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MONTE ZAMPA (m 1785) MONTE SIBILLA (m 2173) CIMA VALLELUNGA (m 2221)
La salita al Monte Sibilla è forse il più classico tra gli itinerari escursionistici possibili nei Monti Sibillini. La ragione non deve essere ricercata nell’altitudine in quanto diverse cime del gruppo sono più imponenti ed elevate. Si tratta comunque di un’elevazione di tutto rispetto che varca abbondantemente i 2100 metri offrendo un paesaggio e una flora d’alta quota di grande interesse. A rendere la salita così gettonata vi è senz’altro la possibilità di guadagnare il punto più alto con un tracciato non troppo lungo ma al tempo stesso emozionante in quanto asseconda un crinale esile e sinuoso. L’ascesa è consigliabile ad ogni medio escursionista mentre i neofiti potranno trovare un po’ ostici alcuni passaggi, con particolare riferimento al salto roccioso, per altro agevolato da una catena di ferro, che scavalca la cosiddetta “Corona del Sibilla”. L’attrezzatura in effetti riduce sensibilmente l’impegno richiesto per la salita. È bene comunque non sottovalutare un itinerario che richiede piede fermo e la necessaria cautela soprattutto nel caso di un improvviso cambiamento del tempo. Al fine di riempire al meglio la giornata la descrizione comprende, oltre al Sibilla, la salita al Monte Zampa e soprattutto alla Cima Vallelunga, non molto conosciuta ma davvero meritevole per gli scorci che offre dalle sue pendici sommitali. Inutile dire che il periodo più raccomandabile per intraprendere l’escursione è quello compreso tra giugno e settembre. Soprattutto i mesi di giugno e luglio offrono colori e fioriture che allietano ulteriormente un’ascesa già di per sé molto meritevole. L’escursione in breve: Rifugio Sibilla (m 1540) – Sella di Monte Zampa (m 1785) – Monte Zampa (m 1791) - Sella di Monte Zampa (m 1785) – Corona della Sibilla – Monte Sibilla (m 2173) – Sella del Meschino (m 2129) – Cima Vallelunga (m 2221) – Sella del Meschino (m 2129) – Rifugio Mazzaroni (Casale Banditella – m 1725) – Rifugio Sibilla (m 1540) Dati tecnici: Partenza dal Rifugio Sibilla (m 1540): Difficoltà: EE. In gran parte E; breve salto con difficoltà EE in coincidenza della Corona della Sibilla con funi metalliche fisse. Richiede una certa attenzione anche la discesa dal Monte Sibilla alla Sella del Meschino con traccia a tratti stretta e in parte esposta. (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 681; dislivello realmente coperto: m 760. Acqua: alla partenza presso il Rifugio Sibilla. Accesso alla partenza: Usando l’autostrada A14 si esce a Pedaso quindi si segue la SP 238 che risale la valle del Fiume Aso. In località Comunanza si passa sulla SP 237 quindi sulla SP 86 passando per il Lago di Gerosa. Appena superato lo specchio d’acqua, in località San Giorgio all’Isola, volgiamo a destra sulla SP 74 salendo sino al paese di Montemonaco. Si procede in direzione di Isola San Biagio trovando, dopo un paio di km, la lunga strada sterrata che conduce ripidamente sino al Rifugio Sibilla (m 1540) dove la nostra escursione ha inizio. Per lunghi tratti della stagione estiva il transito lungo il tratto sterrato è chiuso alle automobili ma comunque sostituito da un comodo servizio di navetta a pagamento in partenza da Montemonaco. Volendo arrivare al rifugio in automobile è quindi necessario informarsi preventivamente sulle ordinanze comunali e sulla presenza della navetta. Tenendo conto delle sconnessioni e della pendenza della sterrata ci sentiamo di consigliare, potendo scegliere, la percorrenza con la navetta. Descrizione del percorso: Presso il Rifugio Sibilla (m 1540) troviamo un’abbondante fonte d’acqua, l’unica dell’intera escursione; conviene pertanto farne scorta. Proprio in coincidenza della fonte ha inizio il ripido sentiero che rimonta il soprastante pendio. Il tracciato appare scavato nel manto erboso e il panorama si apre verso meridione offrendo la vista del Monte Vettore, punto culminante dell’intera catena dei Monti Sibiliini. Sullo sfondo, nei giorni più tersi, si scorge addirittura il Gran Sasso d’Italia con in evidenza il Corno Grande. L’ascesa si sviluppa in costante salita in ambiente prativo senza affrontare particolari difficoltà. Caratteristica dell’escursione è infatti la mancanza pressoché totale di alberatura complice l’altitudine in cui si sviluppa il tracciato. In circa 45 minuti di ascesa accediamo alla Sella di Monte Zampa (m 1785), posizionata tra il lungo crinale che conduce sulla sinistra al Monte Sibilla e il Monte Zampa sulla destra. Conviene dapprima eseguire la breve digressione che conduce proprio sul Monte Zampa seguendo quasi in piano la traccia che si articola lungo il filo del crinale. Sono pochi minuti di marcia assecondando le deboli ondulazioni di cresta sino ad accedere alla prima elevazione della camminata (m 1791). Sebbene poco pronunciata, la cima del Monte Zampa offre una vista di tutto rispetto sulle vette circostanti con particolare riferimento proprio al Monte Sibilla che andremo successivamente a risalire. Ritorniamo a ritroso sino alla Sella di Monte Zampa per proseguire lungo l’evidente sentiero che procede in direzione del Monte Sibilla. Il tracciato principale si articola a sinistra della linea di cresta tagliando in debole salita il pendio erboso con grande paesaggio verso meridione. Dopo un breve aggiramento del dosso soprastante torniamo a toccare il crinale sommitale con fondo in parte arido per via del vento quasi incessante. Il proseguo del cammino è ben visibile: muoviamo in direzione del cocuzzolo sommitale ed appare già ben visibile la cosiddetta Corona del Sibilla, ovvero una caratteristica fascia rocciosa che cinge proprio come una corona la calotta sommitale. Prima di raggiungerla aggiriamo a sinistra un ulteriore piccolo risalto di cresta quindi scavalchiamo un modesto affioramento roccioso. Un ulteriore modesto muretto è scavalcato aggirando a destra il saltino per riprendere subito oltre la linea di crinale. Ed eccoci infine alla base della Corona del Sibilla. Stiamo parlando di un muro strapiombante alto parecchi metri. Sarebbe un ostacolo invalicabile per un normale escursionista se non fosse che, provvidenzialmente, appare solcato da un canalino che lo incide permettendone la risalita nell’unico punto debole della rupe. Il salto, circa 8 metri con roccette articolate di 1° grado, appare ben attrezzato con una catena metallica fissa. Nonostante la parziale esposizione appigli e appoggi sono ben marcati permettendo un accesso tutto sommato non difficile per un escursionista di media esperienza. Subito al di sopra la difficoltà decresce con il cammino che procede facile tra i prati sommitali di un crinale che diviene ampio e rassicurante. Da rilevare, complice la quota superiore ai 2000 metri, il grandioso panorama di notevole vastità esteso alle spalle sino alla costa adriatica nonché verso le principali vette dei Sibillini. In prossimità del punto più alto la linea di cresta torna a stringersi divenendo sinuosa ed elegante con il sentiero che ne ricalca fedelmente il filo. Curioso appare l’affioramento di alcune stratificazioni rocciose di colore rossastro a caratterizzare il punto culminante del Monte Sibilla (m 2173 – ore 2 dalla partenza). Il proseguo del cammino mantiene inalterate le sue caratteristiche con il sentiero che ricalca lo stretto crinale in un elegante gioco d’equilibri. Massima attenzione deve essere prestata in caso di forte vento per non essere sbilanciati in direzione dei salti presenti sia a destra che a sinistra del tracciato. Uno sguardo alle spalle permette più che mai d’apprezzare quanto aerea sia la piramide sommitale. Proseguiamo sempre lungo l’affilato spartiacque affrontando un ulteriore affioramento di roccia stratificata molto simile a quello di vetta esposto soprattutto nel versante rivolto verso settentrione. Il proseguo vede il percorso procedere in debole discesa su fondo un po’ più ampio e rassicurante. Il fondo resta detritico e non potrebbe essere altrimenti lungo una cresta che nei giorni di burrasca è letteralmente flagellata dal vento. Un breve tratto tra modeste ondulazioni permette infine di guadagnare la marcata Sella del Meschino (m 2129 – ore 2,20 dalla partenza), una splendida e ampia sella erbosa a termine della lunga cavalcata sulla cresta del Sibilla. In coincidenza del valico si separa sulla sinistra la lunga sterrata che permette di rientrare alla partenza aggirando il Monte Sibilla nel versante rivolto a meridione e a oriente. Prima di scegliere questa possibilità conviene tuttavia eseguire la digressione che permette di risalire lungo lo spartiacque sino alla poco conosciuta Cima Vallelunga. È una deviazione vivamente consigliata avendo tempo a disposizione e soprattutto se le condizioni meteorologiche appaiono stabili. Scegliendo questa opportunità si prosegue lungo il crinale lasciando alle spalle la Sella del Meschino per inerpicarci lungo il pendio prativo inizialmente molto ripido e faticoso. La traccia, inizialmente non molto evidente, diviene poco sopra nuovamente ben marcata e scavata nel manto erboso. Assecondiamo due dossi dalla forma arrotondata conquistandoli senza difficoltà. Da rilevare la vista alle spalle sul Sibilla con in evidenza la lunga sterrata che ne taglia a zigzag le pendici e che sfrutteremo al ritorno per rientrare alla partenza. Subito oltre rimontiamo un terzo spuntone di cresta solo in apparenza esposto. In realtà il sentiero non affronta anche in questo caso rilevanti difficoltà sebbene sia sempre consigliabile mantenere alta l’attenzione soprattutto nei confronti della scarpata che scende sulla destra. A seguire superiamo una frazione quasi in piano quindi siamo attesi dall’ultima salita prevista dall’escursione. Di fronte a noi si eleva infatti l’ampia piramide sommitale della Cima Vallunga. Per toccarne il vertice raggiungiamo dapprima la selletta posta alla base del salto terminale quindi risaliamo in pochi minuti la traccia che ne ricalca fedelmente il crinale che ascende al punto più alto. Non impensieriscono le roccette che ne caratterizzano il fianco essendo poco esposte e ben gradinate. Senza apprezzabili difficoltà guadagniamo il piccolo pianoro di vetta (m 2221 – ore 2,50 dalla partenza – toponimo della vetta scritto su una roccetta). Vertiginosa appare la vista alle spalle scorgendo tutta la sinuosa linea di cresta percorsa a partire dalla vetta del Sibilla lungo un tracciato che davvero sorprende in quanto ardito ma nel complesso mai troppo difficile. Il paesaggio si estende verso sudovest al Monte Porche mentre verso meridione spicca ancora una volta l’ampio semicerchio di vette culminanti nel Monte Vettore e nella Cima del Redentore, le vette più elevate della catena. Ancora una volta si osservano all’orizzonte, nei giorni più tersi, le cime del Gran Sasso d’Italia con in evidenza il Corno Grande. Verso nord osserviamo l’aguzza e appariscente piramide del Pizzo Berro sovrastata poco a destra dall’ampia e tozza sagoma del Monte Priora. Il rientro avviene ricalcando a ritroso il sentiero sino alla Sella del Meschino che guadagniamo in circa 20 minuti dalla Cima Vallunga. Raggiunta la sella (m 2129) possiamo ritornare alla partenza con un percorso ad anello seguendo la lunga sterrata che, fin troppo evidente, taglia il versante meridionale del Monte Sibilla. Si tratta di una strada che fu costruita tra il 1966 e il 1971 con l’obiettivo di rivitalizzare la montagna e sviluppare il turismo. Fortunatamente non fu mai aperta al traffico. Inizialmente nessuno si oppose alla sua costruzione; solo tempo dopo le ruspe furono fermate dalla soprintendenza ai Monumenti e alle Bellezze Naturali quando oramai era stata raggiunta la Sella del Meschino. Se non altro è stato salvato l’intero versante rivolto verso Frontignano, una mezza vittoria se si pensa che la famosa Z descritta dai tornanti sul versante del Sibilla è tutt’ora visibile da decine di km di distanza. Oggi l’istituzione del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha completamente fermato il progetto e la sterrata è percorribile unicamente a piedi. Possiamo solo immaginare quale scempio si sarebbe creato portando le automobili sulle pendici del Sibilla. Scegliendo la percorrenza della suddetta sterrata si devono percorrere, dalla Sella del Meschino al Rifugio Sibilla, ben 6,6 km a piedi. La frazione potrà risultare un po’ noiosa per via dell’uniformità del tracciato. Il panorama resta in compenso vasto specie verso sud in direzione del Monte Vettore e più distante scorgendo i Monti della Laga e il Gran Sasso d’Italia. Nonostante lo scempio perpetrato per costruire la strada possiamo osservare come piante e fioriture si stiano progressivamente riappropriando dei pendii. In un tratto il tracciato risulta distrutto da una frana e il passaggio risulta un po’ stretto e instabile. Sono pochi metri in parte esposti dopo i quali riprende l’ampio tracciato ghiaioso. Si transita inoltre in prossimità dell’evidente Rifugio Mazzaroni, talvolta indicato nelle mappe come Casale Banditella (m 1725). Si tratta di un edificio incompiuto e come tale non gestito. Il proseguo altro non è che una lunghissima traversata in debole discesa sino a riportarsi al Rifugio Sibilla dove si chiude il nostro itinerario ad anello (m 1540 – 14 km complessivi per un totale di circa 5 ore di cammino). Inutile dire che volendo evitare la frazione su strada ghiaiosa è possibile, dalla Sella del Meschino, rientrare a ritroso passando per la cima del Sibilla e la Sella di Monte Zampa. Scegliendo questa opportunità è tuttavia necessario affrontare nuovamente il salto attrezzato in coincidenza della Corona del Sibilla. Inutile sottolineare l’importanza di prestare attenzione dovendo disarrampicare nello stretto solco. Cenni sulla flora:
L’intera escursione si sviluppa all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, un’area davvero ricchissima di fauna e flora di montagna. Soprattutto ad inizio estate sono riconoscibili numerose specie alcune delle quali rare o endemiche. Segue una selezione delle principali osservate nella prima parte del mese di giugno. Specie endemiche: 1) Sassifraga porosa (Saxifraga porophylla). É uno splendido endemismo delle rocce calcaree presente soltanto nella fascia appenninica dai Monti Sibillini alla Calabria. Lungo il percorso descritto è presente con pochi esemplari in coincidenza della Corona del Sibilla. 2) Lingua di cane della Majella (Cynoglossum magellensis). Pianta endemica dell’Appennino Centrale e Meridionale presente dalla Marche alla Calabria. Lungo il percorso descritto è presente con alcuni esemplari presso la Sella del Meschino. 3) Pedicolare appenninica (Pedicularis elegans); bella pianta endemica dell’Appennino Centro – Meridionale dai caratteristici fiori rosa – violetto. Lungo l’itinerario descritto è presente salendo alla Cima Vallunga. 4) Veronica di Orsini (Veronica orsiniana), endemica dell’Italia peninsulare dalla Liguria e dall’Emilia Romagna sino alla Calabria. Ne abbiamo trovati diversi esemplari salendo dal Rifugio Sibilla verso la Sella di Monte Zampa. 5) Vedovella appenninica (Globularia meridionalis); endemismo dell’Italia penisulare, presente dalle Marche alla Calabria 6) Viola di Eugenia (Viola eugeniae); endemica dell’Italia penisulare dalla Romagna sino al Molise e alla Campania. 7) Violaciocca appenninica (Erysimum pseudorhaeticum); endemica dell’Appennino Centro Settentrionale colora, con le sue infiorescenze gialle, i prati aridi sommitali. 8) Peverina tomentosa (Cerastium tomentosum); endemismo italiano presente allo stato spontaneo soltanto nell’Appennino Centro Meridionale. Altre specie osservate: 1) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) 2) Sassifraga meridionale (Saxifraga lingulata) 3) Sassifraga granulosa (Saxifraga granulata) osservata salendo dal Rifugio Sibilla verso la Sella di Monte Zampa. 4) Sassifraga bulbifera (Saxifraga bulbifera) osservata salendo dal Rifugio Sibilla verso la Sella di Monte Zampa. 5) Sassifraga rossa (Saxifraga oppositifolia) 6) Androsace appenninica (Androsace villosa); sebbene diffusa in diverse regioni resta ugualmente una pianta rara. Caratteristico è il suo aspetto a cuscinetto e la presenza, nei mesi di giugno – luglio, di moltissimi fiorellini con fauci di diverso colore sulla stessa pianta. Lungo il percorso descritto è presente lungo il crinale tra il Monte Sibilla e la Cima Vallunga. 7) Genziana appenninica (Gentiana dinarica), dagli splendidi fiori di colore blu intenso. 8) Genzianella (Gentiana verna) 9) Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum) 10) Silene a cuscinetto (Silene acaulis) 11) Anemone alpino (Pulsatilla alpina) 12) Pedicolare zolfina (Pedicularis tuberosa) 13) Peonia selvatica (Paeonia officinalis). É uno dei fiori più spettacolari osservabili lungo il percorso per via dei grandi ed appariscenti fiori fucsia. Lungo il percorso descritto è osservabile salendo dal Rifugio Sibilla verso la Sella di Monte Zampa. 14) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina) 15) Orchide pallida (Orchis pallens) 16) Elleborina giallognola (Cephalanthera damasonium) presente in prossimità del Rifugio Sibilla. 17) Alisso diffuso (Alyssum diffusum subsp. diffusum) 18) Acino alpino (Acinos alpinus) 19) Narciso selvatico (Narcissus poeticus) 20) Carlina segnatempo (Carlina acaulis) 21) Valeriana tuberosa (Valeriana tuberosa) 22) Botrichio (Botrychium lunaria), presente nei prati a monte del Rifugio Sibilla. 23) Fiordaliso di Trionfetti (Cyanus triumfettii) 24) Primula maggiore (Primula elatior) 25) Sferracavallo comune (Hippocrepis comosa) 26) Vulneraria montana (Anthyllis montana) 27) Nontiscordardimè (Myosotis alpestris) 28) Trifoglio di Thal (Trifolium thalii)
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