Monte Coldai

MONTE COLDAI (m 2403)

Il grandioso gruppo del Monte Civetta, impressionante sia per le dimensioni che per le grandiose pareti rocciose, presenta pochissime vette che non siano appannaggio esclusivo degli alpinisti o dei percorritori di vie ferrate. Una bella eccezione è data dal Monte Coldai, diviso dal Civetta dall’omonima forcella. L’interesse panoramico è notevolissimo grazie alla presenza non solo del Civetta ma anche dal vicino Monte Pelmo. La presenza del piccolo Lago Coldai aggiunge un ulteriore elemento naturalistico di pregio. E’ un’escursione senz’altro consigliabile a tutti nel periodo compreso tra giugno e ottobre con l’unica eccezione degli ultimi 100 metri di salita nei quali si affronta una cengia esposta e un salto roccioso comunque alla portata di un escursionista di media esperienza dotato di piede fermo.

L’escursione in breve:

Palafavera (m 1507) – Malga Pioda (m 1816) – Rifugio A.Sonino al Coldai (m 2135) – Forcella Coldai (m 2191) – Monte Coldai (m 2403) – Forcella Coldai (m 2191) - Lago Coldai (m 2143) – Forcella Ru de Porta (m 2158) – Forcella Coldai (m 2191) – a ritroso sino alla partenza.

Dati tecnici:

Partenza da Palafavera (m 1507): Difficoltà: EE (T sino a Malga Pioda quindi E nella frazione successiva; EE gli ultimi 100 metri di dislivello tra la Forcella Coldai e la cima con l’attraversamento di una cengia esposta e l’ultimo salto prima della vetta con difficoltà di 1° grado) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 896; dislivello reale intorno ai 1000 metri. Acqua sul percorso: una fonte presso una presa artificiale in cemento nel tratto iniziale di strada bianca compreso tra Palafavera e Malga Pioda; la fonte è posta a destra del piano stradale.

Accesso:

Chi utilizza l’autostrada dovrà percorrere interamente la A27 sino al suo termine in località Pian di Vedoia per poi procedere sulla SS 51 d’Alemagna in direzione di Cortina d’Ampezzo. Raggiunto il paese di Longarone si abbandona la statale seguendo a sinistra le indicazioni per Zoldo. La provinciale, ben mantenuta ed asfaltata, risale lentamente la valle superando Forno di Zoldo e Zoldo Alto, località ben note per il loro turismo estivo ed invernale; il paesaggio che si gode dalla strada appare grandioso essendo sovrastati a sinistra dalle eleganti cime culminanti nel Monte Civetta e a destra dal monte Pelmo e dal prospiciente Pelmetto le cui pareti di roccia sono tra le più famose ed impressionanti di tutte le Dolomiti. Superata Pecol Vecchio, ultima frazione di Zoldo Alto si procede ancora brevemente in direzione della Forcella Staulanza che tuttavia non raggiungeremo. Ci fermiamo infatti poco oltre in coincidenza del rifugio e del Camping Palafavera. Lasciamo l’automobile nell’ampio parcheggio a sinistra della strada.

Descrizione del percorso:

A sinistra del piano stradale (m 1507) si separa, chiusa al traffico turistico, una larga carrareccia a fondo naturale. Ne seguiamo il percorso salendo con moderata pendenza tra bosco rado di larice e intersecando alcune piste di sci con i relativi impianti, naturalmente chiusi nel periodo estivo. In coincidenza di un’ampia radura prativa godiamo di una magnifica visione, alle spalle, sull’impressionante struttura rocciosa dei monti Pelmetto e Pelmo mentre alla loro sinistra osserviamo distintamente la Forcella Staulanza dominata dalla mole del Monte Crot; davanti a noi possiamo scorgere, a più riprese, la slanciata sagoma del Monte Civetta.

Il percorso obliqua a sinistra per poi volgere con maggior decisione verso occidente; si tratta di un tracciato che, nella stagione invernale, si trasforma in un’ampia pista per lo sci come si può intuire dalla presenza dei sostegni metallici per sorreggere le reti di protezione al bordo sinistro della strada. Con il lariceto che si dirada sempre più, la vista del Civetta si fa imponente e diviene il motivo dominante di questa prima parte di cammino. Aggirato un modesto dosso si apre ai nostri occhi una magnifica distesa erbosa solcata dal torrente. E’ un verdeggiante pascolo in fondo al quale si erge la Malga Pioda, gestita nella bella stagione e che raggiungiamo senza incontrare alcuna difficoltà (m 1816 – ore 1 dalla partenza). Ha così termine la lunga frazione su strada bianca. Affrontiamo ora la parte più spiccatamente escursionistica dell’ascensione; in coincidenza della malga troviamo infatti, sulla sinistra, il cartello indicante il bel sentiero 556 che sale al Rifugio Coldai.

Saliamo nel prato dominati da alcune belle paretine dolomitiche. La salita permette di dominare dall’alto la bella conca prativa che accoglie Malga Pioda mentre sullo sfondo ricompare l’inconfondibile sagoma del Monte Pelmo. Per una lunga frazione la salita ricalca una bella mulattiera vistosamente artefatta con la possibilità di tagliare a vista alcuni tornanti rimontando il facile pendio. La vista diviene sempre più notevole infatti non restano altro che alcuni larici sempre più isolati per via dell’altitudine. Nello specifico possiamo scorgere alcune delle montagne dell’ampezzano con specifico riferimento al distante Sorapiss e all’Antelao, parzialmente coperti dal più vicino Col de la Puina; più ad occidente notiamo le strapiombanti rocce del Monte Lastoi de Formin e, ancora più distante, il Lagazuoi. I facili tornanti del sentiero conducono ad un magnifico pulpito con grandiosa visione in direzione di Zoldo. Il percorso volge ora, con decisione, verso destra contornando una poderosa e strapiombante parete con un breve tratto piano. Segue la risalita di un canalone delimitato a sinistra da un'altra rupe verticale passando sotto alla teleferica per il rifornimento del soprastante rifugio. Rimontata la frazione più ripida guadagniamo il soprastante pianetto dal quale traversiamo verso destra sino al Rifugio Sonino al Coldai (m 2145 – ore 2 dalla partenza). La posizione della struttura è particolarmente fortunata, siamo infatti di fronte ad alcuni caratteristici e suggestivi torrioni rocciosi indicati sulle carte come “Torrioni delle Ziolere”. Si ripete l’imponente visione del non distante Pelmo e della profonda Val di Zoldo. Il rifugio fornisce un ottimo punto d’appoggio sempre aperto nel periodo estivo. Dall’esterno della struttura possiamo già osservare l’ardito profilo roccioso del Monte Coldai, obiettivo finale della nostra fatica e, più a sinistra, la marcata Forcella Coldai.

La nostra salita procede ora in direzione della suddetta forcella lasciando alle spalle il rifugio e rimontando su evidente traccia segnata. Superata una breve frazione prativa siamo ora al corto pendio detritico che permette l’accesso alla sella. Sono presenti diverse tracce ma conviene seguire quella di sinistra, più comoda e su fondo più stabile. In breve siamo alla Forcella Coldai (m 2191 – ore 0,15 dal Rifugio Sonino – ore 2,15 complessive) dove si apre alla nostra vista la magnifica conca occupata dal Lago Coldai (m 2143). Abbandoniamo il comodo sentiero che cala allo specchio d’acqua per intraprendere la breve ascensione che ci condurrà al culmine del Monte Coldai. Purtroppo non sono presenti cartelli indicatori, ad ogni modo partendo dalla forcella traversiamo senza perdere quota lungo l’evidente traccia che traversa sulla destra. In poche decine di metri raggiungiamo la base di una ripida scarpata che sale, sempre a destra, alternando frazioni detritiche ad affioramenti erbosi. Da rilevare il magnifico panorama alle spalle aperto non solo sul Lago Coldai ma soprattutto sulla grande parete occidentale del Civetta che impressiona per grandezza e verticalità. La risalita del pendio conduce ad un bel piano erboso dove a sorpresa troviamo un’evidente traccia segnata con bolli rossi scavata nel manto prativo. La seguiamo aggirando alla destra il Monte Coldai su tracciato nel complesso semplice e ben segnalato con grandioso paesaggio esteso all’ampezzano grazie all’assenza di alberatura. Un occhio attento riuscirà, nelle giornate serene, ad intravedere le cime delle Tofane e del Monte Cristallo. Il sentiero permette di guadagnare la lunga spalla che dalla cima cala verso oriente con impressionante salto rivolto a settentrione. Il segnavia cambia ora direzione volgendo a sinistra per portarsi sotto la verticale del punto più alto. Su percorso stretto e ripido rimontiamo il pendio di magre zolle erbose sino all’esile pulpito contraddistinto da un ometto di pietre che segna il punto in cui si abbandonano i prati per affrontare il roccioso settore sommitale.

Affrontiamo ora le uniche vere difficoltà dell’intero percorso: rimontiamo in diagonale ascendente la cengia rocciosa che taglia la parete soprastante con buoni appoggi ma non esitando, nei punti più impegnativi, ad usare le mani per avere un migliore equilibrio. La cengia nella parte superiore diviene piuttosto esposta sullo strapiombo a destra richiedendo cautela e piede fermo per via del fondo in parte ghiaioso e quindi instabile. In ultimo si volge a sinistra scavalcando con l’aiuto delle mani una breve paretina rocciosa con difficoltà di 1° grado che immette direttamente al pulpito di vetta (m 2403 – ore 0,45 dal Rifugio Sonino al Coldai – ore 2,45 complessive).

Sensazionale ed insospettabilmente ampio appare il panorama di vetta. Verso occidente notiamo ben evidente la Marmolada e il grande altopiano del Sella con la piramide del Piz Boè; spostandosi con lo sguardo verso meridione si scorgono le lontane Pale di San Martino mentre nelle immediate vicinanze si ripete la straordinaria visione del Civetta a dominare dall’alto il piccolo specchio del Lago Coldai. Volgendo ad oriente la Val di Zoldo e l’immensa struttura del Pelmo occupano un paesaggio tipicamente dolomitico che si estende anche a settentrione con la presenza del Sorapiss, del Monte Cristallo, della Croda da Lago, dei Lastoni di Formin senza trascurare le Tofane e il Lagazuoi. Il rientro avviene a ritroso prestando la massima attenzione all’esposta cengia sommitale. Rientrati alla Forcella Coldai, prima di rientrare a ritroso, si consiglia vivamente la breve digressione a destra che permette in qualche minuto di calare sino alla sponda del magnifico Lago Coldai (m 2143). In breve è possibile portarsi all’altra estremità dello specchio d’acqua in coincidenza della Forcella Ru de Porta (m 2158) dalla quale godiamo di uno splendido scorcio sulla Marmolada e sul Sella. Ci affacciamo inoltre sulla profonda Val Cordevole in fondo alla quale occhieggiano le acque di colore turchese del Lago di Alleghe con l’omonimo centro abitato. Descrivendo un piccolo anello attorno al lago potremo godere delle belle colorazioni delle acque oltre ad una notevole visione d’insieme del Monte Coldai salito in precedenza. Rientrati alla Forcella Coldai ricalchiamo il percorso d’andata per rientrare alla partenza (ore 5,15 complessive).

N.B. Oltre al percorso appena descritto è possibile raggiungere il Monte Coldai senza raggiungere l’omonima forcella. Chi lo desidera può infatti, subito dopo il Rifugio Sonino al Coldai, volgere a destra rimontando un faticoso pendio per lo più erboso sino a trovare il sentierino con bolli rossi al quale abbiamo fatto riferimento nella descrizione soprastante. La salita passando per la Forcella Coldai appare tuttavia meno ripida e nel complesso meno faticosa e quindi più raccomandabile.

Cenni sulla flora:

Molto ricca appare la flora, grazie all’abbondante presenza di specie tipiche dei substrati calcareo-dolomitici. Non mancano alcuni interessanti endemismi. Segue una veloce rassegna delle piante più rappresentative osservate lungo il percorso descritto.

Piante endemiche:

1)      Bonarota comune (Paederota bonarota). Specie rupicola per eccellenza, ama le pareti calcaree dolomitiche verticali. E’ un endemismo del nordest italiano caratterizzato in luglio da belle infiorescenze di colore blu.

2)      Sassifraga delle Dolomiti (Saxifraga squarrosa); endemica delle Alpi sud orientali appare molto simile, nell’aspetto, a Saxifraga caesia. La distinzione tra le due specie non è affatto semplice e non è d’aiuto l’osservazione dei fiori che in pratica sono quasi identici. Un elemento distintivo risiede nelle foglie, incurvate solo all’apice in S.squarrosa, curve e aperte su tutta la lunghezza in S.caesia.

3)      Millefoglio di Clavena (Achillea clavenae). Tipica pianta di praterie, ghiaioni e pendii aridi su substrato calcareo. E’ un endemismo alpino – dinarico con areale esteso in Italia dalla Lombardia al Friuli.

4)      Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Endemico di un ampio areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali, è facilmente riconoscibile dal più comune Rododendro ferrugineo per l’evidente pelosità che ne riveste le foglie.

5)      Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis), subendemica dell’arco alpino, ama le rupi e i pendii a fondo calcareo.

6)      Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus), pianta endemica del nord-est, dal fiore particolarmente bello e appariscente per la sua splendida colorazione rosata. E’ presente in parecchi esemplari nel tratto compreso tra Malga Pioda e il Rifugio Sonino al Coldai.

7)      Primula tirolese (Primula tyrolensis). Raro endemismo dolomitico ad areale piuttosto ristretto. Limita la sua presenza ad alcuni gruppi montuosi trentini, bellunesi, vicentini e friulani. Predilige le fessure delle rupi su calcare o dolomia. L’antesi è piuttosto precoce (giugno). Lungo il percorso descritto è osservabile nelle roccette sommitali di Monte Coldai.

8)      Raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa), senz’altro uno degli endemismi più spettacolari delle Alpi Orientali, con areale esteso dalle Grigne in Lombardia sino al Friuli Venezia Giulia e alla Carinzia. E’ un magnifico ornamento per le rupi calcaree strapiombanti. Lungo il nostro percorso è osservabile in pochissimi esemplari nelle rupi verticali che sovrastano il sentiero di salita nel tratto che precede il Rifugio Sonino al Coldai.

Specie rare con areale non endemico:

1)      Stella alpina (Leontopodium alpinum). La pianta simbolo delle Alpi è presente con sorprendente abbondanza nel tratto sommitale compreso tra la Forcella Coldai e la cima.

2)      Sassifraga incrostata (Saxifraga crustata)

3)      Potentilla lucida (Potentilla nitida). Caratteristica nel suo portamento strisciante, offre alcune tra le fioriture più spettacolari delle Dolomiti.

Altre specie osservate:

1)      Iberidella alpina (Hornungia alpina)

2)      Genziana alata (Gentiana utriculosa)

3)      Potentilla caulescente (Potentilla caulescens). E’ presente in abbondanza nelle rupi verticali che sovrastano il sentiero di salita nel tratto che precede il Rifugio Sonino al Coldai.

4)      Millefoglio dei macereti (Achillea barrelieri Ten. subsp.oxyloba) endemico delle Alpi centro orientali, presenta il fiore più grande fra le piante del genere Achillea.

5)      Primula orecchia d’orso (Primula auricula), dalle inconfondibili foglie farinose.

6)  Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

7)      Spillone alpino (Armeria alpina)

8)      Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

9)      Carlina segnatempo (Carlina acaulis)

10)   Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

11)   Campanula di monte (Campanula scheuchzeri)

12)   Prunella delle Alpi (Prunella grandiflora)

13)   Papavero alpino retico (Papaver alpinum subsp.rhaeticum)

14)   Camedrio alpino (Dryas octopetala)

15) Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

16)   Genziana sfrangiata (Gentianopsis ciliata)

17)   Napello (Aconitum napellus)

18)   Vulneraria montana (Anthyllis montana)

19)   Genziana germanica (Gentiana germanica)

20)   Colchico minore (Colchicum alpinum)

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