Becco Nero

BECCO NERO (m 2629)

Tra le cime più conosciute delle Alpi Cozie vi è senz’altro la Rocca La Meja sebbene non sia una delle più alte. Si tratta di un gigantesco duomo roccioso di calcari la cui salita è riservata ai più esperti. I “normali” escursionisti potranno trovare una valida alternativa nell’ascensione al prospiciente Becco Nero. Nonostante sia una cima modesta, il paesaggio sulla Rocca La Meja e sul sottostante pittoresco laghetto merita da solo l’escursione. L’impresa impegna per un paio d’ore scarse grazie alla possibilità di raggiungere in automobile il Colle Valcavera ad oltre 2400 metri di quota. Non vi è comunque alcuna difficoltà nel prolungare a piacere l’escursione aggiungendo la salita ad altre elevazioni del circondario come ad esempio il Monte Omo. Scontato il consiglio di prendere in considerazione il percorso tra luglio ed ottobre; la neve non viene infatti rimossa dalla lunga strada che risale il Vallone dell’Arma conducendo al Colle Valcavera e i nevai sono solitamente presenti sino al mese di giugno compreso.

L’escursione in breve:

Colle Valcavera (m 2416) – laghetto senza nome (m 2465) – Colle d’Ancoccia (m 2533) – Becco Nero (m 2629) – Lago della Meja (m 2455) – Colle Ancoccia (m 2533) – Colle Valcavera (m 2416)

Dati tecnici:

Partenza dal Colle Valcavera (m 2416): Difficoltà: EE (in prevalenza E; breve frazione EE tra il Colle Valcavera e la cima) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 213. Acqua sul percorso: assente.

Accesso:

Si accede alla partenza dalla città di Cuneo risalendo la prima parte della Valle Stura sino a raggiungere il paese di Demonte. In coincidenza del centro abitato abbandoniamo il proseguo della statale in direzione del Colle della Maddalena per volgere a destra, su stretta strada asfaltata. Si supera l’abitato di San Giacomo (m 1312) per poi proseguire rimontando il lungo e selvaggio Vallone dell’Arma. E’ bene prestare molta attenzione al fondo stradale per lo più asfaltato ma a tratti strettissimo ed angusto con alcune difficoltà se si incrociano veicoli in senso opposto. In 23 km dal paese di Demonte si guadagna il Colle di Valcavera (m 2416) dove lasciamo l’automobile sul lato della strada (poche possibilità di parcheggio). Da notare che la strada proseguirebbe in direzione del Colle della Fauniera mentre a sinistra si separa la strada per il Colle della Bandia.

Descrizione del percorso:

Seguiamo a piedi la strada per un brevissimo tratto asfaltata quindi a fondo naturale che si separa in direzione del Colle della Bandia. Per un breve tratto perdiamo quota quindi traversiamo tra i prati in ambiente ampio e luminoso osservando di fronte a noi il Becco Grande e il Becco Nero divisi dall’evidente sella del Colle d’Ancoccia. Appare evidente l’etimologia del nome “Becco Nero”: le pendici della montagna appaiono scure in contrasto con le rocce quasi bianche, d’origine calcarea, che caratterizzano il vicino Becco Grande. In breve raggiungiamo e ignoriamo la deviazione a sinistra per il Colle della Bandia procedendo sull’ampia e sconnessa carrareccia che si separa sulla destra. Da notare che volendo si può raggiungere questo bivio in auto tuttavia è preferibile lasciare i veicoli, come descritto, al Colle Valcavera per non trovarsi a percorrere frazioni strette a fondo naturale.

L’ambiente è idilliaco, tra verdi prati e splendide fioriture che caratterizzano soprattutto i mesi di giugno e luglio. In lontananza si stagliano, all’orizzonte, le vette delle Alpi Cozie in un ambiente d’alta montagna di grande impatto nelle giornate più terse. La strada bianca volge per un breve tratto verso settentrione in direzione del Becco Grande; subito oltre ne abbandoniamo il proseguo in direzione del Colle del Mulo volgendo a sinistra su facile tratturo nell’erba. Rimontiamo tra prati rigogliosi sino alla conca immediatamente ai piedi del Becco Nero occupata da un piccolo laghetto senza nome (m 2465). Nonostante le dimensioni modeste si tratta di uno specchio d’acqua pittoresco grazie allo sfondo del crinale alpino; lo lasciamo alle nostre spalle proseguendo su stretta traccia scavata nel manto erboso. Un breve tratto di poco più ripido permette l’accesso al marcato Colle d’Ancoccia (m 2533 – ore 0,45 dalla partenza).

Il paesaggio si apre, splendido, sul versante rivolto verso nordovest con in evidenza la rocciosa e slanciata sagoma della Rocca La Meja, una delle cime più celebri delle Alpi Cozie. Abbandoniamo il proseguo su strada bianca che calerebbe dal valico in direzione della Rocca La Meja. Seguiamo, verso sinistra, l’esile traccia che ricalca inizialmente il crinaletto che discende della sommità del Becco Nero. Per alcune decine di metri ne seguiamo il filo con paesaggio aperto sui due versanti quindi passiamo a sinistra della cresta per evitare un settore particolarmente erto e dirupato. La traccia appare ben scavata nel manto erboso tuttavia in qualche punto occorre piede fermo in quanto siamo esposti sul pendio erboso che ricade verso oriente; scorgiamo dall’alto il laghetto senza nome toccato in precedenza. Con minori difficoltà il tracciato si riporta verso destra sul crinale e in breve guadagna la cima presso la quale è presente un bunker di guerra abbandonato (m 2629 – ore 0,15 dal Colle d’Ancoccia – ore 1 complessive).

Il panorama di vetta appare di grandiosa imponenza. Il motivo dominante è dato naturalmente dal profilo slanciato della Rocca La Meja ai cui piedi occhieggia il magnifico Lago La Meja. Spostandosi a destra notiamo il marcato Colletto della Meja quindi la tozza e notevole struttura del Becco Grande, caratterizzata in parte da ripidi pendii erbosi. Verso oriente osserviamo il Colle Valcavera dove ha avuto inizio la camminata quindi, volgendo ulteriormente verso sud godiamo di un orizzonte occupato dalle cime delle Alpi Marittime spesso innevate sino ad estate inoltrata.

L’escursione prosegue oltre la cima con i segnavia in vernice rosa che bordeggiano i resti del bunker citato in precedenza. La traccia di sentiero prosegue, ben indicata sia dai segnavia che da alcuni ometti di pietra, ricalcando grosso modo il filo di cresta. Per un breve tratto compare all’orizzonte, nel varco compreso tra la Rocca La Meja e il Becco Grande, la grande sagoma del Monte Viso, massima elevazione di questo settore alpino.  Procediamo perdendo quota tra detriti rocciosi con scorcio sul Lago La Meja che diviene sempre più notevole in quanto ci portiamo quasi sulla sua verticale. Il sentierino abbandona poco oltre il crinale per calare molto ripidamente nel pendio che scende a destra. Tra affioramenti erbosi e cespugli di rododendro, in magnifica fioritura ad inizio luglio, caliamo affrontando in ultimo una sconnessa pietraia. Raggiungiamo infine la sponda del Lago La Meja (m 2455 – ore 0,15 dalla cima del Becco Nero) a termine del cosiddetto “Sentiero Rosella” come indicato nella lapide che troviamo presso lo specchio d’acqua. Il laghetto, per quanto ridotto dimensionalmente, appare d’incomparabile bellezza; le rocce calcaree della Rocca La Meja si specchiano nelle sue limpidissime acque in un panorama di grandiosa ed imponente bellezza. Vale la pena di camminare lungo le sue sponde ammirando nei giorni tersi la singolare colorazione dell’acqua, a tratti quasi turchese, sino a raggiungere l’ampia strada bianca che sale dal Colle Margherina al Colle d’Ancoccia. Seguiamo verso destra la carrareccia che sale in moderata pendenza offrendo a destra un bel colpo d’occhio sul Becco Nero. Osserviamo distintamente il Sentiero Rosella appena percorso che ne taglia le pendici. Poco oltre siamo al bivio segnalato dai cartelli che si separa a sinistra in direzione del Colletto della Meja. Lo ignoriamo mantenendo la strada bianca che rimonta senza troppa fatica il pendio con gli ultimi scorci alle spalle verso il Lago La Meja. In breve siamo nuovamente al Colle d’Ancoccia (m 2629) dove chiudiamo un piccolo anello che ha incluso la cima del Becco Nero e il Lago La Meja (ore 1,30 complessive). Il rientro alla partenza coincide a ritroso con il percorso d’andata sino a rientrare al Colle Valcavera (circa 2 ore complessive).

Cenni sulla flora:

L’area interessata dall’escursione si rivela, nella prima parte della stagione estiva, piuttosto ricca d’interessanti fioriture. Segue una breve lista delle principali specie identificate in occasione della nostra salita, avvenuta all’inizio del mese di luglio.

1)      Nigritella occidentale (Nigritella corneliana). E’ una splendida orchidea endemica delle Alpi sud-occidentali inconfondibile per l’attraente colorazione rosata. Sono osservabili diversi esemplari nei prati compresi tra il Colle Valcavera e il laghetto senza nome posto ai piedi del Colle Ancoccia.

2)      Primula impolverata (Primula marginata). Magnifico endemismo delle Alpi Occidentali che presenta stazioni disgiunte nelle Alpi Liguri nella zona del Monte Carmo e nell’Appennino Ligure (monti Ciapa Liscia e Roncalla) tra le province di Genova e Piacenza. Sono inconfondibili sia le infiorescenze violette che le foglie caratterizzate da secrezioni calcaree così come suggerito dal nome comune della pianta.

3)      Androsace vitaliana (Androsace vitaliana subsp. cinerea); bellissima pianta a portamento strisciante caratterizzata da fiori di colore giallo intenso. E’ presente con diversi cuscinetti nel pendio che precede l’accesso al Colle Ancoccia.

4)      Petrocallide dei Pirenei (Petrocallis pyrenaica). Splendida pianta, piuttosto rara in ampi settori delle Alpi, che forma cuscinetti trapuntati da numerosi, piccoli fiori rosa.

5)      Orchide dei pascoli (Traunsteinera globosa)

6)      Orchidea maschia (Orchis mascula)

7)      Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

8)      Orchide candida (Pseudorchis albida)

9)  Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

10)   Genzianella (Gentiana verna)

11)   Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina)

12) Clematide alpina (Clematis alpina)

13)   Ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis)

14)   Ranuncolo di Kuepfer (Ranunculus kuepferi)

15)   Spillone alpino (Armeria alpina)

16)   Camedrio alpino (Dryas octopetala)

17)   Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

18) Viola gialla (Viola biflora)

19)   Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

20)   Geranio selvatico (Geranium sylvaticum)

21)   Bugola piramidale (Ajuga pyramidalis)

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