Monte della Croce

MONTE DELLA CROCE (m 2297)

Questa escursione, più di altre, conduce alla scoperta di un angolo quasi dimenticato della Valtellina dove è ancora possibile godere di una natura primordiale tra pietraie, limpidissimi laghetti e verdeggianti alpeggi. Il percorso si sviluppa ad anello, in ogni sua parte oltre i 2000 metri di quota, andando a toccare il suo culmine in coincidenza del Passo Portone, importante forcella attraversata dal confine tra Italia e Svizzera. Il Monte della Croce, unica sommità toccata dal cammino, non è pertanto il punto più elevato del percorso; in compenso offre una visione spettacolare sulla media e alta Valtellina. Per quanto riguarda le difficoltà da superare è curioso scoprire come i problemi maggiori si hanno nell’avvicinamento in auto e non nel cammino. La strada che sale da Vervio verso il Rifugio Schiazzera si presenta infatti strettissima sebbene sia asfaltata quasi per intero. I problemi si presentano incrociando mezzi in direzione opposta. Generalmente gli escursionisti salgono al mattino per rientrare nella seconda parte del pomeriggio. È bene non fare diversamente per ridurre al massimo il numero degli eventuali incroci. Inutile sottolineare l’importanza d’eseguire l’ascensione in piena estate trovando la strada aperta e affrontando un cammino in genere libero da neve e ghiaccio.

L’escursione in breve:

parcheggio a termine del tratto transitabile della strada per il Rifugio Schiazzera (m 2009) – Rifugio Schiazzera (m 2079) – Malga Schiazzera (Alpe Schiazzera – m 2109) – Lago di Pian Fusino (m 2290) – Lago Brodego (m 2356) – Lago Schiazzera (m 2396) – Passo Portone (Pass Portun – m 2633) – Lago Schiazzera (m 2396) – Sentiero Padre Daniele Badiali – Monte della Croce (m 2297) – Rifugio Schiazzera (m 2079) – parcheggio (m 2009) 

Dati tecnici:

Partenza dal parcheggio a termine del tratto transitabile della strada per il Rifugio Schiazzera (m 2009): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Brevissimo tratto EE nella discesa dal Monte della Croce al Rifugio Schiazzera con fune metallica come corrimano nel tratto più impegnativo. Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 624 – Dislivello realmente affrontato in salita: m 725. Acqua sul percorso: assente

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza dal paese di Vervio posto a nordest di Tirano sulla destra orografica della Valtellina (sulla sinistra per chi da Tirano sale in direzione di Bormio). Si raggiunge il piccolo centro abitato con la statale 38 dello Stelvio prendendo, al km 71,5, lo svincolo segnalato per il paese. Allo stop giriamo a sinistra. Dopo aver sottopassato la statale e superato il ponte sul Fiume Adda siamo all’ulteriore biforcazione posta ad inizio paese. A destra la strada conduce al municipio mentre a sinistra inizia la lunga salita che porta a toccare le numerose, minuscole frazioni di Vervio disposte lungo la montagna soprastante (cartello indicante il Rifugio Schiazzera). Seguiamo le indicazioni per Susen o per il Rifugio Schiazzera raggiungendo, dopo circa 4 km, la Chiesa di Rogorbello. Subito dopo la chiesa troviamo sulla sinistra la macchinetta che eroga il ticket necessario per poter proseguire con l’automobile. Il proseguo è infatti a pedaggio con la stradina che, pur asfaltata, diviene ripida e a tratti estremamente stretta con non poche difficoltà incrociando vetture in senso opposto. Si percorrono ben 15 km di lunga ascesa fino a raggiungere il punto in cui la strada non è più asfaltata. Si procede ancora per poche centiania di metri su pietre non lisce prestando molta attenzione a non forare le gomme. Troviamo immediatamente il parcheggio, sulla sinistra, dove lasciare l’automobile (m 2009). È bene non procedere oltre in quanto la strada si restringe sino a divenire una mulattiera non transitabile.

Descrizione del percorso:

Procediamo a piedi lungo la strada che, quasi immediatamente, diviene una mulattiera lastricata. Da notare lo scorcio verso sud in direzione delle Alpi Orobie. Come indicato dal cartello raggiungiamo, in nemmeno un quarto d’ora, il Rifugio Schiazzera (m 2079), posizionato al margine meridionale dell’Alpe Schiazzera. Il punto di appoggio è stato ricavato dalla ristrutturazione di una vecchia caserma della Guardia di Finanza che fu eretta nel secolo scorso a protezione del vicino confine di stato. L’alta Val Saiento era infatti usata, nel periodo 1960 – 1970, dai contrabbandieri come passaggio relativamente comodo per passare dal territorio italiano al Cantone dei Grigioni attraverso il Passo Portone che toccheremo nel proseguo del cammino. I Finanzieri posizionati presso il confine operavano per contrastare le attività illecite tra l’Italia e il Cantone dei Grigioni.

L’escursione prosegue oltre la struttura con il cartello indicante il Lago Schiazzera a ore 1,10 e il Passo Portone a ore 1,45. Seguiamo l’ampio sentiero che si sviluppa comodo e facile tra gli ultimi larici e i successivi vasti pascoli andando a lambire in pochi minuti la bella Malga Schiazzera (m 2109 – 25 minuti dalla partenza). Volgiamo verso sinistra scavalcando il torrente con un malconcio ponticello in legno quindi proseguiamo tra i prati d’altitudine innalzandoci rispetto all’Alpe Schiazzera. Il tracciato è sempre ben evidente; incontriamo in ogni caso un ulteriore cartello indicatore a confermare che ci stiamo muovendo nella giusta direzione. Un tratto più ripido è scavalcato agevolmente con una serie di tornanti quindi, subito al di sopra, si osserva alla nostra destra una bella conca occupata dal Lago di Pian Fusino (m 2290). Nelle giornate serene colpisce la bellissima colorazione turchese del piccolo specchio d’acqua. Chi lo desidera può raggiungerne le sponde eseguendo una breve digressione muovendosi senza percorso obbligato tra detriti e ondulazioni erbose. Eseguita l’eventuale deviazione si riprende il sentiero segnato proseguendo in moderata salita e restando a destra di un modesto torrente. Poco oltre il sentiero e il ruscello si sviluppano a destra di una lunga ed evidente cordonatura morenica di probabile origine glaciale. Consigliamo per la seconda volta una breve digressione; è infatti raccomandabile lasciare il segnavia per guadagnare in poche decine di metri il bordo della cordonatura morenica per andare ad osservare subito al di là di essa il bel Lago Brodego (m 2356). Anche in questo caso è possibile, per chi lo desidera, raggiungerne le sponde su terreno erboso non segnato ma del tutto facile e senza via obbligata.

Ripreso il sentiero siamo ormai al Lago Schiazzera (m 2396) preceduto dal cartello che ne riporta il toponimo (ore 1,30 dalla partenza). I laghi sono in realtà due essendone osservabile un primo più piccolo separato dal principale da un esile cordone per lo più detritico. L’escursione procederebbe sviluppandosi a destra dei due laghi consigliamo tuttavia, prima di incamminarsi in questa direzione, d’eseguire la derivazione a sinistra che permette di salire al Passo Portone. Il cartello indica la giusta direzione seguendo il sentiero n° 230 con il valico dato a 45 minuti di marcia.

La prima parte del sentiero appare ben evidente arrampicandosi a tornanti lungo il ripido pendio che chiude ad occidente la conca che ospita il lago. Grazie alla pendenza subito significativa ci alziamo immediatamente sulla sottostante conca ammirando un bellissimo panorama sui sottostanti specchi d’acqua. Osserviamo inoltre, verso sudest, la scura struttura piramidale del Monte Masuccio. Il tracciato diviene più stretto e ardito ma sempre privo, con tempo buono, di veri pericoli. Il paesaggio lascia sorpresi in quanto, nonostante la posizione defilata della Val Saiento, si estende all’orizzonte verso le cime del Gruppo Ortles Cevedale. Alla vista, sotto la verticale, del Lago Schiazzera si aggiunge anche quella del Lago Brodego; nelle giornate più limpide sono delle gemme di colore compreso tra l’azzurro intenso e il turchese giustificando più che ampiamente la deviazione. Complice la quota la vegetazione si riduce a pochi ciuffi d’erba con detriti e pietraie che prendono il sopravvento. Il sentiero, sempre ben evidente, serpeggia tra i detriti con la pendenza che in ultimo decresce sino ad accedere all’ampia ed evidente sella del Passo Portone (Pass Portun – m 2633 – ore 2,15 dalla partenza – cartello riportante il toponimo).

Siamo sul confine di stato e ci troviamo nell’unico punto dell’intera escursione che tocca il confine con la Svizzera senza per altro debordare nel versante elvetico. Nel proseguo saremo infatti solo in territorio italiano. D’assoluta rilevanza è il paesaggio. Oltre a ripetersi lo scorcio sulla Val Saiento compare infatti la parte mediana della Valtellina sovrastata dalle Alpi Orobie. Possiamo inoltre scorgere la Val Poschiavo e a malapena le propaggini ghiacciate del Gruppo Bernina. Il rientro a ritroso sino al Lago Schiazzera offre ulteriori occasioni per osservare la meraviglia dei laghi sottostanti in un contesto d’alta quota pressoché integro. In breve ritorniamo al bivio presso il Lago Schiazzera (m 2396 – ore 0,30 dal Passo Portone – ore 2,45 dalla partenza).

Volgiamo verso sinistra seguendo i cartelli che segnalano il Monte Croce e il Passo di Schiazzera, entrambi ad un’ora di distanza. Il sentiero, dedicato a Daniele Badiali, appare inizialmente lastricato; bordeggiamo la sponda orientale del Lago Schiazzera quindi volgiamo verso destra con interessante scorcio verso il Monte Masuccio e sulle cime che chiudono l’orizzonte meridionale. Il tracciato prosegue lungamente con pendenze nel complesso molto contenute. Torniamo ad osservare dall’alto il Lago di Pian Fusino che avevamo già ammirato salendo dalla Malga Schiazzera verso l’omonimo lago. Il percorso essendo ad anello ripropone lo specchio d’acqua che colpisce nei giorni tersi per la bellissima colorazione turchese. Il sentiero procede lungamente traversando tra pietraie e pendii erbosi. Contorniamo alla base una grande rupe verticale incombente quindi proseguiamo in ambiente pascolivo più aperto sino a guadagnare il bivio segnalato dai cartelli. Ignoriamo la deviazione a sinistra per il Passo e la Cima Schiazzera. Proseguiamo senza deviare con indicazioni per il Monte della Croce segnalato a 35 minuti di cammino e il Rifugio Schiazzera dato ad un’ora di marcia.

Il percorso appare in gran parte quasi pianeggiante tra verdi prati d’altitudine. Per un breve tratto riprendiamo debolmente quota dominando dall’alto l’Alpe Schiazzera. All’orizzonte notiamo nei giorni limpidi le rocce e i ghiacciai che caratterizzano le cime del Gruppo Adamello - Presanella mentre alle spalle osserviamo le pendici detritiche della Cima di Schiazzera Orientale e ancora una volta il Monte Masuccio e il Lago di Pian Fusino che si allontanano progressivamente. Siamo in vista della dorsale erbosa che cala sino alla modesta sommità del Monte della Croce. Il sentiero muove puntando verso la dorsale con la traccia che la guadagna poco a sinistra della cima. Il paesaggio si apre all’improvviso sul fondo della Valtellina nonché sul lontano crinale che raggiunge il suo punto più basso in coincidenza del Passo del Mortirolo.

Il Monte della Croce è ormai prossimo con il sentiero che scende debolmente in sua direzione. Può apparire assurdo parlare di “scendere” ad una cima, ma in effetti è una bizzarria derivante dal fatto che il toponimo “Monte della Croce” è stato assegnato al punto più basso del crinale che stiamo discendendo. Proprio qualche minuto prima del piccolo dosso che caratterizza la cima troviamo il bivio a destra (cartelli) che permette di rientrare in 20 minuti circa al Rifugio Schiazzera. Prima di muovere in questa direzione eseguiamo la brevissima digressione che ci porta a guadagnare rapidamente la sommità del Monte della Croce in coincidenza della quale ricompare qualche albero di larice (m 2297 – ore 1 dal Lago Schiazzera – ore 3,45 dalla partenza).

Il panorama è indimenticabile potendo dominare il tratto della Valtellina compreso grosso modo tra Vervio e Sondalo oltre alle montagne circostanti. Si ripete, in lontananza, lo scorcio in direzione della Presanella e di parecchie vette del Gruppo dell’Adamello. Dopo una meritata sosta torniamo sui nostri passi per poche decine di metri sino al bivio prima citato dove scendiamo a sinistra in direzione del Rifugio Schiazzera. Un bel sentiero discende rapidamente il ripido pendio osservando dall’alto l’Alpe Schiazzera e l’omonima malga. Affrontiamo più in basso l’attraversamento di un colatoio detritico con un breve traverso esposto su roccia affiorante ben attrezzato con fune metallica fissa. È di fatto l’unico passaggio a richiedere attenzione dell’intero cammino. Sono comunque pochi metri ben attrezzati e non difficoltosi con fondo asciutto. Subito oltre riprende il normale sentiero nell’erba. Siam ormai in vista del Rifugio Schiazzera che raggiungiamo senza difficoltà andando a chiudere il nostro percorso ad anello (ore 0,20 dal Monte della Croce – ore 4,05 dalla partenza). L’ultimo breve tratto di cammino è comune all’andata ripercorrendo a ritroso la breve mulattiera che dal Rifugio Schiazzera cala sino al parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile (m 2009 – ore 4,15 complessive).

Cenni sulla flora:

Abbiamo eseguito questa bellissima escursione all’inizio del mese di agosto osservando un interessante numero di specie floreali. Segue una breve lista delle principali osservate:

1)    Giglio martagone (Lilium martagon)

2)    Nigritella comune (Nigritella nigra)

3)    Orchidea delle zanzare (Gymnadenia conopsea)

4)    Orchide candida (Pseudorchis albida)

5)    Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata)

6)    Astro alpino (Aster alpinus)

7)    Ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis)

8)    Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

9)    Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

10)  Genziana punteggiata (Gentiana punctata)

11)  Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus)

12)  Primula irsuta (Primula hirsuta); pianta tipica dei substrati acidi dalle splendide corolle rosso – violette.

13)  Primula a foglie larghe (Primula latifolia)

14)  Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

15)  Sassifraga spinulosa (Saxifraga aspera), osservabile lungo il sentiero Badiali.

16)  Sassifraga stellata (Saxifraga stellaris)

17)  Graminia di Parnasso (Parnassia palustris)

18)  Semprevivo montano (Sempervivum montanum)

19)  Canapicchia glaciale (Omalotheca supina)

20)  Azalea alpina (Loiseleuria procumbens)

21)  Napello (Aconitum napellus)

22)  Millefoglio del calcare (Achillea atrata)

23)  Achillea moscata (Achillea moschata)

24)  Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

25)  Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

26)  Campanula barbata (Campanula barbata)

27)  Campanula di monte (Campanula scheuchzeri)

28)  Carlina segnatempo (Carlina acaulis)

29)  Piede di gatto (Antennaria dioica)

30)  Margherita alpina (Leucanthemopsis alpina)

31)  Arnica (Arnica montana)

32)  Garofanino maggiore (Epilobium angustifolium)

33)  Pedicolare di Kerner (Pedicularis kerneri)

34)  Piumino rotondo (Eriophorum scheuchzeri)

35)  Astranzia minore (Astrantia minor)

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