Rondinaio

MONTE RONDINAIO (m 1970)

Una delle principali cime del crinale appenninico Tosco Emiliano, nonché una delle più alte. La vetta è divisa tra le province di Modena e Lucca ed è posizionata tra il Passetto e la Borra al Fosso.

Dati tecnici:

Dal parcheggio presso il Lago Santo (m 1460): Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà). Dislivello complessivo: 510 m. Segnaletica: totale. Acqua: alla partenza e poco oltre Lago Baccio (torrente).

Accesso:

Si accede da Pievepelago seguendo per un brevissimo tratto la statale in direzione del Passo delle Radici. La abbandoniamo poco oltre volgendo a sinistra con indicazioni per il Lago Santo. Superiamo Le Tagliole e seguiamo la strada fino al suo termine poco sotto il lago (m 1460 - parcheggio a pagamento).

Descrizione del percorso:

Prendiamo la carrareccia che dal parcheggio conduce in pochi minuti al lago. Poco prima di giungere al rifugio Alpino Vittoria, sulla sponda del lago, troviamo a sinistra il nostro sentiero (segnavia 523). In meno di mezzora, nella faggeta si guadagna la bellissima conca di Lago Baccio (m 1554) meno noto rispetto al Lago Santo ma altrettanto alpestre e pittoresco, dominato dal crinale principale dell'Appennino. Aggiriamo lo specchio d’acqua sulla destra, quindi guadiamo il torrente (acqua potabile) riportandoci per un breve tratto nel bosco. In salita siamo infine definitivamente all’aperto in una zona caratterizzata da numerosi avvallamenti occupati da piccoli laghetti temporanei. Un’ultima breve ed erta salita ci permette di raggiungere la displuviale in coincidenza del Passetto (m 1850 – ore 1,40 dalla partenza) dal quale osserviamo lo spettacolare crinale in direzione di Monte Giovo. Osserviamo già la vetta del Rondinaio; in breve, seguendo il pietroso crinale verso sinistra (segnavia 00), guadagniamo il punto più alto (2 ore circa dalla partenza). Splendido panorama sia in direzione di Monte Giovo che sul versante toscano.

Possibile differente via di discesa: (Difficoltà: EE) (Vai alla scala delle difficoltà).

Scendiamo dalla cima seguendo lo scosceso crinale sud orientale (segnavia 00). Attraverso ripide balze erbose perdiamo rapidamente quota seguendo il filo di cresta sino a volgere marcatamente verso sinistra. Traversiamo su tracciato che si riduce ad una sottile cengia con un paio di punti lievemente esposti a destra. Poco oltre il sentiero diviene più facile sino al bivio ove scendiamo a sinistra sul versante emiliano (sentiero 517). Tra mirtilleti raggiungiamo la conca di Lago Torbido (asciutto nella seconda parte dell’estate – m 1676) procedendo poi, sempre in discesa, tra i primi boschetti. In breve siamo al Lago Turchino (m 1611) dalle acque limpidissime, sulle cui sponde è presente un piccolo rifugio normalmente chiuso. Il torrente immissario del lago fornisce acqua potabile in caso di necessità. Tra pietraie perdiamo un centinaio di metri di dislivello sino ad incontrare l’importante sentiero che conduce a destra al valico della Foce a Giovo. Noi volgiamo a sinistra in direzione del Lago Santo (segnavia 519): transitiamo lungamente attraverso dense faggete e guadando alcuni fossi sino alla carrareccia che unisce il lago al parcheggio dove l’escursione aveva avuto inizio. Verso destra siamo in breve alla partenza (ore 2,40 dalla sommità di M.Rondinaio).

Cenni sulla flora:

L’intera area dei monti Giovo e Rondinaio è inclusa, a giusta ragione, nell’ambito del Parco Regionale dell’Alto Appennino Modenese. La presenza di antichi circhi glaciali, la ricchezza della flora e della fauna giustificano ampiamente l’istituzione dell’area protetta. Elenchiamo di seguito alcune tra le piante più rappresentative osservabili dall’attento escursionista.

Piante endemiche:

1) Vedovella delle Apuane (Globularia incanescens). Endemica delle Alpi Apuane e della fascia di crinale dell’Appennino Tosco Emiliano, è presente negli strati d’arenaria del Monte Giovo poco a monte del Lago Baccio in una zona non attraversata da sentieri ma facilmente raggiungibile con una digressione di una decina di minuti. Il nome scientifico della pianta ne ricorda una particolare caratteristica: i capolini sferici, di un bel colore azzurro, incanutiscono quando il fiore invecchia divenendo candidi.

2) Aquilegia alpina (Aquilegia alpina). Endemica delle Alpi Occidentali e Centrali fino alla Lombardia, nonché dell’Appennino Tosco Emiliano dove interessa la fascia culminale di cresta in ambienti sassosi e battuti dal vento. Splendida appare la grande infiorescenza di colore azzurro violetto.

3) Linaria purpurea (Linaria purpurea). Considerata da molti il simbolo della flora endemica italiana ha una areale esteso all’intera penisola sino a raggiungere il suo limite settentrionale proprio nell’Appennino Tosco Emiliano. Alcuni esemplari sono presenti nei prati in prossimità del Lago Baccio.

Altre piante rare nell’Appennino Settentrionale:

1) Astro alpino (Aster alpinus). Comune sull’arco alpino limita invece la sua presenza, nell’Appennino Settentrionale, alla fascia culminale dal parmense al bolognese. Le belle infiorescenze violette rallegrano le roccette, fuori sentiero, a destra del Lago Baccio condividendo l’habitat con l’endemica Globularia incanescens.

2) Sassifraga spinulosa (Saxifraga aspera subsp.etrusca). Sassifraga aspera, non rara sulle Alpi, è presente nella sottospecie “etrusca” in poche stazioni delle Alpi Apuane e nell’Appennino Settentrionale poste nel Modenese e nel Reggiano. Caratteristiche sono le foglie che presentano sui bordi numerose piccole spine. E’ osservabile nel tratto di sentiero compreso tra la partenza e il Lago Baccio: a metà strada la faggeta è interrotta da un canalone terroso che cala ripido a sinistra. In esso si possono identificare alcuni esemplari della pianta in questione di solito in fioritura ad inizio luglio. Altri esemplari sono posti in prossimità della cima del Rondinaio. La piccola taglia la rende non facilmente visibile agli escursionisti.

3) Anemone narcissino (Anemone narcissiflora) presente nell’Appennino Settentrionale prevalentemente nei prati della fascia culminale.

4) Semprevivo montano (Sempervivum montanum); altra pianta comune sulle Alpi ma sporadica sul crinale tosco emiliano dove presenta le sue stazioni nel tratto in cresta compreso tra Prato Spilla nel parmense e il Corno alle Scale nel bolognese.

5) Draba gialla (Draba aizioides) dalle magnifiche e precoci infiorescenze gialle.

6) Anemone alpino (Pulsatilla alpina). Molto comune sulle Alpi è invece più rara sull’Appennino Tosco Emiliano dove limita la sua presenza alla fascia di crinale.

7) Viola palustre (Viola palustris). Appartiene di diritto alla lista delle piante più rare osservabili non solo lungo questo itinerario ma nell’intera regione Emilia Romagna. Una bella stazione è posizionata nell’area torbosa posta sul lato sudoccidentale del Lago Baccio. 

8) Trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata). Come la precedente è pianta tipica delle zone torbose o allagate. Molto rara in Emilia Romagna è presente con alcuni esemplari lungo la sponda occidentale del Lago Baccio.

Altre piante di montagna facilmente osservabili:

1) Primula odorosa (Primula veris)

2) Pepe di monte (Daphne mezereum)

3) Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

4) Genzianella (Genziana verna)

4) Cariofillata montana (Geum montanum)

5) Viola gialla (Viola biflora)

6) Carlina segnatempo (Carlina acaulis)

7) Mirtillo (Vaccinium myrtillus)

8) Giglio martagone (Lilium martagon)

9) Acetosella (Oxalis acetosella)

10) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

11) Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia)

12) Scilla bifoglia (Scilla bifolia)

13) Croco (Crocus vernus)

14) Calta (Caltha palustris)

15) Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

16) Alchemilla di Hoppe (Alchemilla nitida)

17) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

18) Anemone bianca (Anemone nemorosa)

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