Piz Boè


 

 

 

PIZ BOE’ (m 3152)

La più alta e frequentata cima del gruppo Sella, facilmente raggiungibile anche dai bambini grazie alla stazione a monte della funivia che sale da Passo Pordoi. E’ senz’altro il 3000 più facile delle Dolomiti. Purtroppo la sommità è stata rovinata dalla costruzione di un antiestetico rifugio e da un ripetitore radio; il panorama resta comunque uno dei più belli e avvincenti di tutte le Dolomiti.

Dati tecnici:

Dal Rifugio Maria (m 2950), sulla sommità del Sass Pordoi: Difficoltà: (Vai alla scala delle difficoltà). Suddivisione delle difficoltà in base ai tratti: T sino alla Forcella Pordoi; EE nel tratto seguente con brevi passaggi su elementari roccette. Segnaletica: totale. Dislivello: m 323. Acqua sul percorso: assente ma con numerosi rifugi: Rif Maria, Rif. Forcella Pordoi, Rif. Capanna Fassa.

Accesso:

La partenza è in coincidenza del Passo Pordoi, raggiungibile dalla Val Fassa superando il paese di Canazei e risalendo fino al valico. Un'altra possibilità è risalire da Arabba in una decina di chilometri sempre su comoda strada statale.

Descrizione del percorso:

Da Passo Pordoi, con la funivia ci portiamo sulla sommità del Sass Pordoi (Rifugio Maria - m 2950), dove si apre davanti a noi il vasto e brullo altopiano sommitale del Sella. Scendiamo brevemente, su terreno roccioso, allo stretto intaglio della Forcella Pordoi, ove sorge l’omonimo rifugio (m 2829 – ore 0,15 dalla partenza). Si prosegue per un breve tratto in piano sino al bivio segnalato a destra per la cima. Proseguiamo tra ripidi ma facili gradoni guadagnando progressivamente quota (un breve, elementare passaggio, è attrezzato con fune di spago). Raggiungiamo la sommità, sulla quale sorge il deturpante rifugio Capanna Fassa (m 3152 – ore 1,15 dalla partenza). Da rilevare, comunque, il magnifico panorama su gran parte del Sella e sul ghiacciaio della Marmolada che vale da solo l’escursione.

Possibile differente via di rientro (difficoltà EEA):

Attraverso la cresta nord del Piz Boè, scendiamo alla Forcella dai Ciamorces (m 3110) dove, al bivio, prendiamo il sentiero che scende ulteriormente sulla sinistra. Ripidamente, ma senza difficoltà, si raggiunge un’esile cengia attrezzata con funi d’acciaio e gradini di ferro: il tratto richiede piede fermo ma l’esposizione resta tutto sommato bassa. Ancora un piccolo valloncello dove i nevai si mantengono per buona parte dell’estate e infine siamo al Rifugio Boè (m 2871 – ore 0,40 dalla sommità del Piz Boè), nel mezzo dell’altipiano sommitale del Sella. Da qui con un lungo traverso a mezza costa tra pietraie rientriamo al Rifugio Forcella Pordoi (un breve tratto è assicurato anche qui con funi d’acciaio, utili in caso di terreno bagnato). Dalla Forcella Pordoi in breve salita siamo nuovamente alla stazione di arrivo della funivia a termine di uno splendido e non troppo lungo itinerario ad anello.  

Possibile discesa dal Rif. Boè a Passo Gardena (difficoltà EEA)

Dal Rifugio Boè si sale direttamente (segnavia n° 666), sempre su terreno roccioso, sulla tozza elevazione dell’Antersass (Zwischenkofel – m 2907 – ore 1,15 dalla partenza) per poi discenderlo tra i detriti del versante opposto sino a guadagnare l’ampia Forcella Antersass (m 2830).

N.B E’ possibile aggirare la cima Antersass seguendo poco oltre il Rifugio Boè il sentiero denominato Koburger Weg - cartello “sentiero difficile”) che traversa a sinistra della sommità su cengia assai esposta ma attrezzata con funi metalliche fisse fino a ricongiungersi al segnavia 666 in coincidenza della forcella Antersass.

Da notare, a destra della sella, l’impressionante baratro che si apre sulla sottostante Val Mezdì in una zona caratterizzata da alcuni curiosi pinnacoli rocciosi. Si procede per un breve tratto in moderata salita sino al bivio segnalato da cartelli: ignoriamo il segnavia 649 che conduce a sinistra in direzione della Ferrata Meisules e del Piz Miara per mantenere il sentiero 666 e risalire tra rocce e detriti sino al punto più elevato.

Abbandoniamo ora l’altipiano sommitale del Sella proseguendo in ripida discesa, su fondo sassoso instabile, nell’angusta Val de Tita sino a sboccare nella conca ai piedi della Cima Pisciadù. (Sella Val de Tita – m 2816). Trascurata la deviazione a destra per la vetta, proseguiamo tra nevai e pietraie sino a confluire nell’ampio Valun dl Pisciadù. Ci manteniamo sulla destra orografica della valle scendendo su roccette con un breve tratto esposto attrezzato con funi metalliche fisse. Proseguiamo in discesa sui ghiaioni in vista dello splendido lago Pisciadù sino a guadagnare il Rifugio Cavazza proprio in prossimità dello specchio d’acqua (m 2580 – ore 2 dal Rifugio Boè).

Dal rifugio Cavazza proseguiamo muovendo verso sinistra sull’altopiano detritico (direzione ovest) raggiungendo in pochi minuti il punto in cui il sentiero 666 cala a destra, molto ripido e angusto, nello stretto solco della Val Setùs. La parte superiore è attrezzata con funi metalliche e pioli praticamente continui a costituire una nuova breve frazione attrezzata. Nonostante l’ambiente tetro e ombroso, la difficoltà è soltanto psicologica: siamo infatti in discesa e la visione del fondo valle accentua in modo ingannevole il reale impegno. In realtà il terreno è ben gradinato rivelandosi molto più semplice delle apparenze. In breve si raggiunge il termine del tratto attrezzato spostandosi sul lato sinistro dello stetto solco; il proseguo è ora in ripida discesa nel ghiaione con possibili campi nevosi nella parte superiore sino ad estate inoltrata. Non vi è alcuna difficoltà se non la fastidiosa instabilità del fondo. In breve caliamo sino all’uscita dal severo e profondo vallone. Volgiamo a questo punto verso sinistra (sempre segnavia 666) con tracciato che porta facilmente al Passo Gardena traversando in falsopiano tra i pascoli alla base della parete del Sella. (un paio d’ore dal Rifugio Cavazza - ore 3,30 dal Rifugio Boè)