Cima dell'Omo

CIMA DELL’OMO (m 1858)

Nota anche come “Alpe di Barga” in quanto domina, sul versante garfagnino, l’omonimo paese, la Cima dell’Omo è una rilevante elevazione del crinale principale dell’Appennino Tosco Emiliano. Nonostante la ragguardevole quota e il profilo marcato è una cima piuttosto trascurata in quanto eclissata dalle prospicienti vette del Monte Giovo e del Rondinaio. Ne consigliamo ugualmente la percorrenza in quanto ne apprezzerete l’ambiente solitario ed isolato. Trattandosi di una cima dello spartiacque è naturalmente bene rimarcare l’importanza di scegliere un giorno stabile tra maggio inoltrato e ottobre prestando attenzione alle nebbie e al vento forte che spesso batte incessantemente lo spartiacque.

L’escursione in breve:

Parcheggio presso Lago Santo (m 1460) - Lago Santo (Rifugio Alpino Vittoria - Rifugio Marchetti - m 1501) - Passo della Boccaia (m 1587) – Piani di Annibale - Sorgente del Fontanone (m 1670) - Colle Bruciata (m 1700) - Cima dell'Omo (m 1858)

Dati tecnici:

Partenza presso il parcheggio subito a valle del Lago Santo (m 1460): Difficoltà: EE per via del sottile tratto in parte esposto tra il Colle Bruciata e la cima. Nessun problema per un buon escursionista grazie al fondo ampio e ben marcato. Per il resto E (Vai alla scala delle difficoltà) Segnaletica: totale sino al Colle Bruciata; assente nel tratto successivo ma su fondo evidente con buona visibilità. Dislivello assoluto: m 398. Acqua sul percorso: una bella fonte dopo un quarto d’ora di cammino, appena a monte del Lago Santo camminando in direzione del Passo Boccaia. Un’altra possibilità in coincidenza della Sorgente del Fontanone, non lontano dal Colle Bruciata.

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza da Pievepelago seguendo per un breve tratto la statale in direzione del Passo delle Radici. La abbandoniamo poco oltre volgendo a sinistra con indicazioni per il Lago Santo. Superiamo Le Tagliole seguendo la strada fino al suo termine poco sotto il lago (m 1460 - parcheggio a pagamento).

Descrizione del percorso:

In una decina di minuti raggiungiamo, su ampia carrareccia, la sponda orientale del bellissimo Lago Santo (m 1501) presso il quale sono presenti, come punti di appoggio, l’Albergo Alpino Vittoria e i rifugi Marchetti e Giovo. Volgiamo verso destra seguendo la sponda dello specchio d’acqua sino a trovare il segnavia 529 per il Passo Boccaia. Godiamo degli ultimi scorci sul bellissimo lago quindi, penetriamo nel fitto della faggeta trovando sulla sinistra un’abbondante fonte. Poco sopra i faggi lasciano spazio ad un’ampia apertura prativa con il sentiero che si sviluppa immediatamente a destra di una lunga staccionata in legno. Con scarsi dislivelli assecondiamo le ondulazioni del terreno trovando altre radure erbose con isolate macchie di conifere. In breve siamo al marcato Passo Boccaia (m 1587 – ore 0,30 dalla partenza), importante crocevia di parecchi sentieri. Scegliamo di volgere a sinistra sul sentiero 529 che traversa quasi pianeggiante verso il Colle Bruciata. Per evitare errori è bene sottolineare che ancora più a sinistra sale ripido il segnavia 527 in direzione della cima del Monte Giovo. La segnaletica è comunque più che chiara.

Senza alcuna difficoltà traversiamo una splendida zona aperta con il sentiero che appare inizialmente come una sottile striscia scavata tra i bassi cespugli di mirtillo. Il paesaggio offre uno scorcio verso nordest sulla non distante vetta del Monte Nuda mentre di fronte a noi notiamo già la sagoma erbosa della Cima dell’Omo con, appena più a destra, le Cime di Romecchio. In breve siamo nuovamente all’interno del bosco di faggi con un tratto in ripida salita che permette di scavalcare un breve sbalzo. All’uscita dal bosco si dischiude ai nostri occhi il grandioso circo glaciale che si apre sul versante nordoccidentale del Monte Giovo. La zona è nota come “Piani di Annibale”. Naturalmente il ghiaccio è scomparso da secoli ma l’impronta del passato è rimasta evidente; camminiamo infatti su grandi lastroni rocciosi spaccati da profonde fessure derivanti dall’esarazione dell’antico ghiacciaio quaternario. Di fronte a noi si distende il lungo ed uniforme crinale del Colle della Traversata mentre alla sua base, al margine settentrionale dei Campi di Annibale, troviamo le sorgenti del Fontanone, ultima possibilità di approvvigionamento idrico. Il nostro percorso volge verso destra in moderata salita permettendo una splendida visione, alle spalle, dell’ampio vallone. Appare più che mai evidente la traccia dell’antico ghiacciaio. Per un breve tratto siamo nuovamente nella faggeta quindi volgiamo verso sinistra uscendo definitivamente dal bosco. La Cima dell’Omo è ora di fronte a noi e il crinale appare ormai prossimo. Per raggiungerlo assecondiamo in debole pendenza il pendio prativo. Un brevissimo passaggio su comode roccette precede l’arrivo al Colle Bruciata (m 1700 – ore 1,20 dalla partenza), in pieno spartiacque, con panorama che si apre sul versante toscano e sulle non distanti Alpi Apuane.

Possiamo già intuire il proseguo, verso nordovest, della nostra escursione: ignoriamo il sentiero 00 che taglia a mezza costa, sul versante toscano, la Cima dell’Omo. Il nostro percorso ricalca invece il filo del crinale. Appare evidente che raggiungeremo un primo risalto della cresta per poi calare ad un avvallamento e risalire con maggiore decisione sino al punto più alto. L’esile traccia non è segnalata ma appare nel complesso abbastanza evidente. Dicevamo dell’immediata salita ad un primo risalto di cresta: per guadagnarne la modesta sommità occorre scavalcare un breve salto roccioso. Il suo superamento appare illusoriamente precluso o esposto, invece l’esile sentierino aggira a destra, sul versante emiliano, il breve salto non presentando in effetti difficoltà. Caliamo poi alla sottostante sella erbosa riprendendo quindi nella salita, progressivamente più ripida, che ricalca lo spartiacque. Da notare la splendida vista, alle spalle, sul grandioso Monte Giovo, massima elevazione del circondario. Il tratto superiore dell’ascensione è ripidissimo. Nonostante non vi siano passaggi d’arrampicata prestiamo attenzione al salto rivolto sul versante emiliano. In contenuta esposizione siamo infine al soprastante pulpito, dove converge un’ulteriore marcata traccia che sale dal versante toscano raccordando la nostra traccia con il sottostante ampio sentiero 00. L’ultimo tratto di salita presenta pendenza moderata. In ambiente prativo e riposante seguiamo la stretta striscia nel prato che in breve conduce sino al punto più alto (m 1858 – ore 1,45 dalla partenza – libro di vetta).

Vasto ed istruttivo appare il panorama di vetta. Il crinale prosegue, a tratti stretto e dirupato, verso le Cime di Romecchio mentre in lontananza osserviamo le vette dei monti Prado e Cusna, già in provincia di Reggio Emilia. Alle spalle la scena è dominata dalla grandiosa struttura del Monte Giovo, a destra del quale, appena più distante, osserviamo il crinale culminante nell’Altaretto e nell’inconfondibile piramide del Monte Rondinaio. Verso oriente osserviamo il Monte Nuda mentre all’orizzonte spicca il Monte Cimone, massima vetta dell’Appennino Settentrionale, spesso innevata sino a primavera inoltrata. Il rientro può avvenire a ritroso; è comunque possibile evitare il breve tratto di crinale parzialmente esposto. In questo caso si arretra per pochi minuti sui prati sommitali sino al breve raccordo citato in precedenza che sale dal versante toscano. Lo usiamo abbandonando il filo di cresta per calare a destra, tra facili balze prative, sino al sottostante, marcato sentiero 00. Volgiamo su di esso seguendolo verso sinistra e traversando quasi in piano sino a convergere, infine, al Colle Bruciata (m 1700). Dalla sella il rientro ricalca a ritroso il sentiero d’andata (ore 3,15 complessive).

N.B. Chi desidera un percorso più lungo può prendere in considerazione un interessante anello. Giunti al Colle Bruciata si mantiene in questo caso il sentiero 00 di crinale. In salita moderata ma costante si sale lungo il cosiddetto Colle della Traversata raggiungendo infine la vetta del Monte Giovo (m 1991). Trattandosi della massima elevazione del circondario offre il panorama più vasto ed appagante con splendido scorcio sul sottostante Lago Santo. Si rientra alla partenza con il sentiero 527 che cala dalla cima al Passo Boccaia su tracciato segnato privo di difficoltà. Dal Passo Boccaia alla partenza il percorso ricalca il sentiero d’andata.

Cenni sulla flora:

Meritano considerazione le splendide fioriture che interessano, nella stagione estiva, il percorso descritto sopra. Elenchiamo brevemente le più rappresentative, osservate in occasione della stesura di questo testo, alla metà del mese di giugno.

1)      Arenaria di Bertoloni (Arenaria bertolonii). Endemismo ampio che include l’intera catena appenninica, le Alpi Apuane, nonché i monti della Sardegna e della Corsica.

2)      Genzianella (Gentiana verna)

3)  Genziana di Koch (Gentiana acaulis

4)      Cariofillata montana (Geum montanum)

5)      Viola con sperone (Viola calcarata)

6)      Viola gialla (Viola biflora)

7)      Acino alpino (Acinos alpinus)

8)      Trifoglio alpino (Trifolium alpinum)

9)      Sassifraga alpina (Saxifraga alpina) dalle foglie carnose con evidenti secrezioni calcaree lungo il bordo.

10)   Sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolia)

11)   Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

12)   Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata), presente in grandi quantità nei prati presso il Passo Boccaia.

13)   Orchide maschia (Orchis mascula) nei prati tra il Passo Boccaia e i Campi di Annibale.

14)   Bugola (Ajuga reptans)

15)   Anemone narcissino (Anemone narcissiflora)

16)   Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

17)   Carlina segnatempo (Carlina acaulis)

18)   Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

19)   Mirtillo (Vaccinium myrtillus)

20)   Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

21)   Borracina alpestre (Sedum alpestre)

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