Appennino Tosco-Emiliano

Alpe di Succiso (m 2017) - Casarola (m 1978)

Alpe di Vallestrina (m 1904) - Ravino (m 1882)

Aquilotto (m 1781) - Aquila (m 1779)

Bragalata (m 1873) - Losanna (m 1855) - Uomo Morto (m 1773) - Bocco (m 1791)

Brusà (m 1796) - Aquila (m 1779) - Aquilotto (m 1781)

Cella (m 1942) - Vecchio (m 1982)

Cima dell'Omo (m 1858)

Cima Tauffi (m 1799) - I Balzoni (m 1752) - Lancino (m 1702) - Libro Aperto (m 1937)

Cimone (m 2165) - Cimoncino (m 2118) - La Piazza (m 1872) - Lagoni (m 1963)

Cinghio Sermidiano (m 1630) - Spigolino (m 1827)

Cornaccio (m 1881)

Corno alle Scale (m 1945)

Cupolino (m 1853)

Cusna (m 2121) - La Piella (m 2071)

Denti della Vecchia (m 1843) - Fariola (m 1894) - Alpi delle Tre Potenze (m 1940)

Gennaio (m 1814) - Grosso (m 1427)

Giovo (m 1991) - Porticciola (m 1881) - Altaretto (m 1927) - Grotta Rosa (m 1953)

Gomito (m 1892)

Grande (m 1531)

Le Piagge (m 1481) - Serra dei Baichetti (m 1587)

Mario (m 469)

Marmagna (m 1851) - Braiola (m 1819) - Orsaro (m 1830)

Nuda (m 1827)

Pizzo delle Stecche (m 1717) - Donato (m 1803) - Libro Aperto (m 1937) - Pizzo dei Sassi Bianchi (m 1694)

Poggio delle Ignude (m 1737) - Poggio dei Malandrini (m 1662)

Prado (m 2054)

Punta Buffanaro (m 1879) - Acuto (m 1785) - Alto (m 1904)

Rocca Pumaccioletto (m 1692) - Rocca Pumacciolo (m 1711) -Sillara (m 1861)

Rondinaio (m 1970)

Rondinaio Lombardo (m 1825)

Serrasiccia (m 1395) - Cinghio di Mezzogiorno (m 1353)

Sillara (m 1860) - Paitino (m 1817) - Matto (m 1837)

Sole (m 665)

Spigolino (m 1827)

Ventasso (m 1727)

E’ la catena montuosa “di casa” del Club Aquile Rampanti, dove siamo cresciuti come trekker e dove abbiamo il ricordo delle prime soddisfazioni in montagna. Come noto l’Appennino costituisce la “spina dorsale” dell’Italia peninsulare. La parte settentrionale dell’Appennino è occupata per buona parte dal settore Tosco-Emiliano. Le due regioni sono infatti divise e unite per un lungo tratto proprio dal crinale appenninico. Sono montagne antiche, predominano quindi, anche nelle cime più alte, le forme arrotondate, mentre la presenza di pareti rocciose rilevanti è del tutto episodica. Anche le quote non sono mai eccessive superando poche volte i 2000 metri di quota (la massima cima è M.Cimone che culmina a 2165 m e che, curiosamente, non è posto lungo la displuviale, ma che risulta invece a nord d’esso e quindi completamente in territorio emiliano). Una nota interessante si ha nell’esame dal crinale, in quanto è ben definito, per gran parte prativo e quindi percorribile quasi integralmente dal trekker senza difficoltà eccessive (il segnavia numero 00 designa proprio il lunghissimo sentiero di crinale appenninico; sul versante emiliano i segnavia presentano numero dispari, in quello toscano numero pari). Il sentiero 00, nel settore più elevato (Province di Pistoia, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Lucca), dà la possibilità nei giorni più tersi di osservare letteralmente mezza Italia: non è raro soprattutto nelle limpide mattine invernali, riuscire ad osservare contemporaneamente gran parte della catena Alpina, la Val Padana oltre al Mar Ligure e Tirreno sino a raggiungere le cime della lontana Corsica.

In generale, la poca distanza dai paesini di fondovalle rende superflui i rifugi, a meno che non si desideri percorrere un itinerario a tappe della durata di più giorni, in ogni caso i punti d’appoggio risultano sufficienti e la rete sentieristica è abbondante e ben mantenuta. Si tratta di itinerari in gran parte nel fresco delle faggete, scoperti sono invece i tratti su crinale oltre 1600 – 1700 metri di quota circa. Pur non riscontrandosi le difficoltà proprie delle Alpi, occorre rammentare che sul versante emiliano dell’Appennino la neve tende a permanere per tutto aprile e talvolta anche in maggio impedendo quindi la percorrenza dei sentieri più alti. Attenzione dev’essere in generale prestata alle previsioni del tempo. Particolarmente i sentieri di crinale, per quanto facili e prativi sono estremamente battuti dai venti e pericolosamente esposti a nebbie e temporali; basti dire che la stazione meteorologica in vetta a Monte Cimone rileva i venti più forti d’Italia, talvolta oltre 180 km/h. Tenetene conto scegliendo giorni di calma e di cielo sereno per le vostre piccole imprese senza fare l’errore di sottovalutare l’Appennino: per quanto facile sia, anche questa è montagna vera.

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