Laste - Dosso Basso - Montaccio di Pennes

MONTE LASTE (ASTENBERG - m 2367)

DOSSO BASSO (NIEDERECK – m 2304)

MONTACCIO DI PENNES (TATSCHSPITZE – m 2526)

Nonostante le Alpi Sarentine siano un’area ancora non troppo conosciuta dagli escursionisti, il Montaccio di Pennes gode comunque di una discreta frequentazione. La ragione deve essere ricercata nella possibilità di salire in auto sino al Passo di Pennes riducendo sensibilmente la lunghezza e il dislivello dell’escursione. La posizione relativamente isolata della cima e la facilità del sentiero di salita fanno il resto rendendo la vetta un eccellente obiettivo per godere di un magnifico panorama a perdita d’occhio. L’itinerario descritto è una bella cavalcata in quota tra facili creste che vi permetterà di godere un po’ di fresco nelle stabili giornate estive grazie al clima piuttosto ventoso dell’area.

L’escursione in breve:

Passo di Pennes (Penser Joch – m 2211) – Monte Laste (Astenberg – m 2367) – bivio 14a-14b (m 2277) – Dosso Basso (Niedereck – m 2304) – Montaccio di Pennes (Tatschspitze – m 2526)

Dati tecnici:

Partenza dal Passo di Pennes (Penser Joch - m 2211): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 315. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Il Passo di Pennes (m 2211) è facilmente accessibile da Bolzano: si risale l’intera Val Sarentino con la SS 508 sino al rifugio con ampio parcheggio in coincidenza del valico. Chi proviene da nord raggiungerà Vipiteno per poi guadagnare il passo con la statale prima indicata.

Descrizione del percorso:

L’itinerario ha inizio proprio davanti al rifugio posizionato in coincidenza del valico. I cartelli segnalano il segnavia 14b e il Montaccio di Pennes (Tatschspitze) a ore 2,20 di distanza. La prima parte di cammino si articola tra comode ondulazioni prative seguendo l’ampio e facile crinale. Da notare il paesaggio, in direzione nord, verso la Cima Specola e la Cima di Stilves mentre alla nostra destra sovrastiamo la statale che scende nella Valle di Pennes. Allontanandosi dalla partenza compare verso occidente l’inconfondibile sagoma del Corno Bianco di Pennes. Il fondo erboso, in debole saliscendi, rende la progressione molto comoda sino a raggiungere un caratteristico canale in salita racchiuso tra due costoni di roccia. Lo scavalchiamo senza difficoltà procedendo, subito oltre, nel facile tracciato scavato nel manto erboso, affacciandoci in direzione della Val d’Isarco. Siamo ora in vista del rilievo trapezoidale del Monte Laste. Muoviamo in sua direzione alternando accatastamenti rocciosi a frazioni di prateria d’altitudine. In un punto bordeggiamo un profondo inghiottitoio quindi il sentiero accosta il filo di cresta aprendosi ad una magnifica vista del Montaccio di Pennes, meta finale della nostra escursione.

Cambia pendenza l’itinerario: saliamo a tornanti lungo il ripido pendio detritico accedendo al vasto plateau sommitale che caratterizza il Monte Laste (Astenberg – m 2367 – ore 0,50 dalla partenza). Nel bel mezzo del verdeggiante prato che caratterizza la cima troviamo un ometto di pietre ad evidenziare il culmine della montagna. Il panorama di vetta raggiunge verso nord la cresta di confine nonché le montagne che fanno da quinte alla Val di Vizze. Notiamo inoltre l’ideale proseguo della nostra avventura con in evidenza il tormentato crinale che conduce al Montaccio di Pennes. Andiamo ora a perdere quota lungo la scarpata rivolta a meridione. Poco al di sotto la traccia volge con decisione verso sinistra. Il sentiero è ridotto ad un'esile striscia che cala sino a raggiungere l’elegante filo di cresta. Ignoriamo il percorso, segnalato da cartelli, che si separa a destra riportando, con il segnavia 14A, al Passo di Pennes (m 2277). Nel nostro caso proseguiamo verso oriente mantenendoci a ridosso dell’impressionante salto rivolto a settentrione. Per evitare i punti esposti, la traccia deborda più volte in direzione della Val di Pennes mentre nelle frazioni in cui si tocca la cresta possiamo ammirare lo scorcio rivolto verso Vipiteno. Poco oltre, anche a destra del sentiero incontriamo un salto roccioso che precipita strapiombante. Subito oltre accostiamo la base del Dosso Basso (Niedereck – m 2304). Occorre osservare che il tracciato segnato cambia per la prima volta versante passando a sinistra del filo di cresta. Prima di effettuare il cambio di versante è possibile eseguire la brevissima digressione che conduce per prati, in appena qualche minuto, sino alla sommità del Dosso Basso. La deviazione avviene senza segnalazioni ma senza difficoltà d’orientamento con buona visibilità.

Ritornando al percorso segnato passiamo per la prima volta, come detto, nel versante rivolto a settentrione caratterizzato da rocce calcaree quasi bianche. Si taglia in debole discesa il ripido pendio detritico che scende dalla vetta del Dosso Basso. Il sentiero per un tratto è sostenuto da traverse in legno, aggiunte per ovviare all’instabilità del fondo altrimenti in continuo movimento. Pietrisco e ghiaie sono infatti continuamente smossi dalle intemperie. Si tratta dell’unico tratto dell’escursione ad essere in lieve esposizione, difficoltà comunque ridotta grazie alla larghezza del sentiero stesso. Subito oltre riprendiamo la cresta, ora ampia e rassicurante, in coincidenza di una sella dove troviamo una biforcazione ben segnalata dai cartelli. Ignoriamo il segnavia 13A che si separa a destra mantenendo il sentiero 14A con segnalato il Montaccio dei Pennes (Tatschspitze) ad un’ora di cammino. La cima, tozza ed appariscente, è proprio davanti a noi e il sentiero si sviluppa in sua direzione. Quasi in piano tagliamo un’instabile pietraia quindi procediamo tra facili e comode ondulazioni prative avvicinandoci progressivamente alla base della montagna. Poco oltre siamo all’ultimo bivio della nostra avventura, ancora una volta ben indicato dai cartelli. Tralasciamo, alla nostra destra, il sentiero per la Seebergalm e per l’omonimo laghetto continuando in direzione della vetta, segnalata dal pannello in legno a 45 minuti di marcia.

Cominciamo ad intraprendere la salita finale con il sentiero che, in pendenza moderata, si muove in direzione dell’ampio avvallamento compreso tra la vetta e la marcata anticima posta più a sinistra. Il panorama alle spalle concede un’eccellente visione d’insieme del tratto finora percorso comprese le cime del Monte Laste e del Dosso Basso salite in precedenza. Fin dove è possibile il tracciato resta ben scavato nel manto erboso risultando tutto sommato non troppo ripido. Al di sopra la prateria, complice il vento e la quota, cede progressivamente il passo a vasti pendii detritici più instabili. Il segnavia volge verso destra, in lunga diagonale ascendente, con fondo a tratti più instabile per la presenza di macigni e detrito ad inframezzare gli ultimi lembi erbosi. Ancora un breve tratto e la pendenza decresce sino a guadagnare la cresta soprastante in prossimità di alcuni evidenti ometti di pietre. La cima è ormai a portata di mano: volgiamo a sinistra camminando lungo il bordo del salto ricadente verso est guadagnando senza alcuna difficoltà il punto più alto (m 2526 – libro di vetta - ore 2,20 dalla partenza).

Si tratta di una posizione panoramica molto bella grazie alla posizione isolata della montagna. Verso settentrione osserviamo un tratto della Val d’Isarco mentre verso sudest si prolunga la cresta che si innalza a raggiungere la sommità del Corno di Tramin, una delle vette più elevate delle Alpi Sarentine. Nelle giornate più terse si intravedono le vette, parzialmente coperte dai ghiacci, delle Alpi Aurine. Il rientro avviene a ritroso per un totale di ore 4 di cammino e km 10,4 di percorso tra andata e ritorno.

Cenni sulla flora:

Di seguito riportiamo una lista parziale relativa alle principali entità floreali osservate in occasione della nostra percorrenza di questo itinerario (mese di agosto).

1)     Senecio biancheggiante (Senecio incanus), inconfondibile per i suoi capolini gialli e le foglie dall’aspetto argentato.

2)     Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum) Ad inizio luglio la fioritura regala una magnifica visione grazie alle migliaia di fiori color porpora.

3)     Androsace dei ghiacciai (Androsace alpina); un’altra tra le piante più rare e pregevoli osservabili lungo questo percorso. Endemica delle Alpi, colonizza i macereti alle quote superiori. Lungo il percorso descritto è osservabile sulle pendici del Dosso Basso.

4)     Primula nana (Primula minima) endemica delle Alpi Orientali.

5)     Ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis) osservabile sulle pendici del Dosso Basso.

6)     Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

7)     Margherita alpina (Leucanthemopsis alpina)

8)     Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

9)     Primula di Val Daone (Primula daonensis); splendido endemismo dei terreni silicei con areale centrato prevalentemente nei gruppi dell’Adamello e dell’Ortles – Cevedale ma con sconfinamenti nei gruppi circostanti come nel caso delle Alpi Sarentine.

10)  Achillea moscata (Achillea moschata)

11)  Azalea alpina (Loiseleuria procumbens)

12)  Campanula di monte (Campanula scheuchzeri)

13)  Trifoglio alpino (Trifolium alpinum)

14)  Brugo (Calluna vulgaris)

15)  Camedrio alpino (Dryas octopetala)

16)  Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

17)  Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus)

18)  Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp.rhaeticum)

19)  Borracina verde scura (Sedum atratum)

20)  Sassifraga rossa (Saxifraga oppositifolia)

21)  Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

22)  Poligono viviparo (Polygonum viviparum)

23)  Minuartia primaverile (Minuartia verna)

24)  Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

25)  Cariofillata montana (Geum montanum)

26)  Fragola d’oro (Potentilla aurea)

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