Traversole - Corna Vecchia

MONTE TRAVERSOLE (m 1442)

CORNA VECCHIA (m 1415)

Una bella dorsale caratterizzata da una lunga sequenza di cime separa la Valle di Bondo dal versante rivolto verso il Lago di Garda. Le elevazioni sono per lo più alla portata degli escursionisti e alcune offrono meravigliosi panorami non solo verso il sottostante lago; la vista si estende infatti alle catene montuose del circondario sino a raggiungere il distante Gruppo dell’Adamello. L’escursione descritta di seguito vi conduce alla conquista della massima elevazione della dorsale, il Monte Traversole, sfruttando la possibilità di portarsi in auto sino al Passo Nota potendo quindi ridurre considerevolmente il dislivello da coprire. Una parte del percorso segue la “Strada militare Angelini”, una magnifica mulattiera che risale al periodo della prima guerra mondiale quando la zona fu interessata dalla linea del fronte. Si tratta di un percorso oggi pienamente recuperato che resta di poco sotto crinale nel versante della Valle di Bondo permettendo con alcune digressioni di raggiungere le cime sovrastanti. Si consiglia la percorrenza dell’escursione descritta nel periodo primaverile, in assenza di neve, quando la ripresa vegetativa permetterà splendidi contrasti tra il blu del lago, il verde della vegetazione e l’innevamento ancora presente sulle più alte vette circostanti.

L’escursione in breve:

Passo Nota (m 1208) – Malga Valle delle Cerese (m 1228) – Monte Traversole (m 1442) – cima senza nome (m 1388) – selletta compresa tra la Corna Vecchia e il Corno Nero (m 1293) – Corna Vecchia (m 1415) – ritorno alla partenza con la Strada militare Angelini.

Dati tecnici:

Partenza da Passo Nota (m 1208): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: parziale e molto discontinua specialmente nel tratto compreso tra Monte Traversole e la sella compresa tra Corna Vecchia e Corno Nero. Dislivello assoluto: m 434. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

L’escursione ha inizio in coincidenza di Passo Nota che si raggiunge su strada stretta ma asfaltata che sale dal paese di Vesio. Chi proviene da nord può raggiungere Vesio da Limone sul Garda su comoda provinciale. Arrivando da sud si segue la Gardesana Occidentale superando Salò, Gardone Riviera, Toscolano Maderno, Gargnano e Campione sul Garda. Un paio di km dopo il bivio per Campione si raggiunge la deviazione, a sinistra, per Pieve di Tremosine. La strada risale spettacolarmente la stretta Forra di Brasa sino all’altopiano ove è posto il paese di Pieve. Volgiamo a destra con la provinciale che da Pieve raggiunge senza difficoltà la frazione di Vesio. Sia che si provenga da nord o da sud, una volta raggiunto il paese di Vesio si seguono le indicazioni per Passo Nota risalendo la valle di Bondo. La strada è stretta ma asfaltata e ben tenuta. Con una lunga serie di tornanti si guadagna quota sino a raggiungere il valico. Ignoriamo il proseguo, per altro proibito ai mezzi motorizzati, per il Passo di Tremalzo proseguendo per altri 200 metri sino al parcheggio presso il Rifugio degli Alpini dove lasciamo l’automezzo.

Descrizione del percorso:

Dal parcheggio presso il Rifugio degli Alpini arretriamo in un minuto appena sino alla biforcazione a sinistra chiusa al traffico (cartello di divieto di transito). Le indicazioni segnalano il sentiero 106 per Vesio che ricalca il tracciato della Strada militare Angelini; ne seguiamo il comodo tracciato su mulattiera ampia e quasi piana. Il percorso si sviluppa per lo più in ambiente boschivo; non mancano, in ogni caso, scorci sulle circostanti elevazioni nell’ambito del Parco dell’Alto Garda Bresciano. Raggiungiamo i resti diroccati di alcune costruzioni risalenti al primo conflitto mondiale. Presso i ruderi una tabella informativa permette di conoscere il ruolo che questi manufatti ricoprirono durante la grande guerra. Si prosegue lungo la comodissima mulattiera con il panorama che, in coincidenza di una curva verso sinistra, raggiunge verso sud un limitato settore del Lago di Garda. Volgiamo verso sinistra risalendo un modesto valloncello. A destra si apre una piccola conca prativa nel cui fondo ristagna, in primavera, l’acqua di fusione delle nevi. Subito oltre siamo ad un bivio: ignoriamo la deviazione a sinistra per la Baita Segala e il Passo di Bestana mantenendo la Strada militare Angelini. Facciamo la stessa cosa poco oltre: in coincidenza di un tornantino ignoriamo il sentiero segnalato dal cartello che si separa, questa volta, sulla destra con indicazioni per Muravalle. Manteniamo la strada militare con il paesaggio che offre una splendida vista verso il Monte Caplone. Il tracciato dell’ampia mulattiera asseconda l’ampio vallone quindi, un attimo prima che il percorso torni a volgere verso destra, troviamo un bel sentierino che si separa a sinistra in moderata pendenza. Purtroppo non vi sono cartelli indicatori né segnavia, la traccia comunque, per quanto esile, è abbastanza evidente e per un tratto sale in diagonale restando parallela alla sottostante strada militare. Risaliamo la traccia che poco oltre descrive un marcato tornante verso sinistra. Ancora poche decine di metri e ci troviamo immediatamente sotto un’esile forcelletta di crinale che raggiungiamo in qualche metro di facile risalita sulla destra, su fondo terroso tipico del sottobosco (m 1347).

Il paesaggio offre un primo scorcio in direzione di un limitato settore del Lago di Garda. Intercettiamo l’esile traccia di sentiero che ricalca in pratica il filo dello spartiacque. Seguiamo il percorso verso sinistra in ripidissima salita tra l’erba. Nonostante l’estrema pendenza non vi sono da segnalare particolari difficoltà. Il paesaggio si allarga rapidamente concedendo una visione grandiosa verso est sino a scorgere i monti Lessini al di là della depressione determinata dalla Bocca di Navene. Alle spalle notiamo la sommità boscata della Corna Vecchia mentre sotto la nostra verticale possiamo notare un bel colpo d’occhio sul paese di Limone sul Garda. Il sentiero accosta alcune poderose rupi calcaree strapiombanti che vengono evitate scostandosi a sinistra rispetto al filo di cresta. Un occhio attento potrà notare, sulle rocce verticali, la presenza della rara Daphne petraea caratterizzata, nel mese di maggio, da una magnifica fioritura rosso porporina. Guidati da una segnaletica in vernice gialla percorriamo l’ultima frazione di sentiero, più che mai panoramica in quanto l’alberatura risulta assente lasciando spazio a ripidi pendii per lo più erbosi. Lasciando sulla destra altri affioramenti calcarei affrontiamo infine il cocuzzolo sommitale; possiamo scorgere il lontano Gruppo dell’Adamello e il più vicino Monte Cadria. Infine guadagniamo la modesta radura che caratterizza la cima del Monte Traversole (m 1442 – ore 1,10 dalla partenza).

Non troviamo nessuna indicazione sul punto più alto se si eccettua un palo in legno e un enigmatico simbolo “┼” di colore nero su una roccia. L’alberatura risulta densa nel versante nord della cima ostacolando parzialmente il panorama in questa direzione. Spostandoci di poco, dal punto più elevato, possiamo comunque osservare la lunga dorsale della Cima d’Oro, Cima Sclapa e Cima Parì nell’ambito delle Alpi di Ledro. Nei giorni più tersi intravediamo, a grande distanza, la magnifica piramide di roccia e ghiaccio del Carè Alto. Verso occidente la vista è dominata dal Corno della Marogna, una delle massime elevazioni del Parco Alto Garda Bresciano ma è soprattutto in direzione del lago che la vista appare indimenticabile. La cima del Traversole è infatti una delle migliori posizioni per ammirare la parte centrale del Garda nonché il settore principale del Monte Baldo con le cime Valdritta e Telegrafo, mentre verso sud notiamo la dorsale che procede oltre il Monte Traversole elevandosi nella Corna Vecchia e nel Corno Nero.

L’escursione può ora procedere rientrando a ritroso lungo la cresta sino alla selletta (m 1347) dove avevamo raggiunto lo spartiacque. Invece di tornare, scendendo sulla destra, sulla strada militare Angelini, restiamo invece lungo la dorsale in ripida salita nel bosco. In breve guadagniamo la sommità di una modesta anticima (m 1388). La scavalchiamo e caliamo brevemente ad un capanno di caccia sempre aperto (m 1358). Il percorso continua guadagnando un’ulteriore forcelletta di crinale. Chi desidera interrompere l’escursione può calare con l’esile traccia a destra nel bosco sino a riportarsi sulla strada militare Angelini (qualche minuto dalla forcella). Nel nostro caso procediamo invece sul sentierino che si scosta dallo spartiacque passando nel versante rivolto in direzione del Lago di Garda.

Si tratta di una frazione davvero magnifica in quanto l’alberatura diviene rada concedendo un eccellente panorama, davanti a noi, sulle pendici boscose del Corno Nero. Alle spalle notiamo le grande sagoma del Monte Carone e, più lontana, la sommità del Monte Stivo. Inutile rimarcare la vista di un’ampio settore del Lago di Garda e della catena del Monte Baldo. Il sentiero si sviluppa a mezza costa aggirando la sommità della Corna Vecchia. In debole discesa torniamo infine a guadagnare il crinale in coincidenza della sella che divide la Corna Vecchia dal Corno Nero (m 1293). Partendo dalla forcella chi lo desidera può salire a destra fino in vetta alla Corna Vecchia (m 1415) senza percorso obbligato; la cima è tuttavia in gran parte boscata e il paesaggio non aggiunge molto a quanto osservato dalla vetta del Monte Traversole. In compenso, proprio in prossimità della sella, è presente un magnifico pulpito panoramico proteso verso il Lago di Garda che offre una veduta particolarmente suggestiva sia sullo specchio d’acqua che sulle cime circostanti. Siamo inoltre ad un importante crocevia di sentieri. Tralasciamo il marcato segnavia 102 che cala ripido a sinistra in direzione di Dalco e Limone. Ignoriamo allo stesso modo il proseguo in cresta in direzione del Corno Nero; scegliamo piuttosto di calare a destra su sentiero non segnato ma anche in questo caso evidente.

Tornando nuovamente nel bosco riprendiamo, in pochi minuti, la sottostante Strada militare Angelini che prosegue nel suo sviluppo permanendo nel versante della Valle di Bondo. Per rientrare alla partenza la seguiamo verso destra seguendo il tracciato in debole salita. Affrontiamo una serie di cinque gallerie artificiali che non richiedono l’uso della torcia essendo tutte piuttosto brevi. Sebbene la mulattiera si sviluppi al di sotto del crinale godiamo ancora di uno scorcio sull’estremità meridionale del Lago di Garda mentre nelle immediate vicinanze ammiriamo il profilo boscato della Corna Vecchia. Ignoriamo il bivio a destra con cartello indicante “Corna Vecchia – Cima Traversole”. Si tratta della biforcazione che porterebbe in qualche minuto alla selletta compresa tra il capanno di caccia precedentemente toccato e il sentiero che aggira la Corna Vecchia nel versante gardesano. Nel nostro caso manteniamo ovviamente la Strada militare Angelini passando alla base di alcune rupi calcaree. Da rilevare la presenza nelle rocce di una preziosa flora endemica alla quale faremo riferimento in coda alla descrizione. Infine torniamo a guadagnare la biforcazione per il Monte Traversole seguita nel tratto iniziale dell’escursione chiudendo un magnifico anello. Il rientro ricalca nell’ultimo tratto il percorso di andata riportandoci infine al parcheggio presso Passo Nota (ore 3,15 complessive).

Cenni sulla flora:

L’escursione appena descritta si sviluppa per intero nell’ambito del Parco dell’Alto Garda Bresciano, un’ampia area giustamente protetta per l’abbondanza e la biodiversità sia in campo botanico che faunistico. L’intera zona compresa tra il Lago di Garda, la Val di Ledro, le Valli Giudicarie e la Valvestino, nonostante sia impervia e in gran parte isolata, è molto nota agli esperti di botanica per la straordinaria concentrazione di piante endemiche, uniche al mondo, che trovano rifugio negli anfratti e sulle pareti calcaree. Si tratta di un settore che, durante le glaciazioni del quaternario, fu risparmiato dai ghiacci pertanto diverse specie altrove estinte trovarono rifugio proprio in queste aree. Parecchie piante, isolate all’epoca su queste cime, mutarono per resistere alle condizioni climatiche in nuove specie esclusive che ancora oggi sono osservabili con relativa facilità. Non fa eccezione l’itinerario di salita appena descritto. Elenchiamo di seguito alcune tra le specie più facili da riconoscere ribadendo la necessità di rispettare le piante evitando nel modo più assoluto la loro raccolta o la manomissione d’esse.

Endemismi:

1)      Dafne delle rocce (Daphne petraea); indubbiamente l’entità più preziosa tra quelle osservabili lungo questo percorso. E’ presente con sorprendente abbondanza nelle rocce della fascia culminale del Monte Traversole e nel tratto di sentiero che aggira ad oriente la Corna Vecchia. Altri pulvini sono facilmente osservabili lungo la Strada militare Angelini con particolare riferimento al tratto ove la “strada” presenta 5 brevi gallerie. Prima di entrare nei tunnel sono osservabili, sulle rocce esterne ai tunnel, molti esemplari di Daphne petraea. Nel mese di maggio i cuscinetti della pianta si rivestono di numerosi fiorellini rosa rallegrando e dando vita alle rocce strapiombanti del settore. Non sono molti gli itinerari che permettono l’osservazione ravvicinata di questo splendido endemismo; il percorso della Strada militare Angelini è senz’altro uno dei migliori per osservare i pulvini fioriti. Come detto si tratta di una pianta endemica ad areale particolarmente ristretto: è nota unicamente per i monti della Val di Ledro, della Valvestino e per la zona della Corna Blacca – Cima Caldoline a cavallo tra la Val Sabbia e la Val Trompia. 

2)      Carice del Monte Baldo (Carex baldensis), inconfondibile per la sua curiosa infiorescenza a spiga di colore bianco. E’ un endemismo insubrico con areale esteso dalle Grigne ai Monti Lessini e con una presenza secondaria in Engadina. Risulta osservabile sin dalla prima parte lungo i bordi erbosi della Strada militare Angelini.

3)      Primula meravigliosa (Primula spectabilis). Caratterizzata da un’appariscente corolla con petali tra il rosso e il violetto, è un endemismo insubrico con areale esteso dalla Val Camonica sino ai monti del Grappa. Lungo questo itinerario è osservabile sui pendii e sulle rocce che sovrastano la Strada militare Angelini con numerosi esemplari.

4)      Raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa), senz’altro uno degli endemismi più spettacolari delle Alpi Orientali, con areale esteso dalle Grigne in Lombardia sino al Friuli Venezia Giulia e alla Carinzia. E’ un magnifico ornamento per le rupi calcaree strapiombanti. Lungo il nostro percorso è osservabile nelle rocce che sovrastano la Strada militare Angelini, in posizioni umide ed ombreggiate.

5)      Moehringia verde-glauca (Moehringia glaucovirens); raro endemismo ad areale molto ristretto diviso in due aree ben distinte. Una interessa il cortinese (provincia di Belluno), l’altra interessa buona parte delle Prealpi Bresciane. Si tratta di una pianta ombrofoba che mal tollera la pioggia e le intemperie. Non è un caso se trova rifugio nelle nicchie e nelle fessure alla base delle rocce calcaree verticali. E’ osservabile negli anfratti a lato della Strada militare Angelini nella frazione caratterizzata dalle gallerie.

6)      Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Endemico di un ampio areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali, è facilmente riconoscibile dal più comune Rododendro ferrugineo per l’evidente pelosità che ne riveste le foglie. E’ osservabile nella parte iniziale della Strada militare Angelini.

Entità non endemiche ma rare:

Viola pennata (Viola pinnata); sebbene presente sull’intero arco alpino è una pianta molto rara, a fioritura precoce, spesso difficile da notare per via delle sue ridotte dimensioni. Nell’ambito del Parco Naturale dell’Alto Garda Bresciano è osservabile in buona quantità. Lungo il percorso descritto è osservabile, ad esempio, presso la vetta del Monte Traversole.

Altre piante osservabili:

1)       Dafne odorosa (Daphne cneorum), dai profumatissimi fiori rosati.

     2) Pinguicola alpina (Pinguicula alpina). Una delle poche piante carnivore presenti in Italia; le sue foglie appiccicose sono una trappola per gli    insetti più piccoli; la pianta produce poi enzimi atti a digerire le prede. Lungo il nostro percorso è osservabile nelle rocce a monte della Strada militare Angelini.

3)       Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

4)       Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

5)       Pero corvino (Amelanchier ovalis)

6)       Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus)

7)       Vedovella alpina (Globularia cordifolia)

8)       Rosa di Natale (Helleborus niger)

9)       Erica carnea (Erica carnea)

10)   Potentilla caulescente (Potentilla caulescens)

11)   Uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) molto abbondante nelle rocce a monte della Strada militare Angelini.

12)   Ranuncolo erba-tora (Ranunculus thora)

13)   Vedovella alpina (Globularia nudicaulis)

14)   Cicerchia primaticcia (Lathyrus vernus)

15)   Croco (Crocus vernus)

16)   Ciclamino delle Alpi (Cyclamen purpurascens)

17)   Dente di cane (Erithronium dens-canis)

18)   Primula (Primula vulgaris)

19)   Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

20)   Dentaria pinnata (Cardamine heptaphylla)

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