Cima del Fratone

CIMA DEL FRATONE (m 1795)

La Cima del Fratone è una selvaggia montagna la cui vetta è raggiunta dal sentiero che unisce il Passo Tremalzo al Monte Caplone. Posta all’interno del Parco Regionale dell’Alto Garda Bresciano concede un magnifico panorama esteso in particolar modo vero occidente permettendo la vista di parecchie cime delle Alpi Giudicarie oltre ai ghiacciai dell’Adamello e della Presanella. Si tratta di un’escursione facile che sfrutta per gran parte un’ampia e comoda forestale; ne consigliamo la percorrenza tra maggio e ottobre evitando le difficoltà che possono derivare dalla presenza di neve o ghiaccio. Se la proposta può sembrarvi troppo breve esiste la possibilità di allungare a piacimento il cammino aggiungendo una o più cime del circondario fra le quali ricordiamo i circostanti Monte Tremalzo e il Corno della Marogna oppure, con percorso molto più lungo, il Monte Caplone e il Monte Tombea.

L’escursione in breve:

Passo della Crocetta (m 1665) – Passo del Dil (m 1723) – Passo di Cap (m 1800) – Bocca di Selvareonda (m 1693) – Cima del Fratone (m 1795)

Dati tecnici:

Partenza dal Passo della Crocetta (m 1665): Difficoltà: E (T sino alla Bocca di Selvareonda quindi E) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: parziale sino alla Bocca di Selvareonda ma non necessaria in quanto il percorso si sviluppa quasi interamente su ampia carrareccia; totale nel successivo tratto di sentiero. Dislivello assoluto: m 136. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Da Riva del Garda seguiamo la statale che conduce in Val di Ledro. Attraversate due lunghe gallerie (la seconda quasi 4 km) si penetra nello stretto solco vallivo. Risaliamo la valle attraversando la frazione di Biacesa per poi raggiungere il Lago di Ledro in coincidenza del paese di Molina. La statale prosegue comoda lungo la sponda settentrionale del bellissimo specchio d’acqua. Raggiungiamo Pieve di Ledro, quindi procediamo oltre il lago toccando i paesi di Bezzecca, Tiarno di Sopra e Tiarno di Sotto. Siamo infine ad un secondo più piccolo specchio d’acqua posto alla sinistra della strada: si tratta del Lago d’Ampola, biotopo protetto per via della particolare flora e fauna presenti nelle acque e lungo le sponde. Subito oltre abbandoniamo la strada che procederebbe calando in direzione di Storo e delle Valli Giudicarie per volgere a sinistra con indicazioni per il Passo di Tremalzo. La provinciale sale con numerosi tornanti raggiungendo il valico in poco più di una decina di chilometri. In realtà non è necessario arrivare al Passo Tremalzo infatti meno di un km prima del valico si osserva sulla destra una strada con cartello escursionistico indicante la Cima del Fratone che viene indicata ad ore 1,45 di cammino. Siamo al Passo della Crocetta (m 1665) presso il quale possiamo abbandonare l'automobile.

Descrizione del percorso:

In coincidenza del Passo della Crocetta (m 1665) godiamo uno splendido panorama verso nordest in direzione del Monte di Tremalzo e del Corno della Marogna. La vista appare ancora più ampia verso ovest e nordovest andando a scorgere, nei giorni più limpidi, il Gruppo dell’Adamello con l’inconfondibile sagoma piramidale del Carè Alto. In coincidenza del valico, una stretta strada asfaltata con cartello escursionistico indicante la Bocca di Lorina e la Cima del Fratone si separa, come anticipato, sulla destra; ne seguiamo il tracciato in moderata salita nel bosco sino a raggiungere il punto in cui essa volge con decisione verso sud. Da notare la vecchia casa a destra della strada ed un’altra costruzione in cemento sul poggio alla sinistra. La carrareccia prosegue con l’asfalto che lascia il posto ad uno sconnesso fondo sassoso. Procediamo in pratica senza dislivello bordeggiando un ampio spazio erboso nel quale è posto un acquitrino spesso asciutto a partire da metà estate. Da notare il soppalco d’osservazione in legno posto al margine del prato. Il percorso procede raggiungendo il poco marcato Passo del Dil (m 1723), in coincidenza del quale si supera il confine di regione passando dal Trentino alla Lombardia.

Il tracciato della strada bianca procede ora, con esposizione a mezzogiorno, restando poco sotto crinale. Osserviamo di fronte a noi la piramide del Monte Lavino, facilmente riconoscibile per la copertura a pino mugo che ne caratterizza la sommità; molto interessante appare inoltre la visione alle spalle estesa in direzione del lungo crinale del Monte Baldo e di un piccolo settore del Lago di Garda. L’orizzonte meridionale appare dominato e chiuso dal lungo bastione calcareo del Monte Caplone e del Monte Tombea, le cime più alte nell’ambito del Parco Alto Garda Bresciano mentre davanti ad esse si osserva il Dosso della Fame e la Cima del Fratone a sovrastare la conca prativa ove si osserva la Malga Pra di Lavino. Lo sviluppo della strada bianca si articola in debole salita tagliando il pendio con percorso che rasenta alcune caverne artificiali risalenti al periodo della grande guerra poste immediatamente a destra del piano stradale. Su percorso del tutto facile e comodo passiamo ai piedi di alcune paretine calcaree. Alla sinistra il pendio precipita ripidissimo verso valle e anche in questo caso osserviamo parecchi affioramenti calcarei che interrompono la continuità del manto erboso. Aggiriamo l’articolato crinale del Monte Lavino proseguendo senza difficoltà sino a riportarsi sul filo del crinale in coincidenza del Passo di Cap (m 1800). La sella permette di tornare ad affacciarsi verso settentrione arrivando a scorgere i lontani ghiacciai dell’Adamello e della Presanella. A minore distanza notiamo le principali cime delle Alpi di Ledro con particolare riferimento alla marcata sagoma del Monte Cadria; ancora più a destra notiamo le inconfondibili rocce delle Dolomiti di Brenta.

Proseguiamo ancora per un breve tratto lungo la carrareccia sino al punto in cui si biforca: ignoriamo l’ampia forestale che risale a destra il fianco orientale del Monte Avez. Procediamo dritti cominciando a perdere gradualmente quota. L’ambiente resta prevalentemente prativo con rade conifere e con paesaggio aperto, alle spalle, sul Monte Lavino. In breve raggiungiamo, in coincidenza della Bocca di Selvareonda, un importante bivio (m 1693 – ore 1 dalla partenza). Tralasciamo l’ultimo breve tratto di forestale che raggiungerebbe in breve Malga Pra di Lavino scegliendo invece di volgere a destra con cartello indicante la Cima del Fratone. Passiamo su buon sentiero che taglia le pendici occidentali del Dosso della Fame con paesaggio che si allarga verso gran parte della fascia prealpina bresciana. Nelle immediate vicinanze osserviamo le possenti stratificazioni rocciose che caratterizzano il fianco meridionale della Cima del Levrer. Nel proseguo la vista si estende ulteriormente raggiungendo all’orizzonte la piramide rocciosa del Carè Alto.

A seguito di una lunga frazione in pratica quasi piana, il segnavia volge verso sinistra guadagnando ripidamente quota con alberatura progressivamente più densa. La salita, su sentiero comunque ben segnato, conduce alla forcella parzialmente nascosta dalla boscaglia che divide il Dosso della Fame a sinistra dalla Cima del Fratone a destra. Mantenendo il sentiero segnato scegliamo quest’ultima possibilità rimontando con una frazione particolarmente faticosa il ripidissimo pendio sino ad uscire nel prato sommitale a pochi metri dal punto più alto. Guadagniamo il culmine senza difficoltà ammirando un paesaggio che d’improvviso si allarga in una visione quasi interamente libera dall’alberatura (m 1795 – ore 1,45 dalla partenza).

Verso meridione osserviamo la grandiosa struttura montuosa culminante nel Monte Tombea e soprattutto nel Monte Caplone, massima elevazione dell’Alto Garda Bresciano. Volgendo con lo sguardo ad oriente notiamo il lunghissimo crinale del Monte Baldo culminante nella Cima Valdritta mentre verso nord possiamo scorgere un piccolo settore delle Dolomiti di Brenta parzialmente coperte dalla vicina Cima del Levrer. Il paesaggio ad occidente permette una bella visione dei gruppi dell’Adamello e della Presanella estesa alla zona del Passo Croce Domini con in vista il Cornone di Blumone e il Monte Frerone. Il rientro avviene a ritroso per un totale di ore 3,20 complessive di cammino.

Un breve accenno lo merita la flora in quanto gli affioramenti calcarei nel tratto compreso tra il Passo del Dil e il Passo di Cap ospitano l’appariscente Primula meravigliosa (Primula spectabilis), la bella Potentilla caulescente (Potentilla caulescens) nonché la Sassifraga verde azzurro (Saxifraga caesia). Tra le altre piante osservabili ricordiamo Erica carnea (Erica carnea), Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus), Genzianella (Gentiana verna), Genziana sfrangiata (Gentiana ciliata) e Rosa di Natale (Helleborus niger).

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