Colbricon

COLBRICON (m 2602)

Il gruppo del Lagorai rappresenta una zona montuosa per gran parte ancora sconosciuta ed isolata specie se paragonata alle vicine Dolomiti. L’unica cima a godere di una certa notorietà è il Colbricon grazie alla sua vicinanza al Passo Rolle. Dalle vicinanze del valico è impossibile non notare verso sud la grande piramide granitica della cima in questione. L’ascensione richiede tuttavia piede fermo con un settore sommitale adatto ad escursionisti esperti. Il panorama è particolare per via del marcato contrasto tra le scure rocce granitiche tipiche del Lagorai e le colorazioni pallide delle vicinissime Pale di San Martino. Un’escursione consigliabile a partire dalla seconda metà di luglio per evitare accumuli residui di neve frequenti fino a stagione inoltrata essendo la via di salita rivolta a nord.

L’escursione in breve:

Malga Rolle (m 1910) - stazione a valle funivia Tognazza (circa m 1880) - Laghi di Colbricon (m 1909 - 1922) - Rifugio Laghi di Colbricon (m 1927) - Passo di Colbricon (m 1908) - Forcella Colbricon (m 2410) - Colbricon (m 2602)

Dati tecnici:

Partenza da Malga Rolle (m 1910): Difficoltà: EE. In prevalenza E; gli ultimi 15 minuti EE con passaggi su roccia di 1° grado che richiedono una certa dimestichezza nel muoversi su fondo infido ed instabile. Necessario piede fermo e assenza di vertigini. (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 722. Acqua sul percorso: presso il Rifugio Laghi di Colbricon.

Accesso alla partenza:

L’escursione ha inizio presso la Malga Rolle con la partenza posizionata, salendo da Paneveggio, poche centinaia di metri prima del Passo Rolle sulla destra (cartello indicante il sentiero per i Laghi di Colbricon).  Numerose possibilità di parcheggio presso il valico. La zona, nel mese di agosto, è molto frequentata è quindi consigliabile cominciare l’escursione abbastanza presto.

Descrizione del percorso:

La prima frazione di percorso fino ai Laghi del Colbricon coincide con uno dei più frequentati itinerari nella zona del Passo Rolle. Si abbandona la statale calando in qualche minuto, su ampia carrareccia a fondo naturale, sino alla stazione a valle della funicolare Tognazza (m 1880 – punto più basso dell’escursione). Da rilevare, subito prima dell’impianto, il bellissimo scorcio a sinistra sulla slanciata sagoma del Cimon della Pala. Proseguiamo su comodissima mulattiera in debole salita nel fresco bosco di conifere. A circa mezz’ora dalla partenza raggiungiamo una bella schiarita nell’alberatura che permette d’inquadrare sia la pronunciata piramide del Colbricon che il lungo rilievo tabulare del Piccolo Colbricon immediatamente alla sua destra. Poco oltre siamo presso i bellissimi Laghi del Colbricon in un contesto di serena bellezza particolarmente apprezzabile all’alba o al tramonto quando la ressa turistica delle ore più calde non è presente. Il lago inferiore (m 1909) è il primo che incontriamo ed è raggiungibile in libera discesa tra verdeggianti prati. Subito oltre il sentiero rasenta il lago superiore (m 1922); notiamo il bel rifugio posto sulla sponda orientale, un punto d’appoggio sempre gestito e aperto nella bella stagione. Ignoriamo la deviazione a sinistra per la sommità della Cavallazza quindi proseguiamo aggirando a meridione le acque calmissime del lago. Si tratta di un soggetto panoramico particolarmente apprezzato nei giorni limpidi in quanto riflette il cielo e le cime circostanti. Lasciamo il lago alle nostre spalle per trovare immediatamente quella solitudine che fino al rifugio non era possibile avere; la maggioranza dei turisti si limitano infatti a raggiungere lo specchio d’acqua per trascorrere la giornata lungo le sue sponde. Tra prati e pino mugo aggiriamo un modesto e poco pronunciato cocuzzolo al di là del quale scendiamo brevemente sino al Passo di Colbricon (m 1908), importante crocevia di sentieri.

Proseguiamo davanti a noi ignorando i tracciati che calano a destra e a sinistra della forcella. Il percorso diviene immediatamente molto ripido e faticoso su fondo un po’ scomodo con affioramenti rocciosi e qualche balza. Il panorama diviene subito significativo aprendosi verso nord in direzione del Castellaz mentre alle spalle notiamo il pronunciato rilievo della Cavallazza a coprire parzialmente le cime dolomitiche del Mulaz e del Cimone della Pala. Tra pareti granitiche rimontiamo un ripido colatoio con scorcio in direzione di San Martino di Castrozza. Al di sopra la pendenza diviene moderata tra vasti prati d’altitudine e pino mugo. Il contrasto tra le rocce granitiche del Colbricon e le cime dolomitiche alle spalle crea un panorama insolito: in effetti il Passo Rolle segna il punto di separazione tra i due gruppi montuosi, così diversi per caratteristiche e genesi. Compare, a distanza ravvicinata, il rilievo tabulare del Piccolo Colbricon, inconfondibile in quanto presenta un lungo bastione roccioso che si schiude davanti a noi chiudendo di fatto l’orizzonte occidentale. In ambiente molto solitario risaliamo tra prati progressivamente più poveri per l’altitudine. La scomparsa dell’alberatura concede una vista ad ampio respiro verso settentrione che si allarga non solo alle prospicienti Pale di San Martino ma anche ai più lontani contrafforti del Gruppo della Marmolada. Seguiamo il segnavia entrando nel vallone racchiuso tra Colbricon e Piccolo Colbricon.

A circa 2320 metri di quota troviamo, segnalato su un masso, il bivio che permette di salire verso la cima (ore 1,45 dalla partenza). In caso di scarsa visibilità è necessaria la massima attenzione per non perdere la biforcazione. Lasciamo il proseguo a destra per la Forcella Colbricon seguendo l’evidente traccia che sale tra macereti d’altitudine. Con ampio semicerchio obliquiamo progressivamente verso sinistra lasciando alle nostre spalle il Piccolo Colbricon. La vegetazione cede quasi completamente il passo ai massi tuttavia un occhio attento riuscirà a scorgere tra i detriti, nel mese di agosto, le esili fioriture bianche della rara ed endemica Sassifraga della Val Fassa (Saxifraga depressa). Più facili da osservare sono le vivaci corolle bluastre della Primula vischiosa (Primula glutinosa). Tra grandi massi ed eventuali nevai residui accostiamo infine la cuspide sommitale. Affrontiamo ora, nel breve tratto che resta, le maggiori difficoltà della nostra salita.

Appare evidente l’impossibilità di salire in modo diretto alla vetta il sentiero aggira infatti, a sinistra, il tratto più ripido ed impervio evitando alcuni costoni rocciosi invalicabili. Prestando molta attenzione a non perdere i segnavia, a tratti scoloriti e non troppo visibili (estate 2013), accostiamo alcune ripide paretine. Da rilevare i nuovi orizzonti che si aprono, al di là del Piccolo Colbricon, con visibili le cime dei gruppi dolomitici del Latemar e del Catinaccio. Scavalchiamo un ripido salto alto alcuni metri con difficoltà che raggiungono il 1° grado dove occorre saggiare con attenzione gli appoggi. Al di sopra proseguiamo tra caotici accatastamenti di rocce granitiche mostrando molta cautela all’instabilità del fondo. Una freccia rossa scolorita su un grosso macigno inclinato indica un nuovo salto (1° grado) che permette di portarsi sul ripido appicco sommitale. In diagonale ascendente seguiamo la cengia inclinata esposta a destra che, tra macigni granitici, permette l’accesso diretto al punto più alto (m 2602 – ore 2,30 dalla partenza – libro di vetta). Il panorama è vasto ed appagante. Occhieggiano sotto la nostra verticale i due laghi del Colbricon sovrastati dalla sagoma per lo più erbosa della Cavallazza. Ad oriente sfilano le grandiose cime dolomitiche delle Pale di San Martino; da rilevare, verso sudest, la bella visione di San Martino di Castrozza e del soprastante Altopiano delle Pale. Ad occidente abbiamo una splendida vista d’insieme del selvaggio ed imponente Gruppo del Lagorai.

Per il rientro a valle suggeriamo una breve, consigliabile digressione. Sceso con prudenza l’impegnativo tratto sommitale si può abbandonare il segnavia traversando liberamente, tra i macereti, sino a guadagnare in pochi minuti la Forcella Colbricon (m 2410). La particolare posizione della sella, posta sotto la verticale del Piccolo Colbricon, permette una bella visione ravvicinata della cima in questione nonché verso il Colbricon dal quale siamo appena discesi. La presenza di un piccolo laghetto temporaneo diviene il pretesto per splendide fotografie con lo sfondo a nordest del Mulaz e del Castellaz e a sud delle cime del Lagorai. Per il rientro seguiamo il sentiero ben segnalato che dalla forcella cala con moderazione sino a riprendere il bivio posto a 2320 metri dove si separa la via normale al Colbricon. Seguiamo a questo punto a ritroso il sentiero di salita riportandoci alla partenza (meno di 5 ore complessive).

Cenni sulla flora:

La flora nel Gruppo del Lagorai differisce dalle vicine Dolomiti in quanto queste ultime abbondano di specie tipiche dei fondi calcarei mentre il Colbricon è caratterizzato da massi granitici.

Tra le specie più rilevanti merita speciale menzione la rara Sassifraga della Val di Fassa (Saxifraga depressa), endemica di un areale molto ristretto e presente proprio nel settore sommitale del Colbricon intorno ai 2400 – 2500 metri di quota. La fioritura avviene di consueto in agosto ed è caratterizzata da piccoli fiorellini a petalo bianco. Elenchiamo di seguito una lista parziale delle altre entità osservate in occasione della nostra salita avvenuta nel periodo di inizio agosto.

1)       Primula vischiosa (Primula glutinosa); bellissimo endemismo del nordest dai fiori violetti raccolti in piccoli grappoli. Colonizza i macereti d’altitudine con particolare riferimento alla fascia sommitale dai 2300 metri in poi.

2)       Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis), subendemica dell’arco alpino.

3)       Saponaria minore (Saponaria pumila); raro endemismo delle Alpi Orientali presente in prevalenza in Austria. Sul Lagorai è presente una delle poche stazioni italiane. Lungo l'itinerario descritto si possono osservare alcuni esemplari presso il Passo di Colbricon

4)       Sassifraga solcata (Saxifraga exarata)

5)       Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

6)       Sassifraga zolfina (Saxifraga bryoides)

7)       Sassifraga stellata (Saxifraga stellaris)

8)       Billeri pennato (Cardamine resedifolia)

9)       Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

10)   Soldanella della silice (Soldanella pusilla)

11)   Astro alpino (Aster alpinus)

12)   Ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis)

13)   Ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris)

14)   Luparia (Aconitum lycoctonum)

15)   Cavolaccio alpino (Adenostyle allariae)

16)   Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

17)   Rodiola rosea (Rhodiola rosea)

18)   Giglio martagone (Lilium martagon)

19)   Napello (Aconitum napellus)

20)   Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

21)   Prunella delle Alpi (Prunella grandiflora)

22)   Viola gialla (Viola biflora)

23)   Cirsio lanoso (Cirsium eriophorum)

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