Ferrante - Ferrantino - Vigna Vaga

FERRANTINO (m 2325)

FERRANTE (m 2427)

CIMA DI FONTANAMORA (m 2354)

VIGNA VAGA (m 2322) 

La Presolana, imponente montagna cara ai bergamaschi, non offre salite alla portata del comune escursionista. In compenso non mancano nei dintorni elevazioni più facili ma comunque di tutto rispetto per l’ambiente d’alta montagna caratterizzato da grandiose pareti calcaree. A nordovest della Presolana, nello specifico, un bellissimo crinale risulta in parte percorribile raggiungendo nel Ferrante il suo punto più elevato. La deturpante funicolare che parte da Colere destinata soprattutto ad agevolare la pratica dello sci permette, se non altro, una rapida salita nella stagione estiva sino quasi in cresta. Senza la seggiovia la salita diviene di molto più lunga e faticosa. Consigliamo quest’escursione tra luglio e settembre e quindi in assenza di neve prestando attenzione alle nebbie che in questa zona sono particolarmente frequenti nella stagione calda.  

L’escursione in breve:

Stazione a monte della funivia Polzone - Cima Bianca (m 2072) – Monte Ferrantino (m 2325) – Monte Ferrante (m 2427) – sentiero n° 401 – Cima di Fontanamora (m 2354) – Passo Fontanamora (m 2225) – Monte Vigna Vaga (m 2322)

Dati tecnici:

Dalla stazione a monte della funivia Polzone – Cima Bianca (m 2072): Difficoltà: EE (Vai alla scala delle difficoltà). In gran parte E; breve tratto EE nella salita al Ferrante. Segnaletica: assente nelle deviazioni alle cime, segnato il tratto sul Sentiero delle Orobie. Dislivello assoluto: m 355; dislivello realmente coperto superiore in quanto si tratta di un percorso di crinale. Acqua sul percorso: assente. 

Accesso alla partenza:

Si raggiunge la partenza dell’escursione risalendo la Val di Scalve sino al paese di Dezzo per poi volgere a sinistra, con indicazioni per il Passo della Presolana. Dopo appena 1,5 km, poco prima della frazione di Valle Sponda, si abbandona la strada per il passo volgendo a destra sulla provinciale che, in pochi chilometri, conduce al paese di Colere (m 1013). Nel mese di agosto e talvolta nei fine settimana di luglio (informarsi preventivamente) è aperta la seggiovia in due tronchi che, partendo dal paese, conduce dapprima alla Malga Polzone quindi, con la seconda frazione, al Rifugio Cima Bianca (m 2072), poco al di sotto del crinale. Senza funivia l’escursione diviene di molto più lunga e faticosa. La descrizione che segue ha inizio presso la stazione a monte della funicolare.

Descrizione del percorso:

Dal Rifugio Cima Bianca (m 2072) il crinale dista circa 15 minuti di cammino. In questa prima frazione non vi sono chiare indicazioni tuttavia è sufficiente seguire, intuitivamente, gli sbancamenti delle sovrastanti piste di sci sino ad intercettare, quasi in cresta, il segnavia 401 (Sentiero delle Orobie) presso un bel rifugio in legno. A sinistra osserviamo la grande muraglia che caratterizza il versante settentrionale della Presolana mentre noi volgeremo a destra in direzione del Monte Ferrante. Eseguiamo tuttavia una doverosa digressione che permette, in breve e senza alcuna difficoltà, di raggiungere la prima elevazione della nostra camminata: si tratta del Monte Ferrantino che in parte ostruisce la visione del più imponente Monte Ferrante. Per guadagnare la cima occorre abbandonare il Sentiero delle Orobie per salire a sinistra lungo il tracciato a tornanti non segnato ma ben evidente in quanto scavato nell’erba. Il percorso si articola lungo il filo di crinale permettendo l’osservazione, sulla sinistra, della verdeggiante e profonda Valle di Valzurio. In ultimo bordeggiamo le roccette ricadenti verso meridione sino a guadagnare il modesto pianoro erboso che caratterizza la cima (m 2325 – ore 0,30 dalla partenza – pilastrino metallico in vetta).

Il panorama è degno di nota: la vista sulla Presolana e sulla Valle di Valzurio passano in secondo ordine a fronte della vicina cuspide calcarea del Ferrante. Certo la Presolana è montagna più grandiosa ed imponente ma la grande vicinanza del Ferrante ha l’effetto d’appiattire le altre elevazioni circostanti ed è inevitabile essere attratti dal suo elegante profilo. La conquista della sua cima è per giunta assai più facile di quanto si potrebbe supporre: osservandone il profilo possiamo scorgere la marcata traccia che sfrutta l’unico punto debole della montagna: la spalla erbosa rivolta in nostra direzione con un‘ultima frazione sommitale su roccette. Muoviamo pertanto in questa direzione seguendo il bel sentierino che cala tra prati e roccette affioranti dalla cima del Ferrantino sino alla marcata selletta che lo divide dal Ferrante. In coincidenza del passo tocchiamo nuovamente, per pochi metri, il segnavia 401 che contraddistingue il Sentiero delle Orobie. Ancora una volta lasciamo alla nostra destra il percorso segnato per passare, come anticipato, sulla traccia che sale a sinistra verso la cima del Ferrante.

Sfruttiamo l’unico dorso erboso rivolto in nostra direzione. Rimontiamo i ripidi prati portandoci per un breve tratto a pochi metri dal salto strapiombante che ricade a destra. Siamo quindi alla base dell’appicco finale. Il tracciato evita le verticali rocce sovrastanti obliquando a sinistra e andando ad affrontare l’unico tratto dell’escursione a richiedere passo sicuro e piede fermo. Saliamo infatti tra fastidiose roccette con qualche facile saltino dove non mancano di certo appigli e appoggi. A dispetto delle apparenze l’esposizione non è mai tale da impensierire, è comunque raccomandabile cautela specialmente se il fondo dovesse presentarsi bagnato o umido. Presso la sommità la pendenza decresce e la roccia lascia spazio ad affioramenti erbosi. Accediamo infine al crinaletto che, volgendo per pochi metri a destra, conduce al punto più alto della nostra escursione (m 2427 – ore 1,10 dalla partenza). Nei giorni limpidi appare splendido, verso settentrione, il paesaggio sulle Alpi Orobie mentre ad occidente possiamo notare le cime che andremo ad affrontare nel proseguo dell’escursione: la Cima di Fontanamora e il Monte Vigna Vaga.

Per poter proseguire occorre rientrare forzatamente a ritroso. Prestando ancora una volta la debita attenzione al tratto su roccette rientriamo alla sella divisoria tra Ferrante e Ferrantino. Lasciamo alle spalle la Presolana volgendo a sinistra per seguire il marcato Sentiero delle Orobie (segnavia 401). Traversando in pratica senza dislivello andiamo a contornare le pendici nordorientali del Ferrante passando alla base di alcuni poderosi ed impressionanti strapiombi. Gli amanti della flora non tarderanno a scorgere, negli spacchi verticali a monte del sentiero, la presenza della bellissima Campanula dell’arciduca (Campanula raineri), di solito in fioritura tra fine luglio e metà agosto. Proseguiamo alla base della parete rocciosa, su fondo detritico, passando a monte di un ripido ed instabile ghiaione. Ancora una volta sono gli amanti dei fiori a gioire grazie alla presenza di un raro endemismo. Questa volta facciamo riferimento alla Linaiola bergamasca (Linaria tonzigii), pianta unica ed esclusiva delle Prealpi Bergamasche dove vegeta sempre ad alta quota, su macereti o detrito calcareo. Subito oltre un tratto su cengetta il sentiero si allarga scostandosi dalle soprastanti pareti. Da notare la vista, verso settentrione, dello slanciato Pizzo Tornello. Attraversiamo un pianetto in parte erboso caratterizzato da rocce solcate tipiche delle zone carsiche. Di fronte a noi siamo ora sovrastati dalla Cima di Fontanamora mentre il Ferrante resta alle nostre spalle. Sfioriamo la sella erbosa di crinale che divide le due cime (Passo del Ferrante – m 2261) per poi affrontare il tratto che sale diagonalmente verso destra passando subito sotto il culmine della Cima di Fontanamora. Il sentiero, dal fondo a tratti un po’ instabile e franoso, raggiunge il soprastante crinale dove il percorso segnato cambia di versante passando in quello rivolto a meridione. Consigliamo a questo punto una brevissima digressione di quache minuto: abbandoniamo per la terza volta il sentiero segnato proprio in coincidenza della forcella risalendo a sinistra, lungo il facile crinale, sino all’erbosa sommità della Cima di Fontanamora (m 2354 – ore 1,40 dalla partenza), bellissimo belvedere sul roccioso versante occidentale del Monte Ferrante.

In breve rientriamo a ritroso sul percorso segnato proseguendo verso sinistra per calare, come anticipato, nel versante esposto a mezzogiorno. Disceso un tratto leggermente più impegnativo per la presenza di un paio di saltini rocciosi, proseguiamo traversando sotto crinale su fondo erboso continuamente interrotto dall’affioramento di roccette calcaree. L’ultima vetta dell’escursione, il Monte Vigna Vaga, appare tozzo ed imponente di fronte a noi. Caliamo sino all’ampio e marcato Passo di Fontanamora (m 2225). In coincidenza del valico si apre la visione a destra dell’ampia e detritica Valle Conchetta sovrastata da imponenti pareti rocciose stratificate. Per la quarta ed ultima volta abbandoniamo il sentiero segnato che calerebbe a destra per risalire invece l’ultima elevazione prevista. Rimontiamo intuitivamente il pendio erboso di fronte a noi con qualche traccia di passaggio. Nessun problema con buona visibilità: in breve siamo sulla cresta esposta ad occidente dalla quale ammiriamo il vicino Pizzo di Petto. Il crinale, percorso verso sinistra, conduce facilmente sino al culmine del Monte Vigna Vaga (m 2322 – ore 2,10 dalla partenza – libro di vetta). Chi teme il filo di cresta, un po’ sottile ed esposto, può evitare in salita di raggiungere la cresta traversando verso sinistra, nei ripidi prati, sino a guadagnare ugualmente il punto più alto dal quale il panorama sulle Orobie appare vasto ed appagante.

Il rientro alla partenza avviene a ritroso lungo il Sentiero delle Orobie evitando naturalmente di ripetere le deviazioni non segnate alle cime. Anche l’ascensione al Ferrantino, prima elevazione salita, è tranquillamente evitabile seguendo il segnavia 401 che ne aggira la cima sul versante della Val di Scalve (circa ore 3,15 complessive).  

Cenni sulla flora:

Per gli amanti della flora la zona della Presolana è in assoluto una delle più straordinarie. Tutto il settore delle Prealpi calcaree insubriche presenta un’incredibile concentrazione di piante endemiche. L’abbondanza di entità uniche al mondo è probabilmente spiegabile con ciò che accadde all’epoca delle glaciazioni. Una calotta di ghiaccio alta migliaia di metri copri interamente la parte interna delle Alpi mentre nelle zone periferiche (Prealpi) le lingue di ghiaccio scesero nelle vallate isolando alcuni gruppi montuosi. Questi massicci, risparmiati dal gelo, funzionarono come delle “oasi” dove le piante si ritirarono per sfuggire alle intemperie. Isolate dal ghiaccio molte piante mutarono per resistere ai rigori in nuove specie endemiche incapaci di incrociarsi con le congeneri. Ancora oggi molti endemismi sopravvivono su queste creste: è il caso dei massicci di Pizzo Arera, della Presolana e di Pizzo Camino dove la concentrazione di entità uniche al mondo risulta assai elevata. Segue una lista delle principali piante osservate durante l’escursione con la raccomandazione di non raccoglierle creando un inutile quanto grave danno alle ricchezze botaniche della zona.

Specie endemiche:

1)       Linaiola bergamasca (Linaria tonzigii). Senza dubbio la più rara e pregevole tra le piante osservabili lungo questo percorso. Si tratta infatti di un endemismo ad areale straordinariamente ristretto, limitato a poche montagne calcaree della bergamasca. La stazione presente sul versante nordorientale del Ferrante e sulle pendici settentrionali del Ferrantino è a forte rischio d’estinzione non raggiungendo nemmeno le 500 piantine complessive. Il Sentiero delle Orobie intercetta inoltre la parte superiore dell’areale; il movimento turistico, per altro facilitato dalla seggiovia Polzone – Cima Bianca, rende la stazione pericolosamente esposta al calpestamento. Raccomandiamo di non uscire dal tracciato segnato per evitare il danneggiamento delle piccole piante insediate tra i clasti mobili dei ghiaioni.

2)       Campanula dell’Arciduca (Campanula raineri). Bellissimo endemismo insubrico con areale esteso principalmente tra il Lago di Como e le Valli Giudicarie. Il fiore, di colore azzurro chiaro, è un magnifico adornamento per le rocce; la pianta colonizza infatti le fessure delle rupi. Lungo il percorso descritto è rilevabile sul versante nordorientale del Monte Ferrante, sulle rocce strapiombanti a monte del Sentiero delle Orobie.  La fioritura è piuttosto ritardata, solitamente tra fine luglio e fine agosto.

3)       Aquilegia di Einsele (Aquilegia einseleana), endemica delle Alpi Orientali è presente, al pari della Campanula raineri, sul versante nordorientale del Monte Ferrante, sulle rocce strapiombanti a monte del Sentiero delle Orobie.

4)       Viola di Duby (Viola dubyana). Endemica del settore compreso tra le Grigne e il Lago di Garda è presente in buona quantità nell’intera zona della Presolana. Si distingue agevolmente dagli altri tipi di viola per le due caratteristiche macchie scure ai lati della fauce giallo dorata.

5)       Primula lombarda (Primula glauscens); endemismo delle Prealpi calcaree lombarde inconfondibile per i fiori con petali di colore tra il rosso e il porporino e per le foglie acute e coriacee. E’ presente in buona quantità nei macereti d’altitudine, ad esempio lungo il Sentiero delle Orobie in coincidenza del Passo del Ferrante e del Passo Fontanamora. La fioritura è anticipata ed è immediatamente successiva alla fusione della neve. Talvolta, presso i nevai, si possono rilevare fioriture posticipate (anche in luglio).

6)       Sassifraga di Vandelli (Saxifraga vandellii). Raro endemismo insubrico con areale esteso tra il Lago di Como e le Valli Giudicarie. Tipiche sono le foglie lanceolate, coriacee e pungenti mentre la fioritura, di solito anticipata (giugno), è caratterizzata da fiori a 5 petali bianchi. Sebbene rara è presente sul versante nordorientale del Monte Ferrante, sulle rocce strapiombanti a monte del Sentiero delle Orobie. Condivide pertanto l’habitat con Linaria tonzigii e Campaula raineri.

7)       Millefoglio di Clavena (Achillea di Clavena); endemismo alpico – dinarico inconfondibile per le sue foglie di colore grigio argenteo.

8)       Caglio del Monte Baldo (Galium baldense); altro endemismo delle Alpi Orientali dalle infiorescenze a 4 petali bianchi. E’ presente in abbondanza nella zona del Rifugio Cima Bianca, presso la stazione a monte della seggiovia,

9)       Rododendro irsuto (Rhododendron hirsutum). Endemico di un ampio areale centrato essenzialmente sulle Alpi Orientali, è facilmente riconoscibile dal più comune Rododendro ferrugineo per l’evidente pelosità che ne riveste le foglie. E’ presente lungo il Sentiero delle Orobie presso il Passo del Ferrante.

10)   Valeriana delle rupi (Valeriana saxatilis), subendemica dell’arco alpino, ama le rupi e i pendii a fondo calcareo.

11)   Iberidella grassa (Thlaspi rotundifolium), endemica delle Alpi, è facilmente reperibile nei ghiaioni mobili.

12)   Nigritella rossa (Nigritella miniata), endemica delle Alpi è presente lungo la via normale al Ferrante nonché presso la vetta della Cima Fontanamora.

Altre piante osservate lungo il percorso:

1)       Bupleuro delle rocce (Bupleurum petraeum); pianta piuttostro rara in quanto presente soltanto in poche stazioni alpine che furono risparmiate dalle glaciazioni; si tratta pertanto di un relitto preglaciale. E’ presente poco sotto la vetta del Ferrante nonché sul Sentiero delle Orobie nel tratto su cengia che aggira la parete nordorientale del Ferrante.

2)       Viola gialla (Viola biflora)

3)       Silene a cuscinetto (Silene acaulis)

4)       Genzianella (Gentiana verna)

5)       Genziana di Clusius (Gentiana clusii)

6)       Genziana punteggiata (Gentiana punctata)

7)       Soldanella alpina (Soldanella alpina)

8)       Soldanella della silice (Soldanella pusilla)

9)       Camedrio alpino (Dryas octopetala)

10)   Ranuncolo alpestre (Ranunculus alpestris)

11)   Poligala comune (Polygala vulgaris)

12)   Sassifraga alpina (Saxifraga paniculata)

13)   Arabetta alpina (Arabis bellidifolia)

14)   Nontiscordardime (Myosotis alpestris)

15)   Ormino dei Pirenei (Horminum pyrenaicum)

16)   Celoglosso (Coeloglossum viride)

17)   Orchide candida (Pseudorchis albida)

18)   Anemone narcissino (Anemone narcissiflora)

19)   Potentilla lucida (Potentilla nitida)

20)   Botton d’oro (Trollius europaeus)

21)   Vedovella celeste (Globularia cordifolia)

22)   Vedovella alpina (Globularia nudicaulis)

23)   Tossillaggine alpina (Homogyne alpina)

24)   Sassifraga verde azzurro (Saxifraga caesia)

25)   Petrocallide dei Pirenei (Petrocallis pyrenaica)

26)   Linaiola d’alpe (Linaria alpina)

27)   Stella alpina (Leontopodium alpinum)

28)   Tajola comune (Tofieldia calyculata)

29)   Veronica minore (Veronica aphylla)

30)   Iberidella alpina (Hornungia alpina)

31)   Piede di gatto (Antennaria dioica)

32)   Borracina verde scura (Sedum atratum)

33)   Cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum)

34)   Lino alpino (Linum alpinum)

35)   Orchidea odorosa (Gymnadenia odoratissima)

36)   Nigritella comune (Nigritella nigra)

37)   Scrofularia comune (Scrophularia canina)

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