Secretondo

SECRETONDO (m 1555)

L’imponente massiccio calcareo del Monte Alben presenta parecchie dorsali e cime secondarie percorse da sentieri segnati d’indiscutibile interesse panoramico. E’ il caso ad esempio del Secretondo: a dispetto della quota contenuta offre un’ascesa in ambiente isolato e selvaggio davvero meritevole. Il senso d’isolamento è accresciuto dall’accesso alla partenza che avviene risalendo la Val Seriana, fin troppo antropizzata nella parte inferiore. Improvvisamente si è proiettati in un sorprendente mondo alpestre lontano anni luce dalla confusione di Bergamo.

Tra i grandi pregi di questa salita occorre sottolineare la possibilità d’eseguirla senza neve già dal mese di aprile. Se il Monte Alben si presenta innevato talvolta sino a tutto maggio, il Secretondo è invece decisamente più basso concedendo agli amanti del trekking estivo una bella avventura a stagione anticipata. La salita al Secretondo offre poi uno dei suoi doni più preziosi proprio a cavallo tra aprile e maggio. Le rocce strapiombanti presso il Bivacco La Plana sono popolate da una rarissima primula endemica in senso stretto della provincia di Bergamo. Il suo nome guarda caso è quello di “Primula del Monte Alben”, davvero un’emblema della zona. Trovate in coda alla descrizione utili indicazioni per osservarla nonché ulteriori informazioni in relazione alla sua rarità.

L’escursione in breve:

Chignolo d'Oneta (m 819) - Bivacco La Plana (m 1280) – innesto sentiero n° 530 - massima quota su sentiero n°530 (m 1560) - Monte Secretondo (m 1555).

Dati tecnici:

Partenza da Chignolo d’Oneta (m 819): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 741. Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza da Bergamo risalendo la lunga Valle Seriana sino al paese di Ponte Nossa dove abbandoniamo la statale per volgere a sinistra con cartelli indicanti Oneta. Manteniamo la provinciale per pochi km, quindi passiamo sulla strada stretta ma asfaltata che si separa a sinistra. Raggiungiamo dapprima la frazione di Riso quindi, dopo una lunga sequenza di stretti tornanti, il minuscolo paesetto di Chignolo d’Oneta. La strada ha termine presso la chiesa del paese dove troviamo un piccolo parcheggio (consigliabile arrivare al mattino presto per trovare un posteggio disponibile).

Descrizione del percorso:

Le indicazioni per il Bivacco La Plana, poste presso la chiesa di Chignolo, indicano in modo inequivocabile lo stradello inizialmente asfaltato ma chiuso al traffico che sale ripidissimo tra le ultime case del paese. La pendenza diminuisce sino a raggiungere tra idilliaci prati la quota m 900. Traversiamo con scarsi dislivelli tra isolate baite in ambiente verde e riposante. Davanti a noi svettano le quinte rocciose del Monte Alben, innevate normalmente sino a primavera avanzata. Caliamo brevemente su fondo ora ghiaioso ma ben battuto sino a guadagnare un pianoro dove una tabella informativa segnala la presenza in zona della bellissima Primula albenensis. L’ampia carrareccia volge decisa verso destra incontrando appena oltre un importante bivio. I cartelli segnalano la nostra mulattiera per il Bivacco La Plana che si separa sulla sinistra abbandonando così lo stradello battuto (segnavia 526) che cala verso un sottostante casolare ben visibile. Procediamo praticamente in piano con alcuni splendidi scorci sulle montagne circostanti. Il tracciato si incunea nel profondo vallone ed un occhio attento riuscirà senz’altro a scorgere, proprio di fronte ma ad una quota nettamente superiore, il Bivacco La Plana posizionato in un piccolo fazzoletto erboso. Possiamo inoltre apprezzare le due facce del Monte Alben, intensamente boscato nei profondi solchi che lo incidono, nudo e roccioso nelle guglie calcaree che ne caratterizzano la sommità che appare impervia ed isolata. Perdiamo quota sino a guadagnare a m 885 il punto più basso della mulattiera.

Ha ora inizio il sentierino stretto che salirà senza sosta sino al bivacco. Il percorso si sviluppa, semplice e ben marcato, nel folto del bosco. La pendenza permane moderata; il paesaggio è, in questo settore, per lo più impedito dalla folta alberatura anche se a tratti possiamo scorgere alcuni spuntoni calcarei che sovrastano il percorso. A circa ore 1,30 dalla partenza il sentiero esce dal bosco raggiungendo il bellissimo terrazzo erboso che accoglie il Bivacco La Plana (m 1280) con a fianco una piazzola d’atterraggio per elicotteri utile in caso d’intervento del soccorso alpino. La definizione “bivacco” è senz’altro inappropriata: si tratta invece di una bella costruzione in muratura, sempre aperta, che offre un eccellente riparo in caso di maltempo e un ottimo punto in cui riposarsi dalla salita. Splendido il panorama, aperto su un vasto settore delle Alpi Orobie. Da notare il sentiero 526A che si stacca proprio dal rifugio verso sinistra: percorrendolo con una digressione che impegna appena per un paio di minuti, traversa sotto un’impressionante parete calcarea. Qui, in primavera, il Monte Alben offre uno dei suoi doni più belli e nascosti: la fioritura della rarissima ed endemica Primula albenensis, inconfondibile per le sue corolle violacee che sembrano letteralmente scaturire dalla roccia viva. Troverete in coda alla descrizione altri particolari in relazione a questa bellissima quanto rara entità che ci raccomandiamo nel modo più assoluto di non raccogliere.

Rientrati al bivacco il nostro percorso prosegue subito a destra della costruzione indicato dai cartelli segnavia, riportandosi immediatamente nel folto. In breve guadagniamo in salita un’ampia spalla dove si apre improvvisa una visione ravvicinata dell’Alben. E’ uno scorcio di particolare imponenza per via delle incombenti pareti calcaree che la montagna rivolge proprio in nostra direzione. Il sentiero obliqua poi verso sinistra rimontando faticosamente uno stretto canale dove la neve di valanga tende talvolta a permanere sino a primavera avanzata. All’ombra della fitta alberatura rimontiamo il pendio sino a raggiungere il soprastante crinaletto dove il nostro sentiero si innesta con il percorso di crinale (segnavia 530). Ignoriamo la prosecuzione a destra per il Bivacco Testa e il Monte Alben da qui raggiungibile con un percorso nel complesso molto lungo e faticoso. Volgiamo invece a sinistra, in ambiente che diviene aperto, con il sentiero che deborda nel versante rivolto verso la Val Vertova. Restiamo appena sotto crinale aggirando agevolmente alcuni risalti rocciosi dello spartiacque. Resta alle nostre spalle la grande mole rocciosa del Monte Alben. In debole salita raggiungiamo, a m 1560, il punto più alto dell’escursione con il panorama che si apre di fronte a noi verso l’inconfondibile cupola rocciosa del Secretondo. Da questa angolazione sembrerebbe impossibile guadagnarne la sommità, invece il sentiero si rivelerà, in modo sorprendente, all’altezza di ogni buon escursionista. Perdiamo quota su tracciato ben scavato nel manto erboso sino a portarci sotto la verticale del punto più alto. Un cartello segnala il punto in cui dobbiamo abbandonare il sentiero per passare sulla traccia che rimonta il pendio alla sinistra. Risaliamo i prati sino alla base delle rocce sommitali; il tracciato aggira a destra il tratto più impervio sino a guadagnare un’esile forcellina esposta dove ci affacciamo sul profondissimo baratro che precipita nell’altro versante. Il sentiero si scosta appena a sinistra del salto raggiungendo in pochi metri la vetta scavalcando facili balze terrose (m 1555 – ore 2,30 dalla partenza). 

La cima del Secretondo non sarà in grado di provocare vertigini agli alpinisti con tutt’altre altezze in testa, eppure, a dispetto della quota contenuta, il panorama appare d’insospettabile vastità e bellezza, specie ad inizio stagione quando la neve ricopre ancora gran parte delle elevazioni circostanti. Ovviamente l’orizzonte nordoccidentale appare del tutto occupato dalla parte centrale del massiccio dell’Alben. Altrove la vista si estende in ogni direzione con in bella vista un ampio settore delle Alpi Orobie. Verso meridione lo sguardo supera la profonda Val Vertova per poi perdersi in direzione della non lontana Pianura Padana. Il rientro avviene a ritroso.

Cenni sulla flora:

Abbiamo accennato nell’introduzione alla presenza della rarissima Primula del Monte Alben (Primula albenensis) lungo il percorso di salita. Si tratta di una bellissima entità endemica scoperta appena nel 1988 proprio sulle pendici del Monte Alben. Nonostante questo si tratta di un fiore tutt’altro che facile da trovare sul monte che le ha dato nome. Nessuno dei sentieri che sale alla vetta dell’Alben ne permette l’osservazione. Solamente nella solitaria ed impervia Valle del Riso e nella vicina Val Gerona si trovano parecchi esemplari troppo spesso in posizioni inaccessibili e distanti dai sentieri segnati. Si tratta infatti di un’entità che predilige le rupi verticali e strapiombanti al riparo dalla luce diretta del sole. Chi vuole fotografare questo bellissimo fiore senza doversi arrampicare e senza troppo cammino si reca solitamente nella non lontana Valle d’Ancogno, dove la pianta è stata ritrovata in parecchie stazioni dopo il 1993. Ancora oggi, l’areale d’estensione della Primula albenensis è limitato alla Val d’Ancogno, al Monte Alben e a pochissime altre stazioni comprese tra queste due aree: davvero una pianta endemica estremamente rara e quindi da proteggere in senso assoluto. La salita al Secretondo offre l’unica possibilità d’osservazione relativamente comoda per chi vuole immortalarne le piante restando nell’area del Monte Alben. Nelle rupi poste nelle immediate vicinanze del Bivacco La Plana sono presenti alcuni tra gli esemplari più belli. Inconfondibile l’infiorescenza grazie ai petali violetti e soprattutto per l’aspetto farinoso sia dei fiori che delle foglie. Ribadiamo la raccomandazione di non prelevare nel modo più assoluto le piante dal loro habitat così selettivo e particolare per quello che certamente è uno dei fiori più belli e spettacolari delle nostre montagne.

Tutta l’area appare molto ricca di piante endemiche. E’ ben noto come l’intero distretto insubrico abbia funzionato, durante le glaciazioni, come isola di rifugio per numerose piante sfuggite alle zone soggette all’azione diretta dei ghiacciai. Non a caso sono le aree prealpine a presentare la massima biodiversità per quanto riguarda la flora e non le zone alpine più interne che furono letteralmente sepolte da uno strato di ghiaccio alto migliaia di metri. Segue una breve lista di piante endemiche osservate in occasione della salita al Secretondo:

1)       Primula lombarda (Primula glauscens). Endemismo delle Prealpi calcaree lombarde inconfondibile per i fiori con petali di colore tra il rosso e il porporino e per le foglie acute e coriacee. E’ presente nel sottobosco del settore iniziale tra la partenza e il Bivacco La Plana.

2)       Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus), pianta endemica del nord-est, dal fiore particolarmente bello e appariscente per la sua splendida colorazione rosata. E’ presente sulle roccette calcaree del settore iniziale tra la partenza e il Bivacco La Plana.

3)       Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum); Endemico di un ampio areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali, è facilmente riconoscibile dal più comune Rododendro ferrugineo per l’evidente pelosità che ne riveste le foglie.

4)       Viola di Duby (Viola dubyana). Endemica del settore compreso tra le Grigne e il Lago di Garda, è presente settore sommitale lungo il tracciato del sentiero 530. Si distingue agevolmente dagli altri tipi di viola per le due caratteristiche macchie scure ai lati della fauce giallo dorata.

5)       Carice del Monte Baldo (Carex baldensis), inconfondibile per la sua curiosa infiorescenza a spiga di colore bianco. E’ un endemismo insubrico con areale esteso dalle Grigne ai Monti Lessini e con una presenza secondaria in Engadina. E’ presente nel sottobosco del settore inziale tra la partenza e il Bivacco La Plana.

Altre piante non endemiche osservate lungo la salita:

1)       Anemone bianca (Anemone nemorosa)

2)       Primula (Primula vulgaris)

3)       Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus)

4)       Vulneraria (Anthyllis vulneraria)

5)       Silene dioica (Silene dioica)

6)       Erba trinità (Hepatica nobilis)

7)       Cicerchia primaticcia (Lathyrus vernus)

8)       Vedovella alpina (Globularia nudicaulis)

9)       Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

10)   Erica carnea (Erica carnea)

11)   Rosa di Natale (Helleborus niger)

12)   Pepe di monte (Daphne mezereum)

13)   Primula orecchia d’orso (Primula auricula)

14)   Genzianella (Gentiana verna)

15)   Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

16)   Croco (Crocus vernus)

17)   Pinguicola alpina (Pinguicola alpina)

18)   Pero corvino (Amelanchier ovalis)

19)   Poligono bistorta (Polygonum bistorta)

20)   Farfaro (Tussilago farfara)

21)   Uva di volpe (Paris quadrifolia)

22)   Carice minore (Carex humilis)

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