Serrasiccia - Cinghio di Mezzogiorno

SERRASICCIA (m 1395)

CINGHIO DI MEZZOGIORNO (m 1353)

La conca che accoglie il Lago di Pratignano, nell’Alto Appennino Modenese, è delimitata da montagne dalle forme modeste in un ambiente tuttavia di elevato valore naturalistico. L’itinerario che andiamo a proporre è un circuito a forma di “otto” alla portata di tutti, finalizzato ad una conoscenza approfondita dello straordinario lago di Pratignano. Si tratta di una torbiera naturale, una vera e propria miniera di biodiversità e anche il meno esperto potrà, con l’ausilio delle informazioni in coda alla descrizione, riconoscere un buon numero di entità floreali tipiche della montagna emiliana. Inutile la raccomandazione di osservare, fotografare, ma non strappare i magnifici fiori che, in molti casi, sono assai rari per l’Appennino Settentrionale. E’ una breve escursione consigliabile nei mesi di maggio, giugno e luglio, non prima per l’elevata nevosità che caratterizza la conca del lago e le montagne circostanti.

Dati tecnici:

Partenza presso il parcheggio subito a nord del lago Pratignano (circa m 1320): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: parziale ma con sentiero sempre facilmente identificabile. Dislivello assoluto: m 115 (alcuni saliscendi nell’immediato circondario del lago). Acqua: assente.

Accesso alla partenza:

Provenendo da Bologna si risale la statale Porrettana passando per Sasso Marconi, Marzabotto, Vergato e Riola. Presso Silla la deviazione segnalata indica a destra la provinciale per Lizzano in Belvedere. Provenendo da Pistoia si segue la statale Porrettana passando per Porretta Terme sino a raggiungere Silla e volgendo infine a sinistra per Lizzano. Oltre Lizzano la strada procede per diversi chilometri passando in provincia di Modena e raggiungendo Fanano. Poco prima d’entrare nel centro di Fanano troviamo a sinistra il bivio per il Lago di Pratignano. La strada, stretta ma asfaltata, risale ripidamente il pendio passando per fitti boschi e prati. I gruppi di case sono sporadici e isolati: seguendo la segnaletica per il lago arriviamo quindi a Pian della Farnia (m 1000) ove ha termine il tratto asfaltato. Restano 4,5 km per raggiungere il lago che vengono percorsi su strada bianca molto sconnessa e malconcia; nonostante le apparenze è un tratto transitabile, comunque sconsigliabile alle macchine basse in considerazione dei molti sassi prominenti e di alcune frazioni di strada a “schiena d’asino”. La carrareccia ghiaiosa ha termine proprio presso il lago (numerose possibilità di parcheggio a destra della strada).

Descrizione dell’itinerario:

Superiamo la sbarra che segna il termine della strada e dopo pochi passi si apre davanti a noi la vasta conca che accoglie il Lago Pratignano (m 1313). La visione è quanto mai suggestiva e riposante: il lago è racchiuso tra faggete e vaste praterie, mentre a sud troneggia l’imponente sagoma del Corno alle Scale (m 1945), massima elevazione della provincia di Bologna. Il nostro percorso risale il bel dorso erboso a destra del lago senza traccia obbligata rimontando così le modeste e arrotondate pendici del Cinghio di Mezzogiorno (m 1353). A destra della cima notiamo, nel pascolo, un vasto capannone utilizzato per le attività equestri, il circondario del lago Pratignano con le sue sconfinate distese erbose si presta infatti molto bene all’equitazione. Molto bello e di indiscutibile bellezza è il panorama che si apre verso sudovest con in evidenza un lungo tratto del crinale appenninico e la massima elevazione emiliana, il monte Cimone (m 2165). Particolarmente in primavera (aprile – maggio) la visione è ancora più attraente quando la neve ne ricopre ancora i versanti rivolti a nord.

L’escursione prosegue calando oltre il Cinghio di Mezzogiorno verso sinistra: per pochi metri siamo nella faggeta sino a confluire, in debole discesa, nel vasto altopiano prativo a meridione del lago, dove troviamo la traccia che a destra conduce sui monti della Riva. Scegliamo invece la sinistra tornando in direzione della torbiera. In breve discesa ne raggiungiamo l’estremità meridionale e possiamo notare, sulla destra, un caratteristico risalto di cresta rivestito di faggi sul versante rivolto al lago mentre a oriente affiorano alcune scoscese stratificazioni rocciose. Il crinale a destra del lago è inoltre geograficamente importante in quanto divide la Valle del Dardagna, tributaria del fiume Reno, da quella del Torrente Ospitale che confluisce nel Panaro e infine nel Po; è lo spartiacque percorso dal confine tra le provincie di Bologna e Modena. La nostra breve escursione prosegue lungo la sponda del lago seguendone il lato destro grazie al comodo sentiero ora segnato. Il percorso prosegue nella faggeta che in questo tratto raggiunge la sponda del lago. In breve ritorniamo presso la partenza all’estremità settentrionale della torbiera. Proseguiamo a questo punto con la seconda parte del nostro itinerario ad “otto”.

Seguendo il segnavia (sentiero n° 401) passiamo a destra sul sentierino che sale ripido verso il crinaletto soprastante. Portandoci nel bosco lo raggiungiamo e per un breve tratto cambiamo versante traversando poco sotto cresta sul versante della Valle del Dardagna. Un ultimo sforzo e siamo in breve sull’anonima cima del Monte Serrasiccia (m 1395) punto culminante del nostro mini trekking. Nonostante sia un’elevazione sconosciuta ai più, concede una bella vista verso meridione, sul crinale principale, con in bella evidenza Monte Nuda, il Corno alle Scale e Monte Spigolino. Procediamo oltre la cima calando verso nord su facile tracciato. In breve siamo ad un importante bivio: abbandoniamo il sentiero 401 che prosegue grosso modo lungo il crinale discendente a settentrione per volgere a sinistra sul sentiero 403. In ambiente più aperto, con splendidi spazi prativi che interrompono il bosco di faggi e conifere, caliamo sino a raggiungere la strada bianca che abbiamo utilizzato per portarci in macchina fino al lago (circa m 1280). La seguiamo verso sinistra sino a guadagnare, come detto, il parcheggio dove avevamo lasciato l’automobile (meno di 3 ore complessive). Da rilevare, circa 300 metri prima del parcheggio, un tratto dove la strada taglia alcuni curiosi affioramenti calcarei piuttosto inusuali per l’Emilia. In queste rocce si è insediata una flora straordinaria che include rarità per la regione come Globularia incanescens  e Saxifraga lingulata. Vi rimandiamo alle sottostanti note sulla flora per saperne di più.

Cenni sulla flora:

Questa semplicissima escursione è davvero per tutti ed impegna per meno di tre ore, eppure concede agli emiliani la scoperta di una flora sensazionale, per molti versi unica in un settore, quello appenninico, che raramente presenta lo stesso rigoglio e la stessa varietà di quello alpino. La zona del Lago Pratignano è una sorprendente eccezione e nei mesi di maggio, giugno e luglio vede l’avvicendarsi di una serie di piante meritevoli di grande considerazione. La pianta simbolo “per eccellenza” del lago Pratignano è purtroppo la più difficile da osservare. Si tratta della Rosolida (Drosera rotundifolia), relitto glaciale tipico delle torbiere; questa pianta riesce a sopperire alla mancanza di sali minerali del terreno torboso catturando piccoli insetti che vengono imprigionati grazie ad una serie di goccioline vischiose presenti sui bordi delle foglie. E’ a tutti gli effetti una pianta carnivora ma è presente solo sui zatteroni galleggianti costituiti da sfagni presenti nel settore settentrionale del lago: a meno che non si abbia un buon paio di stivali può essere osservata solo dalla sponda, eventualmente con un buon binocolo!

A due - tre metri dalla sponda è inoltre presente il raro Trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) presente in Emilia Romagna in pochissime stazioni. Si tratta di una pianta tipica dei suoli paludosi e delle zone allagate; fiorisce in giugno ed è caratterizzata da petali bianchi rivestiti di un'appariscente pelosità.

Rarissima è inoltre l'Erba scopina (Hottonia palustris L.) con lo scapo fiorale che emerge direttamente dall'acqua del lago.

Anche se non potrete vedere comodamente Rosolida, Erba scopina e Trifoglio fibrino, non mancano altre piante più abbordabili che renderanno la gita molto piacevole e memorabile. Tra le rarità ricordiamo:

1) Vedovella delle Apuane (Globularia incanescens). La trovate nelle roccette a nord del lago che vengono tagliate dalla strada che conduce alla partenza. Appena 300 metri prima del parcheggio della partenza trovate alcune piantine sulle roccette sia a monte che a valle della carrabile. Seguendo l’escursione come descritta la incontrerete alla fine del percorso, quando il cammino ricalca nell’ultimo tratto il tracciato stradale. E’ una pianta di enorme interesse in quanto endemica delle Alpi Apuane e della fascia di crinale dell’Appennino Tosco Emiliano, dal parmense al Corno alle Scale nel bolognese. La stazione del lago Pratignano è una delle più avanzate in direzione della pianura nonché una delle più comode da raggiungere per il versante emiliano considerata la sua vicinanza alla strada. La fioritura dei caratteristici capolini globosi di colore azzurro intenso avviene normalmente ad inizio giugno. Nelle stesse roccette in cui è presente Globularia incanescens troviamo un’altra specie di grande interesse:

2) Sassifraga meridionale (Saxifraga lingulata). A livello nazionale è discretamente diffusa e in alcuni settori, come sulle Alpi Apuane ad esempio, è assai frequente. In Emilia è invece una pianta rarissima al punto da essere presente in appena due stazioni: una è appunto quella presso il Lago Pratignano, l’altra è in provincia di Reggio Emilia. Nel periodo della fioritura (di solito in giugno) offre un grande spettacolo con miriadi di grappoli fioriti che pendono dalle rocce a monte della strada.

3) Sassifraga alpina (Saxifraga panicolata). Condivide il suo habitat con la Sassifraga meridionale.

4) Orchide maschia (Orchis mascula). Presente nei prati presso le roccette ove sono presenti le sassifraghe appena indicate. E’ solitamente fiorita in maggio.

5) Arabetta alpina (Arabis alpina), anch’essa presente nelle roccette ove si trovano le precedenti specie indicate.

6) Genziana alata (Gentiana utriculosa). Un’altra grande rarità per l’Emilia dove le poche stazioni sono ormai ridotte alla fascia appenninica modenese e reggiana. Cercatela sulle pendici prative del Cinghio di Mezzogiorno; fiorisce solitamente ad inizio giugno ed è una pianta che merita particolare rispetto in quanto a forte rischio d’estinzione.

7) Genziana di Koch (Gentiana acaulis); appariscente e spettacolare per la sua colorazione blu intenso,  fiorisce in maggio nei prati attorno al lago.

8) Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina): i suoi fiori gialli e purpurei (sono presenti entrambi i tipi) offrono uno splendido spettacolo a maggio, particolarmente sulle pendici del Cinghio di Mezzogiorno.

9) Viola del pensiero (Viola tricolor) presente in particolar modo presso la sponda settentrionale del lago.

10) Dafne laurella (Dafne laureola), nella faggeta sulla sponda orientale del lago.

11) Primula odorosa (Primula veris) in grande quantità ai lati della carrareccia che conduce al lago.

12) Croco (Crocus vernus); pianta molto precoce la cui fioritura è immediatamente successiva allo scioglimento della neve. Colora in aprile i prati del Cinghio di Mezzogiorno.

13) Scilla bifoglia (Scilla bifolia); in aprile colora di azzurro il sottobosco a sud del Cinghio di Mezzogiorno.

14) Cariofillata montana (Geum montanum) nei prati presso il lago.

15) Valeriana trifogliata (Valeriana tripteris) nella faggeta che caratterizza la sponda orientale del lago.

16) Mirtillo (Vaccinium myrtillus) sempre all’ombra della faggeta.

17) Platantera verdastra (Platanthera chlorantha). Bella orchidea che caratterizza ad inizio giugno i prati del Cinghio di Mezzogiorno.

18) Orchide dei pascoli (Traunsteinera globosa). Elegante orchidea che fiorisce in giugno lungo la strada che porta al lago.

19) Piede di gatto (Antennaria dioica) sulle pendici prative del Cinghio di Mezzogiorno.

20) Scorzonera rosea (Scorzonera rosea) sulle pendici prative del Cinghio di Mezzogiorno.

Sono queste solo alcune delle piante osservabili, ma giustificano più che ampiamente la percorrenza di questa breve escursione di mezza giornata.

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