Cella - Vecchio

MONTE PRADO (m 2054)

MONTE VECCHIO (m 1982)

MONTE CELLA (m 1942)

Ci troviamo in uno dei settori più elevati dell’Appennino Settentrionale. Il Prado rappresenta la massima elevazione toscana, l’unica a varcare la soglia dei 2000 metri. E’ anche l’unico “2000” posizionato sul crinale, vi sono infatti altre 5 cime più alte nell’ambito dell’Appennino Tosco Emiliano ma sono poste a nord della displuviale, completamente in territorio emiliano mentre il Prado è diviso tra Emilia e Toscana. E’ una montagna che domina sul lato reggiano un vasto e antico circo che in epoche passate era occupato da ua grande bacino glaciale. Restano, a testimonianza di un’era ormai lontana, le inconfondibili forme modellate dall’azione erosiva del ghiaccio oltre ad una flora straordinaria confinata in prevalenza lungo il crinale. La concentrazione di specie relitte è eccezionale e giustifica ampiamente l’inclusione dell’area nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. Proseguendo dal Prado lungo il crinale, verso il modenese, si incontrano altre due significative elevazioni: i monti Vecchio e Cella. Il percorso che andiamo a descrivere comprende il raggiungimento delle tre elevazioni appena accennate e costituisce uno splendido itinerario ad anello di ragguardevole lunghezza ma comunque privo di qualsiasi difficoltà. Un itinerario da percorrersi a partire dal disgelo, solitamente in maggio, sino a tutto ottobre avendo l’accortezza d’evitare le più afose giornate estive.

Dati tecnici:

Dal Ponte di Rio Lama (m 1510): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello: m 636. Acqua sul percorso: abbondante fonte presso il Rifugio Battisti dopo un’ora circa di salita; alcuni torrenti nel lungo traverso in saliscendi tra la Bocca di Massa e Lama Lite.

Accesso alla partenza:

Provenendo da Felina - Villa Minozzo si raggiunge il paese di Civago. In paese troviamo a destra il bivio per le Case Cattalini quindi proseguiamo lungo la strada che diviene sterrata seguendo le indicazioni per il Rifugio Battisti. Il fondo è sconnesso ma ugualmente percorribile in automobile e permette di raggiungere in 8 km circa il ponte sul Rio Lama. In coincidenza del ponte una sbarra impedisce di proseguire in auto anche perché ci troviamo proprio sul confine del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. Lasciamo la macchina nel piccolo parcheggio a sinistra subito prima del ponte quindi arretriamo pochi metri sino all’inizio del nostro sentiero sul lato opposto della strada rispetto al parcheggio.

Descrizione dell’itinerario:

La prima ora di cammino si sviluppa nel fresco della faggeta: seguiamo il sentiero con scarsi dislivelli (segnavia n° 631) portandoci nel folto subito a destra del Rio Lite. Il tracciato scavalca le limpide acque del torrente nel punto più conveniente con qualche difficoltà nei periodi di massima portata. Superato il corso d’acqua la salita si fa più decisa ed erta permanendo all’interno del bosco e sempre senza alcuna difficoltà d’orientamento grazie all’ottima segnaletica. Più in alto intercettiamo i tornanti della larga carrareccia chiusa al traffico che dal Ponte di Rio Lama conduce al Passo di Lama Lite. Il sentiero, più ripido ma più diretto, permette di tagliare alcune curve della gipponabile per poi riportarsi per un breve tratto nel folto. L’uscita all’aperto è improvvisa e molto bella: l’alberatura lascia spazio ad una magnifica prateria per lo più a mirtillo con splendida vista di fronte a noi sui Monti Prado e Cipolla; a destra sono visibili le pendici dei Monti Piella e Cusna. Poco oltre siamo nuovamente sulla carrareccia che sale dal Ponte di Rio Lama e che seguiamo nell’ultimo breve tratto prima di accedere all’ampia sella del Passo di Lama Lite (m 1751 – ore 1 dalla partenza).

N.B Tutto il tratto di sentiero fin qui descritto è naturalmente evitabile mantenendo sin dalla partenza la carrareccia. In questo caso si cammina, sempre partendo dal parcheggio, oltre la sbarra che chiude il traffico. Scavalchiamo il ponte sul Rio Lite qundi risaliamo in qualche minuto al soprastante bivio; ignoriamo la possibilità di sinistra che condurrebbe al Rifugio Segheria dell’Abetina Reale mantenendo invece la destra e procedendo lungamente sulla strada bianca sino al passo di Lama Lite. I tempi di salita sono di poco più lunghi, il tracciato semplicissimo anche se più monotono.

Consigliamo ora una breve digressione a destra che conduce in 5 – 10 minuti al Rifugio Battisti. Lo possiamo raggiungere sia con bella e ampia mulattiera che con sentierino che rimonta un piccolo costone erboso (bandiera sulla sommità) per poi calare direttamente alla costruzione, ben nascosta in posizione riparata tra la vegetazione. Il Rifugio Battisti (m 1759 – ore 1,10 dalla partenza) costituisce un ottimo punto d’appoggio sempre aperto nella bella stagione con possibilità di pernottamento e servizio di ristorantino. Sull’esterno del rifugio una bella fonte garantisce un’abbondante scorta d’acqua anche nei periodi di chiusura.  Ritorniamo a questo punto sui nostri passi sino al Passo di Lama Lite (m 1751) per volgere poi con decisone sulla destra. Un’ampia e comoda strada bianca traversa in debole discesa lungo il fianco settentrionale di Monte Cipolla. Procediamo in falsopiano sempre sovrastati da vaste pietraie mobili sino al bivio sulla sinistra indicato da un paletto di legno e dal segnavia su una roccia. Un ulteriore cartello in legno segnala il proseguo sulla carrareccia per il Rifugio Bargetana, scegliamo tuttavia di abbandonare questa direzione per volgere, come detto, sul sentierino che sale ripido a sinistra. In pochi minuti raggiungiamo la sommità del  costone prativo che trattiene il bel Lago della Bargetana (m 1777 – ore 1,40 dalla partenza), uno dei più alti nell’Appennino Settentrionale e nelle cui acque si specchiano le pendici del Monte Prado e un lungo tratto di crinale. Splendida la posizione del laghetto: un grande anfiteatro racchiuso a sud e a est dalle cime del crinale; una grande conca con tutta probabilità modellata migliaia di anni or sono da un grande ghiacciaio oggi scomparso. Osservando il crinale fatichiamo a distinguere il Prado in quanto non svetta in modo deciso sul resto del crinale che in queste zone presenta una quota media piuttosto elevata (il Reggiano e il Modenese presentano il settore più elevato dell’Appennino Settentrionale).

Il nostro percorso prosegue aggirando a occidente il Lago della Bargetana. Superiamo un ponticello in legno quindi il segnavia punta verso sud, in direzione del crinale, affrontando un tratto più ripido. Ancora una volta le balze prative a tratti sassose che vengono risalite, nonostante la pendenza non offrono alcuna difficoltà e permettono di ammirare alle spalle il lago appena lasciato e le soprastanti pendici di Monte Cipolla in una visione particolarmente suggestiva. Guadagnamo il soprastante crinale in coincidenza della Sella di Monte Prado (m 1920 – ore 2,15 dalla partenza – confine di regione tra Emilia e Toscana). La salita al Prado volge ora verso sinistra (notare alle spalle l’ampio crinale subito oltre la sella). Le possibilità di salita sono due: la più comoda deborda in modo evidente sul versante toscano (segnavia 00). Si traversa in diagonale ascendente aggirando a destra il crinale, in questa frazione un po’ scomodo,  con pendenza moderata ma costante sino a riportarsi nel settore superiore sul filo del crinale. La seconda possibilità affronta direttamente il crinale mantenendosi a ridosso del suo filo con salita più diretta e logica ma più ripida e dirupata anche se mai difficile ed esposta. L’ultimo tratto dell’ascensione è comune ai due sentieri che si ricongiungono per poi proseguire direttamente sullo spartiacque. Molto bello ancora una volta il colpo d’occhio sull’anfiteatro occupato in parte dal Lago della Bargetana. Sullo sfondo, oltre il lago, ecco la grande mole del Cusna a chiudere l’orizzonte settentrionale. Il sentiero di crinale supera alcune piccole anticime sino alla vetta del Prado, punto più alto dell’escursione (m 2054 – ore 2,40 dalla partenza – toponimo e quota indicati su un piccolo pilastro).

L’itinerario procede ora con una lunghissima cavalcata di crinale mantenendo pertanto il sentiero 00. Il tracciato è particolarmente dolce e con scarsi dislivelli, scavato nel tenace manto erboso, capace in questa zona di resistere a tempeste inimmaginabili nelle stabili giornate estive. Il paesaggio appare quanto mai ampio, aperto nei giorni limpidi verso un vasto tratto, a destra, del Mar Tirreno, parzialmente occultato dalle Alpi Apuane. Alle spalle possiamo notare come la sommità del Prado, anche da questo versante, appaia nel complesso tozza e non molto appariscente non discostandosi dalle forme arrotondate e poco pronunciate di questo settore della linea di displuviale. Nel proseguo notiamo più distintamente, davanti a noi, la possente e ampia sagoma del Monte Vecchio con,  alla sua sinistra, il profilo conico più basso e affusolato del Monte Cella. Resta immutata l’uniformità del sentiero con deboli dislivelli, raggiungendo comunque un punto più basso in coincidenza del Passo di Monte Vecchio (m 1934). Si risale poi, debolmente, sino all’erta rampa finale che precede l’arrivo in vetta al Monte Vecchio. Il sentiero segnato scarta la cima abbandonando il crinale e traversando sul versante emiliano al di sotto del punto più alto. Sarebbe tuttavia un peccato lasciarsi sfuggire la sommità distante ormai pochi minuti; si abbandona così il segnavia 00 mantenendo la traccia che ricalca il filo di cresta: con un breve ripido tratto risaliamo tra erba e vaccinieto sino al punto più elevato (m 1982 – ore 1 dal Monte Prado – ore 3,40 complessive). Vasto più che mai il panorama esteso ad oriente sul proseguo del crinale con l’inconfondibile elegante profilo del Monte Cella.

Discendiamo dalla cima procedendo lungo la traccia di crinale sino a riprendere il sottostante sentiero segnato. In breve siamo al Passo degli Scaloni (m 1922) oltre il quale riprende la comoda traccia scavata nell’erba. Tra vaste distese a mirtillo ci portiamo comodamente fin sotto la cima del Cella dove riscontriamo che si ripete quanto detto per Monte Vecchio. Il sentiero deborda infatti a sinistra, quasi piano, sotto la vetta. Ancora una volta abbandoniamo il tracciato segnato per risalire comodamente, in pochi minuti, fin sulla cima del Cella transitando dapprima per un anticima quindi, brevemente, sino al punto più elevato (m 1942 – ore 0,25 dal Monte Vecchio). Si dischiudono nuovi orizzonti verso oriente e notiamo il sottostante sentiero 00 procedere in direzione della Bocca di Massa. In pochi minuti caliamo dalla vetta andando a riprendere il sottostante sentiero per poi proseguire verso destra. Aggiriamo un’ampia e tozza elevazione senza toponimo con il sentiero che deborda ancora una volta sul versante emiliano, più dolce rispetto ai ripidi pendii, con affioramenti rocciosi, che caratterizzano il versante toscano. Al di là di questa poco pronunciata cupola (quotata m 1871 nelle carte) caliamo sbrigativamente sino alla pronunciata sella della Bocca di Massa (m 1811 – ore 0,40 da Monte Vecchio – ore 4,20 complessive), importante valico escursionistico di crinale, nonché crocevia di alcuni sentieri. Ha qui termine la nostra splendida cavalcata di crinale in quanto abbandoniamo il segnavia 00 per intraprendere il lungo sentiero che ci ricondurrà alla partenza. Volgiamo infatti a sinistra (segnavia 663) con il percorso che traversa a mezza costa volgendo a ritroso ma comunque mantenendosi ben al di sotto della linea di crinale. Il tracciato si sviluppa lungamente quasi in piano su terreno facile, tra mirtilleti e vasti pascoli andando a bordeggiare un piccolo specchio d’acqua. Nel proseguo si attraversano alcuni corsi d’acqua e si procede in vista della possente struttura del Sassofratto, importante culmine di un crinale che si separa da quello principale in territorio emiliano. Perdiamo quota, quindi attraversiamo alcune breve frazioni nella faggeta per poi uscirne e recuperare il dislivello perso con un breve ripido tratto nel pascolo. Subito al di sopra traversiamo a destra tagliando il pendio, ormai in vista del non lontano Passo di Lama Lite. Raggiungiamo il valico in ore 1,30 dalla Bocca di Massa (ore 5,50 complessive) e si aprono a questo punto due possibilità per rientrare alla partenza.

Prima possibilità: Seguiamo a ritroso il percorso d’andata calando dal Passo di Lama Lite al parcheggio presso il ponte di Rio Lama. Possiamo farlo con la facile carrareccia chiusa al traffico oppure con il sentiero che taglia i tornanti della carrareccia perdendo quota più rapidamente. Questa prima soluzione è la più veloce e comoda per chiudere subito l’escursione (ore 6,40 complessive)

Seconda possibilità: Permette di descrivere un anello senza ripercorrere nessun tratto attraversato in precedenza. In questo caso, poche decine di metri prima del Passo di Lama Lite si trova sulla destra il segnavia 605 che cala ripidamente nel sottostante pendio. Il tratto all’aperto è molto breve: i prati lasciano rapidamente spazio ad una densa e ombrosa faggeta che, con poche eccezioni, ci accompagnerà sino alla fine del percorso. Il tracciato, ben segnato, è dapprima su sentiero quindi diviene un’ampia mulattiera nel bosco che sovrasta il solco scavato a destra dal fragoroso torrente. Passiamo presso una briglia in cemento costruita proprio per trattenere le acque del corso d’acqua; proseguiamo poi calando sino ai prati in coincidenza del Rifugio Segheria dell’Abetina Reale (m 1418), punto più basso della nostra escursione. Per rientrare alla partenza seguiamo ora la carrareccia che sale moderatamente verso sinistra nel silenzio della faggeta. Su facile fondo ghiaioso ci portiamo infine al bivio ampio ed evidente subito a monte del Ponte di Rio Lama. Caliamo in breve sulla destra sino al ponte e infine al parcheggio a termine della nostra escursione (m 1510 - ore 7,10 complessive)

 

Cenni sulla flora:

Tra i motivi d’interesse legati a questa escursione vi è indubbiamente la presenza, lungo il percorso, di un numero notevole di specie floreali alcune delle quali rare o molto rare. Prendendo in considerazione l’intero crinale appenninico Tosco Emiliano troviamo, nella piccola fascia di crinale compresa tra Monte Prado, Vecchio e Cella, la massima concentrazione di piante tipiche d’alta montagna. Alcuni sono veri e propri relitti che raggiunsero questo settore di crinale nel periodo delle glaciazioni. Da allora in poi, il progressivo riscaldamento del clima ha finito con l’isolare alcune di queste specie in poche stazioni posizionate sui crinali più alti. L’eccezionale concentrazione di queste specie relitte nella zona del Prado è spiegabile con il particolare clima che caratterizza questo settore dell’Appennino. Si tratta in effetti di un’area ad innevamento molto prolungato, soprattutto nel versante emiliano che, rivolto verso settentrione, presenta manto nevoso persistente sino a maggio con singoli nevai che resistono talvolta fino a luglio.

In questo contesto d’alta montagna con particolari condizioni paragonabili a parità di quota con quelle alpine, non è un caso la presenza di numerose piante tipicamente d’alta montagna. Elenchiamo le principali specie osservabili dal normale escursionista ricordando che si tratta solo di una lista parziale rispetto alle specie realmente presenti.

Endemismi:

1)    Primula appenninica (Primula appennina Widmer); si tratta dell’unica primula di colore rosso presente nell’Appennino Tosco Emiliano. E’ un raro endemismo presente sul crinale reggiano e parmense osservabile per lo più sulle rupi d’arenaria ad esposizione settentrionale. Nella nostra escursione è presente lungo il crinale del Prado; tuttavia il punto di più facile osservazione è dato dal tratto di sentiero che dal Passo di Lama Lite cala dolcemente verso il Rifugio Bargetana. Nei prati e e nelle rupi presenti a sinistra del largo sentiero sono presenti numerosi esemplari.

2)   Erba cornacchia di Zanoni (Murbeckiella zanonii); è un endemismo tosco emiliano romagnolo presente soprattutto nel forlivese. Il suo areale si allunga verso occidente, rarefacendosi progressivamente ed interessando il bolognese, il modenese e infine il reggiano. La stazione presente nella zona del Prado è posta al limite occidentale di diffusione della specie. Nella nostra escursione, potete osservarla nel tratto di sentiero che dal Passo di Lama Lite cala dolcemente verso il Rifugio Bargetana. Il tracciato in questo tratto è delimitato a sinistra da un lungo muretto sul quale è presente un piccolo cespuglio della suddetta pianta. Altre segnalazioni provengono dal Monte Vecchio.

3)   Geranio argentino (Geranium argenteum L.); è un bellissimo endemismo delle Alpi Orientali e dell’Appennino Settentrionale concentrato in Emilia nelle fessure delle rocce lungo il crinale. Pur non avendolo osservato in occasione della nostra escursione è comunque segnalato sul Monte Vecchio.

4)    Vedovella delle Apuane (Globularia incanescens Viv.); endemismo apuano – appenninico dalle caratteristiche infiorescenze a globo di colore blu. Pur non avendola osservata è segnalata sporadicamente nelle stratificazioni di arenaria del Prado.

5) Spillone traslucido (Armeria marginata (Levier) Bianchini); endemico dell'Appennino Tosco Emiliano, è presente ad esempio tra il Passo di Lama Lite e il Lago della Bargetana. E' inconfondibile per via dei suoi capolini globosi di colore rosa.

Piante rare o molto rare per l’Appennino Settentrionale:

1)    Licnide alpina (Silene suecica (Lodd.) Greuter & Burdet); pianta tipica delle gelide zone della Scandinavia. In Italia è presente  solo in Valle d’Aosta, Piemonte e in rare stazioni della Lombardia sempre oltre i 1800 metri. La sua presenza in Emilia è da ritenersi eccezionale tanto più che risulta presente in appena due minuscoli areali: uno presso Monte Ragola nel piacentino a forte rischio d’estinzione e appunto nella zona del Prado. Potrete osservare i magnifici fiori violetti della Crotonella lungo il sentiero che dal Lago della Bagetana sale alla Sella di Monte Prado a pochissima distanza dal valico; un'altra splendida stazione è presente in coincidenza della Bocca di Massa con altri singoli esemplari lungo il crinale che unisce il Prado al Monte Vecchio

2)    Androsace gelsomino (Androsace obtusifolia All); non così rara sulle Alpi lo è invece nell’Appennino Settentrionale. Noterete i suoi piccoli fiori pochi metri prima della cima del Monte Vecchio provenendo dal Passo di Monte Vecchio.

3)     Senecio biancheggiante (Senecio incanus L.); pianta frequente sulle Alpi ma estremamente rara nell’Appennino Settentrionale. La stazione di Monte Prado è la più meridionale d’Italia. Noterete parecchi esemplari in pieno crinale salendo dalla Sella di Monte Prado alla vetta del Prado.

4)    Tesio Alpino (Thesium alpinum L.); pianta artico alpina diffusa sulle Alpi, rara in Appennino. Come per Androsace obtusifolia All. è presente pochi metri sotto la vetta del Monte Vecchio provendendo dal Passo di Monte Vecchio. La difficoltà nel trovarla risiede nelle minuscole dimensioni del fiore.

5)    Aquilegia alpina (Aquilegia alpina L.); a livello mondiale interessa solamente le Alpi Occidentali e l’Appennino Settentrionale. In Emilia è presente con poche stazioni nella fascia di crinale. Lungo il nostro percorso è osservabile nelle rupi a sinistra del sentiero che dal Passo di Lama Lite conduce al Lago della Bargetana.

6)    Semprevivo montano (Sempervivum montanum L.); comune sulle Alpi è invece raro sull’Appennino Tosco Emiliano interessando alcuni settori di crinale. Lungo il nostro percorso lo abbiamo notato nel tratto compreso tra il Lago della Bargetana e la Sella di Monte Prado in coincidenza di alcune fessure delle rocce. Può essere facilmente scambiato con Sempervivum arachnoideum L.

7)    Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata Wulfen) anch’essa osservabile nel tratto compreso tra il Lago della Bargetana e la Sella di Monte Prado.

8)    Genzianella stellata (Swertia perennis L.); non siamo riusciti ad osservarla ma è segnalata lungo il torrente Dolo scendendo dal Passo di Lama Lite al Rifugio Segheria dell’Abetina Reale. In Emilia è una pianta rarissima con piccole stazioni nel Reggiano e una nel modenese.

9)   Soldanella alpina (Soldanella alpina L.); comunissima sulle Alpi è invece piuttosto rara nell’Appennino Emiliano dove è segnalata nel parmense e nel piacentino. Le pubblicazioni ìn nostro possesso non la segnalano nel reggiano. L’abbiamo tuttavia osservata nel tratto di sentiero che dal Passo di Lama Lite cala dolcemente verso il Rifugio Bargetana. Il tracciato, in questo tratto, è delimitato a sinistra da un lungo muretto che termina in coincidenza di un punto nel quale la neve di valanga si accumula sino ad inizio estate. Attorno ai nevai abbiamo trovato diversi esemplari.

10) Soldanella della silice (Soldanella pusilla Baumg.); in Emilia è ancora più rara della precedente con due soli areali accertati: quello del Prado e un altro presso la vetta di Monte Cimone. Non l’abbiamo notata in occasione della nostra escursione ma la stazione del Prado è certa. Da notare la sovrapposizione d’areale con Soldanella alpina L. La zona del Prado è l’unica in Emilia dove le due piante si sovrappongono permettendo l’osservazione di entrambe.

11) Rododendro ferrugineo (Rhododendon ferrugineum L.); le stazioni presenti nel parmense, reggiano e modenese sono le più meridionali d’Italia. E’ presente sulle pendici del Monte Vecchio ma per l’Emilia resta comunque una pianta assai rara.

12) Anemone narcissino (Anemone narcissiflora L.); comune sulle Alpi, più raro nella fascia appenninica. In Emilia interessa la fascia di crinale dal bolognese al reggiano. E’ ben osservabile nei pendii prativi subito a sinistra del sentiero che dal Passo di Lama Lite conduce al Lago della Bargetana.

13) Margherita alpina (Leucanthemopsis alpina L.); molto frequente nelle Alpi è invece rarissima nell’Appennino Emiliano dove l’unico areale è dato proprio dal crinale compreso tra il Monte Prado e il Monte Vecchio.

Altre piante di montagna facilmente osservabili:

1)       Giglio martagone (Lilium martagon L.) nei dintorni del Rifugio Battisti.

2)       Lino alpino (Linum alpinum Jacq.) presso il Passo di Lama Lite e nei prati lungo il sentiero che porta alla Bargetana.

3)       Orchidea sambucina (Dactylorhiza sambucina L.) nei prati presso il Passo di Lama Lite

4)       Orchidea macchiata (Orchis maculata (L.) Soò) nel sottobosco presso il Ponte di Rio Lama.

5)       Trifoglio alpino (Trifolium alpinum L.) presente in grande abbondanza presso la Sella di Monte Prado e salendo sul Prado.

6)       Silene a cuscinetto (Silene acaulis L.) presente lungo il crinale, con particolare abbondanza tra la Sella di Monte Prado e il Prado.

7)       Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata Miller) presente negli affioramenti rocciosi del crinale.

8)  Erba unta bianco maculata (Pinguicola leptoceras Rchb.), una delle poche piante carnivore d’Italia, cattura piccoli insetti grazie ad una sostanza appiccicosa presente sulle sue foglie. E’ presente lungo i torrenti che intersecano il sentiero nella frazione compresa tra la Bocca di Massa e il Passo di Lama Lite.

9)       Rosa pendulina (Rosa pendulina L.) nella zona del Passo di Lama Lite.

10)   Erba di San Giovanni Belleval (Hypericum richeri) nella zona del Passo di Lama Lite

11) Genzianella (Gentiana verna L.) particolarmente abbondante nei prati a sinistra del sentiero che dal Passo di Lama Lite porta alla Bargetana.

12)   Borracina alpestre (Sedum alpestre Vill.) nelle fessure delle rocce tra il Lago della Bargetana e la Sella di Monte Prado

13) Calta (Calta palustris L.) presente con le sue belle infiorescenze gialle lungo il torrente emissario del Lago della Bargetana

14) Cariofillata dei rivi (Geum rivale L.) nella piccola palude pochi metri prima del Passo di Lama Lite salendo dal Ponte di Rio Lama

15) Caglio odoroso (Galium odoratum (L.) Scop.) nelle faggete tra il Ponte di Rio Lama e il Passo di Lama Lite

16) Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia Linné) nelle faggete tra il Ponte di Rio Lama e il Passo di Lama Lite

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