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TERMINILLO (m 2217) CIMA SASSETELLI (m 2139) CIMA DI VALL’ORGANO (m 2090)
Definito “la montagna di Roma” in quanto presenta una famosa stazione sciistica frequentata principalmente dai romani, il Terminillo è in realtà posto interamente in provincia di Rieti ed è il punto culminante dei Monti Reatini. Siamo in Lazio e può sembrare un paradosso ma i Reatini sono un segmento dell’Appennino Abruzzese. La notorietà della stazione sciistica non deve occultare la bellezza di una montagna che presenta ancora angoli molto interessanti dal punto di vista naturalistico. Soprattutto il versante settentrionale della montagna si presenta particolarmente aspro e selvaggio, con grandi pareti rocciose e circhi glaciali ad attribuirgli un aspetto alpestre di grande suggestione. Dal punto di vista escursionistico l’ascensione è piuttosto breve grazie alla possibilità di salire in automobile sino al Rifugio Sebastiani riducendo moltissimo il dislivello necessario per guadagnarne la sommità. L’escursione risulta tuttavia di molto più bella e interessante eseguendo l’anello che oltre ad includerne la salita comprende anche le vette di Cima Sassetelli e Cima Vall’Organo. In circa tre ore di cammino risulta così possibile eseguire una bella traversata senz’altro consigliabile ad escursionisti di media esperienza in grado di affrontare alcuni facili passaggi su roccia. Il periodo migliore per eseguire l’ascensione è quello compreso tra giugno e ottobre evitando il periodo primaverile quando la neve può ancora essere abbondante. L’escursione in breve: Rifugio Angelo Sebastiani (m 1820) – Monte Terminillo (m 2216) – Terminillo vetta est (m 2217) – Cima Sassetelli (m 2139) – Sella dei Sassetelli (m 2068) – Cresta Sassetelli (m 2077) – Cima di Vall’Organo (m 2090) – sentiero n° 403 – Sella delle Scangive (m 1950) – Sella di Leonessa (m 1900) – Rifugio Angelo Sebastiani (m 1820) Dati tecnici: Partenza dal Rifugio Angelo Sebastiani (m 1820): Difficoltà: EE. Passaggi su roccia che richiedono piede fermo presso Cima Sassetelli (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 397. Dislivello realmente superato in salita: m 558. Acqua potabile sul percorso: assente. Accesso alla partenza: Si accede alla partenza dalla città di Rieti seguendo la SS 4 bis che sale sino a Pian de’ Valli. Si procede con la SP 10 sino al Rifugio Sebastiani dove lasciamo l’automobile. La struttura può essere raggiunta anche da Leonessa d’Italia sempre con la SP 10 scavalcando la Sella di Leonessa per calare in breve sino al rifugio. Descrizione del percorso: Sin dalla partenza ammiriamo le pendici, rocciose presso la sommità, che caratterizzano il Terminillo. Presso il rifugio troviamo il cartello indicante la via normale alla vetta, segnalata a ore 1,20 di marcia. Il cammino ha inizio aggirando un modesto valloncello prativo quindi cominciamo a salire tra i prati obliquando nel contempo verso sudovest. In moderata salita, tra ampi spazi erbosi e qualche affioramento roccioso, guadagniamo l’ampio spallone che la montagna rivolge verso sudest. Il tracciato comincia a rimontare la spalla con una sequenza di comodi tornanti ad impedire un’ascesa troppo diretta e faticosa. Il paesaggio si amplia ad oriente scorgendo, al di là del Rifugio Sebastiani, il Monte Elefante e il Monte Valloni. Il sentiero si avvicina al bordo del salto alla nostra destra concedendo un’interessante vista della Sella di Leonessa, dove transita la provinciale che unisce Rieti a Leonessa d’Italia. Il valico appare sovrastato verso destra dalla verdeggiante cupola della Cima di Prato Cristoforo. Nel proseguo il sentiero, dopo un tratto più ripido, torna ad accostare e a toccare il crinale offrendo una vista spettacolare delle grandi pareti rocciose che caratterizzano la fascia sommitale del Terminillo. Il paesaggio richiama alla memoria, grazie alla presenza delle rupi calcaree, un ambiente quasi dolomitico dove la neve tende a permanere sino a maggio o addirittura a giugno. Nel proseguo il percorso segnato abbandona il filo di cresta debordando nettamente a sinistra per aggirare le impegnative frazioni su roccia che caratterizzano la parte sommitale della montagna. Il sentiero appare sempre ben visibile e indicato dai segnavia affrontiamo tuttavia alcuni brevi tratti detritici e soprattutto alcuni salti rocciosi che richiedono una certa attenzione ed eventualmente l’uso delle mani per mantenere l’equilibrio. La difficoltà non raggiunge il primo grado resta comunque necessario usare cautela soprattutto con fondo umido o bagnato per via della roccia a tratti un po’ “unta” dal passaggio di tanti escursionisti. Siamo ormai non distanti dalla cima. Serpeggiamo tra detriti e roccette sfiorando sulla destra la sommità di alcuni profondi canaloni. Sulla sinistra compare a poca distanza la cima del Monte Terminilletto inconfondibile per la presenza, proprio in vetta, del Rifugio Rinaldi. Un ultimo sforzo e siamo sulla cima del Terminillo (m 2216 – libro di vetta – ore 1,20 dalla partenza) Curiosamente possiamo apprezzare, cosa non intuibile dal basso, come il Terminillo sia una vetta bifida. Ci troviamo sulla sommità “tradizionale” posta interamente nel comune di Rieti e utilizzata fra l’altro come punto trigonometrico. A breve distanza appare la vetta orientale, in realtà più alta seppure di un solo metro e appartenente al comune di Leonessa. Muoviamo in questa direzione seguendo l’ampio sentierino che cala alla sottostante selletta per poi risalire senza difficoltà sino alla panoramica cima orientale (m 2217 – 5 minuti per passare da una vetta all’altra). Una targa contraddistingue anche questa sommità. Possiamo inoltre apprezzare come precipiti verso oriente un grande salto roccioso affacciato sulla sottostante Sella di Leonessa. L’escursione prevede ora il ritorno a ritroso sulla vetta occidentale quindi proseguiamo sul sentiero raggiungendo quasi subito un importante trivio (cartelli indicatori). Sulla sinistra si sviluppa il percorso diretto al Rifugio Rinaldi e al Terminilletto mentre proseguendo dritti si percorre la splendida cresta che conduce alla Cima Sassetelli. Scegliamo quest’ultima opportunità su percorso in pieno crinale ovviamente molto panoramico; il tracciato ne ricalca quasi fedelmente il filo risultando nel complesso ben visibile su fondo che alterna frazioni detritiche ad altre scavate nel manto erboso d’altitudine. Siamo in vista della Cima Sassetelli che appare caratterizzata da rocce calcaree affioranti. Toccata una modesta selletta saliamo verso la cima ormai prossima con un tratto su roccette da affrontare con cautela. Prestiamo attenzione ai segnavia sulle rocce facendo comunque attenzione ad avere piede fermo in quanto un paio di punti sono in lieve esposizione. Il tratto diviene senz’altro più impegnativo con scarsa visibilità e fondo non asciutto. Toccata la cima (m 2139 – ore 0,25 dal Terminillo – ore 1,55 complessive) si prosegue, a termine di ogni difficoltà, sul sentiero che resta lungo il filo di cresta. Proseguiamo in debole saliscendi assecondando i risalti del crinale. Tocchiamo la modesta Sella dei Sassetelli quindi risaliamo debolmente tra i prati sino al marcato quadrivio che segna la fine della Cresta Sassetelli (m 2077 – ore 0,15 da Cima Sassetelli – ore 2,10 complessive). I cartelli indicano due possibilità: a sinistra si cala verso la Sella Vall’Organo e il Rifugio La Fossa mentre a destra si rientra alla partenza con indicazioni per Sella Chiaretti e Rifugio Sebastiani. Nel nostro caso scegliamo quest’ultima opportunità. É comunque possibile eseguire una brevissima digressione per aggiungere al cammino un’ulteriore sommità. Si tratta di ignorare i cartelli indicatori procedendo lungo il filo del crinale sino alla Cima di Vall’Organo (m 2090) che si guadagna in appena 5 minuti ed è riconoscibile per la presenza in cima di un ometto di pietre. Rientrati alla sella intraprendiamo il sentiero di ritorno muovendo in direzione del Rifugio Sebastiani. Il percorso appare inizialmente in debole discesa sviluppandosi parallelamente alla cresta soprastante. Poco oltre volgiamo con decisione verso sinistra tra macereti d’altitudine andando a lambire Cima Ultima. Senza salire la modesta elevazione volgiamo bruscamente verso destra poco prima di raggiungerla. Perdiamo quota lungo una breve scarpata quindi traversiamo lungamente nei ghiaioni che si sviluppano ai piedi della parete settentrionale del Terminillo. Da notare come la neve tenda, in questo tratto, a persistere piuttosto a lungo potendo creare problemi nella progressione. Chi deciderà di eseguire l’escursione prima di giugno dovrà essere attrezzato adeguatamente. Terminato questo lungo traverso si risale un fastidioso brecciaio assai ripido e faticoso per via del fondo molto instabile. Accediamo direttamente alla Sella delle Scangive (m 1950) dalla quale procediamo con minore impegno aggirando il versante nordorientale del Terminillo. Osserviamo alla nostra destra numerosi ripidi canalini percorsi da altrettante vie invernali di salita al Terminillo. In breve transitiamo poco a destra dalla Sella di Leonessa (m 1900), dove transita la provinciale. Siamo alle battute finali della nostra avventura. Perdiamo quota tra splendidi prati ormai in vista del Rifugio Sebastiani che raggiungiamo senza ulteriori difficoltà (m 2077 - ore 1,10 dalla Cresta Sassetelli – ore 3,20 complessive – lunghezza complessiva itinerario km 7,2). Cenni sulla flora:
Abbiamo eseguito questa splendida escursione all’inizio del mese di giugno e quindi nel periodo immediatamente successivo al disgelo osservando i primi fiori che segnano la ripresa vegetativa dopo il semestre freddo. Segue una breve rassegna delle principali specie osservate: 1) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina), abbondante sin dai prati presso la partenza. 2) Viola di Eugenia (Viola eugeniae); endemica dell’Italia penisulare dalla Romagna sino al Molise e alla Campania. 3) Vedovella appenninica (Globularia meridionalis); endemismo dell’Italia penisulare, presente dalle Marche alla Calabria. 4) Violaciocca appenninica (Erysimum pseudorhaeticum); endemica dell’Appennino Centro Settentrionale colora, con le sue infiorescenze gialle, le zone prative di crinale. 5) Primula orecchia d’orso (Primula auricula), inconfondibile per le sue foglie farinose, è osservabile sulle rocce salendo verso la cima del Terminillo. 6) Sassifraga meridionale (Saxifraga lingulata) 7) Sassifraga granulosa (Saxifraga granulata) 8) Primula maggiore (Primula elatior) 9) Camedrio alpino (Dryas octopetala) 10) Glasto di Allioni (Isatis allioni); splendido endemismo dei ghiaioni e delle pietraie dell’Appennino Centrale con un curioso areale disgiunto sulle Alpi Occidentali. 11) Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum) 12) Pepe di monte (Daphne mezereum) 13) Anemone alpino (Pulsatilla alpina) 14) Scilla (Scilla bifolia) 15) Draba gialla (Draba aizoides) 16) Nontiscordardimé di Graui (Myosotis graui). Endemico dell’Appennino Centro Meridionale è presente nei pascoli montani e sui pendii rupestri. 17) Croco (Crocus vernus) 18) Genzianella (Genziana verna) 19) Genziana maggiore (Genziana lutea) 20) Lingua di cane appenninica (Cynoglossum apenninum); endemico dell’Italia peninsulare. 21) Senecione fioccoso (Senecio scopolii subsp. floccosus); endemico dell’Appennino presente in Lazio, Marche, Abruzzo, Umbria e Puglia.
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