Roccabiasca

ROCCABIASCA (m 1731)

Posizionato lungo il crinale che dal Monte Brusà si dirama verso settentrione, il Monte Roccabiasca è una montagna quasi impertinente nelle sue grandiose verticalità. L’Appennino Tosco Emiliano presenta di rado pareti strapiombanti; il Monte Roccabiasca è una curiosa eccezione. Inconfondibili sono i grandi strati di arenaria che ne costituiscono il settore sommitale. E’ una montagna che fortunatamente presenta un punto debole: mentre ad ovest, sud e oriente precipita con salti impressionanti, verso settentrione scivola dalla cima un pendio prativo senz’altro ripido ma tranquillamente alla portata di ogni escursionista. Il percorso che vi suggeriamo non è la via normale alla cima ma si tratta della salita più bella permettendo la visione degli strati rocciosi rivolti ad oriente. Rispetto alla salita più diretta si tratta solo di una mezz’ora di cammino in più, tempo senz’altro ben speso a vantaggio dei meravigliosi colpi d’occhio di cui potremo godere. Il panorama sommitale si estende, al pari delle altre vette più elevate del parmense, alla Pianura Padana e a gran parte dell’arco alpino arrivando nelle giornate più limpide ad osservare il Monte Rosa, il Bernina e l’Adamello per indicare alcune tra le cime più imponenti. L’ascensione, sviluppata per intero nell’ambito del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, è alla portata degli escursionisti nel periodo compreso tra metà maggio e tutto ottobre evitando le altre stagioni per il possibile abbondante innevamento che caratterizza il settore sommitale. Nel nostro caso abbiamo eseguito la camminata in ottobre in un’esplosione di colori autunnali davvero indimenticabile. Una curiosità: la cima è, sebbene di poco, scostata a nord rispetto al crinale principale risultando interamente in provincia di Parma. Non per questo il paesaggio è meno interessante infatti anche il Monte Roccabiasca presenta la sommità libera da alberatura permettendo allo sguardo di perdersi tra file e file di montagne sino a perdita d’occhio.

L’escursione in breve:

Rifugio Lagoni (m 1340) – strada Lagoni Badignana (m 1321) – Capanne di Badignana (m 1479) – sentiero 721 – Monte Roccabiasca (m 1731)

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Lagoni (m 1340): Difficoltà: E (T sino alle Capanne di Badignana quindi E per tutta la frazione successiva)  (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 410. Acqua sul percorso: presso le Capanne di Badignana.

Accesso alla partenza:

Raggiungere il Rifugio Lagoni è facile utilizzando l’autostrada della Cisa e uscendo a Berceto. Da Berceto la segnaletica del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano conduce senza alcuna difficoltà al paese di Bosco transitando per il Passo Silara. Salendo da Parma è possibile utilizzare la strada normale passando per Langhirano, Pastorello, Corniglio, sino a raggiungere Bosco. Da questa località si prosegue sulla provinciale 86 che, sviluppandosi in direzione del crinale, raggiunge il bivio per Lagdei. Ignoriamo la biforcazione procedendo per altri 5 km nel fitto della faggeta, con fondo naturale che richiede velocità ridotta per non rovinare le gomme dell’automobile. Raggiungiamo infine il primo dei bellissimi Lagoni (Lago Gemio Inferiore), presso l’omonimo rifugio. Abbandoniamo la carrareccia che proseguirebbe in direzione del Passo della Colla e di Valditacca parcheggiando l’auto nei numerosi spiazzi a lato.

Descrizione del percorso:

Sin dalla partenza godiamo di un panorama di grande suggestione sul Lago Gemio Inferiore specie ad inizio autunno quando i colori degli alberi si specchiano nelle sue calmissime acque. Dal Rifugio Lagoni (m 1340) arretriamo lungo la strada a fondo naturale appena percorsa in auto tornando in direzione di Lagdei. In qualche minuto raggiungiamo il bivio a sinistra con sbarra di ferro e indicazione di divieto di transito. Non vi sono cartelli segnaletici ad eccezione di una piccola targhetta appesa ad un albero con scritto “Strada Lagoni Badignana – m 1321”.

Passiamo pertanto sulla forestale chiusa al traffico motorizzato che si articola nel fitto del bosco di faggi con il torrente Parma di Badignana alla nostra destra. Dopo nemmeno 5 minuti di cammino troviamo finalmente una pallina segnalatrice ad eliminare qualsiasi dubbio sulla direzione intrapresa. Le Capanne di Badignana sono indicate a 35 minuti di cammino. Il percorso, dopo una frazione pianeggiante, sale in moderata pendenza permanendo nel folto della faggeta mantenendo la comoda strada forestale interdetta al traffico. Ad una curva verso sinistra godiamo del primo scorcio panoramico. L’alberatura si dirada e davanti a noi appare il Monte Roccabiasca, obiettivo della nostra escursione ed inconfondibile per la sovrapposizione di strati rocciosi che ne caratterizzano il settore sommitale. Procediamo per un breve tratto sino ad unirci con il sentiero 715 proveniente dal Passo di Fugicchia. Guidati dai cartelli procediamo verso destra, ormai a breve distanza dalle Capanne di Badignana; procediamo infatti nel bosco, ora molto più rado, raggiungendo in qualche minuto la vasta torbiera presso cui sorgono questi antichi ricoveri. E’ una zona suggestiva per la presenza di parecchie pozze d’acqua sorgiva. La faggeta lascia inoltre spazio ad una magnifica schiarita potendo osservare, davanti a noi, la dorsale che, diramandosi dal Monte Brusà sul crinale principale, raggiunge infine il Monte Roccabiasca. Come anticipato, all’estremità della torbiera sorgono le Capanne di Badignana (m 1479 – ore 0,40 dalla partenza). Si tratta di un antico ricovero occupato in passato dai pastori che conducevano le greggi ai pascoli estivi. La vecchia struttura è stata pienamente recuperata e, oltre ad un ricovero per il pastore, si è ricavato un rifugio non gestito con 4 posti letto, servizi igienici, stufa a legna, acqua ed elettricità con pannelli solari (chi desidera pernottare può informarsi presso la direzione del parco per ottenere le chiavi). Sull’esterno della struttura abbiamo inoltre un’abbondante fonte.

Con partenza dalle Capanne di Badignana ha ora inizio il sentiero vero e proprio che conduce sulla vetta del Monte Roccabiasca la cui cima è segnalata dai cartelli indicatori ad ore 1,30 di cammino (segnavia 721). Il percorso penetra nuovamente nella faggeta, particolarmente densa ed ombrosa, con i segnavia che risultano provvidenziali per non perdere l’orientamento. In ripida salita bordeggiamo dapprima un’antica palude ora inerbita quindi siamo ad un’apertura che concede un magnifico colpo d’occhio sulla cresta soprastante. Da rilevare lo scorcio alle spalle sulla mole, in parte rocciosa, del Monte Scala. Risaliamo un canale erboso quindi siamo nuovamente nella faggeta raggiungendo un modesto culmine al di là del quale perdiamo quota per qualche decina di metri. Troviamo, poco a destra del sentiero, una schiarita che offre un panorama sorprendente ed inatteso. Nelle giornate terse scorgiamo all’orizzonte settentrionale una piccola frazione delle Alpi al di là della Pianura Padana. Il Monte Roccabiasca appare vicino ed imponente rivolgendo in nostra direzione il suo precipite versante orientale. Appare evidente l’impossibilità di salire in vetta per via diretta; un occhio attento noterà il sentierino che ne taglia in lunga diagonale i prati alla base della piramide sommitale per guadagnarne il versante settentrionale.

Ripreso il sentiero rientriamo per un breve tratto nel bosco di faggi; bordeggiamo a sinistra un grande costone roccioso inclinato quindi risaliamo sino all’uscita definitiva dal bosco. Affrontiamo ora la lunga diagonale osservata in precedenza lasciando alla nostra destra la faggeta per tagliare in progressiva ascesa le pendici orientali del Roccabiasca. Il tracciato è marcato ma a tratti molto stretto e faticoso per via del pendio ripido ed inclinato. Da notare le notevoli stratificazioni d’arenaria che sovrastano il sentiero mentre a destra la vista si allarga abbracciando il Monte Navert, il Monte Scala e la Rocca Pumacciolo. Terminato l’aggiramento del versante orientale del Monte Roccabiasca ne guadagniamo la spalla che scende a settentrione. Un paletto segnavia indica il punto in cui il sentiero volge a sinistra traversando nel prato alla base della cuspide sommitale. Bordeggiamo il margine superiore del bosco di faggi restando comunque all’aperto sino al bivio segnalato dai cartelli. A destra cala ripido il sentiero che conduce alla strada che unisce Lagdei ai Lagoni; nel nostro caso seguiamo le indicazioni per la cima, indicata ad un quarto d’ora di distanza, con il sentiero che permane all’aperto restando comunque pochi metri a sinistra dal limite del bosco. Il percorso segnato raggiunge in breve la lunga spalla prativa che cala dalla cima con il panorama che si apre ad occidente osservando il trittico Monte Marmagna, Monte Braiola e Monte Orsaro. Rimontiamo il pendio erboso restando pochi metri a sinistra rispetto allo strapiombo che precipita sul sottostante Lago Pradaccio. Ci possiamo affacciare con cautela osservando lo specchio d’acqua, la piccola costruzione posta lungo la sua sponda e la conca che lo accoglie. Si tratta di un settore incluso nell’area protetta denominata “Riserva naturale Guadine Pradaccio”. All'interno dei confini della riserva l'accesso è consentito solo a piccoli gruppi accompagnati dal Corpo Forestale dello Stato. Nel nostro caso dominiamo dall’alto la zona di parco che appare selvaggia ed appartata. In breve rimontiamo il facile pendio prestando attenzione ai salti rocciosi che precipitano alla nostra destra guadagnando in ultimo il bel pianoro sommitale. (m 1731 – libro di vetta - ore 2 dalla partenza).

Non esitiamo a definire eccezionale il panorama che si può godere dalla vetta. Come anticipato siamo scostati leggermente a nord rispetto allo spartiacque dell’Appennino Tosco Emiliano, di conseguenza possiamo osservare, a breve distanza, un ampio settore del crinale principale. La montagna più vicina è senza dubbio il Monte Brusà quindi, spostandosi con lo sguardo verso occidente, si nota una lunga sequenza di vette con particolare riferimento ai monti Aquila e Aquilotto, seguiti dal Monte Marmagna, dal Braiola e dall’Orsaro. Nonostante queste elevazioni dello spartiacque impediscano in gran parte la visione del versante toscano, si riesce ugualmente a scorgere, nei giorni tersi, un braccio del lontano Mar Ligure al di là della depressione del Passo delle Guadine, pronunciato valico che divide il Monte Brusà da Monte Aquila. Da rimarcare ancora una volta lo scorcio sul sottostante Lago di Pradaccio che appare immerso in una magnifica faggeta, quest’ultima particolarmente suggestiva nel mese di ottobre quando si riveste dei colori caldi dell’autunno. Anche verso oriente scorgiamo un ulteriore tratto di crinale mentre scostate sul versante emiliano, spiccano le sagome del Monte Scala e del Monte Navert, quest’ultimo di poco più distante del precedente. Meriterebbe un lungo capitolo descrittivo la vista che si ha verso settentrione; il paesaggio si dilata infatti moltissimo arrivando a scorgere, al di là della Pianura Padana, un lungo tratto del settore alpino. Sarebbero troppe le cime e i gruppi meritevoli di essere ricordati. Fra tutti ricordiamo, da est verso ovest, le cime dei Lessini, le elevazioni delle Dolomiti di Brenta, il gruppo Adamello – Presanella e le vette del massiccio del Bernina. Nei giorni più limpidi, ancora più ad occidente si osserva addirittura il Monte Rosa e il Cervino al confine tra Piemonte, Valle d’Aosta e la Svizzera. Come riferimento per scorgere queste ultime elevazioni possiamo dire che dal Monte Roccabiasca appaiono all’estremo orizzonte, alla destra della sagoma del vicino Monte Orsaro. Volgendo ancora più a sinistra le Alpi non sono più visibili essendo coperte proprio dalle cime dell’Orsaro e del Braiola.

Il rientro può avvenire a ritroso altrimenti è possibile eseguire un itinerario ad anello. In questo caso si torna a ritroso per meno di un quarto d’ora sino al bivio indicato dai cartelli per “Strada Lagoni”. Abbandoniamo il percorso usato nella salita per scegliere questa opportunità. Il percorso si sviluppa prevalentemente nel bosco di faggi calando in un’ora abbondante dalla vetta sino alla strada che unisce Lagdei ai Lagoni. Il rientro prevede la percorrenza della forestale verso destra andando a recuperare l’automobile nei pressi del Rifugio Lagoni. Sia scegliendo questa opportunità che rientrando a ritroso, i tempi complessivi di cammino si aggirano intorno alle ore 3,30 soste escluse.

Per gli amanti della flora è da rilevare la presenza, subito prima della vetta, della rara ed endemica Primula appenninica (Primula apennina), l’unica primula a fiore rosso presente sul crinale tosco emiliano. Alcuni esemplari sono tra le arenarie che precipitano a destra del sentiero verso il sottostante Lago Pradaccio.

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