Tambura

MONTE TAMBURA (m 1890)

La seconda più alta cima delle Alpi Apuane, dall’inconfondibile sommità arrotondata. Condivisa tra le province di Lucca e Massa, è posizionata sulla cresta spartiacque della catena montuosa. Purtroppo, il crinale discendente verso nordovest appare rovinato dalla presenza della deturpante cava del Passo della Focolaccia; questo nulla toglie, comunque, al meraviglioso panorama che si gusta dalla cima e che merita, da solo, l’intera escursione.

Dati tecnici:

Dalla Val Serenaia (m 1150) attraverso la Foce del Cardeto: Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà). Suddivisione delle difficoltà in base ai tratti: Segnaletica: totale. Dislivello:m 850. Acqua sul percorso: assente.

Accesso:

Partendo da Bagni di Lucca si risale la Garfagnana superando Gallicano e Castelnuovo per poi procedere verso nord sino a raggiungere Piazza al Serchio. Abbandoniamo la statale per volgere a sinistra in direzione di Gramolazzo: transitiamo presso l’omonimo lago e procediamo ignorando poco oltre il bivio a destra per Minucciano. La strada penetra nella selvaggia Val Serenaia con tracciato stretto ma asfaltato che si sviluppa lungo la sinistra orografica dello stretto solco. Guadagniamo infine l’altipiano prativo dominato a sinistra dall’incombente parete del Pisanino, massima cima delle Alpi Apuane. La strada procede oltre il pianoro a pascolo risalendo brevemente sino al Rifugio Donegani dove una sbarra di ferro proibisce l’ulteriore transito. Abbandoniamo l’automobile con numerose possibilità di parcheggio presso il rifugio stesso.

Descrizione del percorso:

Arretriamo a piedi per un centinaio di metri lungo la strada asfaltata sino ad individuare sulla destra il segnavia 180 che si sviluppa fra terreno prativo a tratti invaso da rovi e cespugli. Lo seguiamo penetrando poco oltre nel folto di una densa e intricata faggeta. Guadiamo un modesto fossato con torrente proseguendo poi, più ripidamente, con brevi tratti rocciosi che si alternano ad altri dal fondo terroso. Poco oltre siamo a un bivio: il sentiero a sinistra riporta alla partenza, procediamo invece sulla destra (segnavia 178) salendo molto ripidamente tra bancate di marmo e boscaglia. Siamo infine all’aperto con grande visione davanti a noi del M.Pisanino, massima cima delle Alpi Apuane. Aggiriamo in falsopiano un ciclopico macigno precipitato dalla parete che ci sovrasta per affrontare poi l’ultimo tratto di salita, puntando alla stretta forcella compresa tra M.Pisanino e M.Cavallo. La raggiungiamo in ore 1,30 dalla partenza (Foce del Cardeto – m 1641) affacciandoci così sulla Garfagnana. Dalla Foce del Cardeto  il sentiero divalla sul versante garfagnino. Si scende di poche decine di metri di dislivello per poi proseguire con deboli dislivelli su sentiero che aggira a mezza costa l’imponente parete orientale di M.Cavallo (possibili resti di neve, in questo tratto, sino a giugno inoltrato). Trascuriamo il bivio che a sinistra conduce al M.Pisanino (indicazioni in blu sulle rocce) proseguendo su terreno prativo. Davanti a noi è già ben visibile la sommità arrotondata di M.Tambura. Il sentiero intercetta infine la strada marmifera che sale da Gorfigliano; seguiamo l’ultimo tratto di questa gipponabile fino a guadagnare nuovamente il crinale in coincidenza della cava di marmo del Passo della Focolaccia (m 1657). Il valico appare letteralmente devastato dalle attività minerarie; è questo, senz’altro, il punto meno suggestivo e più rovinato dall’uomo dell’intera escursione. Ad ogni modo, aggirando la cava, ci affacciamo sul versante versiliese (notevole la visione sulla città di Massa) sino a vedere chiaramente il Mar Ligure. Il piccolo bivacco Aronte (sempre aperto), ci permette inoltre una comoda sosta al coperto in caso di maltempo (tavoli e panche all’interno). Dal bivacco affrontiamo ora il suggestivo tratto finale della salita; ripidamente ci portiamo dalle cave del Passo della Focolaccia sino all’esile cresta rocciosa discendente dalla sommità della Tambura (segnavia n°148). Rimontiamo il crinale senza scostarci mai da esso con il panorama che si allarga su entrambi i versanti (Garfagnana e Versilia) osservando verso ponente il mare aperto e, in condizioni favorevoli, la Corsica e l’arcipelago toscano. Guadagnata un’anticima restano gli ultimi 50 – 60 metri di dislivello, i più ripidi, che il sentiero rimonta con una serie di strette serpentine accedendo così direttamente alla cima (m 1890 – libro di vetta – ore 3,15 dalla partenza).

Il panorama è uno dei più completi del gruppo. Verso nord spicca la massima elevazione apuana, il Monte Pisanino oltre al lungo crinale di Monte Cavallo. Verso oriente notiamo, subito sotto la vetta, il vasto pendio inclinato della Carcaraia, zona d'assorbimento carsico caratterizzata da numerose grotte e abissi. Possiamo inoltre osservare, di poco più bassa, la sommità della Roccandagia. Un occhio attento noterà la presenza dei due laghi di Gramolazzo e di Vagli mentre sullo sfondo il panorama è chiuso dal crinale appenninico tosco emilano.

Il rientro avviene a ritroso.

Cenni sulla flora:

L’intera zona è particolarmente ricca di piante di grande interesse, alcune delle quali endemiche e quindi meritevoli di particolare attenzione. Ricordiamo di seguito le principali osservabili nel breve tratto di crinale compreso tra il Passo della Focolaccia e la cima del Monte Tambura in quanto nei mesi di maggio – giugno si assiste in questa frazione ad un’esplosione di colori nonostante la cresta sia rocciosa e solo all’apparenza senza vita.

Tra le entità endemiche ricordiamo:

1)  Caglio delle Apuane (Galium peleoitalicum); bellissima pianta che forma densi cuscinetti trapuntati di numerosi fiorellini a quattro petali. Si tratta di un endemismo con areale principale sulle Alpi Apuane e con poche altre stazioni sul Monte Pollino in Basilicata e nell’Appennino piacentino.

2)  Vedovella celeste (Globularia cordifolia); endemica delle Alpi, Prealpi e delle Apuane. Attenzione a non confonderla con Globularia incanescens, altro endemismo della zona ma con foglie completamente diverse.

3)  Sassifraga rossa sottospecie latina (Saxifraga oppositifolia subsp.latina). Si tratta di una specie strisciante che forma magnifici cuscinetti trapuntati di fiori rosati. La sottospecie latina è endemica delle Alpi Apuane e dell’Appennino Centro Settentrionale; la fioritura avviene sulle Alpi Apuane piuttosto in anticipo, talvolta sin da marzo o aprile.

4)   Draba di Bertoloni (Draba aspera); endemica delle Alpi Apuane può essere confusa con la più comune Draba aizoides. La distinzione è tuttavia abbastanza agevole in quanto quest’ultima presenta scapi del tutto glabri mentre Draba aspera è ricoperta da una fitta pelosità.

Sebbene non endemiche ricordiamo anche la presenza di altre specie:

1)      Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

2)      Camedrio alpino (Dryas octopetala)

3)      Vulneraria montana (Anthyllis montana)

Citiamo infine, nel tratto iniziale di sentiero (segnavia 180), la presenza della Vedovella delle Apuane (Globularia incanescens) endemismo il cui areale è esteso non solo alle Alpi Apuane ma anche al vicino crinale dell’Appennino Tosco Emiliano e all’Appennino Lucchese. Trae il suo nome dai caratteristici capolini sferici di colore azzurro che tuttavia incanutiscono all’epoca della sfioritura. La denominazione “incanescens” ricorda proprio questa curiosa caratteristica.

                                                   

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