Cima Valles  - Caladora - Venegiota

CIMA VALLES (CIMA VENEGIA - m 2305)

CIMA CALADORA (m 2313)

CIMA DELLA VENEGIOTA (m 2401)

All’estremità settentrionale delle Pale di S.Martino si distende un lungo crinale, culminante nella cime Valles, Caladora e Venegiota, a dividere la Val Venegia dall’alta valle del Biois. Nonostante la vicinanza dei grandi colossi del gruppo, le forme sono sorprendentemente dolci con creste per lo più erbose. Si tratta di elevazioni periferiche raggiungibili pertanto con facilità ma comunque d’interesse panoramico notevole grazie ai magnifici scorci sulla vicina, grandiosa muraglia rocciosa del Mulaz e sull’elegante sagoma del Cimon della Pala. Il percorso relativamente breve e il tracciato semplice e poco faticoso ne fanno un’escursione adatta avendo a disposizione soltanto mezza giornata. Di rilevante interesse è inoltre la flora presente sulle rupi che sovrastano il percorso in quanto include alcune rare entità endemiche tra cui è doverso ricordare la bellissima Campanula morettiana e Primula tyrolensis.

Dati tecnici:

Partenza dal Passo di Valles (m 2031): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nelle deviazioni dal sentiero segnato alle cime che appaiono comunque evidenti in condizioni di buona visibilità. Dislivello assoluto: m 370 – Acqua: assente ma con rifugi gestiti presso la partenza.

Accesso:

Chi proviene dall’autostrada del Brennero esce ad Ora (Alto Adige) per poi seguire le indicazioni per Cavalese. Si percorre la statale raggiungendo il Passo di S.Lugano ed entrando in territorio trentino. Risaliamo la Val di Fiemme sino al paese di Predazzo dove abbandoniamo la statale che procederebbe in direzione della Val Fassa per volgere a destra seguendo le indicazioni per Passo Rolle. Guadagniamo quota transitando per Paneveggio (con l’omonimo lago) e ammirando splendidi scorci a sud sul Lagorai. Nel proseguo lasciamo la salita per Passo Rolle volgendo a sinistra con indicazioni per il Passo di Valles che raggiungiamo in pochi km di strada tortuosa. In coincidenza del valico vi sono numerose possibilità di parcheggio e diversi locali gestiti.

Descrizione del percorso:

L’itinerario, con partenza dal passo, si sviluppa verso sud seguendo il cartello indicante il Rifugio Volpi (segnavia 751). Sin dalla partenza siamo sovrastati dalla mole di Cima Valles, nostro primo obiettivo. Su terreno ampio e facile guadagniamo quota con il panorama che si apre, verso settentrione, a permettere un primo scorcio sulle cime dolomitiche in direzione del Passo di S.Pellegrino mentre ad occidente notiamo le vette della catena del Lagorai. Poco oltre la salita lascia spazio ad un bel traverso, a sinistra, tra verdeggianti prati. Notiamo, di fronte a noi, le stratificazioni rocciose che caratterizzano il versante settentrionale di Cima Caladora mentre la vista si estende ad oriente alla testata della Valle del Biois. Ci portiamo sotto la verticale della forcella che divide Cima Valles da Cima Caladora: per raggiungerla affrontiamo a tornanti un breve tratto ripido su fondo comunque non difficoltoso. In breve siamo alla marcata Forcella Venegia (m 2215 – ore 0,40 dalla partenza) dalla quale si dischiudono nuovi orizzonti. Si apre la vista sul versante della Val Venegia e sulla sagoma del Castellaz. Più a sinistra sfilano i “giganti” che caratterizzano la parte centrale delle Pale di San Martino con particolare riferimento al Cimon della Pala e al Mulaz che offrono un grandioso scenario dolomitico.

Affrontiamo ora la prima semplice ascensione, siamo infatti sovrastati a destra dalle pendici erbose di Cima Valles, nota anche come Cima Venegia. Il sentiero che sale dalla forcella alla cima non è in alcun modo segnato, ma il percorso è ovvio ed intuitivo: si segue grosso modo il filo di cresta mantenendosi appena a sinistra del salto ricadente verso Passo Valles. Senza incontrare alcun problema guadagniamo in breve il punto più elevato (m 2305 – ore 1 dalla partenza) con grandioso panorama a sudest verso Il Mulaz. Da notare che la marcata traccia scavata nell’erba che traversa, dalla Forcella Venegia, lungo il fianco meridionale della Cima Valles, non conduce in realtà in cima: la traccia si perde più avanti tra la vegetazione. Chi avrà seguito questa possibilità dovrà poi rimontare ripidamente, senza tracce, fino in vetta comunque, anche in questo caso, senza incontrare alcun problema. Dalla cima, uno sguardo verso il sottostante Passo di Valles permette di apprezzare la strapiombante parete che ricade in direzione del valico. Il ritorno avviene a ritroso sino alla Forcella Venegia dove riprendiamo il segnavia n° 751 proseguendo per un breve tratto lungo la facile cresta. Alla nostra sinistra impressiona la verticalità di Cima Caladora caratterizzata da stratificazioni di roccia e sedimenti rossastri. Il sentiero cambia poi versante abbandonando il crinale e portandosi a destra, sui prati che sovrastano la Val Venegia. Nel punto in cui il segnavia cambia versante lo si può abbandonare per intraprendere a sinistra la salita alla seconda cima dell’escursione. Si tratta di Cima Caladora e anche in questo caso il sentiero non è segnato ma evidente in quanto rimonta il filo di cresta sino al punto più elevato (m 2313 – ore 1,30 dalla partenza). Il panorama di vetta offre una magnifica visione della testata della Val Venegia oltre al Cimon della Pala con il piccolo ghiacciaio del Travignolo. Alle spalle osserviamo un’interessante colpo d’occhio sull’intero crinale fino alla Cima Valles.

Per riprendere il segnavia n° 751, non è necessario tornare a ritroso: osserviamo distintamente, sotto di noi, un piccolo laghetto con il sentiero in questione che passa lungo la sua sponda meridionale. Possiamo così scendere liberamente tra i prati, in pochi minuti, raggiungendo il delizioso specchio d’acqua in ambiente suggestivo e verdeggiante. Riprendiamo rapidamente il percorso segnato procedendo con deboli pendenze in ambiente aperto e luminoso. Il tracciato permane, quasi piano, sul versante della Val Venegia muovendo in direzione di alcune poderose rupi. Aggiriamo alla base un primo salto roccioso quindi perdiamo quota tra erba ed affioramenti detritici per portarci presso altre strapiombanti rupi. Il sentiero anche in questo caso traversa, semplice e ben tracciato, sotto la verticale delle rocce. Consigliamo agli amanti della flora una breve digressione per osservare attentamente gli anfratti di queste pareti che ospitano alcuni fiori endemici rari tra cui ricordiamo Campanula morettiana, Primula tyrolensis, Paederota bonarota e Saxifraga squarrosa. In coda alla relazione trovate ulteriori indicazioni in merito. Terminato l’aggiramento di questa fascia scoscesa il sentiero prosegue bonario in debole risalita tra prati aridi con la parete del Mulaz che diviene protagonista in quanto sempre più imponente e vicina a noi. Un occhio attento scorgerà alle spalle, subito alla destra del Castellaz, l’estremità del lago artificiale di Paneveggio. Tra rocce affioranti proseguiamo nell’aggiramento della Cima della Venegiota puntando in direzione dell’esile forcelletta che la divide dalla muraglia del Mulaz. L’ultimo tratto vede la roccia cedere il passo a facili prati inclinati per accedere infine al Passo della Venegiota (m 2291 – ore 2,30 dalla partenza). Grandioso il panorama, sia alle spalle sulla Val Venegia e verso il Lagorai, che ad oriente in direzione di Falcade.

Siamo ora all’ultima ascensione prevista: abbandoniamo il sentiero che proseguirebbe verso il Rifugio Volpi (o Rifugio Mulaz) ed ignoriamo la discesa che, calando nel Vallon della Venegiota, porta nel fondo della Val Venegia. Scegliamo di salire a sinistra lungo il sentierino di crinale anche in questo terzo caso non segnato e privo d’indicazioni. Seguiamo grosso modo il filo di cresta, senza alcun problema d’orientamento con buona visibilità. Tracce di tratturo permettono di scavalcare il settore più ripido sino ad accedere all’ampio crinale sommitale. Quasi in piano assecondiamo il sentierino che tra l’erba guida in breve sino al punto più elevato (m 2401 – ore 2,50 complessive). Notevole il panorama con ben visibili le cime Valles e Caladora, precedentemente risalite, e il piccolo laghetto ai piedi della seconda. Alle spalle incombe l’enorme paretone roccioso che caratterizza le propaggini settentrionali del Mulaz oltre ad osservare a distanza la testata della Val Venegia. Il rientro avviene a ritroso ed è piuttosto spedito in quanto non effettuiamo le deviazioni alle vette raggiunte all’andata (4 ore complessive tra andata e ritorno).

Cenni sulla flora:

La zona delle Pale di S.Martino è ben nota ai botanici per la grande ricchezza di specie. Anche il breve percorso appena descritto permette l’osservazione di numerose piante alpine davvero notevoli nel periodo della fioritura. Elenchiamo di seguito alcuni dei fiori più belli che potranno essere osservati con occhio attento:

Piante endemiche:

1)    Campanula di Moretti (Campanula morettiana). Raro, bellissimo endemismo ristretto a poche aree delle Dolomiti dove predilige le fessure spesso inaccessibili delle rupi calcaree strapiombanti. La sua predilezione per le rocce verticali fa sì che le piante più belle siano raggiungibili solo da alpinisti provetti mentre assai rare sono le posizioni che ne permettono l’osservazione ai normali escursionisti. Lungo il nostro percorso è osservabile nel tratto in discesa che segue il raggiungimento del piccolo laghetto senza nome descritto nella relazione soprastante. Subito oltre lo specchio d’acqua il tracciato segnato perde infatti quota sovrastato, a sinistra, da grandi pareti rocciose. Si abbandona il tracciato segnato risalendo per pochi metri sino alla base delle rocce strapiombanti. Alcuni esemplari sono a portata di macchina fotografica, molti altri potrete scorgerli ben più in alto in posizione inaccessibile. Le stesse rocce ospitano altre specie endemiche rupicole di grande interesse. Ne elenchiamo di seguito tre:

2)     Bonarota comune (Paederota bonarota). Specie rupicola per eccellenza, ama le pareti calcaree dolomitiche verticali. E’ un endemismo del nordest italiano caratterizzato in luglio da belle infiorescenze di colore blu.

3)      Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa); endemica delle Alpi sud orientali appare molto simile, nell’aspetto, a Saxifraga caesia. La distinzione tra le due specie non è affatto semplice e non è d’aiuto l’osservazione dei fiori che in pratica sono quasi identici. Un elemento distintivo risiede nelle foglie, incurvate solo all’apice in S.squarrosa, curve e aperte su tutta la lunghezza in S.caesia.

4)     Primula tirolese (Primula tyrolensis). Un altro endemismo dolomitico raro e ad areale molto ristretto al pari della prima citata Campanula morettiana. Limita la sua presenza ad alcuni gruppi montuosi trentini, bellunesi, vicentini e friulani. Predilige le fessure delle rupi su calcaree o dolomia. Come anticipato condivide in questo percorso l’habitat con C.morettiana, ma le due fioriture non si sovrappongono. Nel caso di P.tyrolensis l’antesi è infatti precoce (maggio – giugno) mentre la campanula è in piena fioritura in agosto – settembre. 

5)    Millefoglio di Clavena (Achillea clavenae). Endemismo alpico – dinarico che cresce su calcare e dolomia. In Italia l’areale è esteso dalla Lombardia al Friuli.

6)    Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Pianta endemica delle Alpi centro orientali molto simile al più diffuso Rododendro ferrugineo dal quale si distingue per l’evidente pelosità delle foglie. Cresce unicamente su substrato calcareo ed è particolarmente diffuso sulle Dolomiti.

Altre specie di montagna osservabili:

1)    Stella alpina (Leontopodium alpinum); il fiore simbolo delle Alpi è ben rappresentato lungo questo percorso con particolare riferimento alle pendici meridionali e occidentali della Cima Venegiota. Numerosi grandi esemplari sono avvistabili nella salita dal Passo della Venegiota all’omonima cima.

2)     Potentilla lucida (Potentilla nitida). Caratteristica nel suo portamento strisciante, offre alcune tra le fioriture più spettacolari delle Dolomiti.

3)      Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

4)      Genziana nivale (Gentiana nivalis)

5)      Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

6)      Napello (Aconitum napellus)

7)      Luparia (Aconitum lycoctonum)

8)      Crepide dorata (Crepis aurea)

9)      Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum)

10)   Camedrio (Dryas octopetala)

11)   Arnica (Arnica montana)

12)   Sassifraga setolosa (Saxifraga sedoides)

13)   Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

14)   Nigritella comune (Nigritella nigra)

15)   Primula orecchia d’orso (Primula auricula)

16)   Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

17)   Trifoglio bruno (Trifolium badium)

18)   Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

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