Cavallazza - Tognazza
 

CAVALLAZZA (m 2324)

TOGNAZZA (m 2209)

L’estremità orientale del gruppo del Lagorai è occupata da queste due cime di modesta rilevanza ma ugualmente ricche di splendidi punti panoramici. E’ terreno particolarmente adatto agli escursionisti anche senza molta esperienza grazie ad un tracciato semplice e non troppo lungo. La partenza è infatti posta nei pressi del Passo Rolle, a quasi 2000 metri di quota, riducendo di parecchio il dislivello richiesto.

Mentre la Tognazza è purtroppo deturpata sulla sommità dall’arrivo della seggiovia, la Cavallazza mantiene invece un aspetto più naturale con magnifica visione sulle prospicienti Pale di San Martino. Soprattutto, la Cavallazza forma un binomio inscindibile con i sottostanti, magnifici Laghi del Colbricon, che si toccano nella prima parte della camminata. Sono luoghi che furono interessati dalla linea del fronte durante la prima guerra mondiale; ne restano numerose testimonianze nelle trincee e nei baraccamenti ancora osservabili lungo le creste sommitali. Consigliamo la percorrenza di questo itinerario ad inizio stagione, ad esempio in giugno, si tratta infatti di uno dei pochi settori del Lagorai a subire un consistente afflusso turistico, specie in agosto. Meglio assaporare il meraviglioso ambiente alpino ad inizio stagione quando il silenzio è il padrone incontrastato di queste splendide cime.

L’escursione in breve:

Malga Rolle (m 1910) - stazione a valle funivia Tognazza (circa m 1880) - Laghi di Colbricon (m 1909 - 1922) - Rifugio Laghi di Colbricon (m 1927) – Monte Cavallazza (m 2324) – Forcella Cavallazza (m 2226) – Lago Cavallazza (m 2141) – Tognazza (m 2209) – Albergo Capanna Sass Maor – Passo Rolle (m 1980) – Malga Rolle (m 1910)

Dati tecnici:

Partenza presso Malga Rolle (m 1910): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 444. Acqua sul percorso: presso il Rifugio Laghi di Colbricon.

Accesso alla partenza:

L’escursione ha inizio presso Malga Rolle con partenza posizionata, salendo da Paneveggio, poche centinaia di metri prima del Passo Rolle sulla destra (cartello indicante il sentiero per i Laghi di Colbricon).  Numerose possibilità di parcheggio presso il valico. La zona, nel mese di agosto, è molto frequentata è quindi consigliabile cominciare l’escursione abbastanza presto oppure scegliere per la percorrenza il periodo di inizio oppure di fine estate.

Descrizione del percorso:

La prima frazione di percorso fino ai Laghi del Colbricon coincide con uno dei più frequentati itinerari nella zona del Passo Rolle. Si abbandona la statale calando in qualche minuto, su ampia carrareccia a fondo naturale, sino alla stazione a valle della funicolare per la Tognazza (m 1880 – punto più basso dell’escursione). Da rilevare, subito prima dell’impianto, il bellissimo scorcio a sinistra sulla slanciata sagoma del Cimon della Pala. Proseguiamo su comodissima mulattiera in debole salita nel fresco bosco di conifere. A circa mezz’ora dalla partenza raggiungiamo una bella schiarita nell’alberatura che permette d’inquadrare sia la pronunciata piramide del Colbricon che il lungo rilievo tabulare del Piccolo Colbricon immediatamente alla sua destra. Poco oltre siamo presso i bellissimi Laghi del Colbricon in un contesto di serena bellezza particolarmente apprezzabile all’alba o al tramonto quando la ressa turistica delle ore più calde non è presente. Il lago inferiore (m 1909) è il primo che incontriamo ed è raggiungibile in libera discesa tra verdeggianti prati. Subito oltre il sentiero rasenta il lago superiore (m 1922); notiamo il bel rifugio posto sulla sponda orientale, un punto d’appoggio aperto nella bella stagione. Poco oltre troviamo la deviazione a sinistra per la sommità della Cavallazza vale tuttavia la pena di eseguire una veloce digressione aggirando a meridione le acque calmissime del lago. Si tratta di un soggetto panoramico particolarmente apprezzato nei giorni limpidi in quanto riflette il cielo e le cime circostanti.

Torniamo quindi al bivio per la Cavallazza e cominciamo a seguire il sentiero, inizialmente molto ripido, che ne rimonta le pendici occidentali. Il primo tratto è senza dubbio il più faticoso per via della forte pendenza e per il fondo detritico piuttosto instabile. Il segnavia guida quindi verso la parte mediana dell’ascensione con il percorso che accosta l’imponente salto precipite verso sudovest. Scompare l’alberatura lasciando spazio ad un pendio arido e ghiaioso, con scarsa copertura prativa per via dei forti venti che spesso si abbattono lungo la linea di cresta. Da rilevare il magnifico panorama alle spalle sui entrambi i Laghi del Colbricon dominati dall’omonima cima e dal curioso rilievo, quasi tabulare, del Colbricon Piccolo. In questa frazione particolarmente sottoposta all’effetto erosivo delle intemperie, gli amanti della flora potranno, a cavallo tra i mesi di maggio e giugno, trovare una grande rarità. Si tratta dei piccoli fiori rosati dell’Androsace di Wulfen (Androsace wulfeniana), pianta endemica di un limitato settore delle Alpi Austriache con una curiosa presenza disgiunta in Italia, proprio sul Lagorai. La stazione posta sulla cresta ovest della Cavallazza è la più comoda per scattare fotografie a questa minuscola meraviglia.

Con le cautele del caso proseguiamo affacciandoci sul pauroso burrone a destra del sentiero potendo così  scorgere nel fondo valle il Rifugio Malga Ces. Verso sudest le pendici dolomitiche dal Sass Maor attribuiscono all’ambiente un aspetto severo e selvaggio. Il sentiero asseconda la linea di cresta restando comunque sempre abbastanza ampio da escludere difficoltà legate all’esposizione del crinale. Nel settore superiore la cresta si fa più ampia e il segnavia si porta più a sinistra della displuviale abbandonando il bordo del salto. Tra affioramenti di roccia e di detrito di colore rossastro saliamo in breve fin sotto la vetta della Cavallazza. Una breve deviazione non segnata, sulla destra, permette in pochi minuti di guadagnare il punto più alto della montagna e della nostra avventura (m 2324 - ore 2 dalla partenza). Spettacolare il paesaggio, aperto in direzione del Cimon della Pala e del Monte Mulaz in una delle più famose visioni delle Dolomiti. Da rilevare inoltre la presenza di vecchie trincee e camminamenti di guerra proprio in prossimità della vetta a testimonianza del conflitto che interessò la zona nel periodo 1915-18.

Possiamo ora proseguire senza necessariamente tornare a ritroso per riprendere il sentiero segnato. La traccia prosegue infatti oltre la cima calando lungo l’erboso fianco orientale della Cavallazza. In breve riprendiamo il tracciato segnato che muove ora in direzione della sottostante, marcata forcella compresa tra la Cavallazza e la Cavallazza Piccola. Osserviamo dall’alto il Lago Cavallazza, posto alla nostra sinistra e caratterizzato da un curioso isolotto, mentre sulla destra osserviamo a distanza, nel fondo valle, il piccolo paese di San Martino di Castrozza. La discesa si fa più ripida e, a dispetto delle apparenze, permette senza difficoltà di scendere alla pronunciata selletta. Da segnalare un unico breve salto di un paio di metri tra rocce affioranti comunque appigliate nel quale prestare maggiore attenzione. Al di sotto caliamo in qualche minuto alla Forcella Cavallazza (m 2226), identificata dal chiaro pannello indicatore.

Ignoriamo la risalita davanti a noi per la Cavallazza Piccola muovendo invece verso sinistra con indicazioni per il Passo Rolle. Caliamo dolcemente tra macereti d’altitudine nell’ampio avvallamento che si distende parallelo alla soprastante cresta della Cavallazza Piccola. Alterniamo frazioni erbose a modesti affioramenti rocciosi sino a guadagnare un pianetto che domina lo splendido Lago Cavallazza (m 2141). Chi lo desidera può calare senza via obbligata allo specchio d’acqua, proprio ai piedi dell’omonima cima per poi risalire riprendendo il sentiero segnato. Con deboli pendenze traversiamo con facilità in quota prestando unicamente attenzione ad un passaggio su placca rocciosa inclinata in lieve esposizione a sinistra. Subito oltre inquadriamo di fronte a noi la sommità della Tognazza, purtroppo deturpata dai piloni di un’antiestetica funicolare. Per raggiungerla caliamo dapprima nella sottostante piccola conca ove sono posti tre piccoli laghetti dalle acque limpidissime. Nonostante le dimensioni minime sono ugualmente splendidi soggetti fotografici. Appena oltre torniamo, in coincidenza di una sella, a riunirci con il sentiero che percorre le creste della Cavallazza Piccola. Si rinnova lo splendido paesaggio verso il Cimone della Pala e sul vallone sottostante, percorso dalla statale che dal Passo Rolle cala verso S.Martino di Castrozza. Risaliamo ora in pochi minuti sino alla cima della Tognazza (m 2209), dove nonostante gli impianti per gli sport invernali possiamo ugualmente godere dello splendido panorama sulle Pale di San Martino.

Per rientrare alla partenza non dobbiamo fare altro che seguire l’ampia pista di sci. L’enorme sbancamento creato in merito non ci rallegra ma permette se non altro una spedita discesa a valle. Da notare a distanza l’inconfondibile sagoma del Castellaz il cui profilo ricorda vagamente quello di alcune montagne in Arizona, negli Stati Uniti. Alla sua base gli edifici costruiti in coincidenza del Passo Rolle, mentre a destra il Cimone della Pala domina, elegante ed imponente al tempo stesso, il paesaggio. In ultimo, osserviamo alla nostra destra il profilo in parte erboso della Punta Rolle, anch’esso inconfondibile per la presenza di alcune pieghe rocciose nel settore superiore. Caliamo infine all’Albergo Capanna Sass Maor dove l’ampia pista di sci lascia spazio alla comoda carrareccia che riconduce in pochi minuti al Passo Rolle (m 1980 – ore 3,30 complessive). Per completare il rientro alla partenza seguiamo verso sinistra la statale sino a riportarci alla Malga Rolle (m 1910), dove avevamo abbandonato l’automobile (ore 3,40 complessive).

Cenni sulla flora:

Abbiamo già accennato, nella descrizione del percorso, alla presenza di una pianta tanto rara quanto sfuggente. Si tratta della bellissima Androsace di Wulfen (Androsace wulfeniana). Chi nel nostro paese desidera vederla dovrà forzatamente recarsi sul Lagorai è infatti in questa catena che si concentrano le pochissime stazioni della pianta in oggetto, mentre invece la parte più estesa del suo areale è posizionata in Austria nelle Alpi della Gurktal, della Seetal e nei Bassi Tauri. Sembrerebbe che le glaciazioni abbiano separato in due settori un areale di presenza un tempo molto più esteso; oggi Androsace wulfeniana è un endemismo ad areale disgiunto in due parti davvero molto raro e assolutamente da proteggere. La stazione posizionata sulla cresta ovest della Cavallazza è la più facile da raggiungere per chi vuole vedere questa meraviglia, altrimenti occorre arrampicarsi in zone più impervie del Lagorai come ad esempio la Forcella Coldosè. Disgraziatamente il sentiero che dai Laghi del Colbricon sale alla cima della Cavallazza intercetta in pieno la stazione e abbiamo avuto modo d’osservare come alcuni pulvini rischino facilmente d’essere pestati dai turisti. Molti altri colonizzano le roccette porfiriche a lato del percorso: scontata la raccomandazione d’evitare di uscire dal percorso segnato per non danneggiarne e comprometterne la presenza. Un accenno infine al periodo di fioritura, assai anticipato sulla Cavallazza, in quanto compreso tra maggio e giugno (in Austria avviene in giugno – luglio). In assenza dei fiori è quasi impossibile trovare nei prati aridi e nelle rocce le minuscole rosette fogliari in quanto si confondono nel manto erboso con altre specie ben più appariscenti.

In occasione della nostra salita, avvenuta alla fine del mese di maggio, abbiamo avuto modo d’osservare altre due piante endemiche sebbene di un areale più ampio. Si tratta delle seguenti:

1)      Primula nana (Primula minima); endemica delle Alpi Orientali è presente in consistente quantità proprio sul versante ovest della Cavallazza, condividendo l’habitat con Androsace wulfeniana.

2)   Primula vischiosa (Primula glutinosa); bellissimo endemismo del nordest dai fiori violetti raccolti in piccoli grappoli. Colonizza i macereti d’altitudine su gran parte del percorso e quindi non soltanto sulla Cavallazza ma bensì nell’intero settore che prosegue sino alla Tognazza.

Elenchiamo brevemente le altre fioriture osservate in occasione della nostra salita:

1)  Primula farinosa (Primula farinosa) presente in abbondanza nei prati presso Malga Rolle e quindi alla partenza.

2)  Genziana di Koch (Gentiana acaulis)

3)      Genzianella (Gentiana verna)

4)      Azalea alpina (Loiseleuria procumbens), nei macereti presso il Lago Cavallazza

5)      Draba gialla (Draba aizoides)

6)      Silene a cuscinetto (Silene acaulis), osservata lungo la cresta ovest della Cavallazza in prossimità dei pulvini di Androsace wulfeniana.

7)      Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

8)      Soldanella della silice (Soldanella pusilla)

9)      Farfaro (Tussilago farfara)

10)   Croco (Crocus vernus)

11)   Cariofillata montana (Geum montanum)

12)   Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

13)   Billeri pennato (Cardamine resedifolia)

14)   Senecio biancheggiante (Senecio incanus)

15)   Anemone di primavera (Pulsatilla vernalis)

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