Col da la Pieres

COL DA LA PIERES (m 2751)

Posto tra la Vallunga e il crinale principale delle Odle, il Col da la Pieres è una rilevante cima dolomitica che, osservata dalla via normale di salita, presenta un’evidente sagoma rocciosa di forma piramidale. Generalmente trascurata per via del lungo cammino necessario a guadagnarne la sommità, è una cima che, per quanto concerne le difficoltà tecniche, non presenta alcun problema se si eccettua un breve passaggio comunque ben attrezzato con funi metalliche. Una meta per ogni buon escursionista alpino che offre il pretesto per scoprire i magnifici pascoli circostanti il Rifugio Stevia; ne suggeriamo la salita tra luglio e ottobre. Nonostante i temporali pomeridiani che caratterizzano le Dolomiti, la Val Gardena e le sue cime offrono maggiore stabilità rispetto alla vicina Val Fassa e al non distante crinale principale delle Alpi. Partendo al mattino di buon’ora con cielo sereno si hanno buone opportunità di salire in vetta senza problemi; ad ogni modo il Rifugio Stevia, posto grosso modo a metà salita costituisce un utile ed importante elemento di sicurezza nel caso di un improvviso cambiamento delle condizioni meteorologiche.

Dati tecnici:

Da Selva di Val Gardena (Wolkenstein - m 1560): Difficoltà: EE (E sino alla Forcella dla Piza - EEA nel tratto successivo; il breve tratto attrezzato è ben assicurato e non molto esposto) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 1191. Acqua sul percorso: assente ma con efficiente punto d’appoggio nel Rifugio Stevia dopo due ore di salita e nel Rifugio Juach al ritorno.

Accesso alla partenza:

La partenza è poco a monte del paese di Selva di Val Gardena, non lontano da Daunei. Si può partire direttamente dall’abitato con un’aggiunta di tempo minima (un quarto d’ora circa).

Descrizione dell’itinerario:

Con partenza da Selva di Val Gardena si seguono i cartelli indicanti il Rifugio Stevia. Nel settore inferiore la via di salita coincide con il sentiero per il Rifugio Juach e offre alcune belle visioni su Selva. Si procede sino al bivio chiaramente segnalato: ignoriamo il percorso di sinistra per volgere invece sul segnavia 17a. Su fondo comodo e visibilmente artefatto saliamo di quota nel fresco delle conifere. Progressivamente il bosco diviene più rado sino ad uscirne definitivamente sotto la verticale di alcune rocce. Il tracciato cambia direzione volgendo deciso verso destra affrontando una frazione particolarmente ripida. Il panorama, ora vasto ed interessante, si allarga alla sottostante Val Gardena e offre una splendida visione del non lontano Gruppo del Sassolungo. Aggiriamo senza difficoltà le rocce alla nostra sinistra sino a raggiungere il culmine della soprastante spalla. Si dischiudono nuovi orizzonti e la nostra escursione cambia caratteristiche: la ripida salita cede ora spazio ad una facile frazione in debole pendenza tra i prati. Compare a destra, non lontano, il Rifugio Stevia, nostra meta intermedia con, alle sue spalle, la sagoma rocciosa di forma piramidale del Col da la Pieres, obiettivo finale dell’ascensione. Più a sinistra la sagoma del Mont de Stevia appare caratterizzata da una cima ampia e quasi pianeggiante che precipita bruscamente verso ovest in un ripido salto. Per raggiungere il Rifugio Stevia appare a questo punto evidente che dovremo superare uno stretto valloncello che ci divide dal terrazzo a pascolo che ospita la struttura. Per superare questo pronunciato solco dobbiamo necessariamente perdere quota per un breve tratto aggirando alcuni affioramenti rocciosi che sovrastano, sulla sinistra, il sentiero. In queste rupi è presente una bellissima pianta endemica d’alta montagna: il Raponzolo chiomoso; rimandiamo alle note sulla flora in coda alla relazione per ulteriori informazioni. Raggiungiamo un punto basso in coincidenza di un importante bivio: a sinistra sale il sentiero per la Forcella di S.Silvestro che utilizzeremo al ritorno. Scegliamo di mantenere la destra (segnavia 17) affrontando in lunga diagonale ascendente il sentiero che in breve, aggirando altri ripidi affioramenti rocciosi, conduce sino ai bellissimi prati soprastanti. Il paesaggio si apre verso oriente ad una curiosa formazione: uno strettissimo arco naturale (arco dello Stevia) dalla forma di una stretta feritoia che ben conoscono i camminatori della Vallunga; dal fondo di questa vallata è infatti altrettanto osservabile in quanto ne domina la destra orografica. Un ultimo tratto in salita e siamo al piccolo, caratteristico Rifugio Stevia (Stevia Hütte – m 2312 – ore 2,10 dalla partenza), dall’aspetto di una splendida casetta in legno posta nel verde dei pascoli. Il panorama è già grandioso, aperto spettacolarmente verso meridione ad osservare il Gruppo del Sella diviso dal Sassolungo dall’ampio Passo Sella. Più ravvicinate e più a sinistra appaiono le esili guglie dominate dal Gran Cir a dividere la Vallunga da Passo Gardena.

Dopo una sosta riprende il nostro cammino, con salita nel complesso moderata, assecondando le ondulazioni prative che caratterizzano il versante orientale del Mont de Stevia. I prati che stiamo solcando contrastano con l’imponente struttura dolomitica del Col da la Pieres, ora osservabile ravvicinatamente: ne osserviamo le curiose stratificazioni rocciose sovrapposte che ne caratterizzano la sagoma sommitale. Procedendo tra i prati aggiriamo per intero la sommità del Mont de Stevia sino a guadagnare la marcata incisura della Furcela dla Piza (m 2489 – ore 0,30 dal Rifugio Stevia) con ampio scorcio verso sinistra sui prati della Seceda e di Col Raiser. Manteniamo il segnavia 17 ignorando il 17b che cala dalla forcella verso il sottostante Rifugio Firenze. Il percorso, ora quasi piano, si sviluppa tra i prati per poi descrivere un ampio semicerchio ben visibile in assenza di nebbie attraversando a mezza costa le pendici del Muntejela. Ci portiamo così sino all’ampio ghiaione detritico che precede il raggiungimento della struttura sommitale del Col da la Pieres. Lo solchiamo prestando attenzione al fondo instabile e possiamo già notare, lungo la parete del Col da la Pieres, la lunga cengia naturale che ci permetterà di guadagnare il punto più elevato. Al ghiaione segue uno zoccolo roccioso affiorante che aggiriamo su sottile cengia in parte artefatta; si tratta dell’unica frazione esposta di sentiero ma fortunatamente è stata aggiunta una provvidenziale fune metallica come corrimano ad eliminare ogni difficoltà. Subito oltre, il tratto attrezzato lascia nuovamente spazio al sentiero che, su fondo detritico, sale sfruttando la cengia naturale che taglia in moderata salita il versante occidentale della montagna. Un secco tornante interrompe all’improvviso la continuità del percorso: volgiamo bruscamente a sinistra e procediamo nell’ascensione sfruttando i gradoni naturali offerti dalla roccia. Anche in questa frazione il sentiero è stato sistemato con l’aggiunta di traverse in legno per sostenere il fondo e fune laterale metallica forse un po’ eccessiva considerata l’assenza d’esposizione. Da notare, alle nostre spalle, il sentiero percorso in precedenza lungo le ondulazioni prative del Mont de Stevia. L’ultimo ripido tratto è su fondo naturale e conduce alla croce posta alla nostra destra. Non siamo tuttavia ancora in cima: notiamo infatti con sorpresa che la croce è posta sull’anticima prominente a sud. Per raggiungere il punto più elevato dobbiamo volgere a settentrione percorrendo, in debole salita, l’ampio tavolato detritico sommitale. Seguiamo l’evidente traccia sino al punto più alto, caratterizzato da diversi ometti di pietre (m 2751 – ore 1,30 dal Rifugio Stevia - ore 3,40 dalla partenza). Magnifico il panorama sulle cime circostanti con particolare riferimento alle guglie delle Odle che svettano in primo piano osservando verso settentrione. Più ad est appare inconfondibile la struttura del Piz Duleda e, appena più lontano, il Piz de Puez Occidentale; l’orizzonte orientale è chiuso dalle cime che delimitano la destra orografica della Val Badia fra le quali riconosciamo Monte Cavallo, Lavarella e Le Cunturines; ancora più a sud-est ci allarghiamo al cortinese con visibili Le Tofane e l’Antelao. A meridione abbiamo una bella visione ravvicinata dell’imponente struttura rocciosa Sella e del Sassolungo quindi, più ad occidente, Il Catinaccio, l’Altopiano di Siusi e lo Sciliar.

Rientro a valle:

Per il rientro a valle consigliamo un’interessante modifica al sentiero percorso per la salita. Si arretra a ritroso  passando per il Rifugio Stevia e calando, sotto poderose pareti dolomitiche, al bivio tra i sentieri 17 e 17a; abbandoniamo quest’ultimo, percorso all’andata, per volgere a destra sul 17. Un brevissimo tratto in salita conduce alla soprastante Forcella di S.Silvestro (Furc. San Silvester – m 2280) per poi calare su sentiero a tratti visibilmente sostenuto da travi in legno nelle frazioni più instabili. Si perde rapidamente quota in vista dei sottostanti prati e della Val Gardena su percorso sempre facile e ben mantenuto; di fronte a noi notiamo, non lontana, la funivia che da Selva sale al Col Raiser. Tra vegetazione nel complesso rada ci portiamo a breve distanza dal Rifugio Juach (m 1903) che possiamo raggiungere in caso di necessità con una brevissima deviazione. Per tornare alla partenza non rimane che volgere a sinistra sul segnavia n°3. Si tratta inizialmente di una comoda mulattiera che solca bellissimi prati che suscitano la nostra ammirazione per l’ordine e il rigoglio che li caratterizza nel periodo estivo. La discesa a valle è rapida sino a ricongiungerci con il sentiero 17a usato all’inizio dell’ascensione. L’ultimo tratto di cammino è comune all’andata e riconduce sino al paese di Selva di Val Gardena (ore 3 dalla cima del Col da la Pieres – ore 6,40 complessive). 

Cenni sulla flora:

Doveroso è un accenno alla flora presente sulle rupi che sovrastano il sentiero nel tratto che precede l’accesso al Rifugio Stevia. L’itinerario descritto permette infatti l’osservazione e la fotografia, senza alcun problema, di una pianta che caratterizza le rupi calcaree o dolomitiche verticali e strapiombanti. Si tratta del bellissimo Raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa), endemico del nord-est con areale esteso dalle Grigne in Lombardia sino alle Alpi del Friuli e alla Carinzia in Austria. In molti casi non è facile da fotografare per via del suo habitat così estremo e selettivo. Spesso non è nemmeno così semplice da identificare in quanto predilige posizioni umide ed ombrose. Il sentiero di salita al Rifugio Stevia costituisce una piacevole eccezione in quanto le rupi e gli anfratti che ospitano la pianta sono prospicienti al sentiero. Nello specifico ne osserverete parecchi esemplari nel tratto che, in vista del Rifugio Stevia, aggira in temporanea discesa un profondo solco vallivo in prossimità del bivio per la Forcella di S.Silvestro. Le piante sono sulle rocce a sinistra, parecchie ad altezza d’uomo. Inutile sottolineare che si tratta di un’entità rara e protetta da rispettare e da non rimuovere dalle rocce nelle quali si è insediata. Le stesse pareti di dolomia ospitano altre due entità che caratterizzano le rupi calcaree strapiombanti. La prima è la Bonarota comune (Paederota bonarota), altro endemismo del nordest caratterizzato da splendide corolle a grappolo di colore blu che fioriscono, normalmente, nel mese di luglio. Presente è anche la Potentilla caulescente (Potentilla caulescens); quest’ultima non è endemica come le precedenti in quanto presente un po’ in tutta Italia tranne che in Puglia ed Emilia Romagna; nonostante questo resta specie di indubbio interesse in quanto caratteristica, anch’essa, dei dirupi calcarei anche strapiombanti. Le tre piante appena indicate sono spesso presenti assieme nelle Dolomiti, dipingendo dei loro colori la nuda roccia verticale.

Non sono le uniche piante presenti lungo il nostro percorso. Nel settore sommitale, compreso tra il Rifugio Stevia e la vetta del Col da la Pieres, abbondano altre specie caratteristiche di montagna. Ne indichiamo qualcuna:

1)       Stella alpina (Leontopodium alpinum); tutti la conoscono quale pianta simbolo delle Alpi. Sebbene non così rara come alcuni credono è stata comunque oggetto di raccolte indiscriminate che ne hanno ridotto fortemente la presenza negli ultimi decenni. E’ una pianta che merita rispetto; lungo il nostro percorso è presente nei prati attorno al Rifugio Stevia.

2)       Potentilla lucida (Potentilla nitida); bellissima pianta a portamento strisciante trapuntata da decine di fiori di colore rosa. Ama i terreni calcarei e non è un caso se risulta particolarmente abbondante sulle Dolomiti. E’ presente con frequenza nei ghiaioni sotto la cima del Muntejela.

3)       Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides); ha colonizzato i macereti e i ghiaioni sommitali del Col da la Pieres; in Italia è presente al nord-est e nell’Appennino Abruzzese.

4)       Napello (Aconitum napellus); presente in abbondanza sulle pendici prative del Mont de Stevia.

5)       Genziana nivale (Gentiana nivalis), poco appariscente per le sue corolle di minima dimensione, ma dallo splendido colore azzurro carico. E’ presente sulle ondulazioni prative presso la sommità del Mont de Stevia

6)       Iberidella alpina (Hornungia alpina), nei dirupi e nelle ghiaie del Mont de Stevia.

Nel settore inferiore del percorso, nei dintorni del Rifugio Juach, ricordiamo la presenza del Giglio martagone (Lilium martagon) e della profumatissima Orchidea odorosa (Gymnadenia odoratissima).

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