Corno Bianco di Pennes

CORNO BIANCO DI PENNES (CORNO BIANCO DI SARENTINO / WEIßHORN - m 2705)

Le Alpi Sarentine sono montagne appartate, prive sia di formazioni glaciali che delle grandiose pareti che contraddistinguono le non lontane Dolomiti. Nonostante ciò offrono ugualmente un buon numero di elevazioni alla portata degli escursionisti in un contesto, con poche eccezioni, piuttosto selvaggio e solitario. La descrizione che segue presenta l’ascensione al Corno Bianco noto come il “Cervino” delle Alpi Sarentine, evidentemente per la forma elegante e slanciata della cuspide sommitale, specie se osservata dal Passo di Pennes. La via di salita si sviluppa lungo il tratto sommitale sul versante sudoccidentale della montagna evitando i pendii più impervi e strapiombanti; nonostante ciò il terreno ripido ed instabile è ugualmente affrontato con una breve via ferrata adatta ad escursionisti esperti e privi di vertigini. Un’annotazione sulle condizioni meteorologiche: nonostante gli inevitabili temporali estivi le Alpi Sarentine sono arretrate a sud rispetto al crinale principale per cui offrono condizioni meteorologiche in genere più stabili rispetto al settore di confine tra Austria e Italia. Tra i pregi dell’escursione occorre inoltre rilevare lo scarso dislivello in virtù dell’elevato punto di partenza dato dal valico stradale del Passo di Pennes. 

L’escursione in breve:

Passo di Pennes (Penser Joch - m 2211) - Penser Joch See (m 2190) - Steinwandseen (m 2320) - Giogo delle Frane (Gerölljoch - m 2557) - Corno Bianco di Pennes (Corno Bianco di Sarentino / Weißhorn - m 2705)

Dati tecnici:

Partenza dal Passo di Pennes (m 2211): Difficoltà: EEA (Vai alla scala delle difficoltà). E sino al Giogo delle Frane, EEA nel tratto successivo con breve frazione esposta attrezzata con funi metalliche fisse. Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 515. Acqua sul percorso: assente

Accesso alla partenza:

Il Passo di Pennes è facilmente accessibile da Bolzano: si risale l’intera Val Sarentina con la SS 508 sino al rifugio con ampio parcheggio in coincidenza del valico. Chi proviene da nord raggiungerà Vipiteno per poi guadagnare il passo con la statale prima indicata.

Descrizione del percorso:

La prima frazione di sentiero appare molto comoda e priva di grossi dislivelli. La segnaletica indicante il “Corno Bianco” segnala infatti l’evidente traccia segnata che si articola pianeggiante tra prati aridi ed affioramenti sassosi. Il Corno Bianco appare di fronte a noi, ancora piuttosto distante, ma inconfondibile grazie alla sua elegante piramide sommitale. Aggiriamo il modesto rilievo prativo del Ganskragen quindi volgiamo a destra calando in breve alla conca erbosa che accoglie il piccolo lago di Pennes (Penser Joch See – m 2190 – ore 0,15 dalla partenza – punto più basso dell’escursione). Proseguiamo oltre lo specchio d’acqua in debole risalita tra pietraie ed esigua vegetazione. L’ambiente appare ampio e solitario permettendo d’osservare a distanza il proseguo del sentiero. Il percorso, lineare e privo di notevoli cambi di pendenza, permette di coprire in breve tempo lunghi tratti; le poche frazioni appena più impegnative si limitano a brevi traversi su instabili pietraie mentre appaiono prevalenti i tratti su facile fondo scavato nel manto erboso. Un’ampia sella prativa interrompe la monotonia del tracciato: appena a monte d’essa si apre un varco verso nordest che concede una magnifica visione delle lontane vette cinte dai ghiacci delle Alpi Aurine.

In vista dell’affusolata piramide del Corno Bianco risaliamo un breve pendio un po’ più ripido passando a destra di una malconcia recinzione. Il tracciato traversa poi in costa permanendo poche decine di metri al di sotto del crinale che ci sovrasta sulla destra. Assecondiamo un ampio vallone con scorcio a sinistra sulla sottostante Valle di Pennes. Subito oltre superiamo un tratto leggermente più impegnativo: il pendio appare infatti molto più ripido, ma l’ampiezza del sentiero esclude grosse difficoltà che si limitano ancora una volta a qualche balza pietrosa e a qualche breve passaggio un po’ più esposto sul costone rivolto a sud. In modesta risalita guadagniamo infine il soprastante crinaletto in coincidenza di una marcata sella che concede al panorama di aprirsi verso settentrione. Da rilevare il sentiero che si separa a destra (segnato ma non indicato da cartelli) il quale, ricalcando il facile crinale, condurrebbe sino alla modesta elevazione della Punta Rossa (Röthenspitze). Ignoriamo la deviazione proseguendo su fondo che solca gli ultimi prati per poi passare tra instabili detriti pietrosi. L’itinerario si fa più impervio e selvaggio; osserviamo alla sinistra la conca sassosa che accoglie i due laghetti Steinwandseen. Una breve deviazione segnata permette di calare in qualche minuto sino alla sponda del più grande: magnifiche appaiono le colorazioni del fondale quando il sole spende alto sulla conca.

Ripreso il sentiero principale procediamo in salita che si fa più decisa attraversando un ampio ghiaione detritico. Non è raro, in questo tratto, incontrare qualche nevaio in grado di resistere sino ad estate inoltrata. Procediamo tra macereti d’altitudine e caotici accatastamenti di rocce. Il panorama si estende nei giorni più limpidi verso sudest sino ad osservare la lontana Marmolada e il suo ghiacciaio. Saliamo in direzione della sella compresa tra il Corno Bianco di Pennes a destra e l’isolata cupola rocciosa a sinistra. Accostiamo un grande paretone roccioso di colore curiosamente chiaro. E’ evidente che la denominazione “Corno Bianco” trae origine proprio da queste rocce, decisamente biancastre specie se paragonate con quelle circostanti. Il sentiero traversa diagonalmente il conoide detritico immediatamente alla base di questa caratteristica rupe quindi guadagniamo una conca occupata da alcuni piccoli laghetti originati dalla fusione estiva della neve. Un ultimo sforzo permette di portarsi sul crinaletto in coincidenza del Giogo delle Frane (Gerölljoch - m 2557 – ore 2 dalla partenza) dove la vista si apre grandiosa verso occidente e lungo la frastagliata cresta che si allunga sino all’elevazione del Mudatsch. All’orizzonte meridionale sfilano lontane le cime delle Dolomiti.

Siamo così giunti all’ultima frazione, quella sommitale, che permetterà l’accesso alla vetta, ha quindi termine il sentiero alla portata d’ogni escursionista. Il tratto che segue richiede piede fermo e la percorrenza di una breve via ferrata da superare con cautela usando l’imbragatura per evitare ogni rischio e difficoltà. Il sentiero risale dapprima, sulla sinistra, un instabile pendio di ghiaie e pietre mobili. A monte del ripido scivolo detritico la traccia obliqua verso destra sino all’attacco della frazione attrezzata. Su roccia questa volta solida saliamo ripidamente guidati dalle funi metalliche fisse. L’esposizione è rilevante, in compenso il fondo appare ricco di appigli ed appoggi rendendo la progressione più facile delle apparenze, specie per chi ha dimestichezza nella percorrenza delle ferrate. Il tracciato volge verso sinistra con il fondo che alterna rocce a brevi pianetti erbosi. Le attrezzature hanno momentaneamente termine lasciando spazio ad un settore non assicurato che richiede molta attenzione per l’esposizione a sinistra. Le funi fisse riprendono permettendo di scavalcare con facilità alcuni salti raggiungendo infine il crinale a brevissima distanza dalla cima. L’ultimo tratto vede il sentiero volgere con decisione verso destra rivelandosi per poche decine di metri esposto e non assicurato. Siamo infine alla base del canalino roccioso, questa volta attrezzato, chiave manifesta per portarsi in vetta. La fune metallica guida in questo breve salto anche se appare posizionata in modo non ideale: eventualmente può essere evitata sulla sinistra arrampicando senza via obbligata su roccia ricca d’appoggi con difficoltà intorno al primo grado. Usciamo direttamente in cresta e, spostandoci verso destra, guadagniamo in pochi istanti il punto più alto (m 2705 – ore 2,30 dalla partenza – libro di vetta).

Vastissimo appare nei giorni limpidi il panorama esteso a nord sino alle Alpi di confine e a sudest verso le Dolomiti. A breve distanza notiamo le distese prative presso il Passo di Pennes dove la nostra avventura ha avuto inizio.

N.B E’ doveroso segnalare come negli ultimi anni si sono purtroppo verificati alcuni incidenti nel settore sommitale della montagna in quanto molti sottovalutano la frazione ferrata affrontandola senza la dovuta cautela. La ferrata è, da un punto di vista strettamente tecnico, indubbiamente semplice; l’ambiente appare comunque esposto e d’alta montagna. In presenza di fondo bagnato o di scarsa visibilità è necessaria estrema prudenza particolarmente nelle frazioni esposte ma prive di attrezzature. Consigliamo d’indossare l’imbragatura e soprattutto un caschetto per il forte pericolo di caduta sassi lungo l’intero sviluppo del settore attrezzato.  

Cenni sulla flora:

Di seguito riportiamo una lista parziale relativa alle principali entità floreali osservate in occasione della nostra percorrenza di questo itinerario (mese di agosto).

1)       Senecio biancheggiante (Senecio incanus), inconfondibile per i suoi capolini gialli e le foglie dall’aspetto argentato.

2)       Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum) Ad inizio luglio la fioritura regala una magnifica visione grazie alle migliaia di fiori color porpora.

3)       Genziana bavarese (Gentiana bavarica); fiorisce ad agosto nelle vallette nivali riparate e colpisce per il suo colore blu intenso.

4)       Veronica alpina (Veronica alpina) presente tra le rocce del settore sommitale e caratterizzata da piccoli fiori azzurri a quattro petali.

5)       Primula nana (Primula minima) endemica delle Alpi Orientali.

6)       Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

7)       Sassifraga androsacea (Saxifraga androsacea)

8)       Sassifraga solcata (Saxifraga exarata)

9)       Campanula barbata (Campanula barbata)

10)   Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

11)   Billeri pennato (Cardamine resedifolia);

12)   Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

13)   Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

14)   Margherita alpina (Leucanthemopsis alpina)

15)   Viola gialla (Viola biflora)

16)   Eufrasia minima (Euphrasia minima)

17)   Iberidella alpina (Hornungia alpina)

18)   Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

19)   Borracina verde scura (Sedum atratum)

20)   Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

21)   Sassifraga stellata (Saxifraga stellaris)

22)   Arabetta alpina (Arabis alpina)

23)   Raponzolo orbiculare (Phyteuma orbicularis)

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