Carone - Cima di Vil

MONTE CARONE (m 1621)

CIMA DI VIL (m 1585)

Il monte Carone è una montagna massiccia e ben nota che offre parecchie vie di salita per lo più alla portata di ogni escursionista. L’ascensione più spettacolare ed interessante è tuttavia quella che avviene sul versante meridionale della montagna sfruttando il sentiero Tosi Agostino. Attrezzata con funi metalliche fisse e con gradini artificiali ricavati nella roccia, è una via che sfrutta l’unico punto debole che la montagna presenta verso sud: si tratta di uno stretto e alto camino che ne incide le strapiombanti rocce sommitali permettendo l’accesso alla vetta con difficoltà comunque alla portata di un escursionista esperto dotato di piede fermo. Qualche tratto, per altro ben assicurato, si presenta un po’ esposto ma non vi sono passaggi d’arrampicata. Nel periodo compreso tra maggio e novembre, con fondo asciutto, si tratta di una salita appagante con un panorama di vetta notevolissimo, aperto su gran parte del Lago di Garda e sulle montagne circostanti. La Cima di Vil è invece un’elevazione secondaria posta subito a nord del Monte Carone. In generale risulta poco nota e pochissimo frequentata non essendovi un sentiero segnato che ne tocca la sommità. Si raggiunge la cima partendo dalla vetta del Carone per tracce in stato di abbandono e vecchie trincee. Chi non ha esperienza nel muoversi su terreno non segnato potrà limitarsi alla salita del Monte Carone. Nel complesso si tratta di un itinerario con un dislivello non troppo forte grazie alla possibilità di salire in automobile sino alle vicinanze del Passo di Nota. L’itinerario, così come descritto, permette di descrivere un piccolo anello scendendo alla base del Carone con un sentiero decisamente più facile rispetto alla salita ma altrettanto panoramico con grandiosa vista in direzione del Monte Baldo.

L’escursione in breve:

Rifugio degli Alpini (m 1208) – Passo Nota (m 1206) – Passo Bestana (m 1270) – bivio per Cima Traversole (m 1243) – Casa della Lepre – Bocca dei Fortini (m 1243) – Casa Carlotta – Sentiero Tosi Agostino – Monte Carone (m 1621) – Cima di Vil (m 1585) – Monte Carone (m 1621) – Bocchetta Mois (m 1343) – sentiero 105 – Baita Segala (m 1268) – Casa Carlotta – a ritroso sino alla partenza

Dati tecnici:

Partenza dal Rifugio degli Alpini (m 1208): Difficoltà: complessivamente EE (T sino all’innesto con il sentiero Tosi Agostino; EE nel tratto successivo fino alla cima del Monte Carone con tratto attrezzato esposto; EE per l’assenza di una traccia chiara tra il Monte Carone e la Cima di Vil; E dalla vetta del Carone sino a rientrare sulla forestale presso la Baita Segala; T il rientro dalla Baita Segala alla partenza) (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale tranne nel tratto compreso tra il Monte Carone e la Cima di Vil dove l’orientamento richiede esperienza e attenzione. Dislivello assoluto: m 415. Acqua sul percorso: assente

Accesso:

L’escursione ha inizio in coincidenza del Rifugio degli Alpini a breve distanza dal Passo Nota che si raggiunge su strada stretta ma asfaltata che sale dal paese di Vesio. Chi proviene da nord accede alla partenza da Limone sul Garda. Si abbandona la SS 45 bis “Gardesana Occidentale” volgendo sulla SP 115 in direzione di Tremosine. Si superano una serie di piccole frazioni: Bassanega, Ustecchio, Voltino e infine Vesio. Arrivando da sud si segue la Gardesana Occidentale superando Salò, Gardone Riviera, Toscolano Maderno, Gargnano e Campione sul Garda. Un paio di km dopo il bivio per Campione si raggiunge la deviazione, a sinistra, per Pieve di Tremosine. La strada risale spettacolarmente la stretta Forra di Brasa sino all’altopiano ove è posto il paese di Pieve. Volgiamo a destra con la provinciale che da Pieve raggiunge senza difficoltà la frazione di Vesio. Sia che si provenga da nord o da sud, una volta raggiunto il paese di Vesio si seguono le indicazioni per Passo Nota risalendo la valle di Bondo. La strada è stretta ma asfaltata e ben tenuta. Con una lunga serie di tornanti si guadagna quota sino a raggiungere il termine del tratto aperto al traffico. Ignoriamo il proseguo proibito ai mezzi motorizzati per il Passo di Tremalzo volgendo a destra per soli 200 metri sino al parcheggio presso il Rifugio degli Alpini dove si lascia l’automezzo.

Descrizione del percorso:

Lasciata l’automobile presso il Rifugio degli Alpini proseguiamo a piedi lungo la sterrata (segnavia 421) tra splendidi prati fioriti guadagnando in qualche minuto l’evidente bivio in coincidenza del Passo di Nota (m 1206). Ignoriamo la forestale che procede in direzione della Val di Ledro volgendo a destra con la sterrata che prende quota aggirando l’estremità del prato. Saliamo tra gli alberi sino alla marcata sella del Passo Bestana (m 1270 – ore 0,15 dalla partenza – cartello con toponimo).

La forestale procede perdendo quota nel versante opposto con pannello escursionistico indicante la Bocca dei Fortini. Osserviamo di fronte a noi la grande sagoma del Monte Carone caratterizzato nella fascia sommitale da alcuni affioramenti rocciosi. Dopo una breve discesa affrontiamo un lungo tratto in facile saliscendi con il percorso che si sviluppa prevalentemente nel bosco. Ignoriamo poco oltre la deviazione a destra, segnalata dal cartello (m 1243), per il Monte Traversole. La sterrata procede aggirando alla base alcune rupi calcaree. La vegetazione si dirada permettendo magnifici scorci in direzione del Monte Baldo con in evidenza la Colma di Malcesine e la vetta del Monte Altissimo di Nago. Osserviamo un piccolo tratto del Lago di Garda nonché il paese di Malcesine posto sulla sponda veronese.

La sterrata volge verso nordest rasentando la Casa della Lepre in pratica senza affrontare alcun dislivello. Da rilevare la visione della Punta di Mois, nettamente più bassa del Monte Carone ma comunque molto evidente per via del suo profilo roccioso e appuntito proteso verso meridione. Alternando ancora una volta scorci sul Lago di Garda e tratti alberati guadagniamo in breve la Bocca dei Fortini (m 1243 - ore 0,40 dalla partenza), importante sella posta sul confine tra Lombardia e Trentino. Tra le frasche possiamo intravedere le cime delle Alpi Giudicarie.

Tralasciamo la deviazione segnalata per la Val di Ledro mantenendo l’ampia forestale con indicazioni per la Baita Segala e il Passo Guil. Superata una breve frazione il percorso, in coincidenza di una pronunciata curva verso sinistra, guadagna un magnifico pulpito con panchina in legno proteso verso la parte mediana del Lago di Garda. Impossibile non eseguire una sosta per godere del paesaggio. Verso occidente si scorgono tra le frasche le cime del Corno della Marogna e del Monte Tremalzo, le maggiori elevazioni nell’ambito del Parco dell’Alto Garda Bresciano. Subito oltre il pulpito panoramico abbandoniamo la carrareccia che raggiungerebbe in breve la Baita Segala per volgere a sinistra sul sentiero Toni Agostino per il Monte Carone (segnavia 105) dando inizio alla parte di percorso ad anello.

Saliamo tra le frasche e al bivio che si incontra dopo qualche minuto volgiamo a destra con cartello indicante “Cima Carone. Escursionisti esperti”. Il sentiero prende quota senza affrontare in questa prima parte alcuna difficoltà. Il tracciato guadagna un magnifico pulpito con paesaggio esteso a gran parte del Lago di Garda e alla catena del Monte Baldo. Più vicina osserviamo l’inconfondibile sommità dalla Punta di Mois: una sorta di sperone roccioso proteso verso meridione. Proseguiamo su buon sentiero sovrastato dalle quinte rocciose del Carone. In breve siamo al bivio dove troviamo due alternative che conducono entrambe in cima: a sinistra il tracciato sale in vetta con il sentiero di cresta noto anche come “Senter acqua de Carune”. L’alternativa di destra è invece la cosiddetta “Via del camino” indicata nel cartello come percorso per escursionisti esperti. Scegliamo quest’ultima possibilità, senz’altro l’itinerario più bello e spettacolare per salire in vetta.

Inizialmente non si incontrano difficoltà: si resta alla base delle incombenti rupi calcaree strapiombanti godendo di una splendida vista verso il sottostante lago. In breve raggiungiamo il “punto debole” che ci permetterà di salire in vetta. La parete soprastante è infatti incisa da un angusto spacco detto appunto “camino” che permette di salire nonostante le rocce verticali. Il tracciato all’interno del camino risulta per lo più a tornanti e nei punti più esposti sono presenti funi metalliche per l’assicurazione. È quindi necessario piede fermo, specie con fondo bagnato. Restano ben visibili, alle spalle, alcuni magnifici scorci sul Lago di Garda. Nel proseguo per agevolare il cammino sono stati intagliati nella roccia viva diversi gradini. Il camino va stringendosi salendo verso l’alto sino a lasciare visibile una stretta striscia di cielo. È una sorpresa vedere come la difficoltà del percorso resta contenuta grazie alla sapiente aggiunta delle funi metalliche fisse nei punti più esposti. In ultimo si esce dal tratto più angusto accedendo al sentiero di cresta. Volgiamo verso destra godendo nuovamente di un vasto panorama sia verso il Lago di Garda che in direzione delle cime del Monte Caplone, Tombea, Corno della Marogna e Tremalzo. Il sentiero affronta una splendida cengia esposta con fune metallica come corrimano mentre l’ambiente circostante appare caratterizzato da affioramenti calcarei e bosco rado. Segue l’ulteriore frazione su cengia dopo la quale ha fine la sezione più impegnativa della nostra escursione. Qualche minuto di cammino e andiamo a confluire nel facile sentiero 105 che sale dalla Bocchetta Mois. Lo seguiamo verso sinistra, in direzione della cima del Monte Carone risalendo su tracciato ben evidente sino all’altare in cemento posto in prossimità della vetta caratterizzata da alcuni affioramenti di roccia calcarea chiara (m 1621 – ore 2 dalla partenza).

Bellissimo e di grande vastità appare il panorama spingendosi con lo sguardo sino all’estremità meridionale del Lago di Garda. Da rilevare lo scorcio verso il Monte Altissimo di Nago mentre a breve distanza sono visibili i cosiddetti “Prati di Guil”. La cima del Carone è spostata poco a nord rispetto alla croce di vetta ed è raggiungibile in qualche minuto di ulteriore cammino lungo l’evidente traccia di sentiero andando ad osservare un’ulteriore vista estesa questa volta verso settentrione. Si osserva la dorsale di Cima Parì e Cima dell’Oro nell’ambito delle Alpi di Ledro. È inoltre osservabile il Monte Misone e, più distanti, le quinte rocciose delle Dolomiti di Brenta nonché il Monte Bondone e la Paganella. In primissimo piano spicca il dosso roccioso poco pronunciato della Cima di Vil, appena più bassa

Il proseguo verso quest’ultima cima è consigliato solo ad escursionisti esperti in grado di reperire tracce poco evidenti e in gran parte soffocate dalla vegetazione. Si tratta di proseguire lungo il sentierino di cresta che dalla vetta del Carone cala alla forcella divisoria fra le due vette. Più che di sentiero sarebbe corretto parlare di un’esile traccia che risale all’epoca del primo conflitto mondiale quando la linea del fronte si attestava lungo questi rilievi. Al di sotto della sella si incontrano altre trincee di guerra che permettono di aggirare la Cima di Vil nel versante occidentale della montagna restando poco sotto il punto più elevato. Il raggiungimento della sommità richiede dimestichezza nel districarsi senza segnaletica tra una vegetazione in parte a pino mugo piuttosto ingombrante ed intricata. Si guadagna la cima in circa 20 minuti dalla vetta del Carone (m 1585 – ore 2,20 dalla partenza).

L’escursione prosegue rientrando a ritroso sino alla sommità del Monte Carone (m 1621 – ore 2,40 dalla partenza). Possiamo proseguire nel nostro itinerario ad anello scendendo sul facile sentiero 105 che si sviluppa a tornanti lungo il versante sudorientale della montagna. La fascia sommitale risulta prevalentemente prativa lasciando spazio ancora una volta ad un paesaggio che nei giorni più limpidi è da cartolina. Incontriamo un bivio ben indicato dai cartelli: ignoriamo il segnavia 113 che si separa a sinistra calando verso Leano e Malga Vil. Manteniamo il sentiero 105 godendo nel proseguo di una spettacolare vista dall’alto della marcata Punta di Mois che appare, da questa particolare angolazione, protesa verso le acque del sottostante Lago di Garda. Il tracciato sempre facile e ben marcato, cala lungamente e con pendenza moderata grazie ad una lunga sequenza di tornantini. Il magnifico paesaggio fa sì che la discesa non risulti mai noiosa. Soprattutto in primavera, la vista delle cime innevate del Monte Altissimo di Nago e della parte centrale della Catena del Monte Baldo sono un soggetto fotografico assai ambito. Ben evidente è inoltre la distesa erbosa dei Prati di Guil a contrastare con il fitto bosco circostante. Il nostro sentiero cala nell’ultimo tratto tra gli alberi raggiungendo infine la Bocchetta Mois (m 1343), marcata sella divisoria tra il Monte Carone e la Punta di Mois (ore 0,25 dalla vetta del Monte Carone – ore 3,05 dalla partenza).

Ignoriamo il sentiero 114 che si separa a sinistra ancora una volta in direzione della malga Vil per calare a destra mantenendo il segnavia 105. La frazione permette di calare ripidamente verso la sottostante strada forestale che unisce il Passo Guil alla Baita Segala. Il motivo dominante del paesaggio sono ora le immense pieghe rocciose che il Monte Carone rivolge in nostra direzione. Senza difficoltà confluiamo nella sottostante carrareccia. Quasi in piano ne seguiamo il percorso verso destra raggiungendo la Baita Segala gestita nella bella stagione (m 1268 – ore 0,25 dalla Bocchetta Mois – ore 3,30 dalla partenza). Davanti alla struttura un bel terrazzo artificiale con panchine e tavoli in legno invita alla sosta godendo ancora una volta di un’ottima visione del Lago di Garda.

Nel proseguo la forestale procede quasi senza dislivelli andando a sfiorare Casa Carlotta e chiudendo infine il nostro anello in coincidenza del bivio con il sentiero Tosi Agostino, sfruttato in precedenza per salire in vetta al Monte Carone. L’ultima frazione di percorso ricalca a ritroso il percorso di andata. Si mantiene la strada bianca chiusa al traffico toccando la Bocca dei Fortini, Il Passo Bestana e Passo Nota per rientrare infine al parcheggio in prossimità del Rifugio degli Alpini (m 1208 - ore 0,50 dalla Baita Segala – ore 4,20 dalla partenza).

Cenni sulla flora:

L’escursione si svolge in un’area molto ricca da un punto di vista botanico. Segue una rassegna delle principali specie osservate in occasione della nostra salita avvenuta nel mese di maggio.

Endemismi:

1)     Carice del monte Baldo (Carex baldensis), inconfondibile per la sua curiosa infiorescenza a spiga di colore bianco. È un endemismo insubrico con areale esteso dalle Grigne ai Monti Lessini e con una presenza secondaria in Engadina. Lungo l’itinerario descritto è osservabile presso la Bocchetta Mois.

2)     Primula meravigliosa (Primula spectabilis). Caratterizzata da un’appariscente corolla con petali tra il rosso e il violetto, è un endemismo insubrico con areale esteso dalla Val Camonica sino ai monti del Grappa. Diversi esemplari sono osservabili presso il Passo Bestana.

3)     Raponzolo chiomoso (Physoplexis comosa), senz’altro uno degli endemismi più spettacolari delle Alpi Orientali, con areale esteso dalle Grigne in Lombardia sino al Friuli Venezia Giulia e alla Carinzia. È un magnifico ornamento per le rupi calcaree strapiombanti. Lungo il nostro percorso è osservabile nei torrioni calcarei che sovrastano il sentiero tra Passo Bestana e Bocca Fortini.

4)     Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Pianta endemica delle Alpi centro orientali molto simile al più diffuso Rododendro ferrugineo dal quale si distingue per l’evidente pelosità delle foglie. Cresce unicamente su substrato calcareo e non è pertanto un caso se risulta particolarmente diffuso sulle Dolomiti.

Entità non endemica ma rara:

Viola pennata (Viola pinnata); sebbene presente sull’intero arco alpino è una pianta molto rara, a fioritura precoce, spesso difficile da notare per via delle sue ridotte dimensioni. Nell’ambito del Parco Naturale dell’Alto Garda Bresciano è osservabile in buona quantità. Lungo il percorso descritto è osservabile, ad esempio, presso la Bocchetta Mois.

Altre specie osservabili:

1)     Rosa di Natale (Helleborus niger)

2)     Erica carnea (Erica carnea)

3)     Uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) presso la vetta di Punta Mois.

4)     Croco (Crocus vernus)

5)     Dente di cane (Erithronium dens-canis)

6)     Primula odorosa (Primula veris)

7)     Primula (Primula vulgaris)

8)     Cicerchia primaticcia (Lathyrus vernus)

9)     Citiso porporino (Cytisus purpureus)

10)  Vedovella alpina (Globularia nudicaulis)

11)  Dafne odorosa (Daphne cneorum)

12)   Biscutella montanina (Biscutella leavigata)

13)  Pero corvino (Amelanchier ovalis)

14)  Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

15)  Genzianella (Gentiana verna)

16)  Soldanella alpina (Soldanella alpina)

17)  Ranuncolo erba-tora (Ranunculus thora)

18)  Orchide maschia (Orchis mascula)

19)  Potentilla caulescente (Potentilla caulescens)

20)  Valeriana trifogliata (Valeriana tripteris)

21)  Anemone bianca (Anemone nemorosa)

22)  Anemone alpino (Pulsatilla alpina)

23)  Bugola (Ajuga reptans)

24)  Sigillo di Salomone (Polygonatum odoratum)

25)  Fragolina di bosco (Fragaria vesca)

26)  Ciclamino delle Alpi (Cyclamen purpurascens)

27)  Pepe di montagna (Daphne mezereum)

28)  Botton d'oro (Trollius europaeus)

29)  Lino alpino (Linum alpinum)

30)  Sferracavallo comune (Hippocrepis comosa)

31)  Arabetta glauca (Arabis pauciflora)

32)  Polmonaria sudalpina (Pulmonaria australis)

33)  Erba trinità (Hepatica nobilis)

34)  Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus)

35)  Polmonaria maggiore (Pulmonaria officinalis)

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