Cornetto - Doss D'Abramo - Cima Verde

CORNETTO (m 2180)

DOSS D’ABRAMO (m 2140)

CIMA VERDE (m 2103)

Il Gruppo del Bondone, per gran parte deturpato dagli impianti per gli sport invernali, presenta ancora un’area allo stato naturale molto tranquilla e di particolare pregio ambientale. Stiamo parlando della verdeggiante conca delle Viote chiusa a sud dalle cosiddette Tre Cime del Bondone: il Cornetto, il Doss d’Abramo e la Cima Verde. Questa magnifica area costituisce la riserva integrale delle Tre Cime; lo splendido itinerario circolare che segue ne permette la traversata in ambiente oltremodo suggestivo e senza difficoltà eccessive.

Dati tecnici:

Dall’altopiano delle Viote del Bondone (m 1560): Difficoltà: EEA (Vai alla scala delle difficoltà). Necessario piede fermo e assenza di vertigini nella salita e nella discesa dal Doss d’Abramo. E’ un tratto comunque evitabile con una variante che traversa alla base del salto terminale. In questo caso la difficoltà diviene EE, ma si rinuncia a una delle 3 cime. Segnaletica: totale tranne nella breve deviazione per salire sulla cima del Cornetto con percorso comunque intuitivo. Dislivello assoluto: m 620; il percorso in cresta è comunque caratterizzato da alcuni saliscendi che rendono il dislivello complessivo superiore. Acqua sul percorso: una bella e abbondante fonte nella sella compresa tra il Cornetto e il Doss d’Abramo verso metà percorso, altrimenti nei locali presso la partenza.

Accesso alla partenza:

Dalla città di Trento seguiamo la provinciale che transita per Sardagna e Vason sino a guadagnare, in 17 km circa, la verdeggiante conca delle Viote, un magnifico altipiano a quasi 1600 metri di quota racchiuso a meridione dalle 3 cime obiettivo della nostra salita. Da sinistra (est) osserviamo nell’ordine la Cima Verde erbosa sino alla sommità, il bastione roccioso del Doss d’Abramo al centro e infine a destra (ovest) la vetta più alta, il Cornetto. All’incrocio nel centro della piana voltiamo a sinistra superando il Centro per lo Sci di fondo: circa 300 metri più avanti troviamo sulla destra la strada forestale che segna l’inizio del nostro percorso (possibilità di parcheggio).

Descrizione del percorso:

Dal parcheggio (m 1560) procediamo a piedi in piano lungo larga strada forestale passando presso la torbiera naturale delle Viote. Seguendo la carrareccia giungiamo in prossimità di una malga (m 1620) oltre la quale comincia la ripida salita su sentiero sorretto da tronchi di sostegno (segnavia n°607). Solchiamo prati che nella prima parte dell’estate presentano una straordinaria fioritura; alle spalle spicca il verdeggiante rilievo conico del Palon mentre acquistiamo progressivamente quota rispetto alla piana delle Viote. Di fronte a noi osserviamo a tratti le tre cime. Il tracciato si fa più stretto e rimonta la Costa dei Cavai, su sentiero che ne segue quasi fedelmente il filo. Penetriamo in una fitta boscaglia che racchiude il tracciato come in una sorta di tunnel nella vegetazione; all’uscita da questo tratto boscoso possiamo osservare la quota guadagnata raffrontandoci alla spalle con l’erbosa cima della Rosta (m 1837). Il proseguo è allo scoperto, tra splendidi prati e macchia di pino mugo, sino a guadagnare nuovamente il filo dell’esile cresta. Alle spalle, in direzione nordovest compare, nel fondo valle, il Lago di Toblino. Su sentiero facile ed evidente raggiungiamo un ripido costone di rocce rossastre che bordeggiamo sulla destra per poi proseguire in salita più ripida sino al bivio con cartelli segnaletici. Prima di passare sul sentiero che a sinistra conduce verso il ben visibile Doss d’Abramo e la Cima Verde, effettuiamo una breve digressione per rimontare la sommità del Cornetto che ormai ci sovrasta per poche decine di metri. Il sentiero aggira la sommità sulla destra per poi volgere con tracce non chiare sul versante meridionale della montagna. Conviene salirne direttamente le pendici da ovest, là dove suggerisce l’istinto, afforntando alcune facili balze erbose e rocciose sino ad accedere, in pochi minuti, direttamente alla cima (m 2180 – ore 1,45 dalla partenza). E’ questa la massima sommità del Bondone, dalla quale la vista si estende splendidamente in tutte le direzioni; verso sud si osserva la lunga dorsale sino alle cime di Monte Stivo, Monte Altissimo di Nago e Cima Valdritta. A occidente spiccano le Dolomiti di Brenta, mentre ancora una volta, ad attrarre la nostra attenzione, è il vicino Doss d’Abramo, nostra prossima meta. Dopo una meritata sosta caliamo nuovamente, a ritroso, sul versante ovest della montagna sino a ritornare al bivio segnalato da cartelli. Passiamo sulla destra (indicazioni per Cima Verde) su morbido fondo prativo. Caliamo alla pronunciata sella (m 2020) compresa tra il Cornetto e il Doss d’Abramo la cui parete è ormai a pochissima distanza. Pochi metri più in basso, sul versante della Val d’Adige, è presente un’ottima e abbondante fonte alla quale poter attingere.  Il proseguo ci conduce, come detto, alla base del ripido salto roccioso che permette l’accesso al Doss d’Abramo. Poiché la breve salita è attrezzata ma esposta, richiede senz’altro piede fermo e assenza di vertigini. Chi non se la sentisse può aggirare la cima a sinistra, su sentierino, riguadagnando il crinale subito oltre il Doss d’Abramo, procedendo quindi per la Cima Verde e rinunciando così alla più caratteristica delle Tre Cime. Un altro tracciato è quello che aggira la parete ad oriente per condurre all’attacco della ferrata Giulio Segata, uno dei più difficili e strapiombanti sentieri attrezzati del Nord Italia. Il nostro tracciato trascura le due deviazioni procedendo direttamente verso la cima: si scavalca un salto roccioso di qualche metro per procedere sull’esile sentierino esposto a sinistra. In breve siamo alla base di un salto attrezzato con funi metalliche fisse. Il tratto attrezzato guida all’interno dello spacco e con alcune provvidenziali staffe metalliche permette di risalire la paretina sino al tratto di sentiero superiore. Un altro breve salto attrezzato, più facile e gradinato interrompe ancora una volta il tracciato, ma è l’ultima insidia: in breve siamo sulla cima del Doss d’Abramo (m 2140 – ore 0,40 dal Cornetto) la cui sommità, dopo essere saliti per roccia ripida, è sorprendentemente pianeggiante occupata da un magnifico prato con alcuni gruppi di pini mughi. Bello il colpo d’occhio verso la cima del Cornetto e il fondo della Val d’Adige. Ci muoviamo ora in direzione della grande ed evidente croce metallica posta poco a nordest rispetto alla cima. Trascuriamo la deviazione a destra, segnalata da evidente cartello per la ferrata Segata e scendiamo in pochi istanti alla piccola forcellina che precederebbe l’accesso alla croce. In realtà, in coincidenza della forcella abbandoniamo i prati sommitali per calarci a destra in un ripido salto roccioso alto una trentina di metri a destra di un caratteristico pinnacolo roccioso. Questo tratto, attrezzato con funi metalliche fisse richiede assenza di vertigini e piede fermo (1° grado). Nel tratto inferiore del colatoio la fune si sdoppia depositandoci al di sotto in una stretta e caratteristica cengia. La seguiamo verso sinistra sotto poderosi strapiombi: funi metalliche come corrimano assicurano il tratto, piuttosto esposto sulla Val d’Adige ma non difficile. In vista della Cima Verde volgiamo ulteriormente a sinistra sotto la verticale del Doss d’Abramo raggiungendo, a termine delle difficoltà, il largo tracciato di crinale. Qui confluisce anche il tracciato che passa alla base del Doss d’Abramo evitando i tratti attrezzati appena descritti.

Il proseguo dell’escursione segue l’esile cresta calando alla sella tra il Doss d’Abramo e la Cima Verde per poi risalire tra i mughi verso quest’ultima. Passiamo appena a sinistra della vetta sino al cartello con indicato il toponimo della cima. Da qui, in pochi istanti raggiungiamo la vera sommità tra i prati che caratterizzano questa vetta (m 2103 - ore 0,50 dal Doss d’Abramo – ore 3,15 complessive). Ci aspetta ora il rientro a valle: tra verdeggianti pascoli caliamo in direzione della ben visibile conca delle Viote. Perdendo quota scendiamo dapprima tra i mughi quindi nel bosco di conifere via via sempre più fitto e ombroso. Attenzione al fondo di questo tratto di sentiero nel bosco caratterizzato da diversi sassi che divengono estremamente viscidi con fondo reso umido dalla pioggia. Con l’asciutto non vi sono problemi particolari e accediamo così al fondo valle prativo con bella visione alle spalle della Cima Verde. Volgendo a sinistra raggiungiamo la malga (m 1620) presso la quale eravamo transitati a inizio escursione. L’ultimissimo tratto è comune all’andata e ci permette, su ampia carrareccia di guadagnare il parcheggio della partenza (ore 4,45 complessive)

N.B. A poca distanza dal Centro di Fondo nel mezzo della Piana delle Viote sorge, raggiungibile in automobile, il Rifugio Viote – Fratelli Tambosi. E’ senz’altro consigliata, presso questa struttura, una visita al bellissimo Orto Botanico Alpino gestito dal Museo tridentino di scienze naturali che conta oltre 2000 specie di piante.  

Cenni sulla flora:

Non è un caso che l’intera area delle Tre cime del Bondone sia riserva integrale. Tutta la zona è caratterizzata da una sorprendente ricchezza botanica incluse alcune piante molto rare o endemiche. In particolare presso le trincee e le rupi che caratterizzano la vetta del Cornetto non è difficile, nel mese di giugno, rilevare parecchie specie di grande interesse.

Fra tutte è doveroso ricordare le seguenti.

1) Androsace emisferica (Androsace helvetica). Endemica delle Alpi, è una delle piante più preziose osservabili lungo questo itinerario. Il portamento pulvinante, la sua spettacolare fioritura e l’habitat particolarmente selettivo rendono questa pianta estremamente spettacolare. E’ presente nelle rocce sommitali del Cornetto.

2) Androsace vitaliana (Androsace vitaliana); bellissima pianta a portamento strisciante caratterizzata da fiori di colore giallo intenso. E’ presente con parecchi cuscinetti in diverse posizioni lungo il percorso descritto. Salendo al Cornetto la incontriamo a sinistra del sentiero segnato nell’ampia conca racchiusa tra Cornetto e Dosso d’Abramo. Altri esemplari sono presenti presso Cima Verde.

3) Ranuncolo di Seguier (Ranunculus seguieri). Pianta presente in diverse regioni ma nel complesso assai rara caratterizzata da fiori con 5 petali bianchi.

4) Sassifraga del Vandelli (Saxifraga vandellii). Raro endemismo insubrico con areale esteso essenzialmente tra il Lago di Como e le Valli Giudicarie. Le stazioni del Bondone, esterne alla parte principale dell’areale, sono tra le più orientali ad essere conosciute. Tipiche della specie sono le foglie lanceolate, coriacee e pungenti mentre la fioritura, di solito anticipata (giugno), è caratterizzata da fiori a 5 petali bianchi.

5) Draba di Hoppe (Draba hoppeana). Raro endemismo delle Alpi tipico dei substrati calcarei caratterizzato da piccoli fiori di colore giallo zolfino.

6) Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolium), endemica delle Alpi, è facilmente reperibile nei ghiaioni mobili.

7) Sassifraga a foglie opposte (Saxifraga oppositifolia)

8) Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

9) Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

10) Genziana maggiore (Gentiana lutea); diversi esemplari sono presenti nei prati che si incontrano all’inizio del percorso.

11) Campanula barbata (Campanula barbata)

                     VISUALIZZA QUI SOTTO LA PHOTOGALLERY DEL TREKKING

                                                Cookie