Venerocolo (Monte Tre Confini)

 VENEROCOLO (MONTE TRE CONFINI - m 2590)

Non è casuale il nome di questa montagna. L’appellativo “Tre Confini” allude alla curiosa caratteristica della vetta d’essere il punto d’incontro delle provincie di Bergamo, Brescia e Sondrio. Posto all’estremità orientale delle Alpi Orobie, il Monte Tre Confini, noto anche come Venerocolo, gode di un certo isolamento legato all’assenza di un sentiero segnato che ne risalga la cuspide sommitale. Risultato di questo è un ambiente appartato in un contesto d’alta montagna in grado di regalare panorami selvaggi di grande suggestione. La salita è impreziosita dalla presenza dei magnifici Laghi di S.Carlo nelle cui limpidissime acque si specchiano le cime circostanti. Si tratta di soggetti fotografici di notevole bellezza che meritano da soli l’escursione; il proseguo sino in vetta è riservato ad escursionisti con piede fermo sebbene non vi siano tratti d’arrampicata che superino il primo grado di difficoltà. I mesi migliori per la salita sono quelli compresi tra luglio e settembre sfruttando la breve estate alpina quando la neve cede momentaneamente il posto a facili sfasciumi e macereti d’altitudine.

Dati tecnici:

Dal Passo del Vivione (m 1828): Difficoltà: EE (Sino al Passo del Sellerino E; dal Passo del Sellerino alla cima: EE) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale sino al Passo del Sellerino, per lo più assente nel tratto successivo sebbene siano presenti tracce discontinue di passaggio e qualche ometto di pietra. Dislivello assoluto: m 762; dislivello reale superiore (almeno 900 metri complessivi considerando la sola andata). Acqua sul percorso: assente.

Accesso alla partenza:

Si accede alla partenza risalendo la Val Camonica sino a Boario Terme dove troviamo il bivio per la piccola e poco conosciuta Val di Scalve. La provinciale rimonta, in una trentina di chilometri, l’intero solco vallivo in un ambiente selvaggio a tratti molto suggestivo con belle vedute sui gruppi montuosi circostanti tra cui l’imponente Presolana. L’ultimo importante paese, a oltre 1100 metri di quota, è Schilpario; subito oltre la strada si fa tortuosa salendo ripidamente in direzione del Passo del Vivione. Superata la località Cimalbosco la carreggiata diviene particolarmente stretta e occorre molta attenzione nell’incrociare macchine che marciano in direzione opposta. In ultimo la pendenza decresce sino a guadagnare l’ampio Passo del Vivione in coincidenza del quale sorge l’omonimo rifugio (parcheggio presso la struttura).

Descrizione dell’itinerario:

La nostra escursione ha inizio proprio in coincidenza del Passo del Vivione con i cartelli segnaletici che indicano, a sinistra della strada, il sentiero 416. Bordeggiamo un modesto laghetto con annessa torbiera per poi proseguire, su ampia carrareccia, con bel colpo d’occhio a meridione sul non distante Pizzo Camino Camuno. Il percorso asseconda uno stretto valloncello con torrente per poi traversare in breve sino alla Malga Gaffione (m 1867 – ore 0,15 dalla partenza). Ignoriamo il bivio a sinistra per il sentiero 415 tornando invece verso destra con la mulattiera che cede il passo ad un comodo ed innocuo sentiero. Rimontiamo in moderata salita il pendio per lo più prativo mantenendoci sulla destra orografica del valloncello. Siamo in vista della modesta Malga Valbona (m 2009) che raggiungiamo in breve; subito oltre siamo nell’ampio anfiteatro dominato ad occidente dal profilo trapezoidale del Monte Sellerino e a sud dalle pendici prative del Monte Poiat. Il fondo della conca è in parte occupato dal piccolo Lago di Valbona (m 2055 – ore 0,45 dalla partenza) che si raggiunge in pochi minuti con una breve digressione e senza via obbligata.

Il proseguo del sentiero segnato è ben visibile a distanza: la traccia aggira la conca del lago con un ampio semicerchio che permette di dominare dall’alto lo specchio d’acqua dalla colorazione verdastra. Ci innalziamo in moderata pendenza su morbido fondo erboso con scorci verso Pizzo Camino; terminato l’aggiramento della conca del Lago di Valbona il sentiero cambia bruscamente direzione tornando sui suoi passi e guadagnando nel contempo quota. Un breve passaggio di pochi metri in coincidenza di un colatoio è lievemente esposto ma ben attrezzato con catena metallica fissa; si procede oltre senza ulteriori difficoltà. Il sentiero prosegue uniforme con splendidi scorci verso il Monte Poiat e, ancora una volta, sul lontano Pizzo Camino. Il paesaggio appare ampio: notiamo il sentiero tagliare diagonalmente le pendici del Monte Sellerino. Raggiungiamo questo facile traverso con il sentiero che a tratti appare visibilmente artefatto. Si allarga l’orizzonte ad oriente sino ad abbracciare il lontano Adamello al confine tra Lombardia e Trentino. Muoviamo in direzione della stretta insellatura a sud del Monte Sellerino: si tratta del Passo del Gatto (m 2416 – ore 2,15 dalla partenza) caratterizzato dalla curiosa presenza di alcuni aguzzi pinnacoli di roccia scura. Il Passo del Gatto può essere considerato la “porta” ad oriente delle Alpi Orobie; al di là del valico si dischiude ai nostri occhi la visione della parte centrale del gruppo montuoso. Più a sud scorgiamo le pareti dall’aspetto dolomitico della Presolana. Il segnavia perde ora debolmente quota fra vaste pietraie con vegetazione ridotta, per via della quota, ad affioramenti erbosi discontinui. Il sentiero aggira un ampio valloncello per poi volgere a meridione con la Presolana a chiudere l’orizzonte di fronte a noi. Il percorso per un breve tratto si riduce ad un esile cengia con il pendio roccioso a delimitarla sulla destra ma non vi è esposizione tale da costituire un problema. Volgiamo poi verso destra con il tracciato che diviene meno stretto attraversando comode ondulazioni per lo più prative. Compare per la prima volta il Venerocolo, obiettivo della nostra ascensione, che appare come un tozzo cupolone roccioso. Più distante, verso nordovest, notiamo il Monte Demignone. La debole discesa ha termine in coincidenza del primo dei bellissimi Laghi di S.Carlo (m 2294 – ore 2,40 dalla partenza). Si tratta di alcuni piccoli specchi d’acqua limpidissima che costituiscono un magnifico soggetto fotografico. Nei giorni più tersi riflettono il cielo e le cime circostanti in una visione che da sola vale l’intera escursione.

Aggiriamo a destra i piccoli laghi sino al bivio ben evidente grazie ai cartelli segnaletici: abbandoniamo il proseguo sul sentiero 416 in direzione del Passo del Venerocolo per volgere a destra sul segnavia 161. Rimontiamo in ripida salita il pendio per lo più detritico con la possibilità ad inizio stagione d’incontrare alcuni nevai. Il segnavia conduce alla sella posta subito a destra della cresta sudorientale del Venerocolo: siamo al Passo del Sellerino (m 2412 – ore 0,20 dai Laghi di S.Carlo – ore 3 dalla partenza) con panorama che si apre sino alle lontane cime dell’Ortles e dell’Adamello. Ha inoltre termine la frazione segnata del percorso; per raggiungere la vetta dobbiamo infatti rimontare la succitata cresta con percorso libero ed intuitivo. E’ in ogni caso raccomandabile piede fermo e condizioni meteorologiche stabili per quest’ultima breve frazione.

Dapprima l’ampio crinale non pone particolari difficoltà; più in alto la cresta si fa stretta ed impervia con instabili lastroni rocciosi; alcuni rari ometti di pietra fungono da riferimento. Il panorama si estende spettacolarmente ai due versanti con scorcio particolarmente suggestivo sui sottostanti laghetti e sulla distante Presolana. Alle spalle appare in primo piano il Monte Sellerino mentre più lontane appaiono le rocce calcaree del Pizzo Camuno. Nei tratti più impervi non esitiamo ad aiutarci con le mani per mantenere l’equilibrio. Da notare gli scorci sempre più ampi in direzione della Valtellina e dei ghiacciai posti a nordest. Più in alto la traccia di sentiero diviene a tratti più evidente nonostante la mancanza di segnavia; prestando la dovuta attenzione all’instabilità dei massi e all’esposizione comunque contenuta accediamo infine al piccolo pianoro presente in vetta (m 2590 – ore 0,30 dal Passo del Sellerino – ore 3,30 complessive). Spettacolare il panorama di vetta, aperto a 360°, con ben visibili a sud le cime rocciose della Presolana e di Pizzo Camino mentre sotto la nostra verticale occhieggiano i laghetti di San Carlo. Ad occidente osserviamo le principali cime delle Alpi Orobie scorgendo, più distanti, altri pittoreschi laghetti; a settentrione la vista si allarga lontana verso la Valtellina raggiungendo cime in parte coperte da ghiacciai. La discesa avviene a ritroso prestando ancora una volta la debita attenzione al tratto di cresta che scende al Passo del Sellerino. L’escursione impegna complessivamente per circa 6,30 ore fra andata e ritorno.

Cenni sulla flora:

Abbiamo percorso questa bellissima escursione alla fine del mese di luglio rilevando un consistente numero di specie floreali che rallegrano e aggiungono un motivo d’interesse alla salita. Elechiamo le principali indicando la frazione nella quale ne risulta più facile l’osservazione.

Tra la partenza (Passo del Vivione) e il Lago di Valbona:

1)       Semprevivo di Wulfen (Sempervivum wulfenii); endemico alpico dalle Alpi Pennine alla Stiria, è una delle piante più notevoli rilevabili nella percorrenza di questo itinerario. L’antesi si ha tra luglio e agosto quando si schiudono numerosi fiori giallo oro slargati a stella. Nonostante l’ampio areale resta una pianta rara ed endemica che non deve essere raccolta. I primi esemplari si trovano subito oltre la Malga Gaffione; altri sono rilevabili nei prati del successivo tratto sino grosso modo alla Malga Valbona.

2)       Poligono bistorta (Polygonum bistorta).

3)       Poligono viviparo (Polyonum viviparum).

4)       Cariofillata montana (Geum montanum).

5)       Campanula barbata (Campanula barbata).

6)       Sassifraga stellata (Saxifraga stellaris), lungo i bordi del torrente emissario del Lago di Valbona.

7)       Erba unta comune (Pinguicola vulgaris); una delle poche piante carmivore d’Italia, in grado di catturare piccoli insetti con le foglie in quanto ricoperte di uno strato viscoso.

8)       Genziana punteggiata (Gentiana punctata).

9)       Arnica (Arnica montana).

10)   Campanula dei ghiaioni (Campanula cochleariifolia).

11)   Crepide dorata (Crepis aurea).

12)   Mirtillo (Vaccinum myrtillus).

13)   Semprevivo maggiore (Sempervivum tectorum).

Tra il Lago di Valbona e il Passo del Gatto:

1)       Erba cipollina (Allium schoenoprasum).

2)       Astranzia minore (Astrantia minor).

3)       Orchide candida (Pseudorchis albida).

4)       Orchide macchiata (Dactylorhiza maculata).

5)       Raponzolo orbiculare (Phyteuma orbiculare).

6)       Camedrio (Dryas octopetala).

7)       Rododendro ferrugineo (Rhododendron ferrugineum).

8)       Veratro comune (Veratrum album).

9)       Cavolaccio alpino (Adenostyles allariae).

10)   Tossillaggine alpina (Homogyne alpina).

11)   Bupleuro stellato (Bupleurum stellatum), endemico delle Alpi e della Corsica.

Tra il Passo del Gatto e il Passo Sellerino:

1)       Genziana nivale (Gentiana nivalis).

2)       Genzianella a foglie corte (Gentiana brachyphylla).

3)       Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata).

4)       Sassifraga muschiata (Saxifraga moschata).

5)       Senecio biancheggiante (Senecio incanus), endemico alpico con poche stazioni disgiunte sull’Appenino Tosco Emiliano.

6)       Linaiola d’alpe (Linaria alpina).

7)       Pedicolare zolfina (Pediculars tuberosa).

8)       Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum).

9)       Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolia). Endemismo delle Alpi caratterizzato da grappoli di colore violaceo.

10)   Rodiola rosea (Rodiola rosea)

Dal Passo Sellerino alla cima:

1)       Astro alpino (Aster alpinus).

2)       Stella alpina (Leontopodium alpinum).

3)       Androsace alpina (Androsace alpina). Endemismo alpico nel complesso raro.

4)       Ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris)

5)       Eritrichio nano (Eritrichium nanum). Pianta endemica delle Alpi, dal Piemonte al Friuli con portamento prostrato e splendidi fiori di colore celeste.

6)       Semprevivo montano (Sempervivum montanum).

7)       Minuartia sedoide (Minuartia sedoides).

8)       Potentilla lucida (Potentilla nitida).

9)       Primula di Val Daone (Primula daonensis). Endemismo dei gruppi montuosi Adamello, Ortles e Cevedale.

10)   Pedicolare di Kerner (Pedicularis kerneri Dalla Torre)

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