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TERMINE TRE POTENZE (m 1773) CIMA BELFIORE (m 1815) MONTE TONDO (m 1782)
L’escursione che andiamo a narrarvi sorprende per l’ambiente insolitamente selvaggio ed isolato giustamente inserito nell’ambito del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. Il cammino raggiunge il suo culmine nella Cima Belfiore, posta proprio lungo lo spartiacque principale. Nonostante la forma a cupola poco rilevata offre un panorama di insospettabile vastità in grado, nelle giornate più limpide, di estendersi dall’arco alpino a nord al Mar Ligure e alla Corsica verso sudovest. Prima del raggiungimento della Cima Belfiore se ne tocca la piccola anticima sudorientale denominata Termine Tre Potenze. Nonostante la poca appariscenza è un importantissimo nodo orografico. Dal punto più alto si diparte infatti, nel versante toscano, una lunga cresta a dividere la Garfagnana dalla Lunigiana. Il crinale tocca il Monte Tondo per poi calare sino a raggiungere la Foce dei Carpinelli, dove transita la SS 445 che unisce Bagni di Lucca ad Aulla. Al di là della Foce dei Carpinelli il pendio riprende quota nelle Alpi Apuane. Controversa appare l’origine del toponimo “Termine Tre Potenze”. Sulla vetta è infatti presente un cippo arenaceo che nel XVIII secolo fu posto al confine tra il Ducato di Modena e il Granducato di Toscana. Le “potenze” erano in effetti solo due a meno che il toponimo non si riferisca al fatto che la vetta domina tre grandi bacini idrografici: la Val Secchia nel versante reggiano, la Lungiana (Valle del Magra) e la Garfagnana. Il mistero è ancora più fitto se si pensa che il toponimo compare nelle mappe solo a partire dal 1936 mentre in una mappa del 1878 è citato solo il Monte Belfiore e in una carta del 600 si parla di Monte Gragnanese. Forse non si troverà mai una risposta, ma ancora più sorprendente è accorgersi che il toponimo si adatta perfettamente alla situazione amministrativa attuale. Il Termine Tre Potenze è infatti al momento il punto di unione e separazione delle province di Reggio Emilia, Lucca e Massa Carrara. Tralasciando l’aspetto storico e amministrativo l’escursione è senz’altro raccomandabile tra maggio e giugno quando la neve è ormai scomparsa potendo godere delle fioriture di inizio stagione. In alternativa il cammino risulta molto piacevole anche nelle terse giornate autunnali. Inutile ricordare che il percorso, sviluppandosi per un lungo tratto in pieno crinale appenninico spartiacque, è pericolosamente esposto alle nebbie e a forti venti di tempesta nelle giornate dal tempo instabile. In sintesi occorre attenzione alle previsioni del tempo per scegliere una giornata adatta al cammino. L’escursione in breve: Passo di Pradarena (m 1576) – Passo di Cavorsella (m 1505) – Passo del Gatto – Passo di Belfiore (m 1669) – Termine Tre Potenze (m 1773) – Cima Belfiore (m 1815) – Termine Tre Potenze (m 1773) - Monte Tondo (m 1782) – sentiero n° 86 – Passo di Belfiore (m 1669) – a ritroso sino al Passo di Pradarena (m 1576). Dati tecnici: Partenza dal Passo di Pradarena (m 1576): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà); breve passaggio in lieve esposizione con difficoltà EE in coincidenza del Passo del Gatto. Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 310; dislivello reale senza dubbio maggiore per via delle lunghe frazioni di crinale. Acqua potabile sul percorso: alla partenza; una sorgente lungo il sentiero 86. Accesso alla partenza: La partenza coincide con l’importante Passo di Pradarena, uno dei più alti valichi rotabili dell’Appennino Settentrionale. Usando l’autostrada A1 si esce a Reggio Emilia e si seguono le indicazioni per La Spezia e il Passo del Cerreto (SS 63). Arrivati al paese di Busana si abbandona la statale volgendo a sinistra sulla SP 18 per salire a Ligonchio (75 km da Reggio Emilia). Si tratta dell’ultimo paese, se si eccettua la piccola frazione di Ospitaletto, prima della salita che conduce direttamente al valico, al confine tra l’Emilia e la Toscana. Naturalmente si può salire al valico anche dal versante toscano. In questo caso si raggiunge, con la SS 445 della Garfagnana, il paese di Piazza al Serchio. Si abbandona la statale per salire dapprima a Sillano quindi, in 4,5 km, sino a Capanne di Sillano. La strada procede in ripida salita guadagnando, in ulteriori 7 km, il Passo di Pradarena. Descrizione del percorso: In coincidenza del Passo di Pradarena (m 1576) si separa verso occidente un’ampia sterrata chiusa al traffico che entra nella bella e lussureggiante faggeta. Si tratta del segnavia 00 di crinale che in questa prima frazione si articola dapprima in piano quindi in debole discesa sino a raggiungere, sempre nel bosco, il punto più basso dell’escursione. Siamo al Passo di Cavorsella (m 1505 – ore 0,20 dalla partenza), importante crocevia di sentieri ben segnalato dai cartelli. Ignoriamo il sentiero 647 che si separa a destra mantenendo il segnavia 00 con l’ampia mulattiera che lascia spazio ad un buon sentiero. Ci innalziamo ripidamente nel pendio boscoso con il paesaggio, in questa prima frazione, impedito dalla fitta alberatura. In breve guadagniamo il margine superiore della faggeta. Subito oltre siamo nella prateria d’altitudine con il sentiero ridotto ad una striscia nel manto erboso e con panorama che si apre all’improvviso divenendo vasto e suggestivo. Verso meridione spiccano le Alpi Apuane mentre alle spalle osserviamo il Monte Cusna seconda cima, in ordine di altezza, dell’Appennino Settentrionale. Facile e ben tracciato, il percorso si articola di poco sotto crinale aggirando nel versante toscano le pendici del Monte Ischia. Tra distese di mirtillo e bassa vegetazione cespugliosa ci portiamo verso lo spartiacque che andiamo infine a toccare in coincidenza della marcata selletta che divide il Monte Scalocchi dal Monte Ischia. Possiamo osservare un bel paesaggio verso Cima Belfiore e il Monte La Nuda. Subito oltre il sentiero segnato torna ad abbandonare il crinale debordando nel versante toscano per aggirare le ripide pendici del Monte Scalocchi. Il tracciato diviene piuttosto stretto tagliando il ripido pendio e richiedendo per qualche decina di metri piede fermo per via dell’esposizione verso i profondi salti alla nostra sinistra. Il passaggio più caratteristico è il cosiddetto Passo del Gatto, un’isolata balza rocciosa ben appigliata anche in questo caso lievemente esposta. Con fondo asciutto e piede fermo non vi sono troppi problemi. Subito oltre la difficoltà decresce e il percorso diviene un innocuo sentiero che si riporta nel folto della faggeta. Il bosco appare caratterizzato in questo tratto da alcuni individui dal tronco estremamente contorto a testimonianza delle forti tempeste che, soprattutto in inverno, si abbattono sul crinale appenninico. Ignoriamo la biforcazione a destra, segnalata dai cartelli, per il Cerreto (segnavia 649) restando ancora una volta lungo il percorso di crinale. In breve usciamo nuovamente nella prateria culminale in coincidenza del Passo Belfiore (m 1669 – cartello con toponimo – ore 1,30 dalla partenza). Tralasciamo il tracciato che si separa a sinistra sviluppandosi verso meridione (segnavia 86), mantenendo il sentiero n°00. Scavato nel vaccinieto, il tracciato deborda nel versante emiliano restando al di sotto della linea di crinale ma lasciando alla destra un salto strapiombante caratterizzato dall’affioramento di strati d’arenaria. In queste fasce rocciose si osserva, tra maggio e giugno, una spettacolare fioritura di Primula appenninica. Si tratta di una pianta endemica molto rara, caratterizzata da corolle rosso violette che sembrano fuoriuscire letteralmente dalla roccia. É una specie protetta che pertanto non deve mai essere raccolta. Da rilevare inoltre l’ottimo panorama verso Cima Belfiore e il Monte La Nuda, vette posizionate lungo il proseguo del crinale. Il sentiero avanza facile e ben tracciato in salita moderata. E’ una frazione che si sviluppa in ambiente ampio e selvaggio con scorcio alle spalle sui monti Prado e Cusna. Abbandoniamo comunque quasi subito il sentiero segnato puntando verso il soprastante rilievo caratterizzato da un evidente paletto. La deviazione appare faticosa sia per la pendenza che per l’assenza di un sentiero evidente; si sale infatti tra la bassa vegetazione a mirtillo e ginepro. Si tratta tuttavia di pochi minuti accedendo direttamente alla cima denominata Termine Tre Potenze (m 1773 – ore 1,45 dalla partenza) caratterizzata dalla presenza di un antico cippo confinario posto nel XVIII secolo a indicare il confine tra il Ducato di Modena e il Granducato di Toscana. Siamo in pieno crinale spartiacque con la vista che si apre vasta verso le Alpi Apuane, in parte occultate dal Monte Tondo, e il Mar Ligure scorgendo il Golfo di La Spezia e l’Isola di Palmaria. Vale senz’altro la pena di eseguire la breve digressione che conduce, in appena una decina di minuti, sulla Cima Belfiore, punto culminante della nostra escursione. Si tratta di camminare verso destra (occidente) lungo l’ampio crinale erboso lasciando alla nostra sinistra un curioso affioramento roccioso mentre di fronte a noi siamo sovrastati dall’ampio e tozzo dorso della Cima Belfiore. Ne rimontiamo faticosamente il fianco, ancora una volta senza segnaletica ma con percorso intuitivo e privo, con buona visibilità, di qualsiasi problema. In breve accediamo all’ampia sommità della Cima Belfiore (m 1815 – paletto con toponimo - ore 2 dalla partenza). L’ambiente è magnifico grazie al relativo isolamento della cima. Nessun sentiero “ufficiale” raggiunge infatti la sommità che quindi è spesso trascurata dagli escursionisti. Appena sotto vetta, sul versante rivolto ad occidente, ritroviamo, tra le fasce rocciose affioranti, la bellissima Primula appenninica. Il panorama di vetta è il più bello e vasto dell’intera camminata. Spicca verso occidente la cima del Monte La Nuda posizionata lungo il proseguo dello spartiacque. Più a sinistra siamo attratti dalla slanciata guglia rocciosa nota come “Monte Gendarme”. Verso nord è ben evidente il Monte Ventasso quindi, volgendo verso oriente, notiamo dapprima il Monte Cavalbianco quindi i monti Cusna e Prado, entrambe vette che varcano i 2000 metri di quota e spesso caratterizzate da nevai sino a giugno. Dopo una meritata sosta rientriamo a ritroso, in una decina di minuti, al Termine Tre Potenze (m 1773). La nostra marcia può ora procedere lungo l’evidente crinale che conduce al già visibile e non troppo lontano Monte Tondo. Si tratta di un crinale secondario che si separa dallo spartiacque principale penetrando in territorio toscano. Ancora una volta camminiamo in assenza di segnaletica ma in una giornata limpida non si fatica nel seguire un’evidente traccia scavata nel manto erboso che resta poco a sinistra del salto ricadente in direzione della Lunigiana. In questa frazione i dislivelli sono contenuti con la traccia non segnata che cala debolmente assecondando le morbide ondulazioni del prato sommitale. In breve guadagniamo il modesto culmine di un’elevazione secondaria dopo la quale il crinale precipita nella sottostante sella divisoria prima di impennarsi nel Monte Tondo. La discesa è assai ripida ma piuttosto breve sino a toccare il sentiero, questa volta segnato, che transita presso la sella. Un bizzarro roccione affiorante di arenaria sormonta per pochi metri, sulla destra, il valico erboso. Riprendiamo brevemente quota lasciando quasi subito il sentiero segnato per seguire l’evidente traccia che si separa molto ripida a destra salendo verso la cima del Monte Tondo. Il sentiero è ben marcato e a dispetto dalla notevole pendenza non offre nessuna reale difficoltà articolandosi tra la bassa vegetazione del vaccinieto. Notevole appare il colpo d’occhio alle spalle offrendo scorci sia sulla Cima Belfiore che sulla lunga dorsale che unisce il Monte La Nuda alla guglia rocciosa del Gendarme. Dopo un tratto in massima pendenza la traccia volge meno ripida verso sinistra aggirando la sommità per poi ritornare verso destra raggiungendo in breve il culmine del Monte Tondo (m 1782 – ore 0,45 dal Termine Tre Potenze – ore 3 dalla partenza). Sulla cima è presente un ometto di pietre e un cartello in legno che riporta il toponimo della vetta. Il panorama è di assoluto valore essendo esteso alle Alpi Apuane con in evidenza la Pania della Croce, il Monte Sumbra, la Tambura e il Monte Pisanino. Osserviamo il Golfo di La Spezia e soprattutto un ampio settore del crinale appenninico spartiacque con in evidenza il Monte La Nuda, il Monte Cavalbianco, il Cusna e il Monte Prado. Al di là dell’evidente depressione del Passo di Belfiore si osserva, lontana, la vetta del Monte Ventasso. Il rientro avviene a ritroso riportandosi in una decina di minuti alla marcata selletta divisoria dove intercettiamo il sentiero n°86. Il cammino procede ad anello lasciando alla nostra sinistra il crinale percorso in precedenza arrivando dal Termine Tre Potenze. Questa volta manteniamo il sentiero segnato traversando nettamente più in basso rispetto al crinale. In breve la prateria sommitale lascia il posto ad una bella ed ombrosa faggeta. La frazione boschiva è interrotta poco oltre da un grande circo erboso in coincidenza del quale troviamo una bella sorgente e subito oltre un secondo ruscello d’acqua. Nel proseguo siamo nuovamente nel bosco con dislivelli nel complesso minimi. Il traverso prosegue uscendo dal folto presso il Passo di Belfiore andando così a riprendere il sentiero di crinale (segnavia 00) e chiudendo il tratto ad anello (m 1669 – ore 0,40 dal Monte Tondo - ore 3,40 dalla partenza). Il rientro alla partenza ricalca a ritroso il percorso di andata toccando nuovamente il Passo del Gatto e il Passo di Cavorsella sino a riportarsi al Passo di Pradarena per un totale di ore 5,10 di cammino. Cenni sulla flora:
L’area interessata dall’escursione è inclusa per buona parte nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano a proteggere un ambiente sostanzialmente integro e di rilevante interesse per la flora d’altitudine. Segue una lista parziale delle principali specie osservate in occasione della nostra salita avvenuta nella prima parte del mese di giugno. Specie endemiche: 1) Primula appenninica (Primula apennina); si tratta dell’unica primula di colore rosso presente nell’Appennino Tosco Emiliano. É un raro endemismo presente sul crinale reggiano e parmense con sconfinamenti nel versante toscano (province di Lucca e di Massa Carrara) osservabile per lo più sulle rupi d’arenaria ad esposizione settentrionale. Nella nostra escursione è presente in coincidenza di una rupe esposta a nord che si incontra a destra del sentiero subito dopo aver superato il Passo di Belfiore. Gran parte delle piante sono inaccessibili per l’esposizione a strapiombo delle rocce. Altri esemplari più isolati sono osservabili nel versante toscano nelle rupi comprese tra il Termine Tre Potenze e la selletta che precede la salita al Monte Tondo. In questo caso il numero di esemplari è più basso per via dell’esposizione a sud del settore. Come detto Primula apennina preferisce infatti posizioni fresche e possibilmente ombrose rivolte a settentrione ragion per cui è presente con maggiore frequenza nel versante emiliano che non in quello toscano. Inutile dire che si tratta di una specie protetta che non deve, per nessuna ragione, essere raccolta per il forte rischio d’estinzione. La fioritura avviene normalmente tra fine maggio e inizio giugno. 2) Ranuncolo del Pollino (Ranunculus pollinensis). Endemico dell’Italia peninsulare trova nell’Appennino Tosco Emiliano le sue estreme stazioni settentrionali. 3) Raponzolo a foglie di scorzonera (Phyteuma scorzonerifolium); è una specie subendemica con areale che in Italia interessa essenzialmente le Alpi Occidentali, l’Appennino Settentrionale e le Alpi Apuane. 4) Pinguicola di Cristina (Pinguicula christinae). Una delle poche piante carnivore presenti in Italia; le sue foglie appiccicose sono una trappola per gli insetti più piccoli; la pianta produce poi enzimi atti a digerire le prede. Le entità presenti sul crinale tosco emiliano, precedentemente attribuite a Pinguicula vulgaris, sono state inquadrate in questa specie descritta di recente ed endemica in senso stretto dei rilievi emiliani e toscani. La specie è osservabile lungo il sentiero 86 nel tratto compreso tra il Monte Tondo e il Passo Belfiore in coincidenza di una risorgiva. 5) Erba cornacchia di Zanoni (Murbeckiella zanonii). È una specie endemica molto importante con centro di distribuzione nell’Appennino Tosco Romagnolo; l’areale di presenza della specie si estende comunque verso occidente sino al reggiano (Alpe di Succiso). Lungo l’itinerario descritto è presente lungo il sentiero 86 nel tratto compreso tra il Monte Tondo e il Passo Belfiore in coincidenza di un ruscello. Altre specie osservate: 1) Genziana di Koch (Gentiana acaulis) 2) Anemone narcissino (Anemone narcissiflora) tra il Passo Belfiore e il Termine Tre Potenze. 3) Genzianella (Gentiana verna) 4) Lino alpino (Linum alpinum) 5) Scorzonera rosea (Scorzonera rosea) 6) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) nelle fasce arenacee presso il Passo del Gatto. 7) Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata) nelle fasce arenacee presso il Passo del Gatto. 8) Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia) 9) Acetosella (Oxalis acetosella) 10) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina); appare abbondante ed è presente nelle due versioni di colore giallo oppure violaceo. 11) Orchidea maschia (Orchis mascula) 12) Anemone bianca (Anemone nemorosa) 13) Anemone delle Alpi (Pulsatilla alpina) 14) Carlina segnatempo (Carlina acaulis) 15) Viola con sperone (Viola calcarata) 16) Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) 17) Cariofillata montana (Geum montanum) 18) Piede di gatto (Antennaria dioica) 19) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina) 20) Finocchio montano (Meum athamanticum) 21) Primula maggiore (Primula elatior) 22) Croco (Crocus vernus) 23) Pepe di monte (Daphne mezereum) 24) Fragolina di bosco (Fragaria vesca) 25) Giglio martagone (Lilium martagon) 26) Draba gialla (Draba aizoides) 27) Astro alpino (Aster alpinus) 28) Lino alpino (Linum alpinum) 29) Arabetta alpina (Arabis alpina) 30) Acino alpino (Acinos alpinus) 31) Calta (Caltha palustris) 32) Succiamele rossastro (Orobanche gracilis) 33) Erba di San Giovanni Belleval (Hypericum richeri) 34) Anemone gialla (Anemone ranuncoloides) 35) Valeriana trifogliata (Valeriana tripteris) 36) Doronico di colonna (Doronicum columnae) 37) Betonica densiflora (Stachys pradica)
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