Stena

MONTE STENA (GRIZA - m 442)

Nell’ultimo lembo orientale della Venezia Giulia e quindi della Provincia di Trieste troviamo la bellissima Val Rosandra (in sloveno: Dolina Glinščice), oggi Riserva Naturale. Stiamo parlando di un’area dal grande valore naturalistico sia per le specie animali e vegetali che la caratterizzano, sia per l’abbondanza di fenomeni carsici osservabili al suo interno. L’ambiente offerto da questa piccola valle è assai inusuale per un‘area a quattro passi dal Mare Adriatico e dalla città di Trieste. Curiosamente il territorio si presenta assai selvaggio ed isolato infondendo la sensazione di trovarsi in quota quando in effetti non si raggiungono nemmeno i 500 metri di altitudine. L’escursione che vi proponiamo vi permette di esplorare la zona raggiungendo il suo culmine nel monte Stena (Griza in lingua slovena).  L’area sommitale appare quasi priva di vegetazione d’alto fusto per via dei fortissimi venti di bora che ne flagellano i fianchi nella stagione invernale; si tratta in effetti di un classico esempio di landa carsica. Nonostante ciò la vista sulla Val Rosandra e sul Golfo di Trieste giustificano più che ampiamente la salita.

Consigliamo la percorrenza dell’escursione che descriviamo a seguire nelle mezze stagioni in modo da stemperare gli estremi climatici. In inverno è ugualmente possibile eseguirla ma come già detto prestando estrema attenzione in caso di bora. In questi frangenti il cammino può divenire quasi impossibile ed in ogni caso, a dispetto di una quota assai bassa, si rivelano indispensabili giacca antivento, cuffia e guanti. Occorre osservare come la temperatura sul Monte Stena possa essere anche di 10 gradi inferiore a quella della vicinissima città di Trieste con caratteristiche assai continentali a pochi passi dal litorale. La situazione si capovolge in estate quando il caldo può rivelarsi opprimente consigliando itinerari più in quota.Concludiamo con una curiosità: lungo il percorso ammireremo la bella Cascata di Val Rosandra, anch’essa una bizzarria per un’area carsica ricca di grotte e quasi del tutto priva di acque superficiali.

L’escursione in breve:

Vedetta di San Lorenzo (m 370) – San Lorenzo del Rosandra (Jezero – m 377) - Draški Kras - Monte Stena (Griza - m 442) - Botazzo (Botač - m 195) - Cascata di Val Rosandra – Rifugio Premuda (m 82) - Bagnoli Superiore (Gornij konec - m 80) – Bagnoli della Rosandra (Boljunec - m 74)

Dati tecnici:

Partenza dalla Vedetta di San Lorenzo (m 370): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 368. Acqua: assente.

Accesso alla partenza:

Si esce dal raccordo autostradale RA13 all’uscita Padriciano (Padrice) quindi allo svincolo si tiene la sinistra con indicazioni per Basovizza. Si prosegue sulla SS 202 sino al bivio in cui passiamo a destra con cartelli per Basovizza, Pesek e Val Rosandra. Pochi metri e voltiamo a sinistra sempre con indicazioni per Pesek e Basovizza. Siamo ora sulla SS 14 che ci porta in 3 km sino a Basovizza (Bazovica). In paese lasciamo il proseguo della statale per volgere a destra con indicazioni per la Foiba di Basovizza, San Lorenzo e la Val Rosandra. Su stradina stretta ma asfaltata superiamo la Foiba e raggiungiamo la minuscola frazione di San Lorenzo (Jezero). Superata la trattoria Al Pozzo procediamo ancora in discesa per meno di 300 metri sino a trovare, sulla sinistra, il piccolo parcheggio dove lasciamo l’automobile e dal quale si raggiunge a piedi, in pochi istanti, la cosiddetta Vedetta di San Lorenzo (m 370).

Descrizione del percorso:

L’itinerario ha inizio in coincidenza della Vedetta di San Lorenzo (m 370). Le “vedette” nella provincia di Trieste sono piccole costruzioni in muratura erette lungo il ciglio del Carso e sono posizionate in punti panoramici aperti verso il Golfo di Trieste o sulla Val Rosandra. Nel caso specifico della Vedetta di San Lorenzo il panorama risulta notevole su gran parte della Val Rosandra con visibile a distanza la famosa cascata mentre il mare è osservabile solo per un breve tratto. La Vedetta di San Lorenzo è l’unica fra tutte ad essere raggiungibile in automobile.

La nostra escursione procede tornando a ritroso per pochi minuti sulla strada asfaltata sino alla frazione di San Lorenzo del Rosandra (Jezero – m 377). In breve troviamo sulla destra la piccola chiesetta eretta nel 1461. Dietro alla chiesetta ha inizio, superata la sbarra, il sentiero n°1. Muoviamo in questa direzione raggiungendo, in un centinaio di metri, il quadrivio dove volgiamo a destra passando in prossimità di una piccola abitazione. Si procede nel prato quindi si cala a destra portandosi sull’orlo del ciglione roccioso ricadente sulla Val Rosandra. Il contrasto tra la sottostante selvaggia vallata e i paesi del litorale triestino è molto notevole. Seguiamo lo sconnesso sentiero che si articola sempre in prossimità del sottostante burrone. Chi ha bambini al seguito presterà attenzione ad un paio di punti un poco esposti. Si ripetono gli scorci alle spalle in direzione del Mare Adriatico mentre la Val Rosandra appare selvaggia ed isolata, in gran parte boscosa nonostante gli inconfondibili affioramenti rocciosi di origine carsica. All’iniziale frazione boschiva segue l’uscita nelle lande prative dove in inverno si è spesso travolti dal vento di bora. Procediamo restando a distanza di sicurezza dal salto sulla destra ricadente verso il fondo della Val Rosandra. Il sentiero evita la cima del Monte Stena per poche decine di metri. Per raggiungere la sommità si volge a sinistra in coincidenza del bivio indicato dal segnavia bianco rosso apposto su una roccia. Qualche minuto in debolissima salita e siamo sul punto più alto contraddistinto da una croce metallica (m 442 – ore 1 dalla partenza). La sommità è assai poco appariscente essendo rilevata solo minimamente rispetto all’altopiano carsico circostante. Il panorama resta comunque vasto ed esteso ad un tratto del Golfo di Trieste.

Rientriamo a ritroso sul sentiero principale continuando a seguirlo verso oriente proseguendo nel dominare dall’alto la Val Rosandra. Cominciamo a perdere quota tra balze caratterizzate dall’affioramento di alcune roccette. Occhieggiano sul fondo della Val Rosandra le poche case che caratterizzano la frazione di Botazzo (Botač), ultima località del solco vallivo prima del confine di stato con la Slovenia. Nel proseguo siamo in parte nel folto. Ignoriamo il bivio a sinistra per Draga Sant’Elia (sentiero n°17) mantenendo il segnavia n°1 con le indicazioni apposte su un grande masso calcareo. Il sentiero scende ulteriormente sino a confluire nell’ampio percorso ciclopedonale intitolato a Giordano Cottur che sfrutta il tracciato della vecchia ferrovia che univa, fino al 1961, Trieste a Erpelle.  Volgiamo a destra per un breve tratto superando una galleria. Poco oltre l’uscita dal tunnel troviamo, sulla sinistra, le indicazioni per Bottazzo (cartello). Abbandoniamo pertanto la ciclopedonale seguendo il sentiero n°1 che perde ulteriore quota nella boscaglia con una frazione ripida ma nel complesso breve. La discesa termina in coincidenza delle case di Botazzo (Botač - m 195 – ore 1,45 dalla partenza), un minuscolo gruppetto di case in gran parte disabitate e mute testimoni dell’epoca in cui il prospiciente confine con la Slovenia era la frontiera con la Yugoslavia e non era possibile superarlo liberamente.  

Lasciamo alla nostra sinistra il cosiddetto “Sentiero dell’Amicizia” con la vecchia casermetta e la sbarra che fungevano, prima del trattato di Schengen, da dogana. Restiamo pertanto, sebbene per pochi metri, in territorio italiano procedendo sino all’ulteriore bivio dove abbandoniamo il proseguo della mulattiera che condurrebbe altrimenti ad Hervati (Hrvati). Volgiamo a sinistra con cartelli indicanti Santa Maria in Siaris, il Rifugio Premuda e Bagnoli Superiore. Scavalchiamo il Torrente Rosandra procedendo per lo più nel bosco sulla sinistra orografica del valloncello. Alcuni scorci permettono di osservare, alla nostra destra, le quinte rocciose del Monte Stena precedentemente asceso mentre sulla sinistra siamo sovrastati da poderose pareti calcaree dove non è raro osservare in azione gli alpinisti. La mulattiera, recentemente riqualificata, dopo un breve tratto in salita si sviluppa pressoché in piano tagliando il ghiaione quindi comincia la lenta discesa in direzione di Bagnoli della Rosandra (Boljunec). Subito oltre si apre la vista dall’alto della Cascata di Val Rosandra; con il suo getto alto 35 metri è uno dei simboli dell’area protetta. Abbandonando con cautela la mulattiera segnata si può scendere sulla destra per qualche decina di metri osservando il bel salto d’acqua con maggiore dettaglio. Colpisce la limpidezza e il colore dell’acqua nell’ampia vasca in cui si getta il torrente. L’ambiente è assolutamente atipico per un’altitudine così ridotta e per la vicinanza al litorale adriatico.

Dopo un’irrinunciabile sosta riprendiamo la mulattiera calando dolcemente verso valle. Ignoriamo il sentiero segnalato dal cartello che si separa a sinistra salendo in direzione di Santa Maria in Siaris e del Cippo Comici mantenendo la mulattiera principale. Siamo per un lungo tratto in ambiente aperto quindi la valle volge verso sinistra e con essa il sentiero che nel contempo torna nel folto del bosco. Ignoriamo un’ulteriore biforcazione sulla sinistra diretta alla Sella di Monte Carso (segnavia 25) mantenendo la mulattiera principale. Nel proseguo siamo immediatamente a lato del Torrente Rosandra con la possibilità di calare per pochi metri, con alcune brevi digressioni, fino alla sponda del corso d’acqua. Subito oltre bordeggiamo l’antico acquedotto romano che si sviluppa immediatamente a sinistra della mulattiera. Si tratta di una struttura realizzata addirittura nella metà del primo secolo d.C.; con un percorso di 17 km convogliava le acque del Torrente Rosandra dalla sorgente posta ai piedi del Monte Carso sino alla città di Trieste.

In ultimo confluiamo nella strada asfaltata e nel borgo di Bagnoli Superiore (Gornij konec - m 80). Una deviazione a destra di un centinaio di metri permette l’accesso al Rifugio Premuda (m 82). La struttura, frequentatissima da rocciatori e speleologi, presenta un curioso primato: fondato dal CAI di Trieste è il rifugio più basso come altitudine di tutta Italia. Nei giorni feriali può essere tranquillamente raggiunto in automobile mentre nei festivi si deve lasciare il mezzo a Bagnoli della Rosandra (Boljunec - m 74) proseguendo a piedi lungo il tratto asfaltato chiuso al traffico sino alla struttura. L’escursione avendo due automobili a disposizione può concludersi pertanto al Rifugio Premuda oppure a Bagnoli della Rosandra (Boljunec - m 74) con un’aggiunta di un km circa di strada pressoché in piano e 20 minuti di cammino in più per un totale di ore 2,40 di marcia. Avendo una sola automobile occorre rientrare alla partenza seguendo il segnavia n° 15. In questo caso dal Rifugio Premuda si riprende quota passando dapprima presso le rovine del Castello di Moccò per accedere infine alla frazione di San Lorenzo (Jezero – m 377) chiudendo un itinerario ad anello della durata di circa 4 ore.

Da segnalare la presenza, lungo il percorso descritto, di alcune orchidee selvatiche fra le quali ricordiamo il Giglio caprino (Anacamptis morio) e l’Orchidea screziata (Neotinea tridentata). Altre fioriture arricchiscono, nella giusta stagione, in cammino come ad esempio la Moehringia muscosa (Moehringia muscosa), il Lino di Tommasini (Linum tommasinii) e l’Alisso montanino (Alyssum montanum subsp. montanum).

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