Breda - Montesuello

MONTESUELLO (m 1012)

MONTE BREDA (m 1503)

Una lunga dorsale montuosa ascende lentamente, verso meridione, partendo dalla confluenza tra la Valle del Caffaro e la Valle del Chiese. Un lungo crinale decorre parallelamente alla sponda occidentale del lago di Idro culminando nel monte Breda e in Cima Ora. Mentre quest’ultima vetta è facilmente accessibile, in meno di un’ora, dalla strada del Baremone, la salita al Breda è invece un’escursione vera e propria con una via normale di salita piuttosto lunga che segue per gran parte il filo del crinale. Per quanto riguarda il panorama è un itinerario di primo ordine, affacciato spettacolarmente sul settore settentrionale del Lago di Idro. Diversi appaiono i due versanti della cresta: il lato lacustre è ripido ma in prevalenza prativo; l’altro versante, rivolto a occidente, è per lo più fittamente boscato. Sono montagne che furono sconvolte dal primo conflitto mondiale: ancora oggi sono presenti, nel settore sommitale, diverse testimonianze della passata guerra tanto più che la parte più elevata del percorso sfrutta alcune trincee che furono costruite a difesa dei soldati italiani. Il nome della cima, e cioè “Breda” deriva dal longobardo “braida” che indica una casa colonica. Montesuello è invece un poco appariscente risalto lungo il crinale discendente dal Breda. Nonostante la vicinanza al lago non è un itinerario adatto al periodo invernale; il settore sommitale raggiunge i 1500 metri ed è rivolto verso settentrione con accumuli di neve nel tratto superiore che possono costituire un serio ostacolo in considerazione soprattutto del percorso a tratti molto ripido e lungo il sottile filo di cresta. Si tratta pertanto di un’escursione adatta al periodo primaverile oppure autunnale evitando il calore e l’umidità estiva.

Dati tecnici:

Partenza dalla condotta forzata lungo la strada che unisce Ponte Caffaro a Bagolino (m 600): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 903. Acqua: assente.

Accesso:

Si risale, partendo da Salò, la Val Sabbia raggiungendo il lago di Idro. La comoda provinciale prosegue lungo la sponda occidentale del lago superando Anfo e portandosi alla testata dello specchio d’acqua. Poco prima del paese di Ponte Caffaro volgiamo a sinistra con indicazioni per Bagolino e Passo Croce Domini abbandonando la strada che procederebbe altrimenti in direzione di Tione di Trento e Madonna di Campiglio. Saliamo per un tratto verso settentrione dominando dall’alto le Giudicarie Inferiori e il Lago di Idro con spettacolare panorama. Guadagniamo progressivamente quota con la strada che volge con una marcata curva verso sinistra andando a dominare dall’alto la Valle del Caffaro. Subito al di là della curva notiamo, a sinistra del piano stradale, una grande condotta forzata e una tabella segnavia a indicare l’inizio del nostro sentiero. Da notare che le possibilità di parcheggio sono molto scarse e si limitano a un paio di piccole piazzole presso la condotta forzata oppure, tornando a ritroso, si può sfruttare un allargamento della strada posto circa 100 metri prima della curva sul lato a monte.

Descrizione del percorso:

L’itinerario ha inizio, come detto, presso la condotta forzata (m 600). Risaliamo l’evidente, breve scalinata in cemento posta a lato dell’impianto. Subito al di sopra passiamo su sentiero vero e proprio nella fitta vegetazione. Prendiamo quota comodamente con una serie di tornantini e tra le frasche possiamo intravedere in un paio di punti il sottostante lago di Idro. Il tracciato segnato volge poi verso occidente scostandosi dal lato lacustre su percorso che ascende moderatamente nel bosco ora fitto ed ombroso. A 45 minuti dalla partenza una schiarita del bosco concede una bella veduta a destra sulle montagne che dominano il versante settentrionale della Val Caffaro; ancora un breve tratto nel folto e raggiungiamo una bella conca prativa circondata da conifere e betulle in un paesaggio suggestivo e riposante. Passiamo presso la cascina Le Pozze (m 985 – ore 1 dalla partenza) e il panorama concede per il momento di scorgere appena i monti della zona di Bagolino. Proseguiamo quasi in piano, su fondo erboso, mantenendoci leggermente sotto crinale. E’ possibile in questo tratto, per chi lo desidera, effettuare una breve digressione fuori sentiero per raggiungere senza via obbligata la sommità del Montesuello (m 1012) posta ovviamente sul crinale a sinistra. Il sentiero segnato prosegue nella boscaglia riprendendo a salire debolmente e portandosi infine in pieno crinale con i primi scorci, tra gli abeti, sul Lago di Idro. Poco oltre siamo ad uno spettacolare tratto panoramico: il filo del crinale è infatti improvvisamente piano e libero dall’alberatura; abbiamo sulla destra il bosco mentre a sinistra dominiamo la testata del Lago di Idro in una visione più che mai suggestiva. Appena più a nord, al di là del lago, notiamo l’inconfondibile protuberanza rocciosa della Rocca sull’Alpo (o Cima Spessa). Siamo inoltre ad un importante bivio (m 1010), l’unico dell’intera escursione (ben indicato dall’eccellente segnaletica): a destra cala il segnavia 405 in direzione del Ponte Romanterra presso il paese di Bagolino. Noi manteniamo invece il sentiero lungo il crinale erboso procedendo senza deviazioni lungo il segnavia 432 – 404 con indicazioni per monte Breda e Forte Cima Ora. Su fondo prativo, terminato il tratto piano, cominciamo ad inerpicarci lungo le pendici del Dosso Tondo. Saliamo a tornanti, mantenendoci dapprima sul versante lacustre, quindi obliquiamo a destra portandoci sul versante rivolto verso Bagolino. Il bosco torna inoltre a dominare la scena: una fitta e intricata faggeta prende il posto del precedente tratto prativo. In ambiente ombroso guadagniamo quota su fondo talvolta scivoloso per le foglie che ricoprono costantemente il sentiero. Il tracciato non appare sempre così evidente, in compenso la segnaletica è più che sufficiente escludendo la possibilità d’errore. Raggiungiamo infine un magnifico pianetto, aperto verso ovest, con gli alberi che si diradano quanto basta per concedere una vista imponente sulle cosiddette Piccole Dolomiti Bresciane. La vista più spettacolare è quella sul Dosso Alto che, dall’alto dei suoi 2064 metri di quota è la massima sommità del gruppo. Appena più a meridione notiamo, da destra verso sinistra, il Corno Barzò, Cima Caldoline con le sue impressionanti quinte rocciose e la Corna Blacca; quest’ultima è l’unica cima delle Piccole Dolomiti Bresciane, oltre al Dosso Alto, a varcare i 2000 metri di quota, ma la particolare prospettiva fa sì che Cima Caldoline appaia illusoriamente più alta. A destra del Dosso Alto notiamo gli impianti di Passo Maniva sovrastare la profonda valle in cui è posto il paese di Bagolino. Ammirato il panorama riprendiamo la salita prestando molta attenzione a non lasciarsi sviare da alcune invitanti cenge prative che si sviluppano in falsopiano verso destra. Il percorso procede invece ripidamente (attenzione ai segnavia) salendo in direzione del soprastante crinale; prima di raggiungerlo passiamo presso i resti diroccati di un’antica costruzione quindi usciamo dalla faggeta in piena cresta. Ha ora inizio il tratto più spettacolare della via di salita in quanto manterremo in pratica il bordo del crinale fino alla cima scostandoci da esso solo per brevi tratti. Passiamo in mezzo ad una rada abetaia che non impedisce la visione del bel panorama circostante: oltre al Lago di Idro cominciamo ad intravedere alle spalle, in lontananza, la sagoma del Cadria, massima elevazione delle Alpi di Ledro. Subito oltre possiamo già osservare, in lontananza, il successivo tratto di sentiero inerpicarsi ripidamente: da notare che la cima di fronte a noi non è il Breda che per il momento è invisibile essendo arretrato in una posizione più meridionale. Si prosegue insistentemente lungo il filo di cresta che raggiunge un culmine poco pronunciato dal quale ammiriamo, oltre al lago di Idro, le Giudicarie Inferiori verso settentrione. Il settore di cresta che segue appare particolarmente sottile ed affilato. Parlare di esposizione è forse eccessivo ma questo non toglie che occorre un attimo di attenzione e piede fermo mantenendosi in disparte dal pendio erboso che precipita a sinistra sul sottostante lago di Idro. La difficoltà potrebbe senz’altro esserci con fondo bagnato o peggio ancora innevato, con l’asciutto invece si supera questa frazione senza troppi affanni per poi portarsi alla base di un canale terroso. Lo risaliamo con il tratto in massima pendenza dell’intera escursione: molto faticosamente rimontiamo il ripidissimo pendio con un ultimo breve tratto che aggira il crinale a destra, nella faggeta, sino a raggiungere la cosiddetta Piana dei Bandi. Si tratta di uno stupendo balcone prativo che ad inizio primavera si riempe delle bellissime fioriture dei crochi. Consigliamo una breve deviazione di qualche minuto dal sentiero segnato spostandosi verso sinistra ad osservare alcune delle trincee che furono scavate all’epoca del primo conflitto mondiale. Possiamo così raggiungere il pendio che precipita sul lago di Idro e, grazie all’assenza dell’alberatura, godere di un nuovo entusiasmante panorama sui monti a nord di Bagolino e sull’intero sviluppo del crinale che abbiamo fin’ora percorso con, all’orizzonte settentrionale, le Dolomiti di Brenta e il Cadria. Da notare, al di là del Lago di Idro, le sommità dei Monti Caplone e Tombea massime elevazioni del parco dell’Alto Garda Bresciano. Ritornati sul sentiero segnato possiamo proseguire tra i prati con pendenze finalmente più lievi aggirando a sinistra il soprastante crinale. In breve ci affacciamo ad osservare per la prima volta il monte Breda, obiettivo della nostra salita, che appare caratterizzato nel settore sommitale da affioramenti rocciosi. Il sentiero per raggiungere la cima appare molto bello: sfrutta la trincea che fu usata durante la prima guerra mondiale permettendo di procedere praticamente in piano appena sotto la linea di cresta. Da notare una grotta artificiale sempre risalente al periodo della guerra che si apre a destra del sentiero. Il panorama resta aperto e luminoso permettendo a tratti di scorgere il Dosso Alto a ponente e le Alpi di Ledro a nord est. Restano ormai gli ultimi minuti di ascesa; ci portiamo fin sotto la sommità del Breda che risaliamo brevemente con facili tornanti. Deviamo infine a destra guadagnando in pochi passi il punto più alto (m 1503 – ore 2,15 dalla cascina Le Pozze – ore 3,15 dalla partenza).

La vetta è parzialmente boscata ma per godere di un meraviglioso paesaggio è sufficiente scostarsi in pochi secondi di qualche metro verso sud. Compare allora un grandioso panorama verso le prospicienti Piccole Dolomiti Bresciane con il Dosso Alto come cima più imponente e spettacolare del gruppo. Risulta ancora visibile Cima Caldoline mentre la particolare angolazione fa sì che non sia osservabile la Corna Blacca che appare occultata dai rilievi in primo piano. Verso meridione appare a distanza ravvicinata Cima Ora mentre verso nordovest notiamo la zona di Cima Colombine nel comprensorio di Passo Maniva. Dopo una meritata sosta il rientro avviene a ritroso e il sentiero, per lunghi tratti caratterizzato da un fondo morbido e prativo, permette un rientro particolarmente spedito (appena 2 ore dalla cima o anche meno).

N.B Nel nostro caso abbiamo risalito monte Breda a fine marzo sfruttando un’annata particolarmente arida di neve per le Prealpi. Abbiamo comunque trovato neve nel settore sommitale che risulta esposto a nord e riteniamo che in annate normali la neve posa essere un serio ostacolo fino ad aprile compreso. La nostra ascensione, particolarmente anticipata, ha permesso l’osservazione della flora tipica del disgelo. Ricordiamo Primula volgare (Primula vulgaris Hudson), Erica carnea (Erica carnea L.) ed Erba trinità (Hepatica nobilis Schreber) nel settore inferiore della salita, il Pepe di monte (Daphne mezereum L.) soprattutto nella zona della cascina Pozzo, la Rosa di Natale (Helleborus niger L.) nella faggeta ad una quota prossima ai 1200 metri e il Croco (Crocus vernus (L.) Hill.) nella Piana dei Bandi.

 

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