Motin

MOTIN (m 2474)

Non avete mai sentito parlare del “Motin”? Non preoccupatevi, non è certo un delitto. Posta alla testata della Val di Campo, in territorio elvetico sebbene a poche decine di metri dal confine con l’Italia, è un’elevazione definita come secondaria. Premesso che per noi il termine “secondario” non ha ragione d’essere, soprattutto quando si parla di elevazioni che sfiorano i 2500 metri in prossimità del crinale principale delle Alpi, desideriamo fortemente possiate scoprire questa montagna e l’itinerario che permette di guadagnarne il punto più alto. La salita allo sconosciuto Motin tocca infatti una serie di laghetti d’alta quota la cui bellezza lascia davvero senza fiato e senza parole. Fra tutti indichiamo i due principali. Il primo è il Lago di Saoseo. Vi pare un’esagerazione se lo definiamo uno dei laghi di montagna più belli dell’intero arco alpino? È vero, il concetto di bellezza è legato a sensazioni e opinioni personali, ma sulla sponda dell’incredibile Lago di Saoseo è impossibile non emozionarsi. Le acque, dalle colorazioni comprese tra il blu cobalto e il turchese, creano riflessi di straordinaria bellezza a contrastare con il verde intenso dei boschi circostanti. In autunno il giallo dei larici rende l’ambiente ancora più straordinario e ricco di contrasti. Lasciatevi ammaliare da un lago con pochi eguali sulle Alpi in grado di lasciare a bocca aperta anche l’escursionista più esigente. Superato il Lago di Saoseo si sale al Lagh da Val Viola, senz’altro più grande, in un contesto più selvaggio ma non per questo di minore interesse e bellezza del precedente. Non sono solo i laghi a stupire; altrettanto bello è il contesto in cui sono posti, quello della Val di Campo, giustamente chiusa al traffico per mantenerne intatta l’armonia e l’aspetto naturale. La salita al Motet è il completamento di un’escursione che resterà a lungo tra i vostri ricordi più belli. La speranza è che questo luogo possa mantenere intatto il suo fascino nel tempo. Consigliamo d’eseguire l’escursione a partire da luglio sino a tutto ottobre in assenza di neve fresca.

L’escursione in breve:

Alp Camp (m 2070) – Lagh da Saoseo (m 2028) – Lagh da Scispadus (m 2071) – Lagh da Val Viola (m 2159) – Lagh dal Dügüral (m 2240) - valico senza nome (m 2430) - Motin (m 2474) - Passo di Val Viola (Pass da Val Viola - m 2471) - Lagh da la Genzana (m 2402) – Plan da la Genzana – Plan di Giardin (m 2182) - Lagh da Val Viola (m 2159) – Alp Camp (m 2070)

Dati tecnici:

Partenza da Alp Camp (m 2070): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nella brevissima deviazione al Motin comunque intuitiva e senza alcun problema di orientamento con buona visibilità. Dislivello assoluto: m 404 – Dislivello realmente superato in salita intorno ai 500 metri. Acqua sul percorso: torrente presso il Lagh da Val Viola

Accesso alla partenza:

Si accede dall’Italia seguendo da Tirano la SS 38 dir/A che raggiunge in meno di due km il confine con la Svizzera in coincidenza di Campocologno. Si entra in territorio elvetico proseguendo sulla strada principale 29. Si toccano i paesi di Brusio e Poschiavo quindi ha inizio la lunga salita in direzione del Passo del Bernina. Senza raggiungere il valico, in coincidenza della frazione Sfazù, troviamo sulla destra, presso il Ristronate Sfazù, la fermata della navetta che conduce nella Val di Campo che sarà teatro della nostra escursione. Poco oltre la fermata della navetta è presente sulla sinistra un parcheggio a pagamento per lasciare l’automobile. Il servizio di navetta è solitamente attivo per tutto il periodo estivo e permette di raggiungere in tutta comodità la località Alp Camp (m 2070). Senza navetta occorre salire alla partenza in ore 1,15 di cammino sola andata da aggiungere ai tempi indicati nella descrizione (2 ore andata e ritorno). Consigliamo in ogni caso di informarsi preventivamente su costi e orari. 

Descrizione del percorso:

Già la partenza (località Alp Camp – m 2070) offre un ambiente di grande suggestione: osserviamo un pianetto verdissimo attraversato dal torrente e un pugno di malghe in un luogo dove il tempo è scandito dal vento e dalle stagioni. La segnaletica indica in modo chiaro il tracciato da seguire con il Lagh da Saoseo (Lago Saoseo) indicato a 10 minuti e il Lagh da Val Viola a circa mezz’ora. Muoviamo in questa direzione tra pascolo e rado lariceto sino al punto in cui si separa, sulla destra, il bel sentierino in ripida discesa nel bosco che conduce al Lagh da Saoseo. È una breve deviazione di pochi minuti ma conduce in un ambiente assolutamente da non perdere. Il lago (m 2028), lungo circa 200 metri, largo 180 e profondo non più di 17 metri, è la perla da non perdere di questa escursione. A seconda dell’ora del giorno e quindi dell’inclinazione dei raggi solari, si ammirano le incredibili colorazioni di un fondale limpidissimo. Le montagne circostanti creano un anfiteatro di selvaggia bellezza che non può e non deve essere perso dagli amanti della zona di Poschiavo. Raggiunta la sponda ne seguiamo verso sinistra il bordo seguendo le facili ondulazioni tra massi e alberi di larice. Curiosa la presenza di un isolotto all’interno del lago sul quale è presente un grande albero. Da rilevare inoltre lo scorcio verso ponente arrivando a scorgere i ghiacciai posti sulla destra orografica della Val Poschiavo. Senza affrontare difficoltà di rilievo guadagniamo il bivio segnalato dai cartelli dove abbandoniamo il lago per volgere verso sinistra risalendo nel sottobosco con il cartello indicante il Lagh da Val Viola a 30 minuti di marcia. Il sentiero asseconda il pendio in breve salita guadagnando il modesto Lagh da Scispadus (m 2071) che occupa la piccola conca subito a destra del percorso segnato (30 minuti dalla partenza). In occasione del nostro passaggio il livello delle acque appariva assai basso con un’ampia area prosciugata e la presenza di parecchi tronchi di legno posti sul basso fondale. 

Ancora una volta proseguiamo guidati dai cartelli indicanti il Lagh da Val Viola. Lasciamo alla nostra destra il Lagh da Scispadus salendo nel bosco rado sino a confluire nel più importante sentiero che sale dall’Alp Camp e che avevamo precedentemente abbandonato per calare al Lagh da Saoseo. Seguiamo la bella e ampia mulattiera verso destra con grandiosa visione del roccioso Corno di Dosdè e della Cima di Saoseo. Procediamo in ambiente idilliaco caratterizzato da grandi prati alternati a settori boschivi a conifere. In breve siamo ad un’importante biforcazione. Come indicato dai cartelli entrambe le due direzioni conducono al Pass da Val Viola. Il tracciato principale prosegue a sinistra guadagnando il valico passando per il Plan da la Genzana mentre a destra si sale al passo, segnalato ad un’ora di distanza, passando presso il minuscolo laghetto Dügüral. Scegliamo quest’ultima opzione dando inizio ad un ampio anello; al ritorno torneremo infatti dal sentiero che si stacca a sinistra. Poche decine di metri e si apre alla nostra destra la vista sul bellissimo Lagh da Val Viola. In pochi minuti, con una breve digressione, caliamo su evidente sentierino sino alla sua sponda (m 2159 – 50 minuti dalla partenza). La breve deviazione è delimitata da recinzioni elettriche per gli animali al pascolo oltre a scavalcare il bellissimo torrente immissario caratterizzato da acque straordinariamente limpide con una piccola passerella in legno.

Il Lagh da Val Viola, lungo 360 metri e largo 310, è il più vasto della Val di Campo. Assieme al Lagh da Saoseo forma un binomio di grandiosa bellezza. Mente il Lagh da Saoseo colpisce per lo splendido lariceto in cui è posto e per le colorazioni tra l’azzurro e il turchese, il Lagh da Val Viola è invece posto in un contesto per lo più erboso dominato dalle grandi cime che lo chiudono a meridione offrendo un ambiente d’alta quota. Le acque sono di colore blu cupo riflettendo le rudi montagne circostanti. Inutile suggerire di prendersi un po’ di tempo per godere di un ambiente naturale in sostanziali condizioni d’integrità in cui ammirare una natura fortunatamente non alterata dall’intervento dell’uomo.                                                                                          

Il nostro cammino procede riprendendo a ritroso il sentiero segnato che seguiamo verso destra andando a rimontare la Val Viola. La prima frazione si articola pressoché in piano attraversando un’area caratterizzata da prati acquitrinosi. È un percorso poco frequentato anche nel pieno della stagione estiva offrendo un contesto solitario e suggestivo. Gran parte degli escursionisti preferiscono infatti salire al Pass da Val Viola con l’”altro” sentiero, ovvero quello che transita per il Plan da la Genzana e che seguiremo al ritorno. Cominciamo a prendere quota con l’ambiente caratterizzato da grandi massi rotolati nel bosco rado dalle pendici circostanti. L’altitudine progressivamente maggiore offre un eccellente colpo d’occhio alle spalle sul Lagh da Val Viola. Una frazione più ripida permette di superare uno sbalzo dal quale compare il proseguo del cammino. Osserviamo l’itinerario tagliare in lunga diagonale il lato sinistro del solco vallivo (destra orografica), passando sotto il grande dorso roccioso del Dosson, talvolta indicato nelle mappe come Moton. È ormai quasi del tutto scomparsa l’alberatura. Il percorso taglia il pendio in salita che diviene molto moderata. L’ambiente appare prevalentemente erboso interrotto a tratti da qualche colata detritica superata dal sentiero senza difficoltà. Appare sotto di noi il piccolo Lagh dal Dügüral (m 2240) il quale, nonostante le dimensioni molto contenute, colpisce per le acque turchesi mentre più lontano scorgiamo ancora il Lagh da Val Viola. Proseguendo nella salita la valle si stringe e compare davanti a noi la pronunciata piramide del Motin, caratterizzata nella parte sommitale da rocce affioranti. Il sentiero si mantiene alto a sinistra rispetto all’impluvio evitando in questo modo il caotico accatastamento di massi che ne caratterizza il fondo. Saliamo in modo evidente verso la selletta posta a sinistra del Motin lasciando alle nostre spalle il tozzo profilo del Dosson. In ultimo siamo al valico senza nome (m 2430 – ore 1,40 dalla partenza) presso il quale troviamo il cartello escursionistico indicante, volgendo a sinistra, il Pass da Val Viola.

Prima di proseguire in questa direzione vale la pena d’eseguire la breve digressione che conduce in una decina di minuti sul vertice del Motin. Si tratta di risalire, senza via obbligata, il pendio alla nostra destra. Non si incontrano in pratica difficoltà salendo tra macereti e fine detrito. Non vi sono tratti esposti né tanto meno in arrampicata. La salita concede inoltre di affacciarsi, verso oriente, in direzione di un avvallamento occupato da un ulteriore splendido laghetto d’alta quota. Lo specchio d’acqua ci risulta privo di toponimo nonostante le sue dimensioni siano tutt’altro che trascurabili. In ultimo le balze prative lasciano spazio ad alcune roccette del tutto facili che immettono direttamente al vertice del Motin, caratterizzato da un ometto di pietre (m 2474 – ore 1 dal Lagh da Val Viola – ore 1,50 dalla partenza).

La breve deviazione è ripagata da un panorama di vetta quanto mai avvincente interrotto in piccola parte dal prospiciente dorso del Dosson. Scorgiamo il Lagh da Val Viola, il Lagh dal Dügüral e i lontani ghiacciai nel Gruppo del Bernina. Lo sguardo si spinge inoltre verso oriente in territorio italiano scorgendo parte della Val Viola Bormina. Rientriamo a ritroso sino alla selletta sotto la cima (m 2430) dove il cartello indica il proseguo per il Pass da Val Viola. Il sentiero, ben scavato nel manto erboso, punta in direzione del valico lasciando il Dosson questa volta sulla sinistra. Sulla destra compare per l’ennesima volta un laghetto che appare in questo caso parzialmente intorbato mentre alle spalle il paesaggio è dominato dall’incombente sagoma del Corno di Dosdè. Per un breve tratto entriamo in territorio italiano toccando infine il Pass da Val Viola in pieno spartiacque principale delle Alpi e proprio sul confine di stato (Passo di Val Viola – m 2471 – ore 0,25 dal Motin - ore 2,05 dalla partenza).

Rientriamo in territorio elvetico seguendo le indicazioni per il Pian da la Genzana indicato a 20 minuti di cammino e il Lagh da Val Viola segnalato a 55 minuti. La prima parte della discesa offre un grandoso panorama che abbraccia spettacolarmente il non lontano Lagh da Val Viola. Persi meno di cento metri di dislivello il sentiero cambia improvvisamente direzione volgendo bruscamente verso destra. La discesa lascia spazio ad un grande pianoro erboso parzialmente occupato dal Lagh da la Genzana (m 2402). Il sentiero lascia a destra lo specchio d’acqua così come la vasta torbiera che ne delimita l’estremità settentrionale. Siamo nel cosiddetto Plan da la Genzana in un contesto d’alta montagna di grandiosa imponenza grazie alle cime che fanno da quinte al piccolo altipiano. Torniamo a volgere verso sinistra perdendo quota tra balze pascolive dove non è raro nella stagione estiva ammirare mandrie di mucche al pascolo. Sceso un primo sbalzo incontriamo un magnifico torrente d’acqua limpidissima. Il sentiero volge ulteriormente a sinistra cominciando a scorgere nuovamente il Lagh da Val Viola dove andremo a chiudere il nostro percorso ad anello. Scendiamo tra dossi erbosi arrotondati in ambiente ampio e riposante. Più in basso il vallone si stringe con il sentiero che si porta subito a destra del corso d’acqua. Subito oltre, il torrente genera alcune suggestive rapide per vincere un tratto più stretto e ripido con le acque che hanno inciso profondamente la piccola gola. Il segnavia evita ogni difficoltà lasciando la stretta gola alla sinistra. Subito oltre la valle si allarga nuovamente. Bordeggiamo la malga in località Plan di Giardin (m 2182) quindi, subito oltre, chiudiamo il tratto ad anello raggiungendo il bivio presso il Lagh da Val Viola (ore 0,55 dal Pass da Val Viola – ore 3 dalla partenza).

Il rientro alla partenza prevede ora il ritorno lungo l’ampia mulattiera, per lo più nel bosco, che cala all’Alp Camp. Rispetto all’andata non è ovviamente necessario ripetere la digressione per il Lagh da Scispadus e il Lagh da Saoseo. Seguiamo invece il sentiero principale ritornando in breve al bel rifugio nell’Alp Camp presso il quale aspetteremo il pulmino per rientrare al parcheggio a valle (m 2070). In tutto sono da preventivare circa 3 ore e mezza complessive di cammino al netto delle soste.

Cenni sulla flora:

Abbiamo eseguito questa bellissima escursione alla metà del mese di agosto osservando un interessante numero di specie floreali. Ne ricordiamo solo qualcuna:

1)    Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

2)    Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

3)    Campanula barbata (Campanula barbata)

4)    Campanula di monte (Campanula scheuchzeri)

5)    Carlina segnatempo (Carlina acaulis)

6)    Piede di gatto (Antennaria dioica)

7)    Garofanino maggiore (Epilobium angustifolium)

8)    Silene rupestre (Atocion rupestre)

9)    Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum)

10) Trifoglio alpino (Trifolium alpinum)

11) Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

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