Ciapa Liscia - Roncalla - Bue

CROCILIA PICCOLO (m 1468)

ROCCA MARSA (m 1508)

LA CIAPA LISCIA (m 1682)

RONCALLA (m 1683)

GROPPO ROSSO (m 1590)

MONTE BUE (m 1781)

L’Appennino Ligure presenta le massime elevazioni nel settore di crinale condiviso tra le province di Piacenza e Genova. Nonostante le quote relativamente modeste si tratta di un’area suggestiva con le cime più alte libere dall’alberatura a permettere vaste panoramiche che raggiungono nei giorni più tersi il Mar Ligure. Il punto più elevato è dato dal Monte Maggiorasca (m 1799), purtroppo deturpato in vetta da ripetitori e statue; decisamente più interessante appare l’area immediatamente ad ovest, teatro della nostra escursione. Affioramenti rocciosi inusuali per la zona attribuiscono un aspetto più alpestre al crinale appenninico solitamente caratterizzato da forme dolci e profili erbosi. La rete di sentieri, abbondante e ben curata, rende il settore ben accessibile all’escursionista particolarmente tra maggio e ottobre mentre negli altri periodi la neve può essere un grosso ostacolo e un elemento di pericolo. Da rilevare, per gli amanti della flora, la presenza di numerose specie rare tra cui spiccano l’endemica Primula marginata sugli affioramenti basaltici della Rocca Marsa e del Groppo Rosso e la carnivora Drosera rotundifolia presente nelle zone paludose presso il Prato della Cipolla. In coda alla descrizione trovate ulteriori particolari in merito.

L’escursione in breve:

Passo della Crociglia (m 1468) – Crocilia Piccolo (m 1486) – Rocca Marsa (m 1508) – La Ciapa Liscia (m 1682) – Monte Roncalla (m 1683) – Monte Groppo Rosso (m 1590) – Prato della Cipolla (m 1580) – Monte Bue (m 1781)

Dati tecnici:

Partenza dal Passo della Crociglia (m 1468): Difficoltà: E (brevissimo tratto EE tra Rocca Marsa e La Ciapa Liscia eventualmente evitabile) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 313; si tratta tuttavia di un valore poco rilevante trattandosi in gran parte di un’escursione di crinale con numerosi saliscendi. Acqua: abbondante fonte presso il Prato della Cipolla.

Accesso:

1)       Da Piacenza: si risale con la statale 654 l’intera Val Nure sino al paese di Selva di Ferriere. Subito oltre l’abitato troviamo a destra la stretta stradina asfaltata che guadagna dapprima il Rifugio GAEP e infine il Passo della Crociglia dove abbandoniamo l’auto a lato della carrozzabile.

2)       Dal versante genovese: si raggiunge Santo Stefano d’Aveto, importante stazione sciistica. Dal paese una strada asfaltata in buone condizioni sale al Passo Tomarlo (m 1485) per poi volgere a sinistra sulla SS 654 calando in direzione del paese di Selva di Ferriere. Poco prima di raggiungerlo lasciamo la strada principale per volgere a sinistra su stretta stradina asfaltata che guadagna dapprima il Rifugio GAEP e infine il Passo della Crociglia dove abbandoniamo l’auto a lato della carrozzabile

3)       Usando l’autostrada: Si percorre l’autostrada della Cisa (A15) uscendo a Borgotaro. Si raggiunge e si supera il paese per procedere sino a Bedonia, con stretta strada asfaltata scavalchiamo il Passo Montevacà (m 805) per poi calcare a Ponteceno. Al bivio in paese volgiamo a sinistra riprendendo quota. Dopo alcuni km incontriamo e ignoriamo il bivio a sinistra che, scavalcato il Passo del Tomarlo (m 1485), permetterebbe di calare a Santo Stefano d’Aveto. Procediamo scavalcando il Passo Zovallo (m 1405) e cominciando a divallare in direzione del paese di Selva. Poco prima di raggiungerlo lasciamo la strada principale per volgere a sinistra su stretta stradina asfaltata che guadagna dapprima il Rifugio GAEP e infine il Passo della Crociglia dove abbandoniamo l’auto a lato della carrozzabile.

Descrizione del percorso:

L’escursione ha inizio seguendo verso oriente, nel bosco, il sentiero n° 001. Il percorso asseconda le deboli ondulazioni del crinale rivelandosi comodo grazie al fondo per lo più erboso e in gran parte quasi pianeggiante. Oltrepassiamo il dorso poco pronunciato del Monte Crocilia Piccolo (m 1468) dove una breve schiarita del bosco concede una bella visione del boscoso versante emiliano; subito oltre ignoriamo la deviazione segnalata che permetterebbe di calare a destra, con il segnavia 103, nella cosiddetta Valle Tribolata. Proseguiamo brevemente sino ad un’ulteriore biforcazione: abbandoniamo il sentiero 001 che procede aggirando a sinistra nel bosco le soprastanti creste. Passiamo sul segnavia 197 rimontando un crinale che si fa progressivamente più impervio: affrontiamo infatti l’unica frazione dell’intera camminata a richiedere una certa attenzione.

Il percorso diviene un’esile striscia lungo lo spartiacque; bordeggiamo il salto che precipita verso occidente mentre a sinistra rasentiamo la fitta faggeta. Andiamo a lambire la bizzarra sommità della Rocca Marsa (m 1508) caratterizzata da una sequenza di tre isolati speroni rocciosi. Il sentiero decorre appena a sinistra d’essi evitandone i pendii caratterizzati da sfasciumi instabili e franosi. Da notare la vista che si apre a destra sulla conca denominata Valle Tribolata: notiamo in essa l’affioramento di rocce basaltiche ad interrompere la continuità della faggeta. Il percorso prosegue lungo l’orlo del profondo salto prestando attenzione ad alcuni brevi tratti parzialmente esposti e guadagnando progressivamente quota. Subito al di sopra un settore esposto è stato recentemente interessato da una frana e di conseguenza chiuso. Il nuovo percorso passa sulla sinistra nel bosco superando con minori difficoltà l’ostacolo. Una breve frazione tra i faggi non esposta ma estremamente ripida è stata attrezzata con una fune metallica come corrimano. Riprendiamo, subito oltre, l’ardito crinale con un tratto particolarmente ripido e faticoso. Il nostro obiettivo è la sommità della Ciapa Liscia e non fatichiamo a capire il perché del toponimo: sulla destra notiamo un grande pendio roccioso inclinato che dalla cima precipita direttamente nella sottostante Valle Tribolata. Le inusuali ed inaccessibili lastre rocciose levigate hanno evidentemente dato nome alla montagna. Il sentiero si sviluppa immediatamente a sinistra del pendio ricalcando la linea di displuviale. Alle spalle possiamo ancora una volta osservare le due “anime” di questo appartato settore appenninico: il roccioso versante rivolto verso il Mar Ligure, privo di vegetazione e con caotici accatastamenti di detriti, e il versante emiliano, densamente boscato a faggi sino alla linea di crinale. Un’ultima ripida frazione permette infine di guadagnare, a termine d’ogni difficoltà, l’ampia sommità prativa del Monte Ciapa Liscia (m 1682 – ore 1 dalla partenza).

Il panorama appare vasto ed avvincente. Nei giorni più tersi si stagliano, verso ovest, le vette delle lontane Alpi Marittime. Verso oriente notiamo invece, nelle immediate vicinanze, le più alte cime dell’Appennino Ligure: il Monte Bue che raggiungeremo nel proseguo dell’escursione e, appena più a destra, la massima elevazione del gruppo ovvero il Monte Maggiorasca (m 1799). La nostra avventura prosegue lungo il facile e comodo crinale lambito dalla faggeta sino in cima. Un breve scorcio tra gli alberi permette di inquadrare l’ampia ed arrotondata sommità del Monte Roncalla; in breve usciamo dal bosco a breve distanza da quest’ultima cima. Ne rimontiamo la cupola sommitale tra comodi prati restando a breve distanza dal profondo salto che precipita, a destra, nella sottostante Valle Tribolata. Senza alcuna difficoltà siamo infine sul vasto pianoro di vetta (m 1683 – ore 0,15 da La Ciapa Liscia – ore 1,15 complessive).

L’escursione procede nei prati che il Roncalla rivolge verso sudest. Il sentiero appare per un breve tratto poco visibile per poi ritrovarlo nel folto della faggeta. Nel bosco raggiungiamo il bivio chiaramente indicato dai cartelli: a sinistra si passa sul segnavia 001 consigliamo tuttavia una breve digressione che conduce a destra, in pochi minuti, sino alla sommità del Monte Groppo Rosso. Si tratta infatti di seguire, in debole discesa, l’ampia mulattiera nel bosco uscendo improvvisamente dal folto per guadagnare la radura prativa che caratterizza la cima (m 1590 – ore 0,15 da Monte Roncalla – ore 1,30 complessive). Da notare la presenza di tre arditi picchi con altrettante pareti rocciose strapiombanti ricadenti verso occidente. Tutte e tre le punte sono conquistabili senza fatica e nello specifico quella più orientale permette una bellissima visione panoramica sul sottostante paese di S.Stefano d’Aveto, importante stazione sciistica del genovese. Sulle rupi che precipitano verticali in direzione del paese è insediata un’inaccessibile stazione della rara Primula marginata: nel sentiero di ritorno avremo modo d’osservarne più comodamente alcuni esemplari. Torniamo a ritroso sino al bivio dove ignoriamo il sentiero percorso in precedenza scendendo dal Monte Roncalla per proseguire invece sul sentiero 001. Siamo attesi da una lunga frazione nel fitto della faggeta seguendo la puntuale segnaletica. Nel corso del cammino ignoreremo una serie di bivi: al primo incrocio lasciamo la biforcazione a sinistra per il Passo Crociglia mantenendo invece la destra per proseguire con scarse pendenze nel bosco. In assenza di una chiara segnaletica sarebbe in questo tratto piuttosto facile perdersi tra gli alberi. Gli evidenti segnavia permettono invece di districarsi agevolmente nel folto nonostante il panorama precluso dalla densissima faggeta. Incontriamo altre due biforcazioni poste alla sinistra che condurrebbero, con il segnavia X011, alla cosiddetta Fontana Gelata a al piccolo Lago Nero. Mantenendo il segnavia 001 raggiungiamo invece una vasta zona paludosa posizionata in una conca che interrompe la continuità del bosco. La bordeggiamo passando alla sua sinistra quindi, in pochi minuti, guadagniamo la vasta radura prativa denominata Prato della Cipolla (m 1580 – ore 2,15 dalla partenza).

Siamo in ambiente aperto e suggestivo dominato dai monti Bue e Maggiorasca, massime elevazioni dell’Appennino Ligure. Presso un piccolo rifugio in legno troviamo un’abbondante fonte che sarà indubbiamente apprezzata nei giorni più caldi. Segue l’ultima parte dell’escursione che permette di salire sino in vetta al Monte Bue sfruttando gli sbancamenti degli impianti di sci. Inutile dire che la devastazione determinata dalle piste rende questa frazione di minore interesse rispetto alla precedente. Ad ogni modo la cima del Bue costituirà il culmine della camminata offrendo per lo meno la vista panoramica più ampia dell’intera escursione. Come anticipato si tratta di seguire in salita molto faticosa la pista di sci che ha termine presso il Rifugio Prato della Cipolla. Bordeggiamo il cosiddetto Groppo delle Ali, un bizzarro affioramento roccioso la cui sommità è raggiungibile dai più temerari con un curioso ponte tibetano. Nel nostro caso manteniamo invece la pista da sci scavata tra gli alberi con pendenza che decresce progressivamente; in ultimo usciamo tra i prati sommitali e raggiungiamo le antiestetiche costruzioni presenti in vetta al Monte Bue (m 1781 – ore 2,45 dalla partenza). Accennavamo al panorama di vetta che include la sottostante conca del Prato della Cipolla, più in lontananza il paese di Santo Stefano d’Aveto e soprattutto, in primo piano, la tozza struttura del Monte Maggiorasca, anch’esso rovinato da parecchi antiestetici ripetitori: chi lo desidera può in ogni caso aggiungere al percorso anche quest’ultima vetta calando alla sella che la divide dal Monte Bue per poi rimontarne le pendici sino al punto più elevato.

Rientro alla partenza:

Il rientro avviene a ritroso è tuttavia possibile evitare la salita di tutte le cime raggiunte in precedenza (Groppo Rosso, Roncalla, Ciapa Liscia e Rocca Marsa) rendendo il ritorno più breve e meno faticoso. Si tratta semplicemente di riportarsi al Prato della Cipolla per poi seguire il segnavia 001 nel folto del bosco. Al bivio per il Groppo Rosso abbandoniamo il percorso dell’andata volgendo a destra con indicazioni per il Passo della Crociglia. Poco oltre tralasciamo un’ulteriore biforcazione a sinistra per la Ciapa Liscia (sentiero 197a) per poi aggirare sul versante emiliano il crinale dei Monti Ciapa Liscia e Rocca Marsa. Perdiamo circa 150 metri di dislivello per poi traversare nel bosco passando alla base di alcune paretine rocciose strapiombanti. Un occhio attento noterà senz’altro, in questo tratto, la presenza della bellissima Primula marginata, in piena fioritura nella seconda metà di maggio. Sebbene colonizzi le rocce verticali qualche esemplare è raggiungibile uscendo per pochi metri dal sentiero. Nel proseguo dell’itinerario troviamo un’ulteriore digressione segnata, sulla sinistra, che permette in qualche minuto di salire ripidamente sino all’ingresso di un’ampia cavità. Nella volta che caratterizza l’ingresso della grotta è ancora una volta copiosa la presenza della Primula marginata. Riprendiamo il segnavia 001 traversando nel bosco e riconquistando infine il crinale in coincidenza del bivio per la Rocca Marsa (sentiero 197). L’ultima breve frazione di sentiero è comune all’andata e riconduce alla partenza in coincidenza del Passo della Crociglia (m 1468 – meno di 5 ore complessive).

Nota:

L’unica frazione di un certo impegno è quella compresa tra la Rocca Marsa e il Monte Ciapa Liscia. La difficoltà è contenuta e si limita a qualche breve passaggio sull’orlo del salto rivolto in direzione della Valle Tribolata. Se qualcuno, ad ogni modo, non se la sentisse di percorrere questo tratto può evitarlo usando per l’ascensione il sentiero descritto come ritorno. Si segue pertanto il segnavia 001 aggirando nel bosco il crinale della Rocca Marsa. Dopo circa un’ora di cammino, al bivio con il sentiero 197a, si sceglie quest’ultima opportunità uscendo dal folto della faggeta per risalire i verdeggianti prati sommitali che permettono l’accesso alla vetta del Monte Ciapa Liscia. L’escursione procede poi come descritto sopra.

Cenni sulla flora:

Come anticipato nell’introduzione e ribadito nella descrizione del percorso è assolutamente degna di nota la presenza, lungo l’itinerario, della rara Primula impolverata (Primula marginata). Si tratta di un endemismo delle Alpi Marittime presente pertanto in Piemonte e nella Liguria occidentale. La stazione interessata dal percorso costituisce un’interessante eccezione essendo molto lontana dall’areale principale. Si tratta infatti dell’unico areale emiliano e quindi appenninico della pianta in oggetto. L’infiorescenza è inconfondibile per le corolle azzurro violette e per la lamina delle foglie farinosa. Inutile sottolineare l’importanza di rispettare e non raccogliere nel modo più assoluto alcun esemplare della pianta in oggetto. In compenso gran parte della stazione è posizionata su rupi strapiombanti e quindi per lo più inaccessibili ad eventuali vandali. Tra le rarità rammentiamo inoltre la presenza della Rosolida (Drosera rotundifolia) nelle zone paludose presso il Prato della Cipolla. Si tratta di un relitto glaciale tipico delle torbiere; questa pianta riesce a sopperire alla mancanza di sali minerali del terreno torboso catturando piccoli insetti che vengono imprigionati grazie ad una serie di goccioline vischiose presenti sui bordi delle foglie. E’ a tutti gli effetti una pianta carnivora, una delle pochissime presenti in modo spontaneo in Italia.

Molte altre specie più comuni arricchiscono la salita colorando prati e rocce nella bella stagione. Ricordiamo fra tutte le seguenti:

1)       Draba gialla (Draba aizoides) presente ad esempio presso la cima del Monte Roncalla.

2)       Semprevivo maggiore (Sempervivum tectorum) presente lungo il crinale Rocca Marsa – Ciapa Liscia.

3)       Calta (Caltha palustris) lungo torrenti e paludi nella zona del Prato della Cipolla.

4)       Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata) nelle rocce rivolte a nord della Ciapa Liscia, dove condivide l’habitat con Primula marginata.

5)       Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata), ad esempio sulle rocce del Monte Groppo Rosso.

6)       Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia)

7)       Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina)

8)       Arabetta alpina (Arabis alpina)

9)       Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

10)   Pepe di monte (Daphne mezereum)

11)   Croco (Crocus vernus)

12)   Viola con sperone (Viola calcarata)

13)   Anemone bianca (Anemone nemorosa)

14)   Anemone gialla (Anemone ranuncoloides)

15)   Colombina cava (Corydalis cava)

16)   Scilla bifoglia (Scilla bifolia)

17)   Acetosella (Oxalis acetosella)

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