. Da rilevare la vista, di fronte a noi, del grande cupolone erboso del Monte Mignolo che appare appena più basso rispetto alla nostra posizione. Il sentiero, sempre ben evidente, comincia a digradare in direzione dell’ampia sella sottostante che ci divide proprio dal Monte Mignolo. Caliamo dolcemente sino a guadagnare la sella in coincidenza della quale è presente un modesto pianetto torboso in parte occupato da due piccoli specchi d’acqua il più grande dei quali è talvolta indicato come Laghetto inferiore di Mignolo (m 2030 - palo di legno con malconci cartelli indicatori). Il sentiero procede aggirando l’invaso sulla sinistra per guadagnare un bel poggio erboso ai piedi del Monte Mignolo. Andiamo a scorgere, poco più in basso, il Laghetto di Mignolo Alto. Nel punto in cui il sentiero comincia a calare verso il lago sottostante lo abbandoniamo volgendo intuitivamente in direzione del Monte Mignolo. Non perdiamo pertanto quota e anzi rimontiamo senza via obbligata l’ampia dorsale che ascende verso il punto più alto. Non mancano ulteriori scorci sul sottostante specchio d’acqua e anzi, salendo compare anche, per la prima volta, il Lago di Mignolo Basso. Vinto il breve tratto iniziale comunque sempre semplice e in pendenza moderata, siamo sul crinale che appare molto ampio e a tratti quasi pianeggiante. Affiora il detrito compatto con il manto erboso ridotto per un tratto a poche zolle isolate. Procediamo in direzione di quella che appare come la cupola sommitale. In realtà risalito questo dosso si osserva il crinale proseguire verso settentrione sempre in debole pendenza e su fondo nel complesso molto facile. Tra lembi prativi e brevi frazioni detritiche guadagniamo infine il culmine vero e proprio caratterizzato da un ampissimo pianoro erboso e da un accatastamento di rocce rotte (m 2111 – ore 1,30 dalla partenza). La vista che si gode dalla vetta è di grande ampiezza, estesa in particolar modo verso le cime poste nel settore meridionale del Gruppo dell’Adamello. Si osserva in particolar modo un grandioso panorama sul Monte Frerone, sulla Cima Terre Fredde e sul Cornone di Blumone mentre a minore distanza osserviamo il Passo Croce Domini con, più a destra, la tozza ma verdeggiante struttura del Monte Misa. Verso oriente si estende la dorsale culminante nei monti Bruffione e Boia mentre ad occidente il panorama è in gran parte occupato dalla lunga dorsale culminante nei monti Rondenino e Mignolino. Il rientro avviene a ritroso per un totale di 3 ore complessive di cammino. Il tracciato caratterizzato da saliscendi fa sì che la durata del rientro sia molto simile a quella di andata. Cenni sulla flora:
Il relativo isolamento dell’area favorisce la presenza di una flora piuttosto ricca. A seguire trovate un estratto delle principali specie osservate eseguendo l’escursione alla metà del mese di giugno. Endemismi: 1) Primula di Val Daone (Primula daonensis); splendido endemismo dei terreni silicei con areale centrato prevalentemente nei gruppi dell’Adamello e dell’Ortles – Cevedale con sconfinamenti nei gruppi circostanti. Lungo il percorso descritto è presente in grande quantità nei prati circostanti la partenza in località Grapa di Vaia. 2) Viola del Monte Guglielmo (Viola culminis); è un endemismo ad areale assai ristretto limitato al Monte Guglielmo, da cui deriva il nome della specie, e alla zona della Val Fredda – Passo Croce Domini. Lungo il nostro percorso è facilmente osservabile nella prima parte del percorso lungo la sterrata che dalla Grapa di Vaia cala alla sottostante selletta senza toponimo. 3) Erba unta bianco maculata (Pinguicula leptoceras), endemica dell’arco alpino, è una delle poche piante carnivore presenti in Italia; le sue foglie appiccicose sono una trappola per gli insetti più piccoli; la pianta produce poi enzimi atti a digerire le prede. 4) Senecio della Carnia (Senecio incanus subsp. carniolicum). Endemico delle Alpi Orientali è osservabile sulle pendici sommitali del Monte Mignolo. Altre specie osservate: 1) Azalea alpina (Loiseleuria procumbens) 2) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) 3) Bartsia alpina (Bartsia alpina) 4) Anemone narcissino (Anemone narcissiflora) 5) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina) 6) Orchide candida (Pseudorchis albida) 7) Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata) 8) Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum) 9) Anemone alpino (Pulsatilla alpina) 10) Genziana di Koch (Gentiana acaulis) 11) Cariofillata montana (Geum montanum) 12) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina) 13) Trifoglio alpino (Trifolium alpinum) 14) Billeri pennato (Cardamine resedifolia) 15) Viola gialla (Viola biflora) 16) Erica carnea (Erica carnea) 17) Bugola piramidale (Ajuga pyramidalis) 18) Mirtillo palustre (Vaccinium uliginosum) 19) Nontiscordardimè (Myosotis alpestris) 20) Viola palustre (Viola palustris) osservabile presso il modesto specchio d’acqua che si incontra prima di salire al Monte Mignolo talvolta indicato come Laghetto inferiore di Mignolino 21) Camedrio alpino (Dryas octopetala) presente lungo questo percorso solo in cima al Monte Mignolo grazie al substrato in parte calcareo. 22) Genziana punteggiata (Gentiana punctata) sulle pendici sommitali del Monte Mignolo. 23) Botton d’oro (Trollius europaeus) 24) Genzianella (Gentiana verna) 25) Silene a cuscinetto (Silene acaulis) in vetta al Monte Mignolo 26) Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)
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