Gran Pilastro (Hochfeiler)

HOCHFEILER (GRAN PILASTRO – m 3510)

Massima cima delle Alpi Aurine, dal profilo imponente specie se osservata dal versante austriaco ove precipita con un’impressionante parete quasi verticale. Un’avventura indimenticabile per il normale escursionista: sebbene non richieda la capacità d’arrampicare, la via di salita è comunque insidiosa per la presenza di neve e ghiaccio, con un ultimo breve tratto assai esposto. Si consiglia la presenza di una buona guida. Il periodo migliore per affrontare la salita è senz’altro quello che va da luglio a settembre.

Dati tecnici:

Dal terzo tornante della statale della Val di Vizze (m 1718): Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà). Suddivisione delle difficoltà in base ai tratti: itinerario alpinistico d’impegno medio (AD). Sino al Rif. Gran Pilastro: EEA per la presenza di un breve e facile tratto con funi metalliche. Nel tratto seguente (via normale alla cima) è facile incontrare tratti innevati o ghiacciati anche in piena estate. Gli ultimi 50 metri prima della vetta sono in forte esposizione su entrambi i versanti dell’esile cresta: il sottile crinale gelato può richiedere l’uso di ramponi e piccozza. Nel complesso un itinerario alpinistico ai limiti per quanto riguarda le capacità di un normale escursionista. E’ consigliata una buona guida. Segnaletica: totale nei tratti non innevati. Nei pendii ghiacciati sommitali è presente una traccia chiara e assai battuta nel periodo estivo. Dislivello assoluto: m 1792.

Accesso:

Partendo da Vipiteno risaliamo la Val di Vizze; raggiungiamo Sasso (Stein), ultimo paese posto alla testata della valle oltre il quale la strada si inerpica con una serie di tornanti in direzione del Passo di Vizze. Parcheggiamo in coincidenza del terzo tornante (m 1718) dove troviamo, sulla destra, le indicazioni per il Rifugio Gran Pilastro (segnavia 1)

Descrizione del percorso:

L’itinerario prende rapidamente quota nella Valle di Sottomonte innalzandosi notevolmente rispetto al fondo d’essa. Si procede inizialmente tra gli abeti, quindi lungamente tra pascoli e balze erbose in progressiva salita. Procedendo, la valle piega marcatamente verso nordest con splendida vista che si estende sino al crinale principale con le impressionanti vette del Gran Pilastro e della Punta Bianca. A poca distanza dall’Hochfeilerhütte (Rif. Gran Pilastro) compare nel fondo valle, alla nostra destra, l’immensa lingua crepacciata dalla Gliederferner (Vedretta del Gran Pilastro). Il sentiero guadagna il rifugio (m 2710 – ore 3 dalla partenza) con un breve tratto attrezzato con facili funi metalliche, a poca distanza dalla costruzione. Dopo una breve sosta seguiamo il tracciato segnato che passa alle spalle del rifugio tagliando verso sinistra il pendio in salita diagonale. Raggiungiamo un tratto di roccette esposte (funi metalliche fisse) in un punto caratterizzato dalla presenza di numerose stelle alpine. Scavalcata la paretina, si raggiunge l’ampia spalla soprastante; la rimontiamo lungamente verso destra, con facili roccette, mantenendoci lungo l’orlo del burrone che precipita in direzione del rifugio e della Vedretta del Gran Pilastro. La faticosa e lunga salita è normalmente sgombra dalla neve nella seconda parte dell’estate (anche in presenza di nevai sono generalmente presenti chiare tracce). Raggiungiamo una radura dove numerose lastre di roccia sono disposte verticalmente come tante lapidi. Da qui la pista si innalza bruscamente divenendo assai ripida e faticosa. Guadagniamo una forcellina (circa m 3250) dove ci affacciamo sull’altro versante occupato dalla Weißkarferner (Vedretta di Quaira Bianca). Il seguito del percorso appare da qui chiaro ed evidente: dobbiamo risalire la sinuosa ed esile cresta che conduce direttamente al punto più elevato. La difficoltà è strettamente legata alla presenza o meno di tratti innevati che possono rendere l’ascensione assai impegnativa anche in piena estate richiedendo l’uso di piccozza e ramponi. Gli ultimi 50 – 60 metri sono spesso  ghiacciati e assai esposti su entrambi i versanti richiedendo estrema attenzione e sfruttando eventuali gradinature già presenti nel manto nevoso. Nei brevi periodi, di solito a fine estate, nei quali scompare l'innevamento, il tracciato si trasforma in un'innocua salita tra instabili lastroni rocciosi. Dalla sommità (m 3510 – libro di vetta – ore 2,40 dal Rif. Gran Pilastro – ore 5,40 dalla partenza) il panorama è sconfinato. Osserviamo subito sotto di noi la Weißkarferner (Vedretta di Quaira Bianca); verso occidente osserviamo le Stubaier Alpen, poco più a sud, già in territorio italiano, notiamo i monti di Fundres (Pfunderer Berge) con il Picco della Croce (Wilde Kreuzspitze). In territorio austriaco osserviamo, verso nordovest, i massicci dello Schrammacher, dell'Olperer e il Fußstein; verso nord dominiamo il bacino artificiale denominato Schlegeis Staussee. Spostandoci a oriente osserviamo il crinale delle Alpi Aurine con, in primo piano, le cime del Mesule (Großer Möseler) e della Punta Bianca (Hoher Weißzint).

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