Cima Nera

CIMA NERA (m 3037)

Il gruppo Ortles – Cevedale offre un certo numero d’escursioni adatte ad un ogni buon camminatore che permettono di salire oltre la soglia dei 3000 metri senza la necessità d’affrontare tratti esposti e senza dover attraversare ghiacciai. In quest’ottica la Punta Nera è un eccezionale meta panoramica posta in posizione privilegiatissima; dalla vetta si ammira un panorama straordinario aperto sui grandi ghiacciai crepacciati del Cevedale, del Palon de la Mare e del Vioz. Verso settentrione si scorge l’imponente piramide del Gran Zebrù. Un’ascensione sorprendentemente semplice in un grandioso ambiente d’alta montagna dove la presenza di numerose vedrette trasmette la sensazione di un ambiente selvaggio di grande impatto visivo. La via di salita è per lo più esposta a meridione, per questa ragione tende a liberarsi relativamente presto dall’innevamento pur restando possibile, nei settori sommitali, la presenza di residui di neve sino ad estate inoltrata. E’ quindi consigliabile pianificare questa escursione tra luglio e settembre evitando comunque i periodi successivi al passaggio di forti perturbazioni da nord che possono portare la neve anche nel pieno del periodo estivo.

Dati tecnici:

Dalla centrale di Malga Mare (m 1972): Difficoltà: E (Vai alla scala delle difficoltà). Segnaletica: totale sino al Lago della Marmotta; nel tratto successivo non vi sono segnavia ma il tracciato è, con buona visibilità, ben evidente e costruito tra detriti e massi. Alcuni ometti di pietra guidano inoltre nell’orientamento che resta nel complesso molto facile con tempo stabile. Dislivello assoluto: m 1065. Acqua sul percorso: si sfruttano i torrenti che si incontrano nel settore iniziale del percorso. L’ultima fonte è posta presso il Baito Scala Venezia (m 2290); nel lungo tratto successivo la presenza del Rifugio Larcher al Cevedale è un importante elemento di sicurezza nel caso d’equipaggiamento insufficiente.

Accesso:

Percorrendo l’autostrada del Brennero, l’uscita consigliabile è senz’altro quella di S.Michele Adige – Mezzocorona; si seguono quindi le indicazioni per Cles risalendo la Val di Non su comoda statale. Ignorato il bivio per il Passo della Mendola si prosegue subito a sinistra del Lago di S.Giustina per volgere poi sulla S.S 42 risalendo la Val di Sole. Superiamo una serie di paesi, il più grande dei quali è Malè; subito oltre ignoriamo la deviazione per Madonna di Campiglio procedendo lungo il settore superiore della valle. In coincidenza della frazione di Cusiano abbandoniamo il proseguo della statale (condurrebbe al Passo del Tonale) seguendo i cartelli che indicano, verso destra, il paese di Peio. Risaliamo brevemente la Val di Pejo sino all’ultimo importante bivio in coincidenza di Cogolo. Volgiamo a destra con indicazioni per “Malga Mare” risalendo la stretta Valle de la Mare. A dispetto del nome è un solco vallivo d’alta montagna che viene rimontato, in 10 km circa, da una strada a tratti molto stretta e tortuosa ma comunque asfaltata. Gli ultimi due km sono, nel mese di agosto, a pedaggio e permettono l’accesso al parcheggio posizionato nelle immediate vicinanze della centrale elettrica di Malga Mare (piccolo lago artificiale - m 1972).

Descrizione del percorso:

La chiara segnaletica posta in coincidenza del parcheggio indica chiaramente il sentiero per il Rifugio Larcher al Cevedale. L’ambiente è già di grande bellezza: lo sguardo è attirato in particolar modo dalla bella cascata che precipita dalla rupe posta a nordest. Il primo tratto di percorso si sviluppa su comoda e ampia mulattiera: siamo in vista della bella Malga Mare che raggiungiamo in pochi minuti di cammino (m 2031 – ore 0,10 dalla partenza). Si tratta di un ottimo punto di ristoro gestito nella stagione estiva che permette un eventuale scorta di cibo per chi non fosse adeguatamente equipaggiato. Cominciamo inoltre a scorgere, verso occidente, la sommità innevata del Monte Vioz. La mulattiera lascia ora spazio ad un bel sentierino segnato che, su fondo terroso battuto, volge a destra entrando nel bosco di conifere. Si tratta di una breve frazione in quanto siamo al limite superiore del bosco: la quota, già superiore ai 2000 metri, fa sì che l’alberatura si diradi rapidamente permettendo splendidi scorci sulle vette circostanti. Alle spalle diviene più chiara la visione del Vioz e soprattutto del sottostante ghiacciaio che la montagna rivolge in nostra direzione. Poco oltre compare più a settentrione la vetta del Cevedale in un vista che ricorda molto le panoramiche delle più alte vette delle Alpi Centrali e Occidentali. La calotta sommitale del Cevedale appare completamente ricoperta dai ghiacci eterni: nei giorni limpidi, sullo sfondo del cielo blu, è una spettacolare visione d’alta montagna che costituisce un buon anticipo di ciò che avremo modo d’ammirare nel corso della salita.

Il sentiero scavalca poco oltre un torrente che origina sulla sinistra una magnifica cascata; nel proseguo siamo definitivamente al di fuori dal bosco tra verdeggianti prati e pascoli. Sempre dominati dalla cima del Vioz, guadagniamo un pianoro ondulato attraversato da numerosi ruscelli d’acqua limpida. Subito oltre il sentiero, in moderata salita, entra con più decisione nel settore superiore della Val Venezia con la cupola ghiacciata del Cevedale che in pratica ci accompagnerà sino al Rifugio Larcher. Da rilevare lo scorcio alle spalle che permette di notare, nel fondovalle, il parcheggio dove abbiamo abbandonato l’automobile e il vicino lago artificiale di Malga Mare; l’orizzonte meridionale è chiuso dalle lontane cime della Presanella. Nel proseguo raggiungiamo un pianoro erboso dove troviamo la piccola costruzione non gestita del Baito Scala Venezia (m 2290). E’ un bel punto adatto ad una sosta tanto più che troviamo a sinistra una panchina in legno e a destra una fonte (ultima occasione per fare scorta d’acqua). Di fronte a noi si dischiude ora l’intero vallone sommitale e possiamo notare, quasi per intero, il lungo tratto di sentiero che in progressiva salita ci permetterà d’accedere al Rifugio Larcher. Un occhio attento potrà già notare la costruzione in posizione prominente su un costone roccioso che domina per intero la vallata. In lunga diagonale ascendente intraprendiamo la facile salita: nonostante il percorso comodo e adatto davvero a tutti, l’ambiente è quello tipico dell’alta montagna modellata dai ghiacciai. Oltre alla grandiosa sommità del Cevedale, l’impronta delle vedrette è evidente nella presenza di numerose cordonature moreniche poste alla destra orografica della valle. Appare evidente l’antica presenza di grandi ghiacciai che nei secoli scorsi occupavano il solco vallivo e che oggi si sono ritirati alle quote superiori a causa del ben noto riscaldamento globale. In quest’ambiente rude e selvaggio quanto affascinante, saliamo progressivamente d’altitudine affrontando in ultimo una frazione un po’ più ripida; un paio di tornanti permettono di salire rapidamente sino a portarci a breve distanza dal rifugio. La particolare angolazione permette al Vioz di tornare a comparire, ma è soprattutto la grande lingua ghiacciata della Vedretta del Palon de La Mare, oltre alla vetta del Cevedale ad attirare ora lo sguardo dell’escursionista. In breve guadagniamo il Rifugio Larcher al Cevedale (m 2607 – ore 2 dalla partenza) posto in magnifica posizione e meta, nelle limpide giornate d’agosto, di una processione interminabile di villeggianti che trovano nel rifugio la loro meta. Nel nostro caso l’escursione prosegue volgendo, pochi metri prima della costruzione, verso destra sul segnavia n°104 (cartello in legno indicante il Lago delle Marmotte).

Il fondo cambia caratteristiche divenendo a tratti instabile e pietroso ma sempre privo di difficoltà; accompagnati alle spalle dalla vista dei ghiacciai, saliamo diagonalmente raggiungendo in breve il soprastante costone. Abbandoniamo il proseguo segnato per il Lago Lungo volgendo a sinistra con ulteriore cartello indicante il Lago delle Marmotte. Bastano poche decine di metri per raggiungere la conca che accoglie il magnifico lago (m 2704 – ore 0,20 dal Rifugio Larcher al Cevedale – ore 2,20 dalla partenza). Il sentiero decorre poco sopra lo specchio d’acqua con splendida visione del limpidissimo fondale; si cala alla sponda occidentale con una breve digressione a destra molto consigliabile per apprezzarne la bellezza. Il nostro obiettivo è comunque il raggiungimento di Cima Nera che si specchia nel lago creando un binomio inscindibile con esso. La salita alla vetta avviene mantenendo il sentierino a sinistra del lago. Nonostante l’assenza, da qui in poi, dei segnavia, l’orientamento è comunque semplice e chiaro grazie ad un tracciato ben marcato e a tratti visibilmente artefatto. Dopo aver circoscritto, dall’alto, la sponda occidentale del lago, il sentiero comincia a salire agevolato da comodi tornantini e con la guida di alcuni ometti in pietra ampiamente sufficienti per l’orientamento. A seguito di un tratto più ripido, il sentierino raggiunge una sorta di piccolo pianoro posto sotto la cuspide sommitale caratterizzato da caotici ammassi di rocce e detriti; a sinistra il panorama si allarga momentaneamente verso il Palon de la Mare e sulla sottostante vedretta. Il tracciato procede poi, in nuova salita, obliquando verso destra a tagliare il pietroso pendio che la cima rivolge ad oriente. Ad attrarre lo sguardo non è più soltanto la meravigliosa gemma del Lago delle Marmotte; la vista si allarga alle pendici della vicina parete meridionale di Cima Marmotta caratterizzata da rocce di colore rossastro. Il tratto sommitale dell’ascensione è particolarmente erto e faticoso: in ultimo volgiamo a sinistra tra instabili lastroni accedendo infine al punto più alto (m 3037 – ore 1,15 dal Rifugio Larcher – ore 3,15 dalla partenza).

Altamente spettacolare appare il panorama di vetta; verso occidente ammiriamo una serie di cime che raggiungono altezze notevolissime. Da sud verso nord abbiamo il Vioz (m 3645), il Palon de la Mare (m 3708), il monte Rosole (m 3531) e il Cevedale (m 3769). A caratterizzarne i pendii è senza dubbio la presenza dei grandi ghiacciai e delle seraccate che possiamo ammirare in tutta la loro imponenza; ancora una volta il più appariscente è senz’altro la Vedretta de la Mare con la sua lingua d’ablazione che scende al di sotto dei 2600 metri. Volgendo con lo sguardo più a settentrione, in lontananza rispetto al Cevedale notiamo la più alta cima del circondario visibile da questa posizione: il Gran Zebrù (m 3859), grandiosa ed elegante sagoma dall’aspetto quasi dolomitico. Sulla stessa linea del Gran Zebrù ma in primo piano notiamo il valico della Forcola quindi, volgendo ulteriormente verso nordest, osserviamo le rocciose pendici di Cima Marmotta e, nelle immediate vicinanze, un piccolo laghetto posto a quasi 3000 metri di quota. A sudest notiamo, ancora una volta, il Lago delle Marmotte con, appena più distante, il Lago Lungo; ancora più distante si scorge il lembo occidentale del lago artificiale Càreser. A meridione si chiude il meraviglioso giro d’orizzonte scorgendo le Dolomiti di Brenta e con la presenza, soprattutto, dei ghiacciai della Presanella. Il rientro avviene a ritroso.

Cenni sulla flora:

L’escursione alla Punta Nera si svolge per intero nell’ambito del Parco Nazionale dello Stelvio, istituito per salvaguardare fauna e flora di una zona particolarmente pregevole per la sua biodiversità. Per redigere la soprastante relazione abbiamo percorso la via normale alla cima nel mese di settembre, uno dei mesi meno favorevoli per osservare magnifiche fioriture. Nonostante ciò siamo stati in grado di riconoscere parecchie piante senz’altro meritevoli di citazione. Di seguito indichiamo le più facili da identificare per il profano.

1) Rododendro ferruginoso (Rhododendron ferrugineum), presente nel settore inferiore del percorso, nelle praterie subito a monte della Malga Mare.

2) Sassifraga stellata (Saxifraga stellaris), presente nei torrenti che caratterizzano la prima frazione di salita.

3) Semprevivo ragnateloso (Sempervivum arachnoideum), caratterizzato da piccole rosette basali che appaiono superiormente biancastre per la presenza di un fitto intrico di sottilissimi fili bianchi e lanosi. Presente nel settore inferiore del percorso, nelle praterie e nei macereti subito a monte della Malga Mare.

4) Semprevivo montano (Sempervivum montanum), facilmente riconoscibile dalla precedente per le rosette basali e i fiori decisamente più grandi con petali rossi e ovario verde brillante.

5)  Martagone (Lilium martagon), splendida, appariscente liliacea osservabile nel bosco rado all’inizio dell’escursione.

6) Veratro (Veratrum album); presente con frequenza lungo la salita al Rifugio Larcher, è molto rassomigliante a Gentiana lutea. Tuttavia quest’ultima è usata per la produzione di amari mentre il Veratro è pianta estremamente velenosa. Per evitare, in assenza della fioritura, di confonderle, è sufficiente ricordare che Veratrum album presenta foglie alterne mentre Gentiana lutea presenta foglie opposte.

7) Androsace gelsomino (Androsace obtusifolia). Una delle piante più interessanti osservabili nella salita al Rifugio Larcher. Come tutte le piante del genere “Androsace” è piuttosto rara e localizzata. Caratteristici sono i piccoli fiori a petalo bianco ma con fauce di colore giallo.

8) Piroletta a foglie rotonde (Pyrola rotundifolia), presente nel bosco rado presso la partenza.

9) Achillea moscata (Achillea moschata), piuttosto comune lungo la salita al Rifugio Larcher.

10) Sassifraga gialla (Saxifraga aizoides), predilige le zone umide e le rocce bagnate a breve distanza dal Rifugio Larcher.

11) Senecio biancheggiante (Senecio incanus); predilige le zone rocciose attorno al Rifugio Larcher.

12) Erica carnea (Erica carnea); presente nel tratto di sentiero subito a monte della Malga Mare.

13) Raponzolo orbicolare (Phyteuma orbiculare), presente diffusamente anche nel settore superiore del sentiero tra il Lago delle Marmotte e la vetta di Punta Nera.

14) Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum) nei pascoli attorno al Baito Scala Venezia.

15) Silene a cuscinetto (Silene acaulis); i bellissimi cuscinetti trapuntati di fiorellini rosa sono presenti lungo il sentiero che sale al Rifugio Larcher.

16) Cariofillata montana (Geum montanum), nei prati e pascoli tra la partenza e il Rifugio Larcher.

17) Campanula barbata (Campanula barbata) nei prati e pascoli tra la partenza e il Rifugio Larcher.

18) Campanula di monte (Campanula scheuchzeri) nei prati e pascoli tra la partenza e il Rifugio Larcher.

19) Genziana punteggiata (Gentiana puncata); non è certo una pianta rara, ma i suoi particolari fiori gialli punteggiati da numerosissime macchie scure costituiscono sempre un magnifico soggetto fotografico. E’ presente in buona quantità lungo i prati tra la Malga Mare e il Rifugio Larcher.

20) Napello (Aconitum napellus); è una delle piante più velenose delle Alpi: le sue belle infiorescenze blu caratterizzano i prati tra la Malga Mare e il Rifugio Larcher.

21) Carlina segnatempo (Carlina acaulis) nei pascoli subito a monte di Malga Mare.

22) Bupleuro stellato (Bupleurum stellatum), pianta endemica delle Alpi e della Corsica, è presente nei prati salendo al Rifugio Larcher.

23) Veronica alpina (Veronica alpina) presente nei macereti a monte del Lago delle Marmotte.

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