Zevola

MONTE ZEVOLA  (ZEVOLA ALTA - m 1983)

Le cosiddette “Piccole Dolomiti Vicentine” offrono visioni e paesaggi alpestri a poca distanza dalla pianura; nonostante la quota contenuta sono ben note per le loro grandiose pareti e le ardite guglie calcaree. La massima quota è raggiunta dalla Cima Carega e non mancano numerose altre elevazioni che varcano i 2000 metri di quota. Più in disparte appare il piccolo sottogruppo delle Tre Croci posizionato a sudest rispetto al settore principale della catena, ma non per questo meno bello ed interessante. La massima quota del sottogruppo delle Tre Croci è raggiunta dal Monte Zevola, verticale e strapiombante in direzione di Recoaro Terme, molto più dolce e prativo verso occidente dove si articola il facile e comodo sentiero di salita. La descrizione che segue contempla uno splendido itinerario ad anello che comprende la salita alla cima risultando alla portata di ogni buon escursionista. Il percorso, facile e non troppo lungo, può eventualmente essere allungato dagli instancabili aggiungendo altre cime nel circondario come il Monte Plische o il Monte Terrazzo. La zona è interessata da un consistente innevamento fino a parte del mese di maggio; in particolare il settore sommitale compreso tra il Passo Tre Croci e il Passo della Zevola può risultare molto difficoltoso quando la neve trasforma il sentiero in un ripidissimo pendio ghiacciato. Chi desidera effettuare l’escursione anticipatamente potrà comunque raccogliere utili informazioni sulla sua percorrenza telefonando preventivamente al Rifugio Battisti.

L’escursione in breve:

Rifugio Battisti (m 1265) – Passo delle Tre Croci o della Lora (m 1716) – Passo della Zevola (m 1820) – Bocchetta della Zevola (m 1965) – Zevola Bassa (m 1976) – Monte Zevola (m 1983) – Passo della Zevola (m 1820) – Malga Fraselle di Sopra (m 1630) – Passo Ristele (m 1641) – sentiero 121 – Colle della Gazza (m 1282) – Rifugio Battisti (m 1265)

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio Battisti (m 1265): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale. Dislivello assoluto: m 753. Acqua sul percorso: assente.

Accesso:

L’uscita autostradale più adatta per raggiungere la partenza è quella di Montecchio Maggiore, posizionata sull’A4 subito a ovest di Vicenza. Si segue quindi la SP 246 transitando per Valdagno e raggiungendo, in circa 33 km dall’uscita dell’autostrada, il paese di Recoaro Terme. Dal paese volgiamo a sinistra su stretta e ripida strada di montagna comunque asfaltata ed in buone condizioni che conduce in circa 12 km al Rifugio Battisti. La strada ha termine in coincidenza della struttura; sono presenti numerosi spazi per parcheggiare.

Descrizione del percorso:

Sin dalla partenza presso il Rifugio Battisti (m 1265) il paesaggio è molto meritevole. Siamo al cospetto del lungo costone roccioso dei monti Zevola, Tre Croci e Plische. I verdeggianti prati presso il rifugio creano un bel contrasto con le alte rupi calcaree soprastanti. L’ascensione ha inizio immediatamente a fianco del rifugio: i cartelli indicano il segnavia n° 110 che sale in direzione del Passo della Lora. La sella è facilmente riconoscibile in quanto è il punto più basso del soprastante bastione roccioso.

La mulattiera si sviluppa ampia e comoda, adatta ad ogni escursionista grazie alla pendenza moderata. Una lunga serie di tornanti permette in effetti di salire senza eccessiva fatica lungo l’ampio canalone discendente dal passo. Anche in presenza di nevai residui non si hanno eccessive difficoltà, specialmente in presenza di una buona traccia. Procediamo alternando frazioni nella fitta mugheta con altre scoperte, su fondo per lo più detritico. Possiamo notare, sulla destra, la caratteristica struttura dall’aspetto dolomitico del Monte Obante. Nel proseguo il percorso devia decisamente verso la sinistra del vallone sino a portarsi a poche decine di metri dalla base delle soprastanti pareti calcaree. Contorniamo a distanza le strapiombanti rupi del Sasso Molesse quindi obliquiamo decisamente, questa volta verso destra con, davanti a noi, le pendici sudorientali del Plische.

Ignoriamo la deviazione a destra che condurrebbe, con il segnavia 111, alla Porta di Campobrun e quindi al Rifugio Scalorbi. Di nuovo tra i mughi ci spostiamo a sinistra sino a portarci sotto la verticale del Passo della Lora. L’ultima frazione è la più ripida della salita e permette l’accesso alla forcella, nota anche come Passo delle Tre Croci, dove finalmente possiamo affacciarci sul versante della Val d’Illasi (m 1716 – ore 1,15 dalla partenza). A distanza notiamo per la prima volta i verdeggianti monti Lessini. Siamo ad un importante crocevia: sulla destra si sviluppa il sentiero G02 in direzione del Passo Plische e del Rifugio Scalorbi mentre davanti a noi si cala in Val d’Illasi con il percorso G10 che permette di scendere al Rifugio Alpino Revolto. Nel nostro caso muoviamo sulla mulattiera che sale a sinistra, in moderata pendenza, verso il Passo Zevola.

Il sentiero appare ampio e a tratti visibilmente artefatto. Si sviluppa poco a destra del crinale con la possibilità, in un paio di punti, d’eseguire una rapida digressione per avvicinarsi al profondissimo salto che precipita in direzione del Rifugio Battisti rimanendo impressionati dagli strapiombi e dalle slanciate guglie dolomitiche che caratterizzano l’ambiente. Alle spalle possiamo notare il profilo del Monte Plische osservandone i due versanti: moderato e fittamente rivestito di mughi quello occidentale, detritico e caratterizzato da alcuni salti rocciosi quello orientale. Subito a destra del Monte Plische notiamo, sullo sfondo, il tozzo profilo dell’Obante. Proseguiamo traversando tra prati e pino mugo sul versante occidentale della Cima Tre Croci con interessanti scorci sulla sottostante strada che unisce il Rifugio Alpino Revolto con il Passo Pertica. Risulta invisibile Cima Carega, massa elevazione della zona, in quanto coperta per un lungo tratto dalla sagoma del Monte Plische. Facile e ben marcato il percorso ascende sino ad attraversare un settore nel quale la vegetazione lascia spazio a detriti smossi in precario equilibrio lungo il pendio. L’ampiezza del percorso esclude qualunque difficoltà e concede il rapido accesso all’ampio Passo Zevola (m 1820 – ore 0,30 dal Passo della Lora – ore 1,45 complessive) dal quale osserviamo per la prima volta Cima Carega, punto culminante delle Piccole Dolomiti.

I cartelli segnaletici indicano l’evidente digressione che permette, sulla sinistra, di salire in vetta al Monte Zevola. Il pendio appare erboso e benevolo, specie dopo essere stati dominati nel tratto precedente, tra il Passo della Lora e il Passo Zevola, da pendii ripidi ed instabili certamente poco invitanti. Seguiamo il sentierino non segnato ma ben evidente che risale tra i verdeggianti prati sommitali. La pendenza resta moderata e l’ambiente particolarmente ampio grazie alla quota e all’assenza d’alberatura. In veloce salita guadagniamo il crinaletto soprastante in coincidenza della marcata Bocchetta Zevola (m 1965) dove d’improvviso ci affacciamo nel ripidissimo Vajo dell’Acqua, impressionante canalone che precipita verso oriente. A destra il sentierino procede lungo l’esile cresta raggiungendo in un paio di minuti dalla forcella la cosiddetta Zevola Bassa (m 1976 – ore 0,20 dal Passo Zevola), tradizionalmente il punto preferito dagli escursionisti dal quale si gode di un ampio panorama aperto verso settentrione sulla parte principale delle Piccole Dolomiti compresa la sommità di Cima Carega, Cima Mosca e Monte Obante. Verso sud la vista si estende nei giorni limpidi fino alla non lontana Pianura Veneta. Da notare come la Zevola Bassa sia solo un’anticima; per guadagnare la vetta del Monte Zevola si torna in 2 minuti alla Bocchetta Zevola per procedere in direzione opposta. Si risale verso nord su facili prati sino a guadagnare in pochi minuti la cima vera e propria (m 1983). L’escursione procede rientrando a ritroso sino al Passo Zevola: passiamo nuovamente per la Bocchetta Zevola rientrando al passo lungo il facile sentierino nel prato. Conclusa la digressione per raggiungere il Monte Zevola proseguiamo con il percorso ad anello: i cartelli segnaletici indicano la giusta direzione per il Passo Ristele seguendo il sentiero 202.

Su facile mulattiera aggiriamo a destra una bella conca erbosa dominata dalle pendici meridionali dello Zevola. Al successivo bivio (m 1799), sempre perfettamente segnalato dai cartelli, ignoriamo la deviazione a destra per Monte Terrazzo mantenendo il segnavia 202 in direzione di Passo Ristele e Passo della Scagina. La mulattiera si sviluppa, semplice e riposante, su percorso in debolissima discesa. A tratti visibilmente artefatto, il percorso traversa pendii caratterizzati dalla presenza di una fitta mugheta alternata ad ampi prati d’altitudine. Dominiamo l’ampio vallone erboso dominato sull’altro versante dal Monte Gramolon. A breve distanza dalla Malga Fraselle di Sopra raggiungiamo un importante bivio: abbandoniamo il proseguo del sentiero 202 in direzione del Passo della Scagina per volgere a sinistra risalendo in un paio di minuti allo stretto Passo Ristele (m 1641 – ore 0,45 da Passo Zevola - circa ore 3 dalla partenza). Siamo sul crinale della Cresta delle Tre Croci e torniamo ad affacciarci sul versante del Rifugio Battisti.

Il sentiero cala ora in questa direzione discendendo l’angusto vajo racchiuso tra due impressionanti pareti calcaree. Indicato in molte cartine come percorso difficile altro non è, invece, che un ardito sentierino ben ricavato su un fondo altrimenti ripidissimo. Una lunga sequenza di tornantini permette di perdere rapidamente quota con la difficoltà che si limita a qualche innocua balza su fondo detritico o roccioso. L’ambiente appare molto suggestivo con il sentiero che si sviluppa tra ardite guglie e pinnacoli calcarei. A cavallo tra i mesi di maggio e giugno, nelle paretine a destra, un occhio attento noterà la rarissima ed endemica Primula di Recoaro (Primula recubariensis) dalle inconfondibili corolle violette che sembrano, come in un prodigio, scaturire dalla nuda roccia spesso in posizioni strapiombanti. Rimandiamo in coda alla descrizione per ulteriori particolari in merito. Sulla sinistra osserviamo a distanza la lunga strada che da sale da Recoaro arrivando a scorgere il Rifugio Battisti. Nel tratto inferiore il canalone si allarga e il sentiero diviene meno ripido con la vista che si estende a sud sulle quinte rocciose del lungo crinale delle Tre Croci mentre ad oriente osserviamo le ridenti montagne negli immediati dintorni di Recoaro Terme. In ultimo siamo nella faggeta e confluiamo nell’ampio sentiero 120. Volgiamo a sinistra traversando in debole pendenza verso settentrione rientrando comodamente al Rifugio Battisti e al parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto (ore 4 complessive).

Cenni sulla flora:

La presenza, vicino al sentiero di salita, della rarissima Primula di Recoaro (Primula recubariensis) richiede un capitolo approfondito che senz’altro entusiasmerà gli amanti della flora. Si tratta di una pianta straordinaria in quanto endemica in senso stretto del Gruppo Carega e della Catena delle Tre Croci. L’areale di distribuzione, da nord verso sud, raggiunge appena 7 km di lunghezza (dal Boale dei Fondi a nord al Passo della Porta a sud) all’interno dei quali la specie si presenta solamente su rupi dolomitiche strapiombanti rivolte verso nord, in anfratti freddi ed ombrosi. E’ in assoluto la primula che presenta l’areale più stretto tra quelle conosciute in Italia. L’itinerario appena descritto ne permette l’osservazione in almeno quattro differenti posizioni delle quali una non richiede di doversi arrampicare su rupi pericolose. Si tratta della stazione osservabile in discesa dal Passo Ristele: si bordeggiano guglie e pareti verticali nelle quali sono insediate diverse piante in fioritura normalmente tra metà maggio e inizio giugno. Alcuni esemplari sono a meno di un paio di metri dal sentiero permettendo anche al profano la loro comoda osservazione. Altri esemplari, questa volta in posizione inaccessibile sono visibili “a distanza” dalla vetta della Zevola Bassa. Dalla cima ricadono verso oriente strapiombanti rupi nelle quali noterete nella giusta stagione diverse corolle violette della pianta in oggetto. Parecchi esemplari sono rilevabili effettuando una deviazione nel sentiero di salita che dal Rifugio Battisti conduce al Passo della Lora. Circa 50 – 100 metri sotto al valico abbiamo abbandonato il segnavia traversando liberamente verso sinistra sino a raggiungere la base delle strapiombanti pareti del Sasso Molesse. Il passaggio avviene su pendii instabili e molto ripidi che richiedono piede fermo e molta attenzione. Raggiunta la parete, potrete osservare i fiori sporgere dalle rocce, spesso in posizioni inaccessibili.

Concludiamo accennando ad alcuni esemplari isolati rilevati addirittura sul sentiero che sale al Passo della Lora (masso a destra del percorso) oltre ad un isolato esemplare che abbiamo fotografato tra il Passo della Lora e il Passo Zevola in una rupe subito a sinistra del percorso. Da notare che, nonostante la sua estrema rarità, il riconoscimento di Primula recubariensis non è difficile: presenta infatti fiori di colore tra il lilla e il violetto a renderla del tutto inconfondibile. La zona è ricchissima di Primula meravigliosa (Primula spectabilis), ma quest’ultima presenta corolle rosse e foglie lucide. Diverso è inoltre l’habitat; Primula spectabilis cresce su macereti, prati e talvolta su roccia mentre Primula recubariensis si trova solamente in anfratti e pareti strapiombanti, dove la vita pare preclusa a molte altre specie floreali. Primula recubariensis è davvero un emblema della flora locale, una primula unica al mondo che anno dopo anno colora le rupi verticali del Gruppo Carega e Tre Croci. Quando la osserverete, cosa che vi auguriamo vivamente, non dimenticatevi che siete di fronte ad un autentico miracolo della natura. Non cadete nella superficialità che porta molti, stupidamente, a raccogliere un fiore di montagna solo per vederlo sfiorire in poche ore mettendo per giunta a repentaglio la sopravvivenza della specie. Primula recubariensis fiorisce da secoli negli anfratti più riparati sfidando vento e gelo: è giusto che continui a vivere nella sua “casa”: gli angoli più remoti delle montagne di Recoaro dove le auguriamo di continuare a fiorire rallegrando l’animo dei ricercatori che sapranno pazientemente trovarla.

Primula recubariensis e Primula spectabilis non sono le uniche meraviglie osservabili nella salita allo Zevola. Tra le primulaceae è bene ricordare la presenza della Primula orecchia d’orso (Primula auricula) nelle stesse rocce che ospitano la Primula di Recoaro. Tra le rarità è importante segnalare la Sassifraga di Burser (Saxifraga burserana), un’altra entità endemica piuttosto rara con areale che interessa essenzialmente il nordest. E’ una pianta classica anche in questo caso delle rupi calcaree caratterizzata, al pari di Primula recubariensis, da una fioritura piuttosto anticipata. Abbiamo trovato diversi pulvini fioriti della sassifraga in oggetto nelle immediate vicinanze del Passo della Lora, spostandosi verso la Cima Tre Croci, seguendo nello specifico l’orlo del salto precipite verso il Rifugio Battisti. Anche Saxifraga burserana ama le pareti inaccessibili dove forma splendidi gruppi di fiori bianchi. Concludendo la carrellata degli endemismi ricordiamo la presenza del Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus) dai bellissimi fiori rosati e il Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum) entrambi con areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali.

Tra le altre piante osservate ricordiamo:

1) Bonarota comune (Paederota bonarota); endemica dell’Italia nord-orientale, è pianta rupicola per eccellenza e predilige le rupi strapiombanti

 

2) Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis), subendemica dell’arco alpino, ama le rupi e i pendii a fondo calcareo.

 

3)  Acetosella (Oxalis acetosella)

 

4) Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

 

5) Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

 

6) Croco (Crocus vernus)

 

7) Bugola (Ajuga reptans)

 

8) Bugola piramidale (Ajuga pyramidalis)

 

9) Cicerchia primaticcia (Lathyrus vernus)

 

10) Viola gialla (Viola biflora)

 

11) Valeriana trifogliata (Valeriana tripteris)

 

12) Genzianella (Gentiana verna)

 

13) Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

 

14) Erica carnea (Erica carnea)

 

15) Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

 

16) Sassifraga verde azzurra (Saxifraga caesia)

 

17) Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

 

18) Arabetta alpina (Arabis alpina)

 

19) Clematide alpina (Clematis alpina)

 

20) Pinguicola alpina (Pinguicola alpina)

 

21) Botton d’oro (Trollius europaeus)

 

22) Pigamo colombino (Thalictrum aquilegifolium)

 

23) Ranuncolo erba-tora (Ranunculus thora)

 

24) Cariofillata dei rivi (Geum rivale)

 

25) Mughetto (Convallaria majalis)

 

26) Scrofularia comune (Scrophularia canina)

 

27) Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides)

 

28) Sassifraga aranciata (Saxifraga mutata)

 

29) Anemone trifogliata (Anemone trifolia)

 

30) Arabetta stellata (Arabils bellidifolia)

31) Soldanella alpina (Soldanella alpina)

32) Soldanella del calcare (Soldanella minima)

33) Camedrio alpino (Dryas octopetala)

34) Vedovella alpina (Globularia nudicaulis)

35) Erba trinità (Hepatica nobilis)

36) Draba gialla (Draba aizoides)

37) Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

38) Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus)

39) Croco (Crocus vernus)

40) Pinguicola alpina (Pinguicola alpina)

41) Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

42) Farfaro (Tussilago farfara)

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