Punta di Capo d'Uomo

PUNTA DI CAPO D’UOMO (m 359)

A dispetto della quota contenuta la Punta di Capo d’Uomo è la sommità più particolare e caratteristica dell’intero Promontorio dell’Argentario. A rendere l’elevazione così rilevante è senza dubbio la grande parete calcarea strapiombante che dalla vetta precipita verso sudovest tuffandosi direttamente nelle acque del Mar Tirreno. È una formazione atipica in seno all’Argentario che presenta per lo più cime arrotondate caratterizzate da una densa vegetazione mediterranea. Il paesaggio di vetta è di grande spettacolarità grazie alla posizione a picco sul mare. Se la giornata è limpida si osserva l’Isola di Giannutri, il Giglio, Montecristo, l’Isola d’Elba nonché le cime della Corsica. In coincidenza del punto più alto si ergono le rovine della Torre di Capo d’Uomo. La costruzione risale al XVI secolo e quindi al periodo della dominazione spagnola. Il percorso che conduce in vetta è una breve passeggiata che impegna per meno di due ore risultando tuttavia molto rimunerativa se eseguita in una limpida giornata della stagione fredda. L’ambiente è infatti quello tipico mediterraneo con clima molto mite e la neve che di fatto è rarissima. Da evitarsi invece la stagione calda quando le temperature possono essere eccessive e la visibilità limitata dalla foschia.

L’escursione in breve:

Punto di partenza (m 270) – sella senza nome (m 334) – Punta di Capo d’Uomo (m 359) – valico senza nome (m 347) – strada comunale Campone Maddalena – punto di partenza (m 270)

Dati tecnici:

Partenza dallo spiazzo sterrato subito prima di entrare a Campiglia (m 389): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: in gran parte assente ma con percorso su sterrate e sentieri ben evidenti. Dislivello assoluto: m 89. Acqua sul percorso: assente

Accesso alla partenza:

Chi proviene da Orbetello raggiunge Porto Santo Stefano trovando all’inizio del paese una grande rotonda dove si volge a sinistra imboccando la strada panoramica dell’Argentario (indicazioni per il campo sportivo e il palazzetto dello sport). Procediamo per alcuni km guadagnando quota nella macchia mediterranea. Al bivio con indicazioni per la Torre Cala Piccola volgiamo a destra in questa direzione abbandonando la provinciale. Procediamo per nemmeno 200 metri trovando a destra una grande spiazzo sterrato dove lasciare l’automobile mentre a sinistra si separa la mulattiera dove ha inizio la nostra escursione con cartello indicante “strada vicinale” (m 270)

Descrizione del percorso:

Il primo tratto della mulattiera si articola in ambiente boschivo con dislivelli minimi. Si tratta in effetti di una sterrata piuttosto ampia che di fatto elimina qualsiasi necessità di segnaletica. I primi scorci tra la densa alberatura permettono di scorgere la non lontana Isola del Giglio mentre nei giorni più limpidi compaiono alle sue spalle e più a destra le cime della Corsica, quasi sempre innevate nella stagione fredda. Proseguendo possiamo già osservare la Punta di Capo d’Uomo, inconfondibile per la presenza sul punto più alto della torre spagnola. La vegetazione diviene più rada con l’alberatura che scompare lasciando spazio alla macchia mediterranea e con paesaggio sempre più ampio. Da rilevare lo scorcio verso la sottostante Cala Piccola. Guadagniamo quota con la forestale che esegue un lungo traverso in diagonale ascendente muovendo in direzione del crinale e lasciando la Punta Capo d’Uomo sulla destra. Senza difficoltà siamo alla sella (m 334) dove ci possiamo affacciare verso sudest osservando per la prima volta la piccola Isola Rossa e, alle sue spalle, la Punta di Torre Ciana. In mare aperto notiamo la piccola Isola di Giannutri mentre sotto di noi, a breve distanza, osserviamo la Torre della Maddalena. Sono ben visibili i ripetitori posti sulla vetta del Monte Telegrafo, punto culminante del Promontorio dell’Argentario. Proseguiamo con la sterrata che perde quota sino al marcato tornante presso il quale si separa a destra il sentierino per la Punta Capo d’Uomo. Qualche animo gentile ha pensato di aggiungere un cartello indicante la Torre Capo d’Uomo. Al momento del nostro passaggio (2025) è di fatto l’unica indicazione segnaletica che si osserva lungo l’intero percorso ed elimina l’unica possibile ambiguità non essendo il bivio così evidente.

La prima parte di sentiero è la più scomoda con qualche balza a richiedere un minimo d’attenzione. Nel proseguo il sentierino procede in debole dislivello serpeggiando tra la macchia con la cima già in evidenza ma senza poter ancora osservare la rinomata falesia che ne caratterizza il versante rivolto verso il mare. Il tracciato si attesta grosso modo lungo la linea di cresta scostandosene di pochi metri per evitare di esporsi inutilmente sul salto alla sinistra. Inutile dire che l’intera frazione risulta altamente panoramica arrivando a scorgere verso nord la Maremma grossetana. Aggiriamo sulla destra una sorta di anticima sormontata dai ruderi di una costruzione in pietra quindi siamo di nuovo sul crinaletto in vista della sommità vera e propria. Osserviamo finalmente la grande rupe strapiombante che rende questa cima tanto nota nonostante sia irrilevante dal punto di vista dell’altitudine. Avvicinandoci possiamo apprezzare come il salto sia di fatto un unico balzo dal punto più alto sino alla costa sottostante per un dislivello complessivo intorno ai 350 metri. Al tempo stesso non deve meravigliare se questa formazione rocciosa è utilizzata come falesia d’allenamento da parte degli alpinisti. La roccia chiara contrasta con il blu intenso del Tirreno e con le pendici verdeggianti dell’Argentario nonché della prospiciente Isola del Giglio. Non rimane che raggiungere il punto più alto seguendo l’ultima parte del sentiero che, ancora una volta, si scosta a destra del salto serpeggiando senza difficoltà tra la bassa vegetazione mediterranea. In breve siamo sul culmine in parte occupato dall’antica torretta d’osservazione che fu costruita nel medioevo durante la dominazione spagnola (m 359).

Vasto e appagante appare il paesaggio. Possiamo apprezzare come la costa del Promontorio dell’Argentario sia articolata con in evidenza sotto la nostra verticale il promontorio di Capo d’Uomo mentre più a nord si osserva Cala Piccola e l’Isola di Argentarola. In direzione opposta si ripete la vista della Torre della Maddalena e dell’Isola Rossa mentre più a sinistra notiamo il Monte Telegrafo, punto culminante dell’intero promontorio. Il rientro è coincidente nella prima parte con il sentiero di salita riportandosi sino al punto in cui il sentiero si separava, segnalato dal cartello, dal tornante della sterrata. È ora possibile modificare il percorso di rientro mantenendo l’ampia forestale verso destra dapprima perdendo quota per poi riprendere la salita su fondo sempre ampio e battuto. Aggiriamo a sud il modesto Poggio Fornacelle finendo con il confluire nella strada comunale Campone – Maddalena (m 347). Seguiamo verso sinistra il tracciato della strada aperta al traffico; la manteniamo sino al bivio per Cala Piccola che seguiamo volgendo a sinistra raggiungendo in breve il parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile (m 270).

Abbiamo eseguito una facile e splendida camminata della durata di circa un’ora e mezza. Eseguendo il cammino nella seconda parte del mese di marzo abbiamo potuto osservare presso la cima magnifiche fioriture di Giaggiolo tirrenico (Iris lutescens) e Asfodelo giallo (Asphodeline lutea). Lungo il tracciato abbiamo inoltre osservato fioriture di Orchidea farfalla (Anacamptis papilionacea) e Aglio minuscolo (Allium chamaemoly)

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